Item, al capo di questo monte, inverso settentrione, è uno forte
castello chiamato Saphor, et è posto apresso di Chapharnau ne la terra
di promissione; non è castello sì forte, e di sotto è una buona villa,
chiamata Saphor. In questo castello nacque santa Anna, madre di nostra
Donna; e di sotto fu la casa di Centurione; e questo luogo fu chiamato
Galilea da le gente che furono date a le tribù di Zabulon e Nefthali. E
ritornando da questo castello, a XXX. miglia, è la città di Naan, che
altrimenti è chiamata Selmas. Di questa fu Cesaro figliuolo d'Apollo,
el quale sedeva apresso del monte di Libano, dove comincia il fiume
Giordano. Ivi comincia la terra di promissione, e dura infino a Bersabè
di lungo andando, verso Bissa, infino a mezo dì, e tiene per largo Cº.
LXXX. leghe: e da Ierusalem al Giaffo sono LX. leghe lombarde, che sono
piccole: queste non sono leghe di Guascogna, nè di Provenza, nè de la
Magnia, le quale son grande. E sapiate che la terra di promissione è in
Siria, perchè il reame di Siria dura d'Arabia infino a Colizia, cioè la
grande Armenia; e questo è da mezzodì verso Bissa, e da oriente inverso
occidente, dal gran diserto d'Arabia insino al mare d'occidente. E
in questo reame di Siria sono più province, come è Palestina, Gaza,
Galilea e Giudea, e senza molte altre di questo paese.
DELL'USANZA DI QUESTO PAESE, E DI DIVERSE MANIERE DI CRISTIANI E DI
LOR COSTUMI, E COME E' FANNO LA LORO CONFESSIONE, E DELLE AUTORITÀ, LE
QUALE ALLEGONO PER LORO OPPINIONE.
Egli ànno una usanza, che quando una città o un castello à intorno
l'assedio e non possono mandare fuori e messaggi, egli legono le
lettere al collo a certi loro usati colombi talmente amaestrati, e
quali portono e riportono e lor messaggi, perchè questi colombi sono
notriti che vanno da l'un luogo a l'altro, e quali luoghi sì usono
comunemente. E sapiate, che tra questi saracini, in ogni parte dimorono
molti cristiani di molte maniere e di molti nomi, tutti battezzati; e
ànno diverse lingue e diversi costumi, ma tutti credono in Dio Padre e
Figliuolo e Spirito Santo; e tutta via mancono in alcuno articolo della
fede. Alcuni si chiamono Giacobini, perchè santo Iacopo si convertì e
santo Giovanni Batista gli battezzò. Questi dicono che solo a Dio si
debe confessare e peccati, e none agl'uomini, perchè si debbe chiamare
in colpa in verso colui che si offende: e dicono, che nè Idio, nè e
profeti non ordinorono mai che niuno si confesassi da altri che da
Dio; sì come disse Moisè nella Bibbia: e per questo disse David nel
Salterio: _Confitebor tibi, Domine, in toto corde meo; e altrove:
Delictum meum cognitum tibi feci, quia Deus meus es tu et confitebor
tibi_; però che e' sanno tutta la Bibbia e el Salterio, ma non allegono
le autorità latine, anzi nel loro linguagio assai convenientemente,
sì che e' dicono, che David e gli altri profeti si concordiano co e
nostri dottori e con alcune de le loro openione, e massime con santo
Agostino, dove dice: _Qui scelera sua cogitat et conversus fuerit,
veniam inveniat_. Cum Gregorio: _Domine potius mentem quam verba
inspicies respicis_; et cum sancto Hilario: _Longorum temporum crimina
in ictu oculi pereunt si cordis nata fuerit compunctio_. E però dicono,
che solo a Dio si debono confessare e sua peccati, e a lui promettere
d'emendare. Però, quando si vogliono confessare, s'accendono fuoco
allato a loro e sì vi gettono dentro incenso e altre spezie odorifere,
