NOTE:

[408] Beslius, de vera orig. Hugon. Reg.

[409] Glaber, lib. 3, cap. 9.

[410] Folbertus, Epistol. 54 et 55.

[411] Fulbertus, Epistol. 58.

[412] Apud Labbe Bibliothec. MSS. tom. I.

[413] Fulbert., Epist. 126.

[414] Martene, Thesaur. nov. Anecdot. tom. I, pag. 51.

[415] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 1.

[416] Wippo, in Vita Conradi Salici.

[417] Mabill., Annal. Benedict.

[418] Rer. Ital., tom. VI. Praefat. ad Vit. Abbat. Cavens.

[419] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 58.

Anno di CRISTO MXXVI. Indizione IX.

GIOVANNI XIX papa 3.

CORRADO II re di Germania 3, d'Italia 1.

Ancorchè nell'anno addietro tendessero alla ribellione, e facessero

varii movimenti contra del re Corrado, il giovine Corrado duca di

Franconia, Ernesto duca di Alemagna, ossia di Suevia, e Guelfo conte

suevo, figliastro del medesimo Ernesto, e Federigo duca di Lorena[420]

con altri probabilmente mossi da Roberto re di Francia, che già faceva

conto di pescare nel torbido: pure, tal fu l'industria e il senno d'esso

re Corrado, che seppe quietar questi rumori, e dissipare in gran parte

le alleanze tramate contra di lui. Però non sì tosto si vide quieto in

Germania, che si accinse a calare in Italia, per prevalersi della buona

disposizione che avea trovato ne' principi di Italia e nel romano

pontefice in favore di lui. Per attestato di Arnolfo storico[421],

l'arcivescovo Eriberto gli avea già guadagnati gli animi di quasi tutti,

parte con fatti e parte con isperanze di premii. Per tanto s'incamminò

egli alla volta dell'Italia, seco menando un poderoso esercito[422]. Per

Verona passò a Pavia, e trovando chiuse le porte di quella città andò a

Vercelli, dove celebrò la santa Pasqua nel dì 10 di aprile. _In ipsis

diebus paschalibus Leo ejusdem civitatis antistes, vir multum sapiens,

mundum cum pace reliquit, cui Ardericus mediolanensis canonicus

successit._ Adunque circa il tempo della quaresima, come vuole Ermanno

Contratto, dell'anno presente era allora _Leone_ vescovo di Vercelli;

pertanto è da vedere come l'Ughelli[423] metta in questi tempi vescovo

di quella città _Pietro_, tenuto ivi per santo, con dire ch'egli morì

nel dì 13 di febbraio di quest'anno 1026. Secondo il suddetto storico

Arnolfo, _veniens Conradus Italiam, ab Heriberto archiepiscopo, ut moris

est, coronatur in regno_. Vogliono gli storici milanesi ch'egli fosse

coronato nella basilica di santo Ambrosio, allora fuori di Milano.

Buonincontro, storico di Monza, aggiugne[424] che questo re _ab Henrico

archiepiscopo Mediolani, primo in Modoetia, postea Mediolani in sancto

Ambrosio coronatur_. Neppur sapea questo scrittore che allora sedea

nella cattedra di santo Ambrosio Eriberto arcivescovo: laonde neppur noi

sappiamo cosa sia da credergli in questo particolare. La verità si è,

che la coronazione in re d'Italia si dee tenere per certa; ma, per conto

del tempo e del luogo, questo tuttavia resta involto nelle tenebre.

Persistendo poi Corrado in non volere dar pace ai Pavesi, fece loro

quanta guerra potè nel territorio d'essi, con incendiar le castella e le

chiese, e far morire di ferro o di fuoco i poveri contadini rifuggiti in

que' sacri luoghi, con tagliar tutte le viti e far altre simili azioni

abbominevoli e scellerate per un re cristiano, perchè contro quella

parte di popolo che niuna colpa avea nel delitto, benchè il buon Wippone

le racconti quasi come gloriose prodezze del re Corrado. Ma non si mise

egli a far l'assedio di Pavia, perchè la conobbe città forte e piena di

popolo, e però capace di far lunga e vigorosa resistenza. Racconta

Guiberto[425] nella Vita di san Leone IX papa, che questi in età di

ventitrè anni, chiamato allora Brunone, correndo l'anno 1025, _vice sui

pontificis Herimanni in expeditione Conradi imperatoris_ (suo zio)

_Longobardiam, et maxime super Mediolanum tunc rebellem, est profectus_.

S'ingannò Guiberto, e volle dir Pavia; perciocchè Milano era tutto

allora per Corrado.

Attese esso re per qualche tempo a sottomettere alcuni gran signori,

collegati co' Pavesi, cioè _Adalberto_ marchese e _Guglielmo_, ed altri

principi in quei contorni, con desolare un lor castello chiamato _Orba_

verso i confini oggidì dell'Alessandrino. Passò dipoi a Ravenna, e, come

scrive il suddetto Wippone, _cum magna potestate ibi regnavit_: il che

sempre più ci assicura che Ravenna col suo esarcato era allora, anzi da

gran tempo, compresa nel regno d'Italia. Ma anche in Ravenna si attaccò

una zuffa tra que' cittadini e gl'indiscreti Tedeschi, per la quale fu

in armi tutta la città, e si combattè alla disperata fra l'una parte e

l'altra, e ne seguì una non picciola strage, colla peggio in fine de'

Ravennati. Lo stesso re Corrado, udito il rumore, si fece armare,

domandò il cavallo, ed uscì fuor del palazzo. Ma veggendo scappare i

cittadini, e salvarsi nelle chiese e nei nascondigli, _misertus eorum,

quia ex utraque parte sui erant, exercitum de persequutione civium

revocavit_. Nel dì seguente davanti a lui i primi della città co' piedi

nudi e colle spade nude in mano, per segno d'essere degni del taglio

della testa, comparvero a chiedere il perdono, e l'ottennero. Grandi

furono in quest'anno i calori nell'Italia, e molte perciò le malattie.

