[325] Annal. Pisani, pag. 107 et 167, tom. 6 Rer. Ital.
[326] Gullielmus, Apulus, Poem. de Normann., lib. I.
[327] Lupus Protospata, in Chronico.
[328] Anonymus Casinenis, tom. 5, Rer. Ital.
[329] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[330] Petrus Damian., in Vita S. Mauri Caesen., cap. I.
[331] Antiq. Italic., Dissert. LVI.
[332] Mabillon., Saecul. VI Benedict., P. I.
[333] Antiquit. Italic., Dissert. V.
[334] Antiquit. Ital., Dissertat. XX.
Anno di CRISTO MXVIII. Indizione I.
BENEDETTO VIII papa 7.
ARRIGO II re di Germania 17, imperadore 5.
Se vogliamo riposar sulla fede di Girolamo Rossi[335], seguitato
dall'Ughelli, _Arnaldo_ arcivescovo di Ravenna, fratello dell'Augusto
Arrigo, compiè il corso de' suoi giorni nel 19 di novembre dell'anno
seguente, ed ebbe per successore _Eriberto_. Ma, secondo l'Annalista
sassone[336], egli mancò di vita nell'anno presente. Potrebbono le carte
pecore dell'archivio di Ravenna mettere in chiaro qual di queste
asserzioni sia vera. Ed è da sperarlo, dacchè il padre don Pietro Paolo
Ginanni abbate benedettino con infaticabil premura va raccogliendo le
antiche memorie di quella città nobilissima. Aveva anche diligentemente
osservato il signor Sassi[337] che _Arnolfo II_ arcivescovo di Milano
cessò di vivere, non già nell'anno 1019, come si pensò il Sigonio, non
già nell'anno 1015, come si ingegnò di provar l'autore delle annotazioni
all'Ughelli[338], ma bensì nell'anno presente 1018. Infatti il suddetto
Annalista sassone sotto quest'anno medesimo scrive: _Mediolanensis
archiepiscopus obiit, et praepositus ejusdem ecclesiae Heribertus
successit_, cioè Eriberto _de loco Antimiano_, come si ha da' suoi
strumenti, arcivescovo famoso fra quei di Milano, che fece, siccome
vedremo, sudare il ciuffo all'imperador Corrado. Ch'egli ancora
ottenesse in quest'anno la cattedra milanese, si compruova con un
placito tenuto in Belasio[339], territorio di Como, da Anselmo messo
dell'imperadore Arrigo, _anno imperii domni Henrici imperatoris quinto,
mense november, Indictione secunda_. Produssi io questo documento come
scritto nell'anno 1019. Ora m'avveggo che appartiene all'anno presente,
perchè l'_indizione seconda_ ebbe principio nel settembre. Quivi _domnus
Aribertus sanctae mediolanensis ecclesiae archiepiscopus, et Albericus
sanctae cumensis ecclesiae episcopus_, citati e presenti, cedono alle
loro pretensioni sopra certe terre in favore del monistero di
sant'Ambrosio di Milano, e del suo abbate Gotifredo. Erano gli Augusti
greci adirati non poco contra di Melo ribello del loro imperio, per la
guerra da lui mossa in compagnia de' Normanni contro la Puglia di lor
giurisdizione. Però, secondochè s'ha da Lupo Protospata[340], spedirono
in quest'anno al comando delle lor armi in Italia, ossia per loro
catapano o capitano, Basilio soprannominato _Bugiano_, uomo di gran
senno ed attività. Romoaldo salernitano[341] scrive che costui portò
seco un gran tesoro, cioè il principal nerbo per ben fare la guerra.
Aggiugne dipoi ch'esso Basilio _anno MXIII_ (va scritto _MXVIII_),
_Indictione I_, fece rifabbricar nella Puglia l'antica città di _Ecana_
(si dee scrivere _Eclana_), che anticamente ebbe i suoi vescovi, e le
impose il nome di Troia. Noi sappiamo da Mario mercatore e da altri
antichi scrittori che Giuliano fiero difensor di Pelagio, e confutato
nei suoi mirabili libri da santo Agostino, fu _vescovo eclanense_.
Camillo Pellegrino pretese che la moderna città di Frigento sia
succeduta all'antichissima Eclana. L'Olstenio e il cardinal Noris[342],
crederono che Eclana fosse il luogo appellato poscia _Quintodecimo_.
Sembra ora che si possa con più fondamento aderire alla opinione di
Romoaldo salernitano, autore vivuto cinquecento anni prima e pratico di
que' paesi, allorchè attesta che la moderna città di Troia fu l'antica
Eclana, o vogliam dire Eclano. Oltre a questa città fabbricò il suddetto
Basilio _Draconaria_, _Fiorentino_, ed altri luoghi forti nella
provincia che oggidì si nomina _Capitanata_. Aggiugne il già citato
Protospata che _Ligorius Tepotriti_ (leggo _Tepotiriti_, cioè
conservatore del luogo) _fecit praelium Trani, et occisus est ibi
Joannatius Protospata. Et Romoald captus est, et in Constantinopolim
deportatus est._ Sono scure tali notizie, ma bastano a farci comprendere
la continuazion della guerra in Puglia fra i Greci e i Pugliesi
ribellati. Viene citata sotto il presente anno dal padre Mabillone[343]
una donazione _fatta da Giovanni duca_ e console di Gaeta al monistero
di san Teodoro di quella città: il che ci fa conoscere chi fosse allora
principe di Gaeta.