[1] Lupus Protospata, in Chronico.
[2] Romualdus Salernitanus, in Chron.
[3] Peregrinius, Hist. princip. Langobard.
[4] Antiquit. Ital., Dissert. XXXII, pag. 1035.
[5] Antichità Estensi, P. I, cap. 15.
Anno di CRISTO DCCCCXCV. Indiz. VIII.
GIOVANNI XV papa 11.
OTTONE III re di Germania e d'Italia 13.
Fu nel presente anno sul principio di giugno tenuto per ordine del papa
un concilio in Mosomo, oggidì Mouson vicino alla Mosa, a cui presedette
_Leone abbate_ legato pontificio, e fu deciso che la deposizione di
_Arnolfo arcivescovo_ di Rems fosse invalida e nulla, e per conseguente
contro i canoni entrato in quella chiesa _Gerberto_ monaco, già abbate
di Bobbio. Però spossessato di quell'insigne arcivescovato Gerberto, e
come abbandonato da _Ugo Capeto_ re di Francia, si ritirò alla corte del
re _Ottone III_, di cui aveva l'onore d'essere stato maestro. Ma
Arnolfo, che era in prigione, finchè visse il re Ugo, non ne potè
uscire. Abbiamo da Ditmaro[6] e da Ermanno Contratto[7] che ad una dieta
tenuta in Maddeburgo intervenne con gli altri principi _Arrigo II_ duca
di Baviera e di Carintia, e marchese di Verona, il qual poscia portatosi
a Gandersheim, dove _Gerberga_ sua sorella era badessa, quivi cadde
gravemente infermo. Però chiamato a sè il figliuolo _Arrigo_, che fu poi
imperadore e santo, gli ordinò di tornarsene in Baviera ad assicurarsi
di quel ducato, raccomandandogli di non operare mai contro la fede ed
ubbidienza dovuta al re suo signore: massima da lui trascurata negli
anni addietro, del che era ben pentito, e pregandolo di ricordarsi del
padre, che più non rivedrebbe in questo mondo. Aggiugne l'Annalista
Sassone[8]: _Hic postquam poenitentia ductus regnum respuit, et Bawariae
ducatu donatus est, ita in eo pro componenda pace ultra priores suos
effloruit, ut ab illius terrae incolis Henricus pacificus et pater
patriae appellaretur_. Dopo la morte del padre il giovane Arrigo,
_Bawariorum electione et auxilio, bona patris et ducatum, rege donante,
obtinuit_. Abbiamo poi due rilevanti particolarità spettanti a
quest'anno negli Annali di Ildeseim[9], copiate dipoi dall'Annalista
sassone, cioè, che Ottone III mandò per suoi ambasciatori a
Costantinopoli _Giovanni vescovo_ di Piacenza, e _Bernuardo vescovo_ di
Virzburgo, per addimandare in moglie d'esso re una principessa del
sangue imperiale de' Greci. Tornerà il ragionamento intorno a questo
affare andando innanzi. Questo vescovo di Piacenza è quel medesimo
_Giovanni_ archimandrita calabrese, di cui abbiam parlato di sopra, e
che vedremo antipapa in breve. Il Campi nella Storia ecclesiastica di
Piacenza il truova in quella città anche nell'aprile dell'anno presente.
L'altra particolarità è che _legati apostolicae sedis cum unanimitate
Romanorum atque Langobardorum regem Romam invitant_. Certo è, che per la
lontananza del re erano insorti dei troppo mali umori in Italia, cioè
sedizioni di popoli, e soprattutto dai potenti venivano usurpati
giornalmente i beni e diritti delle chiese. Abbiam veduto il popolo di
Milano in rotta contra del loro arcivescovo _Landolfo_; obbligato papa
_Giovanni XV_ a fuggirsene di Roma per la prepotenza di Crescenzio e di
quel senato. Forse questi due fatti occorsero circa questi medesimi
tempi. E come avesse mano e balìa nel governo di Roma il suddetto
Crescenzio, si può anche intendere da ciò che i vescovi di Francia nella
lite già accennata di _Arnolfo_ e _Gerberto_ diceano, o, per dir meglio,
facea lor dire lo stesso Gerberto[10]: _Regii, ac nostri legati Romam
profecti, et epistolas pontifici porrexerunt, et ab eo indigne suscepti
sunt. Sed, ut credimus, quia Crescentio nulla munuscula obtulerunt, per
triduum a palatio seclusi, nullo responso accepto redierunt: quod
peccatis nostris exigentibus provenire, non dubium est, ut romana
Ecclesia, quae mater et caput ecclesiarum est, per tyrannidem
debilitetur._ Ecco lo stato in cui si trovava allora la Sedia
apostolica, certo per colpa de' soli Romani. Da un diploma riferito
dall'Ughelli[11] siamo assicurati che il re _Ottone III_ si trovava in
Magonza _III idus novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXCV
Indictione VIIII_ (la qual dovea camminare fino al fine dell'anno
presente, secondo il moderno stile) _anno tertii Ottonis regnantis XII_.
Parimente la Cronica del monistero di Volturno[12] ci somministra un
placito, tenuto in quest'anno in _Valva_ nel ducato di Spoleti, oppure
nella marca di Camerino. Erano presidenti ad esso _Atto comes, et
Oderisius comes, et Helmepertus episcopus missus domni Ugonis dux et
marchio_. Queste poche parole confermano quanto s'è accennato di sopra,
cioè che per qualche accidente non era più duca di Spoleti e marchese di
Camerino _Trasmondo_, da noi veduto negli anni addietro al governo di
que' paesi; e che a lui era succeduto _Ugo duca_ e marchese anche di
Toscana.