NOTE:

[254] Romualdus Salern., in Chron. l. 6 Rer. Ital.

[255] Lupus Protospata, in Chronico.

[256] Curopalata.

[257] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.

[258] Annalista Saxo. Hermannus Contractus, in Chron.

[259] Marianus Scotus, in Chron. Ditmar., Chron., lib. 6.

[260] Guichenon, Bibliothec. Sebus Centur. II, cap. 10.

[261] Ughell. Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Bobiens.

[262] Ditmarus, Chron., lib. 7.

[263] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 2.

[264] Mabillonius, Annal. Benedict. ad hunc annum.

[265] Antiquit. Italic., Disser. V, pag. 195.

Anno di CRISTO MXII. Indizione X.

BENEDETTO VIII papa 1.

ARDOINO re d'Italia 11.

ARRIGO II re di Germania 11, di Italia 9.

Scrive Ermanno Contratto[266] che in quest'anno fu chiamato da Dio

all'altra vita _Corrado duca_ di Carintia. Questi era figliuolo di

_Ottone_, duca parimente di Carintia e marchese della marca di Verona,

da noi menzionato di sopra, e fratello di _Brunone_, cioè del già papa

_Gregorio V_. Lasciò dopo di sè un figliuolo appellato anch'esso

_Corrado_. Ma il re Arrigo, forse perchè questo principe si trovava in

età non per anche capace da governar popoli, conferì il ducato suddetto

della Carintia ad _Adalberone_, giacchè non erano per anche stabilite le

leggi feudali usate oggidì. Ho io prodotto un placito[267] tenuto

nell'anno seguente fuori di Verona da esso Adalberone, chiamato ivi

_Adalperio dux istius marchiae_. Se Ottone fu nello stesso tempo duca di

Carintia e marchese di Verona, e tale veggiamo ancora che fu il suddetto

Adalberone, per conseguenza intendiamo che anche _Corrado_ duca di

Carintia, morto in quest'anno, dovette essere marchese di Verona.

Andavano allora congiunti questi due governi. Fra i documenti pubblicati

dal padre Bacchini[268] nella Storia del monistero di Polirone abbiamo

una donazione fatta ad esso monistero da _Bonifazio_ marchese, padre

della contessa Matilda, esistente in Pigognaga, oggidì terra del

Mantovano. Le note son queste: _Henricus gratia Dei rex, anno regni ejus

Leo propitio, in Italia nono, VIII kalendas augustus, Indictione

decima_, cioè nell'anno presente. Egli s'intitola nella seguente forma:

_Ego in Dei nomine Bonifacius marchio, filius domni Theudaldi itemque

marchio qui professo sum ex natione mea lege vivere Langobardorum_. Han

creduto il Sigonio, il Fiorentini ed altri moderni che _Tedaldo_

marchese, padre d'esso Bonifazio, cessasse di vivere nell'anno 1007. Ma

non trovandosi qui segno alcuno che Tedaldo fosse morto, cioè non

comparendo il _quondam_, usitata parola per tale effetto; ed essendo

simile questa formola all'altra che abbiam veduto nella donazione fatta

dal medesimo marchese Bonifazio nell'anno 1004, quanto a me, sospendo la

credenza della di lui morte in quell'anno. Per altro abbiam già

osservato introdotto il costume, che vivente ancora il padre _marchese_,

i figliuoli talvolta venivano decorati del medesimo titolo per

concessione, credo io, degli imperadori ossia dei re d'Italia. Abbiamo

nella Cronica del monistero di Volturno[269] una bolla data da _papa

Sergio IV_ in favor di quell'insigne monistero, con queste note: _Data V

kalendas martii, anno Deo propitio, pontificatus domni nostri Sergii

sanctissimi quarti papae, sedente anno tertio, Indictione supradicta

decima_, cioè nell'anno presente. Altri atti del medesimo papa spettanti

al marzo e all'aprile di quest'anno son citati dal padre Mabillone, ed

uno del dì 16 di giugno del cardinal Baronio. Però ragionevolmente dopo

il padre Papebrochio pensò il padre Pagi, che questo pontefice passasse

a miglior vita prima dell'agosto dell'anno presente, e che

immediatamente gli succedesse _Benedetto VIII_, il quale in fatti si

truova papa nel dì 2 d'esso mese d'agosto. Ciò costa da una carta

d'accordo seguito fra Guido abbate di Farfa[270] _et inter Johannem.

Domini gratia, ducem atque marchionem, necnon et Crescentium, Dei nutu,

honorabilem comitem germanum ipsius, de curte, quae vocatur sancti

Getulii_. Fu stipulato quello strumento nello stesso monistero di Farfa,

_anno Deo, propitio, pontificatus domni nostri Benedicti summi et

universalis octavi papae primo, Indictione X, mense augusto, die XXII_.

