NOTE:

[376] Leo Ostiensis. Chron., lib. 2, cap. 39.

[377] Lupus Protospata, in Chron.

[378] Hepidannus, Annal. brev. inter Scriptor. Rer. Alem.

[379] Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[380] Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in Archiepisc. Benev.

[381] Glaber, Hist., lib. 3, cap. 1.

[382] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 42.

[383] Gattola, Hist. Monaster. Casinens. P. I.

[384] Hepidannus, in Annal. brev.

[385] Antiq. Ital., Dissert. V.

[386] Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.

[387] Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.

[388] Annalista Saxo. Chronograph. Saxo.

[389] Acta Sanctor. Bollandi ad diem 14 julii.

[390] Antiq. Ital., Dissert. XXXVI.

Anno di CRISTO MXXIII. Indizione VI.

BENEDETTO VIII papa 12.

ARRIGO II re di Germania 22, imperadore 10.

Secondochè abbiam dal predetto Donizone[391], ebbe il marchese

_Bonifazio_, padre della poco fa mentovata Matilda, due fratelli. L'uno

fu, non _Tebaldo_, come scrisse il padre Pagi[392], ma _Teodaldo_ ossia

_Tedaldo_, che vescovo di Arezzo vien lodato da quello storico per la

sua religione, continenza ed avversione ai simoniaci. Questi nell'anno

presente fece una donazione ai Benedettini d'Arezzo[393], _mense

augusti, Indictione sexta_, da me data alla luce. L'altro, cioè

_Corrado_, era giovane di molto fuoco. Cercarono gli emuli di questa

famiglia di mettere la discordia fra esso lui e Bonifazio fratello

maggiore, ma loro non venne fatto. Non si sa poi nè il tempo nè il

perchè si fece una gran raunata di gente _ex regno toto_ contra di

questi due fratelli, che venne a trovarli sino a _Coviolo_, un miglio e

mezzo lungi da Reggio. Quivi seguì un sanguinoso fatto d'armi. Bonifazio

vi fece di molte prodezze; pure gli convenne ritirarsi, quand'ecco

uscire di un bosco il fratello Corrado con cinquecento cavalli, che

l'incoraggì a tornare in campo contra de' nemici. Rinforzossi la

battaglia, e finalmente dai due fratelli fu messa in rotta l'armata

nemica. In quel conflitto riportò Corrado una ferita, che fu bensì

curata; ma perchè il giovane non s'ebbe riguardo alcuno da lì innanzi

nel giocare e mangiare, da lì a più anni, _post plures annos_, come si

ha da Donizone (e non già in quel fatto d'armi, come scrisse il

Sigonio), essa ferita il portò all'altro mondo nel dì 13 di luglio

dell'anno 1030.

_Anni terdeni tunc Verbi mille sereni._

Ci porta questo a conoscere che oramai i popoli della Lombardia

cominciavano a farsi guerra l'uno all'altro, senza dipendere dai

ministri imperiali che governavano il regno d'Italia e le particolari

città. Il che non vuol dire che i conti e marchesi perdessero la loro

autorità sopra de' popoli; ma anch'essi coi lor popoli faceano guerra

agli altri, e, come si può credere, senza chiederne licenza

all'imperadore: il che in addietro non leggiamo che si praticasse. E di

qui avvenne che a poco a poco andò crescendo l'ardimento ne' Lombardi,

con giugnere finalmente, siccome vedremo, ad erigere in repubblica le

loro città. Confermò in quest'anno l'Augusto _Arrigo_ al monistero di

Monte Casino, e a _Tebaldo_ abbate di quel sacro luogo, tutti i suoi

privilegii con diploma dato[394] _II nonas januarii, anno dominicae

Incarnationis MXXIII, anno vero domni Henrici regnantis XXI, imperii

vero ejus VIIII, Indictione sexta. Actum Poderbrunnon_, cioè in

Paderbona. Ci ha anche conservato il registro di Pietro Diacono,

esistente in quell'insigne badia, il diploma con cui esso imperadore

_nonis januarii, Indictione VI, anno Domini MXXIII_, concedette

_principibus inclitis nostris, quidem fidelibus dilectis Pandulfo et

Johanni filio ejus, principatum Capuae cum omnibus ad eum pertinentibus,

ita videlicet ut avus ejus Pandulfus tenuit, exceptis abbatibus

imperialibus sancti Benedicti de Monte Casino et sancti Vincentii_.

Leggesi ancor questa concessione presso il padre abbate Gattola, ed è

degna di attenta considerazione. Nella copia del diploma, con cui lo

stesso Arrigo primo tra gli imperadori si dice che nell'anno 1014

confermò alla Chiesa romana i di lei Stati, leggiamo _in partibus

Campaniae Sora, Arces, Aquinum, Arpinum, Theanum, Capuam_, città

componenti il principato di Capua. Quando ciò fosse stato, non si può

già credere sì privo di memoria, nè sì mancante di religione Arrigo I,

imperadore santo, ch'egli avesse dopo investito d'essa Capoa e del suo

principato _Pandolfo_ e _Giovanni_ suo figliuolo. E se pur fatto

l'avesse, avrebbe reclamato il romano pontefice: del che niun vestigio

apparisce. Che dunque si ha da dire della copia del diploma dell'anno

1014 rapportata dal cardinal Baronio? Abbiamo poi da Lupo

Protospata[395] che in quest'anno _venit Raya_ (ossia _Rayca_) _cum

Saffari Criti Barum mense junii, et obsedit eam uno die. Et amoti exinde

comprehenderunt pelagianum oppidum. Et fabricatum est castellum in

Motula._ Erano questi due assediatori di Bari Pugliesi ribelli ai Greci,

e riuscì loro di prendere la terra di Pelagiano, ossia di Corigliano,

come ha un altro testo. Sotto quest'anno _Poppone_, patriarca

d'Aquileia, per quanto narra il Dandolo[396], fidatosi nell'appoggio

dell'imperadore, mosse lite al patriarca di Grado davanti a papa

Benedetto, chiamandolo usurpatore di quel titolo, e pretendendolo

soggetto alla sedia sua. Accadde che per dissensioni nate in Venezia fu

obbligato _Ottone Orseolo_ doge di ritirarsi in Istria come esiliato in

compagnia di _Orso_ patriarca di Grado suo fratello. Si prevalse Poppone

di tal congiuntura per entrare coll'armi in Grado, e dopo avere

spogliato ed abbattuto più di una chiesa ed alcuni monisteri, quivi

lasciò una guarnigione di suoi soldati. A questo colpo si ravvidero i

Veneziani, (e forse nell'anno seguente), richiamato il doge col

patriarca fratello, passarono con grandi forze a Grado, e ripigliarono

quella città ed isola, con iscacciarne le genti del patriarca

d'Aquileia.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 38 / 277 题