e nel fummo si confessono a Dio, e dimandono misericordia. Ed è vero,
che questo confessare è naturale e primitivo, ma e santi padri e' papi
che sono venuti da poi, ànno ordinato di fare la confessione a l'uomo,
e per buona cagione; perchè egli ànno riguardato che niuna malizia
può essere sanata, e non si può dare buona medicina, se prima non si
sa la qualitade e non si conoscie la natura del male; e per lo simile
non si può dare buona penitenzia, se prima non si sa la qualitade del
peccato; però che e peccati non sono equali ne' luoghi e nei tempi, e
però si conviene sapere la qualità de' peccati, e, secondo quegli, dare
la debita penitenzia. Item, vi sono altri cristiani chiamati soriani,
e tengono el mezo de la fede tra noi e' greci: eglino portano barbe a
modo che fanno e greci, e fanno sacrificio di pane lievito; e nel loro
parlare usono lettere saracinesche, ma nel misterio della chiesa usano
lettere greche, e fanno la loro confessione a modo di iacopini di sopra
detti. Altri cristiani quivi sono, chiamati Giorgiani, e quali convertì
santo Giorgio, e lui onorono più che altro santo di paradiso, e
sempre lo chiamono in ogni suo aiuto. Questi, che vennono del reame di
Giorgia, portono cheriche rase tonde, cioè e preti; e i laici quadrata
la portono, e questi tengono la lingua greca[65]. E altri vi sono
chiamati cristiani dalla cintura. Altri sono Ariani, altri Nubiani,
altri Indiani, che sono della terra del prete Giovanni, e tutti questi
ànno alcuno articolo della fede nostra e negli altri variono; e perchè
troppo sarebe lungo el parlare di tutti, però di ciò farò fine.
DEL SITO DI DAMASCO, E DA CUI FU EDIFICATO, E DELLA BELLEZA E
ABUNDANZIA SUA; E COME SANTO PAULO, EL QUALE LEGGEVA FISICA IN DAMASCO,
FU CONVERTITO.
Poi che io v'ò divisato alcuna parte delle genti che dimorano infra
quegli termini, io voglio ritornare al mio camino. Per ritornare di
qua adunque, chi vuole ritornare da la terra di Galilea, de la quale io
ò parlato, e' à a venire per Damasco, che è molta bella città e molto
nobile e piena d'ogni mercatanzia: è tre giornate dilungi dal mare, e
V. giornate dilungi da Gierusalem. Tutto le loro mercatanzie portono
sopra cammelli, cavagli, muli e drumedarii e altre bestie infino alla
città, e le mercatanzie vengono per mare, cioè d'India, di Persia,
Caldea e della grande Armenia e da altre nazione[66]. Questa città
edificò Eliseo Damasco, famiglio e spenditore d'Abraam, prima che fusse
nato Isach, perchè e' si credea rimanere erede d'Abraam, e chiamò la
città del suo propio nome, Damasco. In quela piaza dove fu edificato
Damasco, Caino uccise il suo fratello Abel; e allato di Damasco è el
monte Seir. In questa città e di fuori sono assai fontane e molti be'
giardini e assai diversi frutti: niuna città si potrebe comparare con
questa di begli giardini e di begli palagi. La città è grande, e ben
murata a doppie mura, e è ben pulita. Ivi sono molti fisici, e santo
Paulo, prima che fussi convertito, ivi era fisico per mantenere il
corpo in sanitade; ma da poi la conversione, diventò fisico dell'anime;
o santo Luca Evangelista fu suo discepolo, per imparare fisica, e molti
altri; e però che san Paolo teneva scuola di fisica, e ivi appresso
Damasco fu convertito. E dapoi tre dì a la sua conversione, nella città
stette sanza vedere, nè bere, nè mangiare; e in questi tre dì fu aperto
il cielo, ove e' vedeva di molti secreti del nostro Signiore. Assai
apresso a Damasco è un castello, chiamato Arches.
