[182] Antiq. Ital., Dissert. XXXI, pag. 965.
[183] Annalista Saxo apud Eccardum.
[184] Ditmarus, Chron., lib. 6.
[185] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[186] Pagius, in Critic. Baronii.
[187] Annales Hildesheim.
[188] Chronographus Saxo apud Leibnitium.
[189] Hermannus Contractus, in Chron.
[190] Adelboldus in Vita S. Henrici.
[191] Bacchini, Istoria del monistero di Polirone, Append., pag. 20.
[192] Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 16.
[193] Adelboldus, in Vit. S. Henrici, §. 48.
[194] Chronic. Regum Ital. tom. 1 Anecdot. Latin.
[195] Arnulfus, Hist. Mediolanens., lib. 1.
[196] Ugo Flaviniacens., in Chron.
[197] Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.
[198] Annalista Saxo.
[199] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.
[200] Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.
[201] Adelboldus, in Vita S. Henrici.
[202] Struv., Corp. Hist. German., in Henrico II.
[203] Antiquit. Ital., Dissert. VI.
[204] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[205] Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.
[206] Tronci, Annal. Pisan.
[207] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.
[208] Ibid., tom. 1, pag. 120.
Anno di CRISTO MV. Indizione III.
GIOVANNI XVIII papa 3.
ARDOINO re d'Italia 4.
ARRIGO II re di Germania 4, d'Italia 2.
Qualor si voglia prestar fede agli Annali pisani, _fuit capta Pisa a
Saracenis_[209]. Il Tronci, storico di quella città, narra che i Pisani
colla lor armata navale passarono in Calabria contra de' Saraceni, e
trovatili rifugiati nella città di Reggio, vi posero l'assedio, e datale
aspra battaglia, se ne impadronirono, con mettere a fil di spada tutti
quegl'infedeli, e dare il sacco alle lor case. Aggiugne che Musetto re
saraceno, divenuto padrone della Sardegna, inteso che la città di Pisa
si trovava allora sprovveduta di combattenti, per essere eglino andati
in corso, venne con grossa armata, prese quella città, la saccheggiò, e
ne bruciò quella parte che si chiamò poi _Chinsica_, perchè una donna
chiamata Chinsica Gismondi, vedendo il pericolo della città, andò
gridando al palazzo de' rettori della repubblica, e fece dar campana a
martello; per la qual cosa i Barbari si diedero alla fuga. Fu poi alzata
una statua a questa donna, e dato il nome di lei alla parte abbrugiata
di essa città. V'ha delle contraddizioni in quel racconto, e, quanto a
me, io il credo in parte favoloso. Forse il nome di _Chinsica_ venne
dalla lingua arabica a quella parte di Pisa, perchè ivi soleano abitare
i mercatanti arabi ossia saraceni che venivano a trafficare in Pisa.
Abbiamo dal Dandolo[210] che nell'anno XV di _Pietro Orseolo II_, doge
di Venezia, il quale dovrebbe coincidere coll'anno presente o col
susseguente, una terribil carestia e moria fu non solamente in Venezia,
ma per tutto il mondo, in guisa che innumerabil gente perì. Fra gli
altri che restarono preda di questo malore, si contò _Giovanni_
figliuolo d'esso doge e suo collega nel ducato. E da lì a sedici dì
soggiacque al medesimo funesto influsso anche _Maria_ sua moglie, quella
stessa ch'egli avea condotta da Costantinopoli, sorella di Romano,
poscia imperadore de' Greci, come di sopra vedemmo all'anno 999. Di
questa donna s'ha da intendere ciò che scrive san Pier Damiano colle
seguenti parole[211]: _Dux Venetiarum constantipolitanae urbis civem
habebat uxorem, quae nimirum tam tenere, tam delicate vivebat, et non
modo superstitiosa, ut ita loquar, se se jucunditate mulcebat, ut etiam
communibus se aquis dedignaretur abluere; sed ejus servi rorem coeli
satagebant undecumque colligere, ex quo sibi laboriosum satis balneum
procurarent_ (lo creda chi vuole). _Cibos quoque suos manibus non
tangebat, sed ab eunuchis ejus alimenta quaeque minutius concidebantur
in frusta; quae mox illa quibusdam fuscinulis aureis atque bidentibus
ori suo liguriens adhibebat. Ejus porro cubiculum tot thymiamatum
aromatumque generibus redundabat, ut et nobis narrare tantum dedecus
foeteat, et auditor forte non credat._ Seguita poscia a dire che Dio
colpì la vanità e superbia di questa donna, perchè _corpus ejus omne
computruit, ita ut membra corporis undique cuncta marcescerent, totumque
cubiculum intolerabili prorsus foetore complerent_. In tale stato,
fuggita da tutti, terminò la sua vita questa vanissima principessa. Si
ingannò il Dandolo, riferendo parte di queste parole di san Pier Damiano
a' tempi di Domenico Silvio che fu eletto doge di Venezia nell'anno
1071. A questi tempi appartiene un tal fatto. Ma perciocchè l'abbate
urspergense[212] mette la fame sotto l'anno precedente, nel quale
parimente accadde la peste, per testimonianza del cardinal Baronio[213],
potrebbe taluno credere che a quell'anno si avesse da riferire
l'avvenimento suddetto. Parla Ermanno Contratto[214] di questa carestia
all'anno presente. All'incontro Sigeberto[215] e gli Annali
d'Ildeseim[216] la mettono nell'anno seguente. Attese in questo anno il
re Arrigo a domar Boleslao occupator della Boemia, e il ridusse a
capitolar con giubilo di tutti i popoli. Stando in Utrecht confermò i
privilegii del monistero ambrosiano con diploma[217] dato _anno
dominicae Incarnationis MV Indictione III, anno vero domni Heinrici II,
regis III, data VI nonas maii. Actum Trajectum._