[448] Annalista Saxo, Hermannus Contractus, in Chron.
[449] Chron. Casaur., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[450] Antiq. Ital. Dissert. VI, pag. 987, et Dissert. XV, pag. 855.
[451] Glaber, Hist., lib. 4, c. 2.
[452] Landulfus senior, Hist. Mediolan. lib. 2, cap. 27.
[453] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.
[454] Antichità Estensi, P. I, cap. 13.
Anno di CRISTO MXXIX. Indizione XII.
GIOVANNI XIX papa 6.
CORRADO II re di Germania 6, imperadore 3.
Mordeva il freno _Sergio duca_ di Napoli, perchè cacciato fuori del suo
nido da _Pandolfo IV_ principe di Capua, e studiava tutte le vie di
rientrare in casa. Dopo due anni e mezzo ch'egli era esule[455], gli
venne fatto di ricuperare il suo principato, e per conseguente o sul
fine di quest'anno, oppur nell'anno seguente. Probabilmente gli
prestarono aiuto per mare i Greci, perchè Napoli fin qui s'era sempre
tenuta salda sotto la sovranità degl'imperadori d'Oriente, benchè i suoi
duchi, appellati anche maestri de' militi, godessero una piena signoria
in quella città e nelle sue dipendenze. Sembra anche certo che a tale
impresa concorressero in aiuto suo i Normanni, i quali andavano
crescendo in quelle contrade; gente che sapeva pescare nel torbido, e
seguitava senza scrupolo ora l'uno, ora l'altro di que' principi,
anteponendo sempre chi gli dava o prometteva di più. Nè mancavano a
Sergio dei partigiani nella stessa città di Napoli; e però ne tornò
felicemente in possesso. Si sa ch'egli donò un delizioso e fertile
territorio fra Napoli e Capoa (senza fallo per guiderdone del buon
servigio), ai Normanni con crear conte _Rainulfo_ capo de' medesimi, e
imparentarsi seco. Allora fu che i Normanni si diedero a fabbricar case
in quel sito che a poco a poco divenne una città chiamata _Aversa_, di
cui fu il primo conte il predetto Rainulfo, e che servì di baluardo da
lì innanzi contro la potenza de' principi di Capoa. Il trovarsi poi così
ben agiati e favoriti in Italia i Normanni, e la fama delle lor delizie
portata in Normandia, andava facendo venire di colà nuovi compagni nella
Campania a partecipar della fortuna e felicità de' lor nazionali.
Abbiamo da Lupo Protospata[456] che in quest'anno fu mandato in Italia
per catapano ossia generale de' Greci _Cristoforo_, e che _Bugiano_ con
_Oreste_ se ne tornò a Costantinopoli. Aggiugne il suddetto Cronista che
_mense julii venit Potho catapanus, fecitque pugnam cum Rayca in Baro_.
Tanto son corte queste memorie, che non si arriva a distinguere nè le
persone, nè le azioni succedute in que' paesi. Tuttavia assai traluce
dello Anonimo barense[457], che dopo la morte di Melo questo Rayca si
fece capo dei Pugliesi ribelli ai Greci. Abbiamo di nuovo sotto
quest'anno memoria di _Ugo marchese_, uno degli antenati della casa di
Este, in uno strumento dato alla luce dal Campi[458] e scritto colle
note seguenti: _Conradus gratia Dei imperator Augustus, anno imperii
ejus, Deo propitio, secundo, X kalendas februarii, Indictione XII_, che
indicano l'anno presente. Egli è quivi chiamato _Ugo marchio filius
bonae memoriae Oberti, qui fuit item marchio_. È magnifica la compra
ch'egli fa di una gran quantità di beni, ascendenti secondo la misura a
_diecimila iugeri_, che, secondo il Campi, danno _centoventimila
pertiche_. Fra questi beni posti ne' territorii di _Pavia_, _Piacenza_,
_Parma_ e _Cremona_, si contano varii castelli, rocche, corti e chiese,
che si trovano poi confermate nell'anno 1077 da Arrigo III, detto il IV,
alla casa d'Este. Così coll'una mano raunava questo principe delle
ricchezze, ma coll'altra ne faceva anche parte ai sacri luoghi.
Perciocchè in quest'anno appunto, oppure nel 1038, come vuole il Campi,
si osserva in un altro suo strumento[459] che egli dona alla cattedrale
di Piacenza due porzioni della decima di Portalbero, e la terza alla
chiesa di santa Maria _de ipso loco Portalbero_. Molt'altri effetti
della sua pietà e munificenza verso le chiese ci ha nascoso il tempo; ma
non ci è ignoto che egli magnificamente arricchì l'antica badia della
Pomposa, situata oggidì nel distretto di Ferrara, e governata dal
vivente allora _Guido_ abbate, uomo santo, di cui si è parlato di sopra.
Arrigo II fra gl'imperadori in un suo diploma, da me dato alla luce
nelle Antichità estensi, e scritto nel settembre dell'anno 1045, chiama
essa badia _ab Ugone marchione magnifice ditatam_, e le conferma
_quidquid sibi junior Ugo marchio filius Uberti dedit_. L'anno in cui
questo principe mancò di vita, è a noi ignoto. Probabilmente non molto
sopravvisse dopo l'anno presente. Ebbe moglie, ma non apparisce ch'egli
lasciasse dopo di sè figliuoli: laonde la sua eredità pervenne al
_marchese Alberto Azzo I_ suo fratello, se era vivo, oppure al _marchese
Alberto Azzo II_ suo nipote, del quale comincieremo a parlar da qui
innanzi. Fu di parere l'Ughelli[460], che _Eriberto arcivescovo_ di
Ravenna passasse a miglior vita nell'anno 1027. Non ne adduce alcuna
pruova. Ben certo è per uno strumento addotto da Girolamo Rossi[461],
che si truova in quest'anno, _anno quarto Johannis papae, imperante
Chuonrado anno tertio, die XI aprilis, Indictione XII_, arcivescovo di
quella città _Gebeardo_. In vece di _anno quarto_, avrà avuto la
pergamena _anno V_, oppure _VI_, e il Rossi per isbaglio avrà letto
_anno IV_. Egli stesso confessa, che nell'anno seguente 1030 a dì 6 di
giugno correva tuttavia l'_anno VI_ di papa Giovanni XIX. In un
documento, da me dato alla luce[462], torna a farsi vedere il marchese
di Susa _Odelrico Magnifredo_, ossia _Manfredi_, il quale si protesta
figliuolo di un altro _Magnifredo_ marchese. Di questo principe avremo
occasion di parlare in breve.