[6] Ditmarus, in Chron., lib. 4.
[7] Ermannus Contractus, in Chron.
[8] Annalista Saxo. apud Eccardum.
[9] Annales Hildesheim.
[10] Baron., in Annal. Eccles. ad annum 992.
[11] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episc. Veron.
[12] Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCCCXCVI. Indiz. IX.
GREGORIO V papa 1.
OTTONE III re 14, imperad. 1.
L'anno fu questo in cui, venuta la primavera, _vernali tempore_, il
giovane _Ottone III_ re calò in Italia, accompagnato dalla guardia di un
decoroso esercito. Secondo il Cronografo sassone[13], _dominicam
resurrectionem Papiae regali more celebravit_. Passato a Ravenna, quivi
fece una buona posata, e colà gli giunse l'avviso che era mancato di
vita _Giovanni XV_, cioè quel papa che il santo abbate di Fleury
_Abbone_[14] ito a Roma, _turpis lucri cupidum, atque in omnibus suis
actibus venalem reperit_. Seco avea l'imperadore condotto _Brunone_ suo
parente, in qualità di cappellano, giovane letterato, ma alquanto per la
sua età focoso. Invogliossi Ottone di metterlo sul trono pontifizio, e
intesosi coi Romani, lo spedì a Roma, accompagnato da _Willigiso
arcivescovo_ di Magonza, e da _Adalboldo vescovo_ di Utrecht, dove
innalzato a quella sublime dignità, assunse il nome di _Gregorio V_. Il
Sigonio[15] scrive che Ottone _usurpato jure Brunonem Saxonem propinquum
suum, XVI kalendas julii pontificem declaravit, ac Romam consecrandum
misit_. Altrettanto ha Girolamo Rossi[16]; ed amendue riferiscono
all'anno precedente l'esaltazione d'esso Gregorio; nè mancano scrittori
che credono creato papa Brunone allorchè Ottone III fu giunto a Roma, e
adoperò la sua autorità in favore di lui. Ma tanto al Sigonio, quanto al
cardinal Baronio[17] mancarono molti lumi, che noi ora abbiamo, e però
in molte circostanze si allontana dal vero il loro racconto. La verità
si è, che solamente nel presente anno venne _Ottone III_ in Italia; ed
in esso mancò di vita _Giovanni XV_ romano pontefice. Stando il re
Ottone in Ravenna, raccomandò ai Romani il suddetto Brunone, ed essi
concordemente convennero nell'elezione di lui, senza che il re usurpasse
i loro diritti. Prese il nome di _Gregorio V_. Non essendo egli per
anche imperadore, ma solo re d'Italia, a nulla era tenuto per lui il
clero e popolo romano, e solamente poteano intervenire riguardi di
convenienza, che in fatti non mancarono in tal congiuntura. Come
succedesse l'affare, l'abbiamo da un autore contemporaneo, cioè dal
monaco autore della Vita di santo _Adalberto vescovo_ di Praga presso il
padre Mabillone[18]: _Rex autem Otto_, scrive egli, _Alpium nives multo
milite transmeans, juxta sacram urbem Ravennam regalia castra metatus
est. Ibi in ejus occursum veniunt epistolae cum nuntiis, quos mittunt
romani proceres et senatorius ordo: primo illius adventum, velut toto
tempore paternae mortis non visum, totis visceribus desiderare, ac
debita fidelitate pollicitantur exspectare. Deinde in morte domni
Apostolici tam tibi quam illis, non modicam invectam esse partem
incommodorum annuntiant, et quam pro eo ponerent, regalem exquirunt
sententiam._ Pertanto mandò egli a Roma _Brunone_; e che questi fosse
liberamente eletto ed approvato dal clero e popolo romano, l'abbiamo
dagli Annali d'Ildeseim[19] e dall'Annalista sassone[20], che scrivono a
quest'anno: _Johannes papa obiit. Unde imperator in Italia positus,
rumore incitatus, praemissis quibusdam principibus, publico consensu et
electione, fecit in apostolicam Sedem ordinari suum nepotem domnum
Brunonem, Ottonis filium, qui marcham veronensem servabat, imposito
nomine Gregorii._ Di qui impariamo chi fosse il padre di _Gregorio V_
papa, cioè _Ottone duca_ della Franconia, ed allora marchese ancora
della marca di Verona, nato da _Liutgarda_ figliuola di _Ottone il
Grande_ imperadore. Ne ho io prodotta la genealogia altrove[21]. Così il
Cronografo sassone scrive[22]: _Nepotem suum Brunonem virum valde
praeclarum, non solum cleri, sed et omnium Romanorum unanimi voto civium
pontificem electum subrogari pie consensit_. Crede il padre Pagi[23] che
sul principio di maggio seguisse l'assunzione al trono pontifizio di
Gregorio V.
