[280] Annalista Saxo.
[281] Ditmarus, Chronic. lib. 7.
[282] Glaber, Hist. lib. 1, in fine.
[283] Pagius, in Crit. Baron.
[284] Ditmarus, lib. 6, in fine.
[285] Baron., Annal. Eccles.
[286] Piena Esposizione per la Controversia di Comacchio.
[287] Mabill., Annal. Benedict. ad ann. 1014.
[288] Idem, ibidem.
[289] Antiquit. Italic., Dissert. XVIII et LXII.
[290] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Archiepiscop. Ravenn.
[291] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[292] Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. LXXVIII.
[293] Antichità Estensi, P. I, cap. 14.
[294] Antiquit. Italic., Dissert. XXVIII.
[295] Antiq. Italic., Dissert. XIX.
[296] Ibidem, Dissert. VIII.
[297] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[298] Ditmarus, Chronic., lib. 6 et seq.
[299] Antichità Estensi, P. I, cap. 13.
[300] Arnulfus., Hist. Mediolanens., lib. 1, c. 18.
[301] Flamma, in Manipulo Flor.
[302] Chron. Novalic., P. II, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MXV. Indizione XIII.
BENEDETTO VIII papa 4.
ARRIGO II re di Germania 14, imperadore 2.
Terminarono in quest'anno tutte le bravure e le sconsigliate speranze
del re Ardoino, non già come immaginò Gualvano Fiamma, e dopo lui il
Sigonio[303], perchè l'arcivescovo di Milano Arnolfo con un gagliardo
esercito assediasse Asti, ed obbligasse Ardoino disperato a farsi
monaco; ma perchè cadde gravemente infermo, e dovette finalmente
intendere quanto sieno caduchi i regni della terra. _Ad ultimum_ (scrive
di lui Arnolfo storico milanese di questo secolo[304]) _labore
confectus, et morbo, privatus regno, solo contentus est monasterio
nomine Fructeria_ (ossia _Fructuaria_ nella diocesi allora di Ivrea)
_ibique depositis regalibus super altare, sumtoque habitu paupere, suo
dormivit in tempore_. Ma una tal risoluzione fu da lui presa solamente
allorchè ebbe perduta la speranza di poter più vivere: che così usavano
allora anche i gran signori sul fine dei loro giorni, per comparire
davanti a Dio diversi da quello che erano stati in vita. Il tempo della
sua morte fu a noi conservato dall'Annalista sassone[305] con queste
parole all'anno presente: _Interim Hardwigus, nomine tantum rex, perdita
urbe Vercelli, quam expulso Leone episcopo diu injuste tenuerat,
infirmatur, radensque barbam_ (che tutti i secolari solevano allora
portare) _et monachus factus, tertio kalendas novembris obiit, sepultus
in monasterio_, cioè di Fruttuaria. Il padre Mabillone[306] avvertì che
la morte di Ardoino vien registrata nel Necrologio di Dijon _XIX
kalendas januarii_. Così restò libero da questo impaccio in Italia
l'imperadore Arrigo, fra il quale e Boleslao duca di Polonia durava
intanto la discordia e la guerra in Germania. Tenuto fu un bel placito
in questo anno da papa _Benedetto VIII_ in Roma, di cui ci arricchì il
medesimo padre Mabillone. Ha le seguenti note[307]: _Pontificatus domni
nostri Benedicti summi pontificis et universalis octavi papae_, ec.
_quarto, imperante domno nostro Heinrico piissimo imperatore Augusto_,
ec. _anno II, Indictione XIV, quarto die decembris_. La lite era di beni
fra Ugo abbate di Farfa, _et domnum Romanum consulem et ducem, et omnium
Romanorum senatorem, atque germanum praenominati domni pontificis_. Si
veggono mentovati in esso placito _Johannes domini gratia urbis Romae
praefectus, Albericus consul germanus praedicti praesulis_, ec. La
dignità di prefetto della città di Roma, sì cospicua negli antichi
secoli, pare che si rimettesse in piedi sotto gl'imperadori Ottoni.
Anche a' tempi di Pippino e Carlo Magno patrizii di Roma la medesima
illustre dignità ivi si osserva. Geroo proposto reicherspergense,
scrittore del secolo susseguente[308], in una lettera scritta _ad
Henricum presbyterum cardinalem_, ci avvertì che dai senatori romani si
conoscevano le cause civili solamente, e che _grandiora urbis et orbis
negotia longe superexcedunt eorum judicia, spectantque ad romanum
pontificem, sive illius vicarios, Lino et Cleto consimiles; itemque ad
romanum imperatorem, sive illius vicarium URBIS PRAEFECTUM, qui de sua
dignitate respicit utrumque, videlicet domnum papam, cui facit hominium,
et domnum imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet
exertum gladium. Sicut enim hi, quorum interest exercitum campo ductare,
congrue investiuntur per vexillum, sic non indecenter ex longo usu
praefectus urbis ab imperatoribus cognoscitur investitus per gladium
contra malefactores urbis exertum. Praefectus vero urbis desuper sibi
dato gladio tunc legitime utitur ad vindictam malorum, laudem vero
bonorum, quando exinde tam domno papae, quam domno imperatori ad
honorificandum sacerdotium et imperium famulatur, promissa vel jurata
utrique fidelitate_, ec. Tale era in quei tempi il governo di Roma e del
suo ducato. Ho io pubblicato un bel placito[309], che ci fa conoscere
che _Bonifazio_ marchese, padre della celebre contessa Matilda, non meno
che del fu marchese _Tedaldo_ suo padre, signoreggiava in Ferrara. Fu
esso tenuto, _pontificatus domni nostri Benedicti summi pontificis anno
quarto, regni vero Henrici regis, qui antea regnabat, quam coronam
imperii suscepisset, undecimo_ (questa è l'epoca del regno di Italia),
_sed postquam coronam imperii suscepisset, secundo, in Dei nomine, die
XIV mensis decembris, Indictione XIV. Ferrariae_. La lite era fra
Martino abbate del monistero di san Genesio di Brescello ed Ugo vescovo
di Ferrara, a cagione del monistero di san Michele Arcangelo, posto in
essa città di Ferrara. Secondo l'abuso di quei tempi, si venne
all'esibizion del duello, ma in fine il vescovo si diede per vinto.