QUIVI DESCRIVE EL SITO DELLA CHIESA DI NOSTRA DONNA DI SARDEMACO E
DELLA INMAGINE SUA, LA QUALE È IVI DIPINTA CON DIVERSI COLORI; E POI
DESCRIVE LA VALLE DI BELIAR, LA CITTÀ DI TRIPOLI E LA CITTÀ DI BARUTI,
OVE SANTO GIORGIO UCCISE EL DRAGONE.
Di Damasco si viene alla chiesa della vergine Maria di Sardemach, che
è V. leghe dilungi da Dammasco, e siede sopra a un sasso: e quivi è
un bello luogo simigliante a un castello, e ivi è assai belle chiese.
Quivi dimorono monaci cristiani, e di sotto a la chiesa è una bella
volta, ove dimorono cristiani, et evvi molto buono vino; e nella chiesa
di rieto al grande altare nel muro, è una bella tavola di legnio, dove
è la immagine di nostra Donna, e fu già dipinta di colori, e quali poi
si convertirono in carne per divin miracolo; e la detta tavola sempre
è unta a modo d'olio d'uliva; e di sotto è un vaso bene aconcio per
ricorre l'olio che gocciola; o di questo olio è donato a' pellegrini
che si lavano, però che questo olio viene per divino miracolo: e questo
olio sì libera el cristiano da molte malattie; e sì dicono, che chi
guarda questo olio nettamente, infine di sette anni sì si converte in
carne e in sangue. Da Sardemach si va per la valle di Beliar, la quale
è molta bella e fruttifera; e giace questa valle fra montagnie; e sono
quivi di belle riviere e di be' prati e di grandi pasture per bestiame;
e vassi per le montagnie di Libano, che durono da la grande Armenia
verso Bissa, infino a Adam, che è inverso mezo dì, al cominciamento
della terra di promissione, sì come è detto di sopra. Queste montagne
sono fruttifere: quivi sono di belle fontane, cedri e cipressi, e
molti altri alberi; quivi sono di molte belle ville e ben popolate.
Dal capo di queste montagnie, fra la città di Arca e la città di
Baphian, è una riviera chiamata Sabbataicor, però che il sabato corre
fieramente e gl'altri giorni di poco o niente. E tra queste montagnie
è un'altra riviera, la qual di notte si ghiaccia fortemente, e 'l dì
non è punto aghiacciata. E, ritornando per queste montagnie, si va
a una montagna grande e alta, chiamata la Gran Montagna, dove è una
gran città chiamata Tripoli. In questa città dimorono molti cristiani
buoni, sicondo la nostra legge. Di quivi si va a Baruth, dove san
Giorgio uccise il dragone: quivi è buona villa e buon castello forte,
come è sopra detto; ed è tre giornate di qua da Sardemach a Baruth, e
XVI. leghe dalla città di Sidona in mare. Chi vuole rivenire per di
verso Cipro, o vero vien per terra infino al porto di Siron, o vero
di Tiro; e di là si viene in Cipro in poco tempo, perchè gli è sotto;
o veramente si va dal porto di Tiro più dritto sanza andare in Cipro,
perchè si torce ad arrivare ad alcuni porti di Grecia; e doppo si viene
a quele parte che altre volte v'ò iscritte. E poi che io v'ò dette e
mostrate le vie per le quali si va primamente, per lo più lungo camino,
a Babillonia e al monte Sinai e altri luoghi, e quali v'ò di sopra
detto, e per quel camino si ritorna pelle terre di promissione; ora
vi vo' discrivere la diritta via per andare dirittamente a la santa
città di Gierusalem. Però che molti vanno a Gierusalem, che non ànno
intenzione di pasare più oltre, o perchè non ànno suficente compagnia,
o perchè non possono sostenere le fatiche, o perchè ànno dubio di
passare e diserti, o perchè ànno fretta di tornare alle moglie o a'
figliuoli, o per altre ragionevol cagione, qui brievemente dirò dove si
può andare sanza mettere troppo tempo, e sanza lungo indugio, sì come
altre volte v'ò detto.
