[53] Antiquit. Italic., Dissert. XLI.
[54] Chronographus Saxo apud Leibnitium.
[55] Puricellius Monument. Basil. Ambrosian.
[56] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
[57] Antiquit. Ital., Dissert. XXVIII, p. 793.
[58] Ibidem, Dissert. LXII.
[59] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[60] Annalista Saxo apud Eccardum.
[61] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[62] Antiquit. Ital., Dissert. XIX, pag. 9.
[63] Petrus Damiani, Epist. II ad Cadalpum.
[64] Cronographus Saxo.
[65] Ditmarus, Chronic., lib. 4. Annalista Saxo. Glaber, Rodulphus lib.
1 cap. 4.
[66] Mabill., Annal. Benedict., ad hunc annum.
[67] Labbe Concil., tom. 9.
[68] Agnell., Vit. Episcopor. Ravenn., P. I tom. 2 Rer. Ital.
[69] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
[70] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[71] Antiquit. Ital., Dissert. V.
[72] Guichenon, Bibliotec. Sebus. Centur. I, cap. 87.
[73] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXV.
[74] Antiquit. Ital., Dissert. X.
[75] Lupus Protospata, in Chronico.
[76] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.
[77] Mabill., Annal. Benedict. Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer.
Italic.
Anno di CRISTO DCCCCXCIX. Indiz. XII.
SILVESTRO II papa 1.
OTTONE III re 17, imperad. 4.
Venne a morte in quest'anno nel dì 12 di febbraio, secondochè abbiamo
dal suo epitaffio, _Gregorio V_ papa, senza che alcuno degli antichi
storici parli più precisamente di questo fatto. Egli era nel più bel
fiore della sua gioventù, e probabilmente corse qualche sospetto che la
fazion di Crescenzio avesse saputo trovar modo di sbrigarsi di un papa
odiato da essi, parente dell'imperadore, e tanto assistito dalla potenza
di lui. Leggesi anche oggidì nella basilica vaticana il suo epitaffio,
rapportato da Pietro Mallio, dal cardinal Baronio, dall'Aringhi e da
altri. Non dovea per anche essere abbastanza appagata l'ambizione di
_Gerberto_ coll'arcivescovato di Ravenna, contuttochè allora fosse
quella chiesa una delle più riguardevoli e ricche della Cristianità.
Venuta la vacanza della santa Sede, s'adoperò egli per ottenerla colla
protezione ed autorità dell'imperadore, stato già discepolo suo: se pure
lo stesso Ottone III quegli non fu che per avere un pontefice ben
affetto e dipendente dai suoi cenni, il promosse a questa eccelsa
dignità. Se si vuol prestar fede ad un diploma da me dato alla luce, nel
primo dì di gennaio dell'anno presente si trovava esso Augusto in
Verona[78], dove concedette ai canonici di Parma per interposizione di
_Sigefredo vescovo_ parmigiano _curtem de Palationi, quae dicitur sancti
Secundi, cum castello et villis_. Siccome facilmente si osserva nelle
antiche memorie, bene spesso sotto nome di _corte_ era compreso un
territorio che avea castello e parrocchia sua particolare. Il diploma fu
dato _kalendis januarii anno dominicae Incarnationis DCCCCXCIX,
Indictione XIII, anno tertii Ottonis regnantis XVII, imperantis IIII.
Actum Veronae._ Ma queste note tutte convengono non al presente anno, ma
bensì al susseguente; e sarà stato adoperato l'anno veneto e fiorentino,
che durava nei primi mesi dell'anno millesimo della nostra salute.
