NOTE:

[363] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 37 et 38.

[364] Lupus Protospata, in Chronico.

[365] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[366] Tronci, Annal. Pisan.

[367] Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXII.

[368] Leo Ostiensis, Chron. lib. 3, cap. 23.

[369] Idem, ibidem, lib. 2.

[370] Ermannus Contract., edition. Canisii.

[371] Annalista Saxo apud Eccardum.

[372] Antichità Estensi P. 1, cap. 14.

[373] Brovverus, Annal. Trevirens., tom. I.

[374] Mabillon., in Annal. Benedictin.

[375] Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.

Anno di CRISTO MXXII. Indizione V.

BENEDETTO VIII papa 11.

ARRIGO II re di Germania 21, imperadore 9.

Nel gennaio dell'anno presente col suo poderoso esercito continuò

l'Augusto Arrigo il suo viaggio alla volta della Puglia[376]. Per la

marca di Camerino inviò il patriarca Poppone con quindicimila

combattenti contra de' Greci; e per quella di Spoleti e del ducato

romano spedì Piligrino, ossia Piligrimo arcivescovo di Colonia, con

altri ventimila armati verso Monte Casino e verso Capua, ad oggetto di

prendere Atenolfo abbate e il principe di Capua _Pandolfo IV_ suo

fratello, amendue proclamati come segreti fautori dei Greci, e che

avessero tenuta mano alla morte di Datto. L'abbate non volle aspettar

questo turbine, e se ne fuggì ad Otranto con disegno di passare a

Costantinopoli. Ma imbarcatosi e colto da una fiera burrasca, lasciò con

tutti i suoi la vita in mare. Saputasi dall'arcivescovo la di lui fuga,

per timore che _Pandolfo_ principe non gli scappasse dalle mani, con

isforzata marcia arrivò sotto Capua, e la cinse d'assedio. Allora

Pandolfo, che sapea d'essersi colle sue iniquità comperato l'odio dei

Capuani, anzi era informato che macchinavano di tradirlo, la fece da

disinvolto; ed affidato si venne a mettere in mano dell'arcivescovo

Piligrino, con dire che gli dava l'animo di giustificarsi delle

imputazioni disseminate contra di lui. Intanto l'Augusto Arrigo era

passato all'assedio di Troia, città che, quantunque non fossero per

anche terminate le incominciate fortificazioni, pure tante n'avea, e sì

copioso presidio di Greci, che si accinse ad una gagliarda difesa. Sotto

a quella città fu a lui presentato il principe di Capua, il quale poco

mancò che non vi lasciasse la testa, perchè condannato a morte dal pieno

consiglio. Ma cotanto si adoperò l'arcivescovo di Colonia, geloso del

salvocondotto a lui dato, che gli guadagnò la vita. Posto nondimeno in

catene, fu dipoi menato prigione in Germania. Ma non si dee tralasciare,

che prima d'imprendere l'assedio di Troia, l'imperadore Arrigo, per

attestato di Lupo Protospata[377], giunse di marzo a Benevento, dove da

_Landolfo_ principe, e, come lasciò scritto Epidanno[378], _a

Beneventanis gratulantibus honorifice ac magnifice suscipitur_, e fu

riconosciuto ivi per sovrano. Di questo ancora ci restano buone

testimonianze ne' documenti di quelle contrade, vedendosi il suo nome

nei pubblici contratti d'allora, e trovandosi dei placiti tenuti da lui

per l'amministrazione della giustizia in quelle parti. Uno di questi si

legge nella Cronica del monistero del Volturno[379], tenuto _in

territorio beneventano in locum, qui nominatur ad Campum de Petra,

ibique in praesentia domni Henrici serenissimi imperatoris_, ec. Fu

scritto quel giudicato _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi

sunt MXXII, et imperante domno Henrico serenissimo imperatore Augusto,

anno imperii ejus, Deo propitio in Italia octavo, et dies mense

februarii per Indiction. IV_ (scrivi _V_). _Actum in territorio

beneventano_. Un altro placito tenne nel mese di marzo di quest'anno in

Balva _domnus Ambrosius, qui est missus et capellanus domni Henrici

imperatoris Augusti_. Un altro parimente in essa Cronica si legge,