Allorchè Ottone nel calare in Italia fu a Verona, per attestato del
Dandolo[24], _Pietro Orseolo II_ doge di Venezia inviò a fargli
riverenza _Pietro_ suo figliuolo, che ebbe l'onore d'essere tenuto alla
cresima dal medesimo re: nella quale occasione mutò il suo nome in
quello di _Ottone_, e regalato dal re se ne tornò tutto contento al
padre. E quando esso re fu giunto a Ravenna, il suddetto doge gli spedì
degli ambasciatori, che riportarono da lui _privilegium de portu et
mercato tenendo cum tribus locis, cum omni datio et theloneo_. Non si
può ben intendere in qual sito fosse questo porto e mercato. Immaginò il
Sigonio che Ottone III, prima di portarsi a Ravenna, passasse ad
assediar Milano, dove aggiustasse le differenze insorte fra Landolfo
arcivescovo e il popolo di quella città. Ma appunto l'immaginò. Niuno
degli antichi scrittori conobbe questo assedio di Milano, nè sotto
Ottone II, nè a' tempi di Ottone III suo figliuolo: però non si può
riposar sull'autorità di Landolfo seniore storico milanese, che è solo a
narrarlo; e tanto più perchè, già avvertimmo che Arnolfo altro storico
milanese, ma più accurato, nulla ne parla, e scrive posto in altra
maniera fine alle controversie di Milano. Si può ben credere che in
quest'anno, e non già nel seguente, come fu d'avviso Girolamo Rossi[25],
riuscisse ad esso Ottone III dimorante in Ravenna d'indurre san
_Romualdo_, monaco ed anacoreta, di santità già conosciuta, ad accettare
il governo dei monistero di Classe, come si legge nella vita d'esso
santo scritta da san Pier Damiano[26]. Dappoichè fu assunto al
pontificato _Gregorio V_, il re _Ottone III_ mosse da Ravenna alla volta
di Roma, dove fu solennemente ricevuto. Ho io rapportato un bel placito,
tenuto fuori della stessa Roma dal medesimo re colla assistenza di molti
vescovi e principi con queste note[27]: _Regnante domno Hottone piissimo
rege anno regni pietatis ejus in Italia secundo, primo mense madii,
Indictione secunda, foras porta sancti Laurentii, infra palatius domni
nostri regis_. Non ho finora saputo intendere, perchè si dica _anno
secondo_ del regno, se non supponendo che seguisse la sua elezione e
coronazione in re d'Italia nell'aprile dell'anno precedente. Ma se
Ottone era in Roma, ossia sulla porta di Roma nel dì primo di maggio, si
avvalora l'autorità di quegli scrittori che il fanno giunto colà prima
che Brunone fosse posto sulla cattedra pontifizia. Ora in esso placito
l'abbate di santa Flora d'Arezzo fece querela contra _Adelbertus
marchio, et Albertus germani, filii quondam Holberti_, cioè figliuoli
del marchese _Oberto I conte_ del sacro romano palazzo, ed antenati
della casa d'Este, per cagione di alcuni beni da loro occupati, e ne
riportò il possesso, _salva querela_, cioè con lasciar vive ad essi
marchesi le loro ragioni nel petitorio. Stando in vicinanza di Roma il
re Ottone III, finalmente giunse ad ottenere la corona dell'imperio.
