NOTE:

[266] Ermannus Contractus, in Chron.

[267] Antichità Estensi, P. I, cap. 11.

[268] Bacchini, Istor. del Monist. di Polirone nell'Append.

[269] Chronic. Vulturn., P. II, tom. 1. Rer. Ital.

[270] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[271] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXXVI.

[272] Antichità Estensi, P. I, cap. 14 e 15.

[273] Ditmarus, Chronic., lib. 6, in fin.

Anno di CRISTO MXIII. Indizione XI.

BENEDETTO VIII papa 2.

ARDUINO re d'Italia 12.

ARRIGO II re di Germania 12, d'Italia 10.

Già si è veduto che ARDOINO re d'Italia avea ripigliato il dominio di

Pavia e d'altre città, e si può credere che il Piemonte tutto aderisse a

lui. Non abbiamo storia d'Italia che ci dia lume per gli avvenimenti

d'allora. Contuttociò è facile ed insieme giusto l'immaginare che

durasse molto la guerra fra Ardoino e quei della sua fazione dall'una

parte, e le città aderenti al re Arrigo dall'altra. Il solo Arnolfo,

storico milanese di questo secolo[274], ci ha lasciato due parole

bastanti a farci conghietturare il resto. Così egli scrive: _Verumtamen

reassumtis interim viribus Ardoinus juxta posse ultionem exercet in

perfidos. Siquidem postea Vercellensium urbem cepit, Novariam obsedit,

Cumas invasit, multaque alia demolitus est loca sibi contraria_. Siccome

vedremo, pare che ciò avvenisse nell'anno seguente, come ancora osservò

il Sigonio[275], quantunque Arrigo allora fosse venuto in Italia, e

fosse creato imperadore. Puossi ben conghietturare da questo che non

dovettero godere gran calma le città aderenti in Lombardia ad Arrigo

prima della di lui seconda venuta in Italia. Ora qui due importanti

punti cominciano a trasparire nella storia d'Italia. L'uno è parer

verisimile che da questi torbidi avesse principio la gara e l'odio

implacabile che andrem da qui innanzi osservando fra le due nobilissime

città di Milano e Pavia; giacchè la prima teneva per Arrigo, e l'altra

per Ardoino: gara facile e familiare fra le città vicine, e massimamente

se potenti, ma accresciuta fra queste due per la suddetta discordia, e

per le pensioni dure che tengono dietro alla guerra. L'altro è che i

popoli della Lombardia per questa occasione e necessità cominciarono ad

imparare a maneggiar le armi da sè stessi, o per offendere altrui, o per

difendere le proprie cose; il che loro inspirò animi più grandi, ed

anche dell'orgoglio, di modo che presto li vedremo alzar la testa sin

contro i sovrani, e tendere a gran passi alla libertà, e conseguirla in

fine con un considerabile cambiamento di governi in Italia. Ma prima di

narrar la seconda venuta del re Arrigo, raccoglieremo alcune altre poche

notizie che riguardano l'anno presente. Leggesi una donazione fatta da

papa Benedetto VIII a Guido abbate di Farfa[276] _anno, Deo propitio,

pontificatus domni Benedicti summi pontificis et universalis papae VIII

in sacratissima sede beati Petri primo, Indictione XI, mense junio, die

II_. In quest'anno parimente _die quinto mense madio, Indictione XI,

Adalberone_ duca di Carintia, e marchese della marca di Verona, tenne un

placito[277] _in comitatu veronense in loco et fundo monasterii sancti

Zenonis, non longe prope muros civitatis Veronense_, dove fu decisa una

causa in favore del nobilissimo monistero di san Zacheria di Venezia.

Perchè quivi si trattava di una corte posta nel territorio di Monselice,

di cui erano padroni allora i marchesi _Alberto Azzo I_ ed _Ugo_

fratelli, antenati della casa d'Este, perciò anch'essi v'assisterono, e

il notaio scrisse la carta _ex jussione domni Azoni et Ugoni

marchionis_. Abbiamo, oltre a ciò, un altro placito, tenuto dai suddetti

due marchesi in Monselice (segno del loro dominio in quella riguardevol

terra), _anno domni Henrici regis hic in Italia decimo die mense madio,

Indictione XI_. Il suo principio è questo: _Dum in Dei nomine in

comitatu patavensi et in judiciaria montisillicana in praedicto loco

Montesilice in mansione publica resideret domnus Azo et Ugo germanis

marchiones_, ec. Nelle sottoscrizioni si legge _Adelbertus, qui Azo

vocatur_, ec. _Ugo marchio_, ec. Però cominciamo a scorgere in que'

paesi i principi progenitori della casa d'Este, forse per eredità loro

pervenuta da Ugo marchese di Toscana. Ed è ben verisimile che già

possedessero _Este, Rovigo_, ed altre terre e castella che troveremo,

andando innanzi, di loro giurisdizione. Dopo avere il re Arrigo dato

buon sesto agli affari della Germania, e stabilita qualche concordia con

Boleslao duca di Polonia, determinò di tornare per la seconda volta in

Italia. Doveano essere frequenti e caldi gl'inviti che venivano dalle

città di Lombardia, travagliate dalle armi del re Ardoino. Ma quel che

più stava a cuore al re Arrigo, era la protezione impresa di papa

Benedetto VIII, e la brama di vedersi in capo la corona imperiale. Però

sul finir dell'autunno[278] colla regal consorte _Cunegonda_ e con un

possente esercito, al dispetto delle piogge dirotte e delle inondazioni

dei fiumi, comparve in Italia; ed arrivato a Pavia, quivi _Natale Domini

honorifice celebravit_. Girolamo Rossi[279] scrive, che esso re in

quest'anno fu in _Ravenna_, dove confermò abbate del monistero di santo

Adalberto vicino al Po san Romoaldo, sommamente da lui venerato per la

sua santità. Ho io pena a credere succeduto nell'anno presente un tal

fatto. Contuttociò si vegga all'anno seguente. L'ingresso poi d'esso

Arrigo in Pavia, senza che gli scrittori facciano menzione di

opposizione alcuna, porge a noi motivo di credere che i Pavesi atterriti

dalle forze di Arrigo tornassero, prima che egli arrivasse, alla di lui

divozione senza farsi pregare, ed ottenessero il perdono.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 28 / 277 题