tenuto nell'_aprile_ dell'anno presente da _Leone_ vescovo di Vercelli,

e da un altro vescovo deputati _a praeclara potestate serenissimi

Einrici Augusti, in territorio beneventano juxta ecclesiam sancti Petri

apostoli, situs propinquo hanc Beneventi civitatem_, ec. Ci fa anche

vedere un diploma d'esso Augusto in favore del monistero di santa Sofia

di Benevento, rapportato dall'Ughelli[380], che il medesimo soggiornava

in Benevento _VI idus martii_. Posesi dunque l'imperadore all'assedio

della città di Troia, valorosamente difesa da quei cittadini e dalla

guarnigione greca, di modo che per tre mesi convenne tener ivi il campo

con gran disagio degli assedianti e non minore degli assediati. Radolfo

Glabro[381], storico di questi tempi, descrive un tal assedio. Era

tormentata la città dai mangani e da altre macchine di guerra. Uscirono

i cittadini, e ne fecero un falò: perlochè montato forte in collera

l'imperadore, fece prepararne dell'altre coperte di crudo cuoio, e

continuar le offese. Indarno furono invitati i difensori alla resa con

buone condizioni: s'ostinarono essi, perchè lor si faceva credere

imminente un gagliardo soccorso. Per questo impazientatosi l'imperadore,

gli uscì di bocca, che se potea mettere il piede in quella città, volea

mandar tutti quanti a fil di spada. Ma non potendo più i cittadini,

allora si rivolsero a chiedere misericordia: al qual fine spedirono

fuori della città un romito con dietro tutti i lor fanciulli in

processione, che gridavano _Kyrie, eleyson, cioè, Signore, abbiate

pietà_. Arrigo colle lagrime agli occhi ordinò che si rimandassero in

città. Tornò il dì seguente il romito coi fanciulli e colle stesse voci,

ed, uscito l'imperadore dal suo padiglione, non potè reggere a quel

tenero spettacolo, e perdonò a quei cittadini, con che abbattessero

quella parte delle mura che aveano fatta resistenza alle sue macchine, e

che poi le rifacessero. Lasciato dunque ivi presidio, e presi gli

ostaggi, se ne venne a Capua, dove, per attestato dell'Ostiense[382],

diede quel principato a _Pandolfo_ conte di Tiano, senza che s'oda che

papa Benedetto VIII pretendesse ivi giurisdizione alcuna temporale. Creò

ancora conti, non si sa di qual luogo, Stefano Melo e Pietro, nipoti del

già defunto Melo duca di Puglia, co' quali allogò quei pochi Normanni

che erano restati in quelle contrade.

Di là passò in compagnia del romano pontefice al monistero di Monte

Casino, dove seguì l'elezione di Teobaldo abbate, consecrato poscia dal

papa. Pativa l'imperadore dei gravi dolori, e ne fu guarito per

intercessione di san Benedetto; per la qual grazia fece dei ricchi

regali a quell'insigne santuario. Rapporta il padre Gattola[383] un

diploma, da lui dato allo stesso monistero, con queste note: _Anno ab

Incarnatione Domini MXXII, Indictione V, anno vero domni Heinrici

Romanorum imperatoris Augusti secundi regnantis XXI, imperantis autem

nono. Actum in Monte Casino_. Non dia fastidio ad alcuni il veder ivi

sottoscritto il cancellier Teodorico _vice Ebbonis papembergensis

episcopi et archicapellani_, quando negli altri diplomi questo vescovo

di Bamberga porta il nome di _Eberardo_ e di _arcicancelliere_;

perciocchè _Ebbone_ è lo stesso nome di Eberardo; ed egli era anche

_arcicappellano_ dell'imperadore, se pure in questi tempi non era lo

stesso il grado di _arcicancelliere_ e di _arcicappellano_. Leggesi

inoltre una lettera del medesimo Augusto a papa Benedetto, in cui gli

raccomandò efficacemente il monistero imperiale di Monte Casino,

sottoscritto colle stesse note cronologiche. Tutti i sopra narrati

avvenimenti appartengono all'anno presente; e se il Sigonio li riferì

all'anno seguente, non si dee già argomentare che in lui mancasse la

diligenza, ma bensì che gli mancarono molte storie e documenti, de'

