NOTE:

[350] Marianus Scotus, in Chron.

[351] Ermannus Contractus, in Chron., edition. Canisii.

[352] Sigebertus, in Chron.

[353] Annalista Saxo.

[354] Chronographus Saxo.

[355] Vita S. Henrici inter Acta Sanctor. Bolland., ad diem 14 julii.

[356] Vita S. Meinwerci apud Leibnitium, tom. 1, Scriptor. Brunswic.

[357] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 38.

[358] Glaber, Chronic., lib. 3, cap. 1.

[359] Lupus Protospata, in Chronico.

[360] Guilielmus Apulus, lib. i, de Normann.

[361] Vita S. Henrici, cap. 3, in Actis Sanct. ad diem 14 julii.

[362] Antiquit. Ital., Dissert. XXXVI.

Anno di CRISTO MXXI. Indizione IV.

BENEDETTO VIII papa 10.

ARRIGO II re di Germania 20, imperadore 8.

Ardevano di voglia i Greci di aver in lor mano _Datto_, che già dicemmo

uno dei principali della Puglia ribellati alla lor signoria, e parente

del defunto Melo. Dopo l'infelice battaglia di Canne, per attestato

dell'Ostiense[363], s'era egli ritirato colla sua famiglia sotto la

protezione di Atenolfo abbate di Monte Casino. Ma poscia papa Benedetto

VIII, perchè il conosceva fedele all'imperadore Arrigo, il mise alla

custodia della torre del Garigliano, _quam idem papa tunc retinebat_,

con alcuni Normanni. Che fece il catapano greco _Boiano_ (lo stesso è

che _Bugiano_) per averlo? Guadagnò con danari _Pandolfo II principe_ di

Capua, acciocchè gli permettesse di prendere il misero Datto.

All'improvviso dunque arrivato colle sue soldatesche sotto quella torre,

cominciò a tormentarla con assalti e macchine. Per due giorni si

difesero quei di dentro, ma in fine colla torre rimasero presi. Alle

preghiere dell'abbate Atenolfo, lasciò Bugiano la libertà ai Normanni;

ma _Datto_[364] fra le catene e sopra un asinello condotto a Bari nel dì

15 di giugno, a guisa de' parricidi, chiuso in un sacco di cuoio, fu

gittato in mare. Secondo gli Annali di Pisa[365], avea Mugetto re de'

Mori, oppure, come io credo, corsaro potente, preso nell'anno precedente

castel Giovanni (forse in Sardegna) che era sotto l'arcivescovo di

Milano. Nell'anno presente poi con poderosa armata di navi tornò in

Sardegna. Allora i Pisani, tirati in lega i Genovesi contra di questo

comune nemico, fatto un grande sforzo di navi e di gente, il cacciarono

dall'isola, e maggiormente poscia attesero a stabilirsi e fortificarsi

in quella vasta isola. Il ricco tesoro d'esso Mugetto, venuto alle lor

mani, fu da essi ceduto ai Genovesi in pagamento delle loro spese e

fatiche. Il Tronci storico pisano scrive[366] che Mugetto in quest'anno

s'impadronì di nuovo della Sardegna, e che nel seguente ne fu cacciato.

E qui combattono gli storici di Pisa con quei di Genova, pretendendo i

primi che niun diritto acquistassero i Genovesi sopra la Sardegna, e gli

altri sostenendo il contrario; intorno a che li lasceremo duellare. Se

parimente vogliam credere al Tronci suddetto, i Pisani divisero poi

quell'isola in quattro giudicati, _che furono dati in governo a quattro

nobili pisani_, cioè di _Cagliari_, di _Gallura_, di _Arborea_ e di

_Torri_, volgarmente detto _Sasseri_. E tali _giudici arrivarono a tanto

fasto, che furono anche nominati regi, e le loro mogli regine_. Ma temo

io forte che non sieno assai sicure tali notizie, dappoichè ho altrove

fatto vedere[367] che in questo medesimo secolo vi era in Sardegna la

division dei giudicati, e che quei giudici usavano anche liberamente il

titolo di re: il che punto non conviene a chi unicamente fosse stato

governatore di quelle contrade per la repubblica pisana. Oltre di che,

non v'ha negli atti di quei giudici o re menomo vestigio di dipendenza

da Pisa. Anzi da un fatto narrato dall'Ostiense[368] circa l'anno 1063

si scorge che i Pisani miravano con invidia i Sardi, ed aveano nemicizia

con Barasone re di quell'isola. Però si può sospettare che molto più

tardi la potenza dei Pisani fissasse il piede nella Sardegna; o almeno

meriterebbe questo punto d'essere più sodamente chiamato ad esame.

