[13] Chronograph. Saxo, in Access. Histor. Leibnitii.
[14] Aimonius, in Vita S. Abbonis.
[15] Sigonius, de regno Italiae, lib. 7.
[16] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[17] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[18] Mabill., Saecul. Benedict. V, pag. 860.
[19] Annales Hildesheim.
[20] Annalista Saxo.
[21] Antiq. Ital., Dissert. XLI. Antichità Estensi, P. I, cap. 8.
[22] Chronograph. Saxo apud Leibnitium.
[23] Pagius, Crit. Baron.
[24] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[25] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[26] Petrus Damiani, in Vit. Romualdi., cap. 6.
[27] Antichità Estensi, P. I, cap. 20.
[28] Anonym., in Vit. S. Adalberti Pragens.
[29] Pagius, in Critic. Baron.
[30] Ditmarus, in Chron., lib. 4.
[31] Annalista Saxo.
[32] Chronographus Saxo editus a Leibnitio.
[33] Ughell., Ital. Sacr., t. 5 in Episc. Veronens.
[34] Antiquit. Italic., Dissert. VIII.
[35] Ibidem, Dissert. VII.
[36] Annalista Saxo apud Eccardum.
[37] Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.
[38] Bonincontrus Morig. in Chron.
[39] Anecdot. Latin., tom. 2.
[40] Annalista Saxo.
[41] Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[42] Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.
[43] Gotifredus Viterbiens., in Panth.
[44] Landulf. Senior, Hist. Mediol., t. 4 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXCVII. Indiz. X.
GREGORIO V papa 2.
OTTONE III re 15, imperad. 2.
Pareva che ormai dovesse il regno d'Italia, e Roma più che le altre
città, goder pace e quiete, dacchè c'era un imperador potente che potea
farsi rispettare ed ubbidire da tutti. Ma non fu così. Un mal uomo, un
uomo acciecato dall'ambizione, conviene dire che fosse _Crescenzio_
console di Roma. Quando si credeva _Gregorio V_ papa di poter esercitare
quel temporal dominio in Roma e nel suo ducato che aveano goduto tanti
suoi predecessori, e che gli era stato confermato dall'Augusto _Ottone
III_, trovò un troppo gagliardo oppositore in esso Crescenzio. Avvezzo
questi a comandare, senza far caso del giuramento di fedeltà prestato al
medesimo papa e all'imperadore, dimenticando ancora il perdono dei suoi
falli, poco dianzi ottenuto ad intercessione dello stesso pontefice:
tanto fece, che obbligò Gregorio V a fuggirsene di Roma, _nudus omnium
rerum_, e a mettere in salvo la vita[45]. Ritirossi egli a Pavia, dove
raunato un concilio di vescovi, fulminò la scomunica contra di
Crescenzio. Ma questi se ne rise; anzi da lì a non molto passò
all'estremo degli eccessi, quasichè non ci fosse più nè Dio nè potenza
umana valevole a contrastare con lui. Cioè capitò in questi tempi a Roma
quel _Giovanni_ calabrese vescovo ossia arcivescovo di Piacenza, di cui
s'è parlato più volte negli anni addietro, e il quale nella vita di san
Nilo Egumeno presso il cardinal Baronio porta il nome di _Philagathus_,
già inviato dallo stesso Ottone III a Costantinopoli per trattare del
suo maritaggio con una delle figliuole dei greci Augusti. Venivano con
esso lui gli ambasciatori spediti all'Augusto Ottone da _Basilio_ e
_Costantino_ imperadori, che furono con grande onore ricevuti da
Crescenzio. Allora fu che tanto l'ambizioso Crescenzio, quanto il
volpone Giovanni tramarono una tela d'infame politica, che abbastanza
risulta dalla storia di quei tempi: cioè si accordarono insieme che il
governo temporale di Roma restasse a Crescenzio, ma sotto la protezione
e sotto la sovranità degl'imperadori greci, e Giovanni fosse creato
papa, con contentarsi del governo spirituale della Chiesa di Dio.
Parlando Arnolfo milanese[46] di questo Giovanni greco, ha le seguenti
parole: _De quo dictum est, quod romani decus imperii astute in Graecos
transferre tentasset._ A me sembra verisimile che anche gli ambasciatori
greci avessero mano in questo indegno trattato, che fu immediatamente
eseguito, con aver la fazion di Crescenzio eletto e consecrato il
suddetto Giovanni, manifesto antipapa, ed usurpatore del trono
pontifizio. Fece inoltre Crescenzio mettere in prigione gli altri legati
dell'imperadore Ottone che erano tornati da Costantinopoli. Benchè io
abbia di sopra dato assai a conoscere chi fosse Giovanni, ora divenuto
antipapa, pure ai lettori non sarà discaro di mirarne la pittura che ce
ne lasciò il Cronografo sassone[47], appellato dal Pagi, maddeburgense.