DELLA VIA PIÙ BRIEVE PER ANDARE ALLA TERRA SANTA PER MARE, E DELLE COSE
CHE SI TRUOVONO PER LO CAMINO.
Chi dalle parti occidentali si va per Francia, e per Borgogna, e per
Lombardia, al porto di Vinegia, o di Genova, o ad altro porto di que'
confini, vassi per mare a l'isola di Gieph, che è de' genovesi; e poi
s'arriva in Grecia al porto di Miroth, o di Valona, o di Durazo a uno
degl'altri porti: poi si va per terra per dirizarsi, e asai presto
si torna al mare; e vassi diritto in Cipri sanza entrare ne l'isola
di Rodi; anzi si lascia da lato, chi vuole, e arivasi al porto di
Famagosta, el quale è principale porto di Cipri; o vero al porto di
Limissa; e poi s'entra in mare, e vassi, passando el porto di Tiro;
e, sanza montare altrove, si passa per mare, costeggiando tutta via
da questa banda infino a la cità del Giapho: e questo si è il più
propinquo porto a Gierusalem. Da questo a Gierusalem non è altro che
una giornata e mezo, che sono leghe XVI, sì che, andando da Giapho, si
va per terra alla città di Rama, la quale è assai presso al Giapho; ed
è bela città e dilettevole. E di fuori di Rama, verso mezo dì, è una
chiesa di nostra Donna, dove il nostro Signiore si mostrò in tre ombre,
che significono la Trinità. Ivi apresso è un'altra città, chiamata
Diospoli, e soleva esere chiamata Sibda, ed è bene abitata; e ivi è
una chiesa di san Giorgio, dove fu lapidato. Di là si va al castello
d'Emaus, e dipoi al monte Sora, ove giace Samuel profeta; e di qui si
va a la città di Gierusalem: e apresso el camino, si è Ramata e il
monte Modon, onde fu Mathathias padre di Macabeo; e ivi sono le lor
tombe. Item, allato a Ramata è la villa di Theuch, della qual fu Amos
profeta: ivi giaciono e santi pellegrini, che muoiono in Gierusalem:
altre volte avendone parlato, al presente non vi dirò più. Io voglio
ancora ritornare a un'altra via, per la quale si va la magior parte per
terra.
DI MOLTE ALTRE DIVERSE VIE PER ANDARE AL DETTO LUOGO SANTO PER TERRA,
E DE' LUOGHI E QUALI SI TRUOVONO PER LA VIA, E DE' COSTUMI DI QUELLE
GENTE E DI MOLTE ALTRE COSE.
Per quegli che non possono sostenere el movimento del mare, che,
quantunque si patisca più fatica e più pena, non di meno gli piace
andare per terra quanto più possono, come altra volta v'ò detto
si va ad alcun porto di Lombardia, e passasi in Grecia, e poi
in Gostantinopoli, e pasasi pel bracio di san Giorgio, e vassi a
Ruffinello, dove è un forte castello, e poi si va per Capadocia, ch'è
un gran paese, dove sono gran monti; e vassi per Turchia al porto di
Chinamont, e alla città di Nicha, che è apresso di questa città leghe
VII. E turchi la tolsono a lo 'mperadore de' Romani, ed è molta forte
città di mura e di torre: da l'altro lato è un lago grande e largo e
lì è una riviera chiamata Lelai. Di là si va per le alpe di Neromonte,
e per la valle di Malabruno, e per lo stretto delle montagne, e per la
villa di Dormanolch, e per le ville che sono sopra el Rodai e sopra
Francona, che sono molte buone riviere. Da poi si va ad Antiochia:
ivi intorno sono molti begli monti e boschi e grande abundanzia di
bestie salvatiche da caccia. E puossi andare per uno altro camino,
per li piani di Romania. Su per le coste è una bella torre, chiamata
Florenza; e di sopra, fra le montagnie, è la città di Torsont, e la
città di Nongimach, e Assera e Meremistra. E quando son passate le
montagnie, si va per la città di Maroste, e per Artessa, dove è un gran
ponte sopra la riviera di Ferma, la quale riviera si chiama Faiffar,
ed è gran riviera, e porta naviglio, e corre fortemente, e viene da
le fonte e da le montagnie verso la città di Damasco. Ivi è un'altra
riviera, che viene da le montagne di Libano, chiamata Albana, che corre
apresso Damasco. Al passar di questa riviera, santo Eustachio perse due
figliuoli, avendo ancora perso la moglie. Questa riviera passa per li
piani di Arcadia, e va infino al mar rosso. E poi si va a la città di
Fermina, dove sono molti bagni caldi; e poi si va alla città di Ferne.
