[433] Antiquit. Ital., Dissert. XLV.
[434] Wippo, in Vit. Conradi Salici.
[435] Arnulfus, Mediolan. Hist., lib. 2, c. 3.
[436] Chron. Farfense, P. I, tom. 2, Rer. Ital.
[437] Antiquit. Italic., Dissert. LXV.
[438] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Patav. et Veronens.
[439] Chronic. Farf. P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[440] Antiquit. Italic., Dissert. XIX.
[441] Wippo, in Vit. Conradi Salici.
[442] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 6.
[443] Petrus Damian., in Vita S. Romualdi.
[444] Grandi, Dissertationes Camaldulenses.
[445] Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.
[446] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 58.
[447] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MXXVIII. Indizione XI.
GIOVANNI XIX papa 5.
CORRADO II re di Germania 5, imperadore 2.
Avea nell'anno precedente terminato il corso di sua vita _Arrigo duca_
di Baviera[448]; però l'_Augusto Corrado_ scelse per quel ducato la
persona più cara ch'egli avesse, cioè il suo stesso figliuolo _Arrigo_.
In quest'anno poscia gli procurò una maggior dosa d'onore, con farlo
eleggere re di Germania in età di soli undici anni. La sua coronazione
fu solennemente fatta in Aquisgrana nel dì 14 di aprile, cioè nel giorno
santo di Pasqua. Abbiam veduto di sopra che _Corrado duca_ di Franconia,
ossia di Wormacia, cugino dell'imperadore, restò escluso dal trono
imperiale. Da lì innanzi non si quietò giammai, e fece guerra contra
d'esso imperadore per più anni, ma con suo grave discapito. Alla perfine
l'Augusto Corrado, in riguardo massimamente della parentela, ed anche
per compensarlo dei danni a lui recati, perchè gli avea smantellate
tutte le sue fortezze, il rimise in sua grazia, gli restituì tutti i
suoi stati di Germania; e poi, siccome diremo all'anno 1035, gli fece
anche una considerabil giunta e regalo. Chi dopo la morte di _Ugo
marchese_ di Toscana, succeduta sul fine dell'anno 1001, succedesse a
lui nel governo del ducato di Spoleti e della marca di Camerino, e
reggesse quel paese fino a questi dì, non l'ho saputo finora discernere
per mancanza di documenti. Nelle giunte da me pubblicate alla Cronica
del monistero di Casauria[449], noi troviamo chi in quest'anno fosse
duca di Spoleti e marchese di Camerino, cioè un altro _Ugo_. Veggonsi
due placiti, tenuti l'uno nella città di Penna, e l'altro nella città di
Marsi, _anno ab Incarnatione Domini MXXVIII, et imperante domno Chonrado
gratia Dei imperatore Augusto, anno imperii ejus in Italia primo, et die
mensis januarii, per Indictionem X_. Nell'originale sarà stato _Indict.
XI_. Era presidente ad essi placiti _Ugo dux et marchio_. La pena
imposta ai trasgressori è di mille libbre d'oro ottimo, _medietatem ad
partem imperatoris, et medietatem ad partem praedicti sancti monasterii_
di Casauria: parole indicanti il dominio dell'imperadore in quella
contrada, e che per conseguente ivi si parla del ducato di Spoleti,
oppur della marca di Camerino, ossia di Fermo. Probabilmente questo Ugo
ebbe per padre _Bonifazio_ juniore duca di Spoleti, come ho
conghietturato altrove[450].
Circa questi tempi succedette quanto lasciò scritto Glabro storico[451],
benchè con qualche imbroglio di cronologia. Cioè in un castello,
appellato Monforte, nella diocesi d'Asti, pieno di molti nobili, s'era
introdotta un'eresia, con rinnovar i riti dei pagani e de' Giudei. Per
quel che dirò, furono costoro piuttosto manichei, giacchè questa mala
razza s'era di soppiatto molto prima introdotta in Italia e in Francia,
e pur troppo in tutti e due questi regni avea sparse di grandi radici
coll'andare degli anni. _Saepissime tam Mainfredus marchionum
prudentissimus, quam frater ejus Alricus, astensis urbis praesul, in
cujus scilicet dioecesi locatum habebatur hujusmodi castrum, ceterique
marchiones, ac praesules circumcirca creberrimos illis assultus
intulerunt._ Ciò che avvenisse di quel castello e di quegli eretici,
Glabro lo lasciò nella penna. Ma ne parla ben diffusamente Landolfo
seniore[452], storico milanese del presente secolo, con dire che
_Eriberto arcivescovo_ in questi tempi di Milano, trovandosi in Torino,
udì l'eresia degli abitanti del castello di Monforte. Fatto prendere un
di coloro, appellato Girardo, volle intendere da lui in che consistesse
la setta e credenza di quel popolo. Allegramente espose costui i suoi
dommi, e chiaro si scorge che era la eresia de' manichei. Allora
Eriberto spedì le sue milizie a quel castello, e fece prendere tutti
quanti quegli abitatori, e specialmente la contessa di quel luogo.
Fattili condurre a Milano, cercò tutte le vie di ridurli a ravvedimento,
ma in vece d'abiurare i loro errori, si misero a sedurre chiunque andava
a visitarli. Perciò fu loro intimata la morte, se non ritornavano alla
vera fede di Cristo. Alcuni, almeno in apparenza, la abbracciarono;
ostinati gli altri vivi furono bruciati. Ma giacchè abbiam parlato qui
di _Odelrico Magnifredo_, ossia _Manfredi_ marchese di Susa, da noi
altre volte menzionato, ed onorato da altri scrittori di questi tempi
coll'elogio di principe prudentissimo, bene sarà il ricordare ch'egli
fondò in quest'anno (come costa da uno strumento presso l'Ughelli[453])
il convento delle monache di santa Maria di Caramania, oggidì nella
diocesi di Torino, insieme con _Berta_ contessa sua moglie. Con queste
parole si veggono essi enunziati: _Nos in Dei nomine Odelricus, qui
miseratione Dei Magnifredus marchio scilicet nominatus, filius quondam
Magnifredi similiter marchionis, et Berta, auxiliante Deo, jugales,
filia quondam Auberti itemque marchionis_. Dal che si scorge che Berta
sua moglie fu figliuola del marchese _Oberto II_, progenitore della casa
d'Este. Hassi ancora all'anno seguente la fondazione fatta da questi due
piissimi consorti, e da _Alrico_ vescovo d'Asti, fratello d'esso
marchese, della badia di san Giusto di Susa[454], in cui si vede che
Berta avea per fratelli _Adalberto_ marchese, _Azzo_ ed _Ugo_, che
appunto si trovano in questi tempi figliuoli del suddetto marchese
Oberto II. Da _Azzo_ vengono i principi estensi.