Siccome abbiamo dalla vita di santo Adalberto[28], _magno gaudio omnium
imperatorium attigit apicem. Laetantur cum primoribus minores civitatis,
cum afflicto paupere exsultant agmina viduarum, quia novus imperator dat
jura populis, dat jura novus papa._ Queste parole, dice il padre
Pagi[29], _manifeste ostendunt, Ottonem III sicuti et decessores,
supremum dominium in urbe exercuisse; quod usque ad nostra tempora
obscurum fuit_. Il giorno in cui, secondo gli Annali d'Ildeseim, egli
_imperator et patricius coronatur_, fu quello di Pentecoste, che in
quell'anno cadde nel dì 31 di maggio. Ma, per attestato di Ditmaro[30] e
dell'Annalista sassone[31], _Romam veniens in Ascensione Domini, quae
tunc erat XII kalendas junii, anno aetatis suae XV, regni autem XIII,
Indictione VIII_ (ha da essere _VIIII_) _ab eodem unctionem percepit, et
advocatus Ecclesiae sancti Petri efficitur_. Altrettanto ha il
Cronografo sassone, pubblicato dal Leibnizio[32]: il che quando sia
vero, la coronazione seguì nel dì 21 di maggio. E questa appunto si dee
dire le vera sentenza. Rapporta l'Ughelli[33] un suo diploma, dato in
Roma _X kalendas junii_ di quest'anno, _Indictione IX, anno tertii
Ottonis imperantis I_. Ho io parimente pubblicato un diploma[34], da lui
dato in favore di _Odelrico vescovo_ di Cremona, _obtentu karissimae
sororis nostrae Sophiae_ con queste note: _Datum VI kalendas junii anno
dominicae Incarnationis DCCCCXCVI, Indictione VIIII, anno vero tercii
Ottonis regnantis XIII, imperii autem ejus primo_. _Actum Romae_: il che
ci fa conoscere ch'egli era già imperadore nel dì 27 di maggio. E qui
non voglio tacere che nel medesimo mese _Ardoino conte_ del palazzo
tenne un placito[35] nel distretto di Brescia, dove l'avvocato della
chiesa di Cremona ottenne sentenza favorevole contra di Gualberto
giudice. L'atto fu scritto _anno Incarnationis Domini nostri Jesu
Christi DCCCC nonagesimo sexto, XI kalendas junias, Indictione nona_: il
che è da notare, perchè sempre più conferma quanto io ho detto di sopra;
cioè, che quantunque Ottone III fosse eletto re di Italia, e governasse
questo regno, pure non erano contati in Italia gli anni del suo regno,
perchè egli non era per anche coronato colla corona che chiamiamo
ferrea. Altra ragione non so io addurne che questa. Aggiungasi un altro
diploma d'esso Augusto, dato _VIII kalendas junii_ dell'anno presente
coll'_actum Romae_, come si legge nel Bollario casinense; di modo che
siam certi del dì della sua coronazione.
Creato che fu imperadore Ottone III, cominciò, secondo il rito de' suoi
predecessori, a far giustizia in Roma; e fra gli altri fu citato
Crescenzio per le insolenze usate a _Giovanni XV_ papa. _Habito_, dice
l'Annalista sassone[36], _cum Romanis placito, quemdam Crescentium, quia
priorem papam injuriis saepe laceraverat, exsilio statuit deportari; sed
ad preces novi Apostolici omnia illi remisit._ Di qui ancora s'intende
qual fosse l'autorità imperiale di Ottone III in Roma. Sbrigato da
questi affari esso Augusto, si trasferì dipoi a Pavia. Ne ho la pruova
in un suo diploma[37], confermatorio de' beni e privilegii del monistero
delle monache di santa Maria di Teodata, oggidì della Posterla, dato
_kalendis augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCXCVI Indictione IX,
anno tertii Ottonis regnantis XIII, imperii primo. Actum Papiae._ Benchè
niuno degli antichi storici faccia menzione che Ottone III fosse
coronato colla corona del regno d'Italia; pure si può ragionevolmente
credere ch'egli o nel suo primo arrivo in Lombardia nella primavera di
quest'anno, ovvero nell'essere tornato colà dopo la coronazione romana,
ricevesse ancora l'altra del regno italico. Bonincontro Morigia da
Monza[38], che fioriva nel secolo decimoquarto, siccome osservai nel mio
trattato _de Corona Ferrea_,[39], scrive ch'egli _primo in Modoetia_
(cioè in Monza) _postea in Mediolano italici regni coronam accepit_.