Comunque sia, era esso Augusto in Roma, allorchè accadde la morte di
Gregorio V, oppure accorse egli frettolosamente colà a questo disgustoso
avviso. Scrive il Cronografo sassone[79] che nel dì 7 di febbraio di
questo anno diede fine alla sua vita _Matilda_, figliuola di _Ottone I_
Augusto, ed egregia badessa quindilinburgense, alla cui saviezza
superiore al suo sesso, avea l'Augusto Ottone III lasciato il governo
del regno germanico. Furono spediti ambasciatori per portare
all'imperadore questa infausta nuova, i quali _Romam pervenientes
praefactum imperatorem recenti nepotis sui papae Brunonis, qui romana
lingua Gregorius dicebatur, obitu admodum moestum reperiunt_. Era egli
dunque in Roma, poco dopo la morte del papa, e quivi parimente il truovo
nel dì 7 di maggio, ciò apparendo da un suo diploma[80] dato alla chiesa
di Vercelli, _nonis maii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIIII,
Indictione XII, anno tertii Ottonis regis XV, imperatoris III. Actum
Romae._ È considerabile in esso diploma il dirsi: _Damus omnia praedia
Arduini filii Dodonis, quia hostis publicus adjudicatus episcopum Petrum
vercellensem interfecit, et interfectum incendere non expavit._ E pure
questo _Ardoino_ figliuolo di Dodone, oppur di Oddone, quel medesimo
sembra essere stato che da qui a non molto vedremo re d'Italia, con
essere caduta la corona del regno d'Italia in un sì crudele ed empio
personaggio. Ora i buoni ufizii, oppure l'autorità di Ottone III
Augusto, furono cagione che _Gerberto_, già arcivescovo di _Rems_,
poscia di _Ravenna_, giugnesse a salire sulla cattedra pontifizia di
_Roma_ nel dì due d'aprile, col prendere il nome di _Silvestro II_. È
famoso quel verso, composto da lui, o da altri:
_Scandit ab R. Gerbertus ad R. post papa viget R._
Egli ebbe per successore nella cattedra archiepiscopale di Ravenna
_Leone abbate_ nonantolano.
Era tuttavia vivente _Adelaide_, vedova di Ottone il Grande, intenta
solo alle limosine e ad altre opere di pietà, per le quali si meritò poi
d'essere annoverata fra i santi. Aveva ella, oltre ad altri monisteri,
fondato fuor di Pavia l'insigne di san Salvatore. Al medesimo in
quest'anno nel dì 13 di aprile, trovandosi ella _infra castrum, qui
dicitur Asterna, judiciaria, alsasiense_, cioè in Alsazia, fece una
magnifica donazion di beni, che si legge nello strumento da me dato alla
luce[81]. S'era la buona imperadrice portata in Borgogna per mettere la
pace fra i sudditi di _Rodolfo II_ re suo nipote, e per visitar quei
luoghi santi. Infermatasi finalmente, piena di meriti, passò a miglior
vita[82] nel dì 16 di dicembre dell'anno presente, e onorata da Dio con
varii miracoli, fu seppellita in Selts. Noi poscia troviamo l'Augusto
Ottone nel celebre monistero di Subiaco, dove concede a Pietro monaco
licenza di fabbricare una chiesa, con un diploma[83] dato _III idus
augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVIIII, Indictione XII, anno
tertii Ottonis regnantis XVI, imperantis IIII. Actum Sublaci in sancto
Benedicto._ Con altro suo diploma ordinò dipoi che il nobil monistero di
Farfa non avesse in avvenire a concedersi in benefizio ossia in commenda
ad alcuno. Esso privilegio[84] fu dato _V nonas octobris_ di questo
anno, _Indictione XII, anno regni XVI, imperii IV. Actum Romae._ Son
degne in questo diploma le seguenti parole: _Nos quadam die Romam
exeuntes pro restituenda republica, cum marchione nostro Hugone, et
concilia imperii nostri cum venerabili papa Silvestro secundo, et cum
aliis nostris optimatibus, ibidem tractavimus._ Questo Ugo era il
marchese e duca di Toscana, talmente introdotto nella corte di Ottone
III Augusto, che gli serviva non solamente di consigliere, ma in certa
maniera anche da aio.