Tra Fermina e Ferna sono di begli boschi: e poi si va in Antiochia che
v'è presso a 20. leghe. Antiochia è bella città e ben fornita di mura
e di torre ed è molta grande, e soleva essere lunga due leghe e larga
una lega e mezo. Per questa città corre la detta riviera di Farfar; e
soleva avere intorno a le mura Cº. e L. torre, e per ciascuno pilastro
del ponte era una torre. Questa è la più nobil città del Reame di
Soria, e a VIII. leghe è il porto di santo Simone. Quivi entra Farfar
in mare. Da Antiochia si va a la città di Schiavonia e poi a Gibel, e
poi a Chortexa. Ivi allato è la terra della Cammilla, dove è uno forte
castello chiamato Maumech. E da Cortexsa si va a Tripoli; e al passare
per lo stretto de' monti è la città di Gibeloch; e poi a Baruthi sopra
el mare; e poi si va a la città d'Acri. E ivi sono due vie per andare
a Gierusalem; la sinistra va a Damasco e per lo fiume Giordano, e la
destra va per la marina e per la terra di Flagania. E da lato sono le
montagne insino alla città di Caifas, ove Caifas fu Signore. Alcuni la
chiamano Castello Pelegrino. E da ivi infino a Gierusalem sì sono ben
tre giornate, e sì si va per Cesarea Filipense, per Giafo, per Rama,
per lo castello di Emaus, e poi a Gierusalem.
Io v'ò dimostrato alcune vie per terra e per mare, per le quali si può
andare a le terre di promissione; e quantunque altre vie vi sieno,
sicondo che gl'uomini si muovono, non dimeno queste e altre tornono
a un fine. Ancora li è un'altra via, per la quale si può andare per
tera sanza mare insino a Gierusalem; e perchè questa è tropo faticosa
via, pochi vanno per essa, ma vassi per Alamania, e per Brettania fino
in Prussia; e poi per Tartaria infino in Gierusalem. Questa Tartaria
risponde al gran Cane, del quale io parlerò poi, però che infin qui
dura la sua signioria, e tutti e principi di questa Tarteria li rendono
trebuto. Questa è cattiva terra e arenosa e poco fruttifera, perchè
poche biade e poco vino vi nasce; nè frutta, nè legname, ma ivi è
multitudine di bestiame, e però non mangiono altro che carne sanza
pane e beono la broda e latte di bestie, e mangiono cani, lupi, gatte,
topi e ogni bestia, e in luogo di legnie ardono sterco di cavallo e
d'altre bestie seccato al sole; e il loro principe e altre genti non
mangiono se none una volta el dì e poco mangiono. Questa è brutta
gente e immonda e di mala natura. In questo paese la state casca spesso
tempesta e fulgori e saette e uccidono molte gente; e in un subito è
gran caldo in questo paese, e pel simile in un subito è gran freddo;
e questa mutazione è da ogni tempo; e per tanto questo si è un brutto
paese, povero e cattivo: e i principi loro che governano el paese,
el qual loro chiamono Batri, stanno a la città di Ordia. E veramente
niuno valente uomo doverebe stare, nè abitare in questo paese, imperò
che 'l paese non è pur degno che v'entrino cani. Questo paese sarebe
buono per seminare ginestre, spine e roghi, però che ad altra cosa
non vale; ma pure in alcuni luoghi è buona terra, ma è di rado. Io non
sono però stato per quella via, ma sono stato per altre terre che vi
confinano in quella costa. Io non andai mai per quella a Ierusalem;