_Hic igitur_, dice egli, _Johannes natione graecus_ (di sopra l'avea
chiamato _Johannem quemdam calabritanum_) _conditione servus, astu
callidissimus imperatorem Augustum Ottonem II sub paupere adiens habitu,
ob interventum suae dilectae contectalis Theophanu Augustae, regia
primum est alitus stipe. Deinde procurrente tempore, vulpina, qua nimium
callebat, versutia praefatum eatenus circumvenit Augustum_ (veggasi
all'anno 982) _ut pro loco et tempore satis clementi ab eo gratia
donatus, paene inter primos usque ad defunctionem suam clarus haberetur.
Post dormitionem vero secundi Ottonis, regnante jam tertio Ottone filio
suo, praefatus Johannes ingenita sibi circa illos calluit securius
astutia, quo regis infantia et primatum illius permittebatur incuria. Ad
haec defuncto placentinae urbis episcopo, vir bonae indolis ei
subeligitur. Quo indecenter ejecto, praefatus Johannes, non pastor sed
mercenarius, eamdem non regendam, sed devastandam suscepit ecclesiam.
Quam quum aliquot annos teneret, avaritiae diabolicae inebriatus veneno,
tantum se extulit super se, ut etiam Romae ipsam beati Petri apostoli
sedem, antichristi membrum vere effectus, fornicando potius pollueret,
quam venerando insederet._ Ecco qual fosse il furbo calabrese che
s'intruse nella sedia sacrosanta del principe degli Apostoli. Fu egli
perciò scomunicato da tutti i vescovi dell'Italia, Germania e Francia.
Crescenzio intanto _imperium sibi usurpavit_; e perchè papa _Gregorio V_
si azzardò d'inviare i suoi legati a Roma, li fece egli prendere, e
cacciolli in prigione. Di tutta questa sacrilega sollevazione andavano
di mano in mano gli avvisi all'Augusto _Ottone III_; ma trovandosi egli
in Germania impegnato nella guerra contro gli Slavi, non potè sì presto
accudire agl'interessi d'Italia, certo essendo ch'egli fin verso il fine
di quest'anno non si mosse dalla Sassonia. Perciò scorretto è da dire un
suo diploma da me letto nell'archivio episcopale di Cremona con queste
note[48]: _Data kalendis maji, anno dominicae Incarnationis nongentesimo
nonagesimo septimo, domni autem Ottonis regnantis XV, imperii vero II,
Indictione X. Actum Romae._ Gli anni del regno e dell'imperio convengono
all'anno seguente, e conseguentemente s'ha da scrivere _anno
DCCCCXCVIII, Indictione XI_. S'ingannò eziandio il Sigonio, e poi
Girolamo Rossi, allorchè scrissero che Ottone III fu in Ravenna
nell'aprile dell'anno presente, dove alle preghiere di Alasia sua
sorella donò alcuni stati in Lombardia a Witichindo, _a quo illustris
Carrettorum familia manavit_, come spacciavano i favolosi genealogisti
degli ultimi secoli. Se sia poi documento legittimo una bolla di
_Gregorio V_ papa, che si pretende conceduta in quest'anno a _Giovanni
arcivescovo_ di Ravenna, _nonis julii, Indictione X_, nelle scritture
estensi, per la controversia di Comacchio, è stato abbastanza esaminato.
Abbiamo presso il Campi[49] un diploma di Ottone III spedito nell'anno
presente _XVI kalendas augusti. Actum Eschonowaga_, cioè in una terra di
Germania. Circa il fine poi dell'anno presente indubitata cosa è che
esso imperadore calò di nuovo in Italia, sì perchè sotto quest'anno
l'Annalista d'Ildeseim[50] scrive ch'egli, _ut Romanorum sentinam
purgaret, Italiam perrexit_, e sì perchè così persuadono i documenti che
citerò all'anno seguente. Basti qui l'accennare un suo diploma,
pubblicato dal padre Puccinelli[51], che cel fa vedere in _Trento_ nel
dì 13 di dicembre dell'anno presente; e l'Ughelli attesta che il
medesimo ne spedì un altro in favore della chiesa di Vercelli, _Papiae
in palatio XI kalendas januarii anno Incarnat. Domini DCCCCXCVII,
Indictione XI, anno regni XIV, imperii autem II._ Si aumentò
mirabilmente in quest'anno la potenza dei Veneziani[52], perchè nata
discordia dopo la morte di _Turpimiro_ re dei Croati Schiavoni, le città
marittime della Dalmazia mostrarono genio di darsi sotto il dominio
veneto, che in quelle parti non possedeva allora se non la città di
Zara. Il saggio dunque e valoroso doge _Pietro Orseolo II_ con una buona
armata navale si portò colà, ed ebbe ubbidienti ai suoi cenni Parenzo,
Pola, Ausere, Veglia, Arbe, Traù, Spalatro, Curzola, Liesina, Ragusi, ed
altre città ed isole; dopo di che trionfalmente restituitosi a Venezia,
cominciò ad intitolarsi _duca della Dalmazia_.