Abbiamo poi da Leone ostiense[85] che in quest'anno _Laidolfo principe_
di Capoa, perchè scoperto di aver tenuta mano nell'assassinamento di
_Landenolfo_ suo fratello, fu cacciato in esilio dall'imperadore Ottone,
e sostituito in suo luogo da _Ademario_ nobile capuano. Da un diploma
ancora, rapportato nella Cronica del monistero di santa Sofia[86], si
scorge che esso Augusto era in Benevento _V idus novembris_ del presente
anno, quivi ben trattato da _Pandolfo II_ principe di quella città. E
quando sussista questo documento, facilmente si potrà verificare ch'egli
si trovasse prima in quella medesima città _VII idus julii_, nel qual
giorno, scrive _Roberto abbate_ tuiziense[87] che santo _Eriberto_ fu
consecrato arcivescovo di Colonia in _Benevento_, dove era la corte
dell'imperadore. Anche il padre Bollando dubitò di questo giorno. Ma
Ademario poco godette del suo principato di Capoa; perciocchè, secondo
il suddetto Ostiense, _paulo post_, cioè quattro mesi dappoi, dai
cittadini di Capoa fu discacciato, e in luogo suo fu creato principe
_Landolfo IV_ da sant'Agata, figliuolo di _Landolfo III_ già principe di
Benevento. Tornato che fu Ottone III a Roma, tenne un riguardevol
placito, rapportato dal padre Mabillone[88] e nella Cronica del
monastero di Farfa[89], _anno, Deo propitio, pontificatus domni nostri
Silvestri summi pontificis et universalis secundi papae primo, et
imperii domni nostri tertii Ottonis, a Deo coronati, magni et pacifici
imperatoris anno IIII, Indictione XIII, mense decembris die secunda._
Litigavano fra loro l'abbate di Farfa _Ugo_ e _Gregorio abbate_ dei
santi Cosma e Damiano, monistero posto _Romae trans Tiberim in Mica
Aurea_, a cagione della cella di santa Maria in Minione. Davanti a papa
_Gregorio V_ s'era agitata questa causa, _et tunc supradictus domnus
Gregorius papa propter pecuniam, quam acceperat a Gregorio abbate,
iratus est contra Hugonem abbatem_, e il forzò a cedere. Dopo la morte
di papa Gregorio reclamò _Ugo abbate_ di Farfa davanti l'imperadore, in
Roma nel palazzo imperiale; ed essendo stato più volte citato l'abbate
Gregorio, e ricusando di comparire l'imperadore, col consiglio del
giudici, diede il possesso di quella cella all'abbate di Farfa, con
intimar la pena di cento libbre d'oro puro ai contravventori, da
applicarsi, _medietatem camerae imperatoris, et medietatem praefato
monasterio sanctae Mariae in Pharpha_. E ne fu fatto lo strumento
_praecepto domni imperatoris, et consensu domni apostolici, sive
judicum_. Circa questi tempi _Pietro Orseolo II_ doge di Venezia, per
attestato del Dandolo[90], a requisizione di _Basilio_ e _Costantino_
imperadori d'Oriente, mandò a Costantinopoli _Giovanni_ suo figliuolo,
che da loro ricevette molti onori e finezze. Ed allora fu, come scrive
Cedreno[91], che Basilio Augusto _principi Venetiae nuptum tradidit
filiam Argyri, sororem ejus Romani, qui post imperio potitus est, hoc
modo gentem sibi devinciens Venetorum_. Questo principe di Venezia altro
non fu che il suddetto _Giovanni_, il quale, per attestato del medesimo
Dandolo, fu dal popolo eletto doge e collega. Riconobbe lo stesso
Dandolo queste nozze celebrate magnificamente in Costantinopoli, e
chiama quella principessa _Maria_ (_Marta_ ha un altro testo) nipote di
Basilio, perchè nata da sua sorella maritata con Argiro. Furono coronati
gli sposi con diadema d'oro, e Giovanni onorato col titolo di patrizio,
e regalato col corpo di santa Barbara, ch'egli portò con seco a Venezia.
Scrive sotto questo anno Lupo Protospata[92] che _descendit Trachamotus
catapanus, qui et Gregorius, et obsedit civitatem Gravinam, et
comprehendit Theophylactum_. Davano i Greci in questi tempi il nome di
_catapano_ al governator generale degli stati che possedevano in
Calabria e in Puglia: nome che Guglielmo pugliese ed altri stimarono
derivato dalla greca favella, ma il Du-Cange[93] ha creduto formato dal
latino _capitaneus_. La quistione non so io dire se sia per anche
pienamente decisa. Dall'Ughelli[94] è rapportato un diploma dato alla
chiesa di Como da Ottone III colle seguenti note: _Data VI kalendas
julii, anno dominicae Incarnationis 999, imperii domni Ottonis XVI,
Indictione XII._ Spropositate affatto son queste note, siccome osservò
il Coleti nella nuova edizion dell'Ughelli, ed avvertì anche il
diligentissimo _Gotifredo abbate_ gotwicense[95], il quale osserva qui
ed altrove molte simili storture dei documenti recati da esso Ughelli.