[247] Giovanni Villani, Istor., lib. 4, cap. 5.
[248] Ammirati, Istor. Fiorent.
[249] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.
[250] Lupus Protospata, in Chronico.
[251] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 37.
[252] Ademarus, in Chron. apud Labbe.
[253] Glaber Rodulfus, in Chronico.
Anno di CRISTO MXI. Indizione IX.
SERGIO IV papa 3.
ARDOINO re d'Italia 10.
ARRIGO II re di Germania 10, d'Italia 8.
Già ho accennata la ribellione dei Pugliesi, capo de' quali era Melo,
con essersi sottratti al dominio dei Greci. Scrive Romualdo
salernitano[254]: _Anno MXI, Indictione IX, fames validam Italiam
obtinuit. Quo tempore Mel catipanus cum Normannis Apuliam impugnabat_.
Ecco il _catipanus_ o _catapanus_, adoperato invece di _capitanus_, o
_capitaneus_. Ma questo storico anticipa di troppo la venuta dei
Normanni a guerreggiare in Puglia. Potrebbe ben essere che nell'anno
presente seguisse l'assedio di Bari fatto da Basilio generale dei Greci,
ed accennato da Leone ostiense. In un testo di Lupo Protospata[255] pare
che tale assedio sia narrato all'anno precedente. In un altro è posto
sotto l'anno 1013. Forse anche la ribellione dei Pugliesi non divampò se
non in quest'anno, oppure nel seguente, perchè lo storico greco
Curopalata[256] mette nei primi mesi dell'anno presente alcune disgrazie
che servirono di preludio. Comunque sia, abbiamo dall'Ostiense[257], che
ancorchè entro essa città di Bari assistesse Melo alla difesa, pure quel
popolo vilmente sosteneva il peso degli assalti; e però dopo un mese
d'assedio trattarono di rendersi e di dar lo stesso Melo in mano de'
Greci. Ebbe Melo conoscenza di questa trama, e la fortuna di salvarsi
segretamente in compagnia di Datto, con rifugiarsi in Ascoli, città che
s'era anch'essa ribellata. Quivi fu di nuovo assediato, laonde una notte
gli convenne fuggire anche di là insieme con Datto, e ritirarsi a
Benevento. Poscia andò a Salerno, indi a Capoa, meditando sempre le
maniere di liberar la sua patria dalla tirannia de' Greci, e studiandosi
di muovere que' principi in aiuto suo. Ebbe nuova guerra in quest'anno
il re Arrigo con Boleslao duca di Polonia[258]. Con gran solennità fece
il re Arrigo[259] dedicare anche nel presente anno (se pure non fu
piuttosto nel seguente) la chiesa di Bamberga. _Giovanni_ patriarca
d'Aquileia con più di trenta vescovi fece quella sacra funzione. Ci
somministra a quest'anno il Guichenon[260] una donazione fatta dal re
Ardoino a san Siro, cioè alla cattedrale di Pavia, _pro anima patris
nostri Doddonis, et pro anima patrui nostri domni Adalberti, rogante
domno Willelmo marchione carissimo consobrino germano nostro_. Tale atto
fu scritto _anno dominicae Incarnationis MXI, tertio kalendas aprilis,
Indictione IX. Actum Bobii in episcopali palatio_. È osservabile che non
compariscono qui gli anni del suo regno. Scorgiamo poi che il dominio di
esso re Ardoino si stendeva anche nella città di Bobbio, situata sulla
Trebbia, ventiquattro miglia sopra di Piacenza. Se è vero questo
documento, converrà dire che prima dell'anno 1014, cioè prima di quel
che pensasse l'Ughelli[261], fosse creato il primo vescovo di Bobbio. Ma
Ditmaro[262], storico di questi tempi, ci assicura che quel vescovo fu
istituito nell'anno 1014, e però fondamento giusto ci è di dubitare
della legittimità di questo documento. Qualora poi si potesse provare,
come pensò il suddetto Guichenon[263], che _Berengario II_ re d'Italia
avesse avuto un figliuolo chiamato _Doddone_ ossia _Oddone_, noi
potremmo dedurre dal documento suddetto, che il re Ardoino fosse nipote
di lui, e per pretensioni ereditarie avesse conseguito la corona
d'Italia. Perciocchè in tal caso _Adalberto_, zio paterno d'esso
Ardoino, sarebbe quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia, scacciato
da Ottone il Grande. E _Guglielmo_ marchese, qui nominato, sarebbe
_Otton Guglielmo_ figliuolo di esso re Adalberto, che in questi tempi
tuttavia vivente era conte ossia duca di _Borgogna_. Ma io non so che
Berengario II avesse se non tre figliuoli, cioè _Adalberto, Conone_,
ossia Corrado, e _Guido_; e qui poi si tratta di un documento che non è
affatto sicuro. Per testimonianza del padre Mabillone[264], in
quest'anno, _undecima die decembris, anno Sergii papae tertio_, tenuto
fu un placito in Roma davanti a Giovanni patrizio, e a Crescenzio
prefetto della città, in cui Guido abbate del monistero di Farfa vinse
una casa di ragione del suo monistero. Resta a noi ignoto come allora si
regolasse il governo di Roma. Era in questi tempi console e duca di
Napoli _Sergio IV_ mentovato da Leone ostiense, e in un documento da me
dato alla luce[265].