[455] Anonymus Casinens., tom. 5 Rer. Italic. Leo Ostiensis, lib. 2,
cap. 58.
[456] Lupus Protospata, in Chronico.
[457] Anonymus Barensis, Chron., tom. 5 Rer. Italic.
[458] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 Append.
[459] Antichità Estensi, P. I, cap. 12.
[460] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Archiepiscop. Ravenn.
[461] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[462] Antiquit. Ital., Dissert. VI, pag. 341.
Anno di CRISTO MXXX. Indizione XIII.
GIOVANNI XIX papa 7.
CORRADO II re di Germania 7, imperadore 4.
Insorse in quest'anno guerra fra l'_imperador Corrado_ e _Stefano_ primo
re d'Ungheria, principe santo, per colpa non già degli Ungheri, ma bensì
dei Bavaresi lor confinanti[463]. Mosse Corrado un potente esercito a
quella volta, e giunse fino al fiume Rab. Seguirono saccheggi ed
incendii sì nell'Ungheria che nella Baviera. Ma il buon re Stefano, a
cui non piaceva questa brutta musica, e che si trovava anche inferiore
di forze, con una ambasciata spedita al giovinetto re Arrigo dimandò
pace; e questi dall'Augusto Corrado suo padre l'ottenne. Circa questi
tempi _Pandolfo IV_ principe di Capoa, ingrato ai benefizii a lui
compartiti da Dio, tornò ad imperversar come prima contra del
nobilissimo monistero di Monte Casino, nulla curando che quel sacro
luogo fosse sotto l'immediata signoria e protezion degl'imperadori[464].
Chiamò a Capoa Teobaldo abbate con invito di gran benevolenza, e il
forzò a non partirsi da quella città. Si fece giurar fedeltà da tutti i
sudditi di quella badia, distribuì ai Normanni, allora suoi aderenti,
una parte delle castella dipendenti da esso monistero, e diede l'altra
in governo ad un certo Todino, uno de' famigli del monistero, che
aspramente cominciò a trattare i poveri monaci. In una parola fu ridotto
a tal miseria quel sacro luogo, che un giorno i monaci disperati presero
la risoluzione d'andarsene tutti in Germania a' piedi dell'imperadore
per implorar aiuto, e si misero in viaggio. Avvisato di ciò il suddetto
Todino, corse, e tante preghiere e promesse adoperò, che li fece tornare
indietro. Abbiamo dagli Annali pisani[465] che in quest'anno _in
Nativitate Domini Pisa exusta est_. Di simili incendii di città italiane
in questi secoli noi ne andremo trovando da qui innanzi non pochi. Non
erano allora molte d'esse città fabbricate colla durevolezza e pulizia
de' nostri tempi. Molto legname concorreva a farle, e in molti di quegli
edifizii duravano ancora i tetti coperti di paglia, siccome ho io
altrove accennato[466]. Però non è da stupire, se attaccato il fuoco in
un luogo, facilmente si diffondesse la fiamma sino a prendere la maggior
parte delle città. Abbiam parlato di sopra con lode di _Magnifredo_
marchese di Susa. Non si vuol ora tacere un fatto narrato dall'autore
della Cronica della Novalesa[467]. Secondo gli abusi di questi secoli
barbari, avea l'imperador Corrado, stando in Roma, conferita la badia
della Novalesa al nipote di santo Odilone abbate di Clugnì, il quale per
essere giovinetto, dopo averle recato non lieve danno, la concedette in
benefizio (probabilmente per danari) ad _Alberico_ vescovo di Como.
Questo prelato ingordo _Taurinum veniens, egit arte callida cum
marchione Maginfredo, et fratre suo Adelrico praesule_ (d'Asti),
_datoque multo pretio, ut abbatem caperent: quod et fecit_. Nel dì
seguente i cittadini di Torino, che amavano ed apprezzavano forte
quell'abbate, fecero una gran raunata per levarglielo dalle mani. _Sed
praedictus marchio cum turba militare praevaluit, interdicens illis, ne
quid offenderent_. Può essere che sel meritasse l'abbate. Ne ho io fatta
menzione, acciocchè il lettore osservi come in questi tempi la città di
Torino dovea essere sotto la giurisdizione del marchese Magnifredo o
Manfredi. In quest'anno trovandosi l'imperador Corrado in Ingeleim
_XVIII kalendas aprilis, anno Chuonradi regnantis sexto, ejusdemque
imperii tertio_[468], confermò i suoi beni e diritti alla badia di santa
Maria di Firenze, con dichiararla badia imperiale e regale.