quali noi godiamo ora, disotterrati dagli eruditi. Lo stesso dee dirsi

del cardinal Baronio, il quale si figurò che l'imperadore Arrigo si

trattenesse sino all'anno seguente in Italia, quando è fuor di dubbio

oggidì ch'egli in questo se ne tornò frettolosamente in Germania. Ma

prima di accennare il suo viaggio convien qui avvertire, avere scritto

Epidanno[384], monaco di san Gallo in questo secolo, che l'Augusto

Arrigo _Trojam, Capuam, Salernum, Neapolim, urbes imperii sui ad Graecos

deficientes ad deditionem coegit_. Che anche _Guaimario III_ principe di

Salerno, atterrito dall'esempio di Capua, riconoscesse per suo sovrano

l'imperadore, niuna difficoltà ho a crederlo. Leggesi tuttavia un

diploma[385] d'esso Arrigo, conceduto ad _Amato II_ arcivescovo di

Salerno, dove è chiamato _fidelis noster, dato pridie kalendas junii,

Indictione V_, cioè nell'anno presente coll'_Actum Troje_. Potrebbe solo

dubitarsi di Napoli. Ma abbiamo ancora _Ermanno Contratto_ che lo

conferma con iscrivere sotto il presente anno[386]: _Beneventum

intravit, Trojam oppidum oppugnavit et cepit; Neapolim, Capuam,

Salernum, aliasque eo locorum civitates in deditionem omnes accepit_.

Era già insorta, durante l'assedio di Troia, la peste, oppure una

epidemia nell'esercito dell'Augusto, e questo aveva anche servito a lui

di maggiore impulso a perdonare a quel popolo, per isbrigarsi da que'

contorni. Si mise dunque in viaggio alla volta della Germania, e dovette

passare per la Toscana; avendo io pubblicato un suo diploma[387] in

favore dei Benedettini di Arezzo, dato _X kalendas augusti, anno

Incarnationis dominicae MXXII, Indictione V, anno domni Heinrici

regnantis secundi XXI, imperii vero VIIII. Actum Privaria in comitatu

lucense._ Perchè a cagion de' calori d'Italia crebbe nell'armata

imperiale l'epidemia, che ne fece grande strage, Arrigo in fretta e con

poche guardie _Alpium cacumina citato transgreditur cursu_, come s'ha

dall'Annalista e dal Cronologo Sassoni[388], e, giunto in Germania,

raunò un numeroso concilio di vescovi. Crede il padre Solerio della

compagnia di Gesù[389] che tal concilio sia stato quello di

Salingenstad, pubblicato dal Labbe nel tomo IX de' concilii, e tenuto

nel dì 12 d'agosto dell'anno presente. Ma se Arrigo, come abbiam veduto,

nel dì 25 di luglio era tuttavia nel territorio di Lucca, resterebbe da

esaminare come egli potesse compiere in tempo sì stretto il suo viaggio

in Germania, e l'adunamento di tanti prelati a quel concilio. Oltre di

che, in Salingenstad non si trovò se non l'arcivescovo di Magonza con

cinque suoi suffraganei: laddove quel di Arrigo fu composto di

moltissimi vescovi. Nel mese di dicembre dell'anno presente il marchese

_Bonifazio_ padre della contessa Matilda, insieme con _Richilda_

contessa sua moglie, prese a livello da _Landolfo_ vescovo di Cremona

due corti[390] _cum castro inibi habente_, e colla lor pieve; ed

all'incontro egli cedette al vescovo la corte di Piadena, patria del

celebre storico Bartolomeo Platina. Assistè al contratto _Tadone_ conte

di Verona. E in questi tempi fiorì nel monistero della Pomposa _Guido_

abbate rinomato per la sua santità, siccome ancora Guido monaco di

patria aretino, a cui ha non poche obbligazioni il _canto fermo_, da lui

riformato ed insegnato colle sue regole. Trovasi tuttavia scritto a

penna un suo trattato _de musica_ col titolo di _Micrologus_, di cui

ancora fa menzion Donizone nella vita della contessa Matilda.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 37 / 277 题