Affine di custodir la sanità, il re _ultra Atim fluvium propter opaca

loca et aeris temperiem in montana secessit, ibique ab archiepiscopo

mediolanensi per duos menses et amplius regalem victum sumtuose habuit_.

Che fiume sia questo _Ati_, nol so. Credo guasta la parola. Parrebbe

_Athesis_, cioè l'Adige; ma le spese a lui fatte sì magnificamente da

Eriberto arcivescovo m'inclinano piuttosto a crederlo un luogo del

Milanese. Celebrò finalmente in Ivrea la festa del santo Natale, e non

già in Ravenna, come si pensò il Sigonio. Riportò in quest'anno _Ingone_

vescovo di Modena la conferma de' beni e privilegii della sua chiesa da

esso Corrado con un diploma pubblicato, ma non senza scorrezioni, dal

Sillingardi[426] e dall'Ughelli[427]. Le note son tali nell'originale:

_Data XIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis MXXVI, Indictione

nona, anno vero domni Conradi secundi regnantis primo. Actum Cremonae._

L'anno _primo_ del regno d'Italia si vede qui adoperato. Si dee anche

correggere un diploma d'esso Corrado, dato in _Piacenza_ in favore del

monistero di san Salvatore di Pavia[428], e conceduto in quest'anno, e

non già nell'_anno MXXIII_.

Era mancato di vita dopo cinquanta anni d'imperio _Basilio_ imperadore

dei Greci nel precedente anno 1025, ed era restato solo imperadore

_Costantino_ suo fratello. Pensò questi nell'anno presente alla

conquista della Sicilia, che da tanti anni languiva sotto la tirannia

de' Saraceni. La spedizione sua è narrata da Lupo Protospata con queste

parole[429]. _Despotus Nicus_ (forse _Andronicus_) _in Italiam descendit

cum ingentibus copiis Russorum, Wandalorum, Turcarum, Bulgarorum,

Brunchorum, Polonorum, Macedonum, aliarumque nationum ad Siciliam

capiendam. Captum est autem Rhegium, et ob civium peccata destructum est

a Vulcano catapano, et Basilius imperator obiit anno secundo._ Si dee

scrivere Constantinus, come osservò Camillo Pellegrini. La morte di

questo imperadore, succeduta nell'anno seguente a dì 9 di novembre, e la

peste entrata nell'esercito de' Greci mandò a male tutta quell'impresa.

_Oreste_ è chiamato da Cedreno il generale de' Greci, spedito, secondo

lui, in Sicilia, quand'anche era vivo Basilio Augusto. Sconvolse in

quest'anno la discordia la città di Venezia[430]. Perchè _Ottone

Orseolo_ doge non volle investire _Domenico Gradonico_ ossia _Gradenigo_

juniore, eletto vescovo di quella città, alzossi contra del doge una

potente fazione che il depose, e, tagliatagli la barba, il mandò in

esilio a Costantinopoli. _Orso_ patriarca di Grado suo fratello, siccome

sospetto, fu anche egli in tal congiuntura cacciato dalla sua sedia. In

luogo del bandito Ottone venne eletto _Pietro Barbolano_ ossia

_Centranico_. Ma poca quiete provò egli, parte perchè di tanto in tanto

si formavano delle sedizioni contra di lui, e parte perchè Poppone

patriarca di Aquileia, assistito dagli aiuti del re Corrado, infestava i

confini de' Veneziani. Anzi lo stesso Corrado, senza voler confermare

gli antichi patti, si mise anch'egli a perseguitare e danneggiar i

Veneziani. Secondo l'Anonimo casinense[431], _Pandolfo IV_ ritornato

libero dalle carceri di Germania, e andando dietro alla ricupera del suo

principato di Capoa, uniti tutti i suoi seguaci e fautori, ottenne anche

un rinforzo considerabile di armati da Boiano ossia Bugiano generale

dell'armi greche, e da _Guaimario III_ principe di Salerno, marito di

Gaitelgrima sua sorella. Ebbe anche dalla sua Rainulfo e Arnolfo capi

de' Normanni, e i conti di Marsi. Con questo sforzo di gente mise

l'assedio a Capoa, che durò, chi scrive sei mesi, e chi un anno e mezzo.

_Pandolfo_ conte di Tiano, giù creato principe di Capoa da Arrigo I

Augusto, finchè ebbe forza, difese la città; ma in fine la necessità il

costrinse a renderla. Affidato dal catapano de' Greci, insieme con

_Giovanni_ suo figliuolo e con tutti i suoi aderenti fu condotto a

Napoli, e lasciato in libertà. Così _Pandolfo IV_ tornò ad essere

principe di Capoa, e dichiarò suo collega nel principato _Pandolfo V_

suo figliuolo. Fu chiamato da Dio in quest'anno nel dì 30 di agosto a

miglior vita _Bononio_ abbate di Lucedio nella diocesi di Vercelli. Le

sue insigni virtù ed azioni di rara pietà, accompagnate da miracoli,

indussero _Arderico_ vescovo di Vercelli a riconoscerlo per santo: il

che fu anche approvato dal sommo allora pontefice Giovanni XIX. Nacque

Bononio in Bologna, e quivi nel monistero di santo Stefano per alquanti

anni visse monaco. La Vita di lui, scritta da autore contemporaneo, si

legge presso il padre Mabillone[432].

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 41 / 277 题