per la qual cosa io no ve la potrei ben divisare. Ma se questa materia
piace ad alcuno valente uomo, el quale sia stato per questa via,
piacendo a lui vi può questo agiugnere, a ciò che quelli che vogliono
fare questa via per queste parte, eglino possino sapere qual camino e'
voglino tenere, però che malagevolmente si può tenere per questa via,
salvo per gran freddura: e questo è per l'acque cattive e' mari che
sono in quelle parti, che non si possono passare, se non quando sono
fortemente ghiacciate; però che, se non fussino diacciate, non è uomo
nè cavallo che vi potessi andare: e dura tre giornate questa mala via,
passando per Prussia infino a la terra abitabile de' Saracini. E li
cristiani che vanno a combattere con costoro, conviensi portare dietro
vittovaglie, però che none troverebono, e conviene che tutte si facino
caricare per lo ghiaccio con carri sanza ruote, che loro chiamono
Solens; e tanto vi dimorono, quanto basta loro le vittovaglie ch'eglino
portono con loro; però che là non se ne truova per moneta. E quando gli
esploratori di quele gente vegono venire e cristiani contra loro, e'
fugono a le ville e fortezze, gridando: Herra, herra; e subito s'armono
e sì si ragunono insieme. E sappiate, che in quelle parte è maggiore
ghiaccio che di qua, e però à ciascuno stufe, nelle quale fanno e
fatti loro, perchè sono nelle parte settentrionale presso Bissa, ove
fanno grandissimi freddi; però che 'l sole si è dilungi molto da quel
paese adietro, sotto lo polo artico. Ivi è tanto freddo che non si può
abitare; e all'opposito, a man diritta, verso mezo dì è tanto caldo,
che il paese è inabitabile; però che quando el sole è a mezo dì, gitta
e sparge e suoi razi dirittamente sopra di quelle parte.
DELLA LEGE DI MAOMETTO E DELLA OPPINIONE DE' SARACINI; E DELLE
OPPINIONE CHE ÀNNO DOPO LA MORTE LORO, E DOVE L'ANIMA LORO VADA, E IN
QUAL LUOGO; E DI QUEL CHE TENGONO DEL PARADISO E DELLO 'NFERNO, E DELLA
FEDE CHE ÀNNO.
E perchè io ò parlato de' saracini e de' lor paesi, se voi volete
sapere alcuna parte della loro lege, io ve la dirò sicondo che si
truova nel loro Alcorano. Alcuni chiamono questo libro Mesaph e alcuni
chiamono Harmen, sicondo le lingue del paese: el quale libro gli dette
Maometto, nel quale io spesse volte legendo ò veduto e trovato scritto,
che e' buoni anderanno in paradiso e i cattivi allo 'nferno. E questo
credono e saracini; e chi gli domanda, che credono del paradiso, e
egliono rispondono, che 'l paradiso è un luogo dilicato, nel quale
luogo si truova d'ogni tempo di ciascuna maniera di frutti, e de' fiumi
di latte e di mele e di vino sempre corrente, e d'acque dolce; e che
quivi son case belle e nobile, sicondo el merito di ciascuno, adornate
di pietre preziose, d'oro e d'ariento; e ciascuno arà damigelle e
sempre userà co loro, e sempre le troverà più belle. Item, lor credono
e odono volentieri parlare della vergine Maria e della incarnazione di
Dio, e dicono bene che Maria fu annunziata da l'angiolo, e come santo
Gabriello le disse, ch'ell'era da Dio eletta, quando gli annunziò la
incarnazione di Iesù Cristo, e che ella concepette e partorì vergine.