La moglie di Crescenzio conte viene appellata _Hitta illustrissima

ducatrice_.

Non sappiam bene se il monistero di Farfa posto nella Sabina, il quale

nei tempi addietro era compreso nel ducato di Spoleti, fosse in questi

tempi suggetto al temporal dominio dei papi. Ne ho io sospetto, al

vedere mentovati nei cataloghi anteposti alla cronica di Farfa _Leo dux

sabinensis, Rayno dux sabinensis_, e _Joseph dux sabinensis_, con

trovarsi poi degli altri che altro non portano se non il titolo di

_comes sabinensis_. I primi paiono ministri del papa, gli altri

dell'imperadore, ossia del re d'Italia. Per altro, essendosi finora

osservato che il _dux et marchio_ soleva indicare chi era duca di

Spoleti e marchese di Camerino, inclinerei a credere che quel _Johannes

dux et marchio_ avesse goduto amendue quei governi, succeduto forse ad

Ugo già marchese di Toscana. Leggesi poi nel Bollario casinense[271] un

diploma del re Arrigo, dato _pridie idus maij, anno dominicae

Incarnationis MXII, Indictione decima, domni vero Henrici regis secundi

regnantis X. Actum Pavenberg_, cioè in Bamberga. Conferma egli alla

badia di Firenze le corti, _quas quondam Bonifacius marchio per

chartulas offersionis eidem tradidit monisterio_, cioè donate, come di

sopra vedemmo nell'anno 1009, da _Bonifazio_ marchese figliuolo di

Adalberto conte, vivente secondo la legge ripuaria, e differente dal

padre della contessa Matilda. Siccome ho io con chiari documenti

provato[272], da _Oberto I_ marchese e conte del sacro palazzo,

progenitore dei principi della casa d'Este, nacque _Oberto II_ marchese;

e questi ebbe due figliuoli, cioè _Adalberto_, ossia _Alberto Azzo I_,

ed _Ugo_, amendue marchesi, vivente ancora il padre. Truovansi questi in

Casal maggiore, terra di lor dominio, in quest'anno, dove fanno una

donazione al vescovato di Cremona. Sono ivi appellati: _Nos in Dei

nomine Azzo et Ugo germanis, et filii Auberti marchio, qui professi

sumus ex natione nostra lege vivere Longobardorum. Ipso namque genitor

noster nobis consentiente_, ec. Si sottoscrivono _Azo, Ugo marchio,

Otbertus marchio_, cioè il loro vivente padre. Lo strumento si vede

scritto: _Enricus gratia dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, hic in

Italia octavo, VI kalendas martii, Indictione decima_, cioè nell'anno

presente. In un altro strumento parimente di quest'anno, scritto IX

kalendas martii, sono chiamati _Azo et Ugo germanis, et filii Uberti

marchio_. In un altro documento dell'anno 1011, _sexto die mensis madii,

Indictione IX, Adelaide_, ossia _Adela comitissa et conjux Azoni

marchio_, compera varii beni. La stessa in un altro, stipulato _sesto

die mensis septembris_ dell'anno presente, dona beni posti in _comitatu

Auciense_ (oggidì lo _Stato pallavicino_ tra Parma e Piacenza) al

vescovato di Cremona. Quivi è appellata _Adela comitissa, Conjus Azoni

marchio_, ec. _ipso namque jugale et Mundoaldo meo mihi consentiente, et

mihi cui supra Azoni praedictus, Otbertus genitor meus, similiter mihi

consentiente_. Col lume di sì fatti documenti andremo vedendo la

continuazione dei principi appellati poscia _marchesi d'Este_. Ma papa

Benedetto VIII poco di quiete potè godere nella sedia pontificia.

Ditmaro[273] ci fa sapere che egli nell'elezione ebbe per concorrente un

certo _Gregorio_, il quale restò bensì allora inferiore nei voti, ma da

lì a non molto divenne superiore nella forza, in maniera che papa

Benedetto fu costretto ad uscire di Roma. Andossene egli in Germania a

trovare il re Arrigo per raccomandarsi, alla di lui protezione, e

celebrò con esso lui in Palithi il santo Natale. Allora fu che si

concertò di creare imperadore Arrigo. Ne ardeva egli di voglia, e il

papa conosceva anch'egli la necessità di mettere un Augusto sulle teste

troppo allora caparbie e sediziose de' Romani. Quando e come tornasse il

papa in Roma, prima che vi giugnesse Arrigo, non è a noi ben noto.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 27 / 277 题