Item, da Nazareth si va al monte Tabor e non v'è altro che IIII. leghe;
il quale è bel monte e alto, ove soleva esere asai chiese, ma sono
distrutte; e ancora v'è un luogo che si chiama la squola di Dio, ove
soleva amaestrare e suoi discepoli, e apriva loro e segreti di Dio.
A piè del monte Tabor, Melchisedech, che fu Re di Salem, chiamata poi
Ierusalem, al declinare del monte, iscontrò Abraam, il quale ritornava
dalla battaglia, nella quale aveva morto el Re Amalech. Item, in
questa montagna si trasfigurò il nostro Signiore dinanzi a san Piero
e santo Iacopo e santo Giovanni: qui vidono spiritualmente Moisè e
Elia profeta, e imperò disse santo Piero a Cristo: _Bonum est nos
hic esse; si vis, faciamus hic tria tabernacula_. Sì vi udirono la
voce del Padre, dicendo: _Hic est filius meus dilectus, in quo mihi
bene complacui_: e Iesù Cristo li comandò che non dicesono ad alcuno
questa visione, infino che non fussi risucitato da morte a vita. In
questo monte e in questo luogo medesimo el dì del giudicio IIII. angeli
soneranno IIII. trombe, e risuciteranno tutti e morti, che son morti
da poi che fu creato el mondo; e tutti verranno in corpo e in anima
dinanzi al cospetto di Dio al giudicio ne la vale di Iosafat; e sarà
questo giudicio el dì di pasqua, in quell'ora medesima che risucitò
il nostro Signore; e sarà cominciato questo giudicio nell'ora che 'l
nostro Signiore discese a l'inferno per ispogliarlo; però che in questa
ora spoglierà il mondo e rimunererà gl'amici suoi in grazia, e li
nimici a pena perpetua gli condannerà. E in quel tempo arà ciascuno el
merito de le sue opere, o bene o male, se la gran misericordia di Dio
non anticipa la sua giustizia. Item, a una lega dal monte Tabor è el
monte di Emon, e ivi fu la città di Naim, inanzi a la porta de la quale
el nostro Signiore e' risucitò el figliuolo della vedova. Item, a tre
leghe da Nazaret è il castello di Saffia, dove furono e figliuoli di
Zebbedeo e i figliuoli d'Alfeo; e, a V. leghe da Nazaret, è il monte
di Caim, di sotto el quale è una fonte; e quivi allato Lamech, padre
di Noè, ucciso Caim con una saetta, perchè Caim andava pe' monti a
modo d'una bestia, e vivette in quela forma più di CCº. anni, insino
al tempo di Noè. Da Saffia si va al mare di Galilea e alla città di
Tiberìa, che siede sopra questo mare; e quantunque si chiami mare, non
dimeno non è mare nè braccio di mare, anzi è uno lago d'acqua dolce,
el quale è lungo Cº. stadii e largo XL; e sonvi dentro di buon pesci;
e pel mezo vi core el fiume Giordano. La città non è tropo grande, ma
assai magnificenzie vi sono; e là dove si parte el fiume Giordano,
all'uscire del mare di Galilea, è un ponte grande, per lo quale si
passa da la terra di promissione ne la terra del Re Balsam e ne la
terra di Gierusalem, le quale sono tutte d'intorno al fiume Giordano,
infino al cominciamento del mare di Tiberìa; e di là si può andare in
Damasco in 3. giorni per la regione Traconidia, la quale regione dura
dal monte Emon infino al mare di Galilea o al mare di Genezareth, che
è tutto un mare. Questo è il lago sopradetto, ma e' muta el nome per
le cittade che vi sono sopra; e sopra a questo mare andò el nostro
Signore appiè asciutti, e ivi rilevò san Piero, quando era già mezo
annegato, quando disse:_Modicæ fidei, quare dubitasti?_ E dopo la sua
resuresione aparve un'altra volta a' suoi discepoli sopra questo mare,
e chiamandogli che pescassono, empierono le rete di gran pesci. E in
questo mare navicò Iesù molte volte, e quivi chiamò san Piero e santo
Andrea, san Iacopo e san Giovanni, figliuoli di Zebedeo. Ne la città
di Tiberìa si è la tavola sopra la quale el nostro Signiore mangiò
co' suoi discepoli dopo la resuresione, el qual non conobono, se non
al rompere del pane, come dice el vangelo: _Et cognioverunt eum in
fractione panis_. E apresso a la città di Tiberìa è il monte, ove il
nostro Signore con V. pani e due pesci saziò V. mila persone. In questa
città per ira fu gittato un tizone ardente dietro a Giesù Cristo; il
capo del tizone percosse in terra, e subito rinverdì e crebe in un
grande albero, e al presente cresce, e la scorza è ancora abruciata.