E questo medesimo testimonia il loro Alcorano; e dice questo libro che,
Iesù Cristo, come nacque, che subito parlò e fu santo profeta e verace
in parole e in fatti, e vero e pietoso e diritto sanza vizio. E dice
questo libro, che quando l'angiolo anunziò la incarnazione, la vergine
Maria era giovane e aveva gran paura: però che uno, chiamato Tham,
el quale era incantatore e Sortiero, era nel paese e fecesi spesse
volte in forma d'angiolo, e andava a dormire colle fanciulle; e Maria
alora sì temee, che questo Tham non la volessi ingannare sotto spezie
d'angiolo, e scongiurò l'angiolo, che li dicessi, s'egli era colui. E
l'angiolo rispose, che di nulla dubitassi, che esso era certo messo di
Dio. Item, questo libro dice, che, quando ella ebe partorito sotto uno
albero di palma, dove era el presepio del bue e de l'asino, che ela si
vergognava aver partorito e piagneva forte, dicendo, che ella vorrebbe
essere morta. Allora el figliuolo parlò, confortandola, e disse: Madre,
non ti dubitare punto, che Dio à mostrato in te el suo segreto per la
salute del mondo. In molti altri luoghi dice il libro Alcorano, che 'l
nostro Signiore parlò, come nacque. E dice questo libro, che Giesù fu
mandato da Dio onnipotente per esere spettaculo, essemplo e spechio
a ciascheduno uomo. E per lo simile questo Alcorano dice, che il dì
del giudicio Dio verrà a giudicare ogni gente e e' buoni trarrà a sè
e' cattivi condannerà a lo 'nferno. E dice, che tra tutti e profeti,
Giesù fu il più ecelente e il più propinquo a Dio. E dice, che fece e
Vangeli, ne' quali sono di buone dottrine e sapienzia e dilettazione e
chiareza e verità e predicazione verace. E quegli che credono in Dio
dicono, che egli è vero profeta e più che profeta e sanza peccato,
e che illuminò e ciechi e liberò gl'infermi e risucitò e morti; e
che el mondo vive in lui. Quando loro vegono e Vangeli del nostro
Signiore, gli legono volentieri, e spezialmente quello dove è scritto:
_Missus est angelus Gabriel_. Il quale Evangelo, gli uomini litterati
spesse volte dicon con loro orazioni e bacionlo e tengonlo con grande
riverenzia e divozione. Item, e' digiunono un mese fra l'anno, e non
mangiono infino a notte; e tutto questo mese non usono con femine; ma
gl'infermi non sono costretti a questo digiuno. Item, il detto libro
parla de' giudei che son cattivi, e che non vogliono credere a Giesù
che fusse per parte di Dio e che egli mentono falsamente di Maria e del
suo figliuolo, dicendo che egliono avevono crocifisso Giesù figliuolo
di Maria, però che non fu mai crucifisso, come dicono, anzi il fece
Idio ascendere a sè sanza morte e sanza magagna, ma trasformò la sua
forma[67] in uno, chiamato Iudas Scarioth; e questo crucifissono
e giudei, pensando che fussi Giesù, che era salito in cielo vivo
a giudicare il mondo. E però dicono, che i cristiani ànno poco
conoscimento; che semplicemente e falsamente credono, che Giesù Cristo
fussi crucifisso; che arebe fatto contro alla sua giustizia a soferire
che Giesù Cristo, el quale era inocente, fussi sanza colpa stato messo
a morte (sic); e in questo articolo dicono che noi falliamo; però che
la grande giustizia di Dio non poterebe così fatta cosa soferire; e in
questo manca la lor fede. E sì confesson bene, che furno buone l'opere
sue, e che son verace parole li Evangeli e le sue dottrine, e veri
e suoi miracoli, e che la benedetta vergine Maria fu santa e buona e
vergine prima e poi dopo la natività di Giesù Cristo; e che quegli che
credono perfettamente in Dio, saranno salvati. E perchè e' son tanti
propinqui a la nostra legge, leggiermente si convertiscono alla fede
cristiana, quando si predica distintamente la fede e la lege di Cristo;
e se gli dichiarono le profezie, e' dicono che sanno bene per profezie,
che la lege di Macometto fallerà, come ànno fallite quele de' giudei; e
che la fede cristiana durerà infino alla fine del mondo.