L'insulto fatto alla torre del Garigliano, colla presa e morte crudele

di Datto, dovette far rinforzare le istanze e preghiere di papa

_Benedetto VIII_ all'Augusto _Arrigo_, perchè accorresse alla difesa

dell'Italia orientale che era in manifesto pericolo di perdersi. Perchè

Arrigo, siccome scrive Leone ostiense[369] _reputans secum, fore ut

Graeci amissa Apulia ac principatu, Romam quoque maturarent, Italiamque

totam simul amitteret_, determinò di tornare, e ben armato, in Italia.

Comunemente il Sigonio, il Baronio, il padre Pagi ed altri hanno scritto

ch'egli venisse solamente nell'anno seguente.

Ma si ha a tenere per certo che la sua calata fu nell'autunno dell'anno

presente, sotto il quale Ermanno Contratto[370] _racconta che Henricus

imperator in Italiam expeditionem movit_. E l'Annalista sassone[371]

aggiugne ch'egli _Natale Domini celebravit in Italia_. Abbiamo inoltre

documenti che ce ne assicurano. Ho io prodotto un insigne placito[372],

da lui stesso tenuto in Verona, _anno praedicti Domni Heinrici

gloriosissimi imperatoris Deo propicio, hic in Italia, octavo, sexta die

mensis decembris, Indictione V_, cominciata nel settembre di quest'anno.

Degno è d'essere rapportato qui il principio di quell'atto: _Dum in Dei

nomine foris, et non multum longe urbis veronensis, in solario proprio

beatissimi sancti Zenonis confessori Christi, quod est constructum juxta

praedictum monasterium sancti Zenonis confessoris Christi, in caminata

dormitoria ad regalem imperium in judicio resideret domnus

gloriosissimus Heinricus Romanorum imperator Augustus, unicuique

justitias faciendas, hac deliberandas, residentibus cum eo domnus Popo

sanctae aquilejensis ecclesiae patriarcha_. Fermiamoci qui per dire che

non meritava censura il Sigonio, per avere scritto che Arrigo passò in

Italia _cum Piligrino coloniensi, et Poppone aquilejensi praesulibus_,

con pretendersi che non Poppone patriarca di Aquileia, ma bensì

_Poppone_ allora arcivescovo di Treveri, ignorato dal Sigonio, quegli

fosse che accompagnò in tale spedizione l'imperadore. Perchè l'Ostiense

chiamò _arcivescovo_ questo Poppone, perciò si è creduto che sbagliasse

il Sigonio. Il Browero[373] anch'egli (e poscia il padre

Mabillone[374]), fondato solamente sopra quella parola dell'Ostiense,

quasichè il patriarca d'Aquileia non fosse anch'egli arcivescovo, si

figurò che il suo Poppone venisse in Italia, e seco menasse un grosso

corpo di truppe. Ma noi qui abbiam chiaramente _Poppone patriarca

d'Aquileia_ al corteggio dell'imperadore, e non già l'arcivescovo di

Treveri, e però salda saldissima resta l'asserzion del Sigonio.

Seguitano le parole del placito: _Pelegrinus coloniensis, Eribertus

mediolanensis, sanctarum dei ecclesiarum archiepiscopis, Johannes

veronensis, Leo vercellensis, Siginfredus placentinus, Henricus

parmensis, Arnaldus tervianensis_ (di Trivigi), _Ermingerius cenedensis,

Rigizo feltrensis, Ludovicus bellunensis, Ugo marchio_, ec. De' marchesi

d'Italia non si trovò in tale occasione a corteggiare Arrigo, se non

_Ugo_, uno degli antenati della casa d'Este, di cui tornerà occasion di

parlare. Fra i pochi che sottoscrissero, si legge ancora _Ugo marchio_.

Era, come abbiam veduto, l'imperadore in Verona nel dì 6 di dicembre. Io

il trovo nel dì 10 d'esso mese in Mantova, ciò constando da un suo

diploma, dato da esso Augusto in favore d'_Itolfo_ vescovo di quella

città, e da me pubblicato[375], le cui note guaste, da me allora non

esaminate, conviene ora raddirizzare. Tali sono esse nella copia ch'io

n'ebbi: _Data IIII idus decembris, Indictione V, anno dominicae

Incarnationis MXX, anno domni Heinrici regnantis XVIII, imperii vero

VII. Actum Mantuae in palatio ejusdem episcopi_. L'indizione V

cominciata nel settembre ci dà a conoscer che nell'originale sarà stato

scritto _anno dominicae Incarnationis MXXI_, ec. _regnantis XX, imperii

VIII_.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 36 / 277 题