Anzi, se a lui crediamo, Ottone III fu quegli che costituì la nobil
terra di Monza _caput Lombardiae et sedem regni illius_: il che
difficilmente si può credere, perchè quest'era una prerogativa di Pavia,
e, se si vuol, anche di Milano. Sappiamo ben di certo, che ne' secoli
susseguenti fu e tuttavia si truova custodita la corona del _ferro_
nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, e che quivi talvolta
furono coronati i re d'Italia. Sull'autunno se ne tornò in Germania il
novello Augusto, e per quanto ci assicura il Cronografo sassone, _in
agrippina colonia, summi imperatoris condigno honore, celebrat natalem
diem_. Può essere motivo di maraviglia il trovare tanta diversità di
pareri intorno all'anno in cui _Ugo Capeto_ re di Francia, primo della
sua schiatta, finì di vivere. L'Annalista sassone[40] fa succeduta la di
lui morte nell'anno 994; Odoranno ed altri nell'anno 998. Certo è che
s'ingannano. Il padre Mabillone e il padre Daniello il credono mancato
di vita nell'anno presente 996. Ma il padre Pagi pretende che ciò
accadesse nell'anno seguente 997. Tale fu ancora il sentimento di
Romoaldo salernitano[41]. Lascerò io disputarli di questo, bastando
ricordare ai lettori ch'ebbe per successore _Roberto_, principe per la
sua pietà e per altre virtù lodatissimo, ma poco da noi conosciuto per
altre sue azioni Abbiamo poi una gran folla di scrittori che tengono
istituiti in quest'anno da papa Gregorio V i sette elettori
dell'imperio. Ma in questi ultimi tempi, ben ventilata una tal
quistione, è ormai deciso non sussistere l'istituzione d'essi elettori:
intorno a che non ispenderò io altra parola.
Prima nondimeno di abbandonar quest'anno, si vuol rammentare uno
strepitoso fatto, che si dice accaduto nel contado di Modena, e vien
riferito all'anno presente dal Sigonio[42] e da altri. Gotofredo da
Viterbo[43] circa l'anno 1190 fu il primo e il solo a spacciar questo
racconto. Trovandosi l'imperadrice moglie di Ottone III (chiamata
_Maria_ da alcuni) vicino a Modena nella casa del conte, ossia
governatore di questa città, chiamata Amola, perdutamente s'invaghì
d'esso conte, ed anche sfacciatamente gli palesò le sue fiamme. Egli,
fedele a Dio e al suo principe, si mise a fuggire; e perchè
l'imperadrice l'aveva afferrato pel mantello a fine di ritenerlo, glielo
lasciò nelle mani. Rivelò il conte alla propria moglie quanto gli era
accaduto, ben prevedendo la propria rovina. Infatti accusato
dall'imperadrice all'Augusto consorte, quasichè egli avesse dato un
assalto alla di lei onestà, il credulo Ottone gli fece senz'altro
tagliare il capo. Comparve dipoi l'afflitta moglie del conte davanti
all'imperadore; e rivelato il fatto, come era, dimandò giustizia, con
esibirsi di provar l'innocenza del marito e la calunnia dell'imperadrice
col giudizio, come allora diceano, del ferro rovente. Fu ammessa alla
pruova, e senza danno alcuno maneggiò quel ferro, o pure passeggiò
illesa sopra i vomeri infuocati; perlochè l'imperadrice fu condannata al
fuoco. Ma che questa sia una popolar novella, bevuta buonamente da
Gotofredo da Viterbo, abbastanza si comprende dal vedere che niuno de'
più antichi scrittori ha lasciata menzione di un avvenimento di tanto
rilievo, che avrebbe fatto un incredibil rumore dappertutto. E neppure
alcun d'essi scrive che Ottone III, giovane di sedici anni, avesse per
anche presa moglie; anzi s'è osservato ch'egli nel precedente anno inviò
due vescovi a cercarne una in Grecia. Aggiungasi aver noi trovato
all'anno 989 _Tedaldo_, avolo della contessa Matilda, _marchese e conte
di Modena_. Scorgeremo inoltre vivente lo stesso Tedaldo dopo la morte
di Ottone III, nè è molto probabile che fosse stato tolto a lui il
governo di questa città per darlo ad un altro. Quel solo che potrebbe
addursi per sostener qui il racconto di Gotifredo, consiste in
immaginare che gli antichi passassero sotto silenzio le nozze e la morte
di questa imperadrice, come memoria infame. Oltre di che, Landolfo
seniore, storico milanese, non lontano dai tempi di Ottone III lasciò
scritto[44], aver egli spedito a Costantinopoli _Arnolfo II_ arcivescovo
di Milano a cercargli una moglie, _defuncta conjuge, ex qua filium
masculum minime genuerat_: siccome io prima d'ora osservai nella
prefazione alla storia d'esso Landolfo. Però ne creda ciò che vuole il
saggio lettore.