Ma Prevost faceva diversi pensieri da questi. Si era il suo esercito

ingrossato per l'accostamento dei leali. Sperava, che la presenza sua

nella Carolina ve gli avrebbe fatti romoreggiare; difettava di

vettovaglie, delle quali era sicuro di potervisi abbondantemente

fornire, ed in ultimo l'invasione di questa provincia avrebbe rivocato

Lincoln dalla Giorgia, e forse quindi appresentata qualche conveniente

occasione di venirne alle mani. Per la qual cosa determinatosi al tutto

a voltar la fronte alla Carolina, varcò con tremila uomini tra Inglesi,

leali ed Indiani il fiume Savanna ed i vicini stagni, comechè non senza

grandissima difficoltà. Le milizie del Moultrie maravigliate a tanto

ardire, spaventate si disbandarono, e quasi tutte, dopo fatta leggier

resistenza, si ricoverarono a Charlestown. Quelle che rimasero con

Moultrie, alle quali si accostarono i cavalleggieri di Pulaski, facevan

ogni sforzo per ritardar l'impeto del nemico, ma troppo eran deboli per

poter ciò fare efficacemente.

Veduta Prevost la facilità, colla quale aveva superato gli ostacoli de'

luoghi, e la debole resistenza del nemico, innalzava l'animo a concetti

e speranze maggiori; e quel motivo che aveva fatto nel principio non per

altro, che per foraggiare, volle estendere ad una più alta, ed onorata

impresa, e quest'era l'assedio della ricca città di Charlestown;

presupponendo, che questa, acquistato ch'egli avesse la campagna, fosse

prontamente per riceverlo. A ciò lo stimolavano ancora i leali, ai quali

secondo il solito non lasciando lume la troppa cupidità, credon essi, e

voglion far credere agli altri quello che desiderano. Lo assicuravano,

che avevano intendimento coi più, e coi principali cittadini di

Charlestown, e che quando una prima bandiera del Re sventolasse sotto le

mura di quella città, le genti avrebbero tosto fortuneggiato dentro, e

fatto di forza, che ella venuta sarebbe senza dubbio alcuno in poter

suo. Si offerivano poi anche prontissimi a stradar le genti, e dar sulla

qualità de' luoghi tutte quelle informazioni che sarebbero del caso.

Dava inoltre a quest'opinione qualche peso, che Lincoln comunque non

potesse non esser informato, che gl'Inglesi avevano passato il fiume, e

minacciavano la città capitale della Carolina, tuttavia nissuna

sembianza faceva di volerne venire al soccorso suo; sì fattamente era

persuaso, che i reali fossero venuti non per conquistare, ma per

buscare. Per la qual cosa s'incamminava Prevost molto alla sicura verso

Charlestown, sperando nella trepidazione della città avere qualche

occasione di entrarvi dentro. Quando però Lincoln s'accorse dal continuo

avvicinarsi del nemico alle mura di quella, che la cosa non era da

finta, avviò rattamente in aiuto una buona squadra di fanti leggieri, i

quali fece anche montare in groppa sui cavalli, perchè potessero

arrivare più speditamente. Egli intanto gli seguitava col rimanente

dell'esercito. Arrivarono gl'Inglesi sulle rive del fiume Ashley, il

quale bagna le mura di Charlestown dalla destra parte, e subito

passatolo, pigliarono gli alloggiamenti quasi a gittata di cannone dalle

mura, tra il medesimo e l'altro fiume chiamato Cooper, che scorre a

sinistra della città. Avevano i Caroliniani fatto per la difesa di

questa tutti quei provvedimenti, che per la brevità del tempo potuto

avevano maggiori. Avevano arsi i sobborghi, e fatto uno stecconato, che

correva dietro la città da un fiume all'altro; i baloardi furono

rassettati, e le artiglierie piantate sopra tutta quella tela di

fortificazioni, che tra quei due fiumi è frapposta. Due giorni prima

erano arrivati dentro la città il governatore Rutledge con cinquecento

cerne, il colonnello Harris coi fanti leggieri mandati da Lincoln, i

quali avevano corso più di quaranta miglia ad ogni alloggiamento. Eravi

giunto eziandio il conte Pulaski coi corridori della sua legione, la

quale chiamavano la legione americana. La presenza di tutte queste genti

assai confortò i cittadini, i quali, se non fossero arrivate, o che

gl'Inglesi senza aver badato per via, come fecero, non ricordandosi

forse del proverbio volgare che _chi vuol far non dorma_, fossero

comparsi due giorni prima, avrebbero avuto carestia di buoni partiti.

Stettero tutta la notte i Caroliniani dentro la città a diligentissima

guardia, avendo accesi i fuochi nelle case, e sulle mura tutto

all'intorno. Il giorno seguente il generale inglese intimò la resa,

offerendo favorevoli condizioni. Mandaron fuori gli Americani i

commissarj loro per negoziare, e si appiccò una pratica d'accordo, la

quale essi, avendo conosciuto, che gl'Inglesi non erano nè in numero, nè

armati di maniera, che potessero sforzare la città, e credendosi di

sicuro, che Lincoln non avrebbe pretermesso di venir tosto in soccorso

loro, ivano tirando in lungo meglio che sapevano. Proposero, stesse

Charlestown neutrale durante la guerra, ed alla pace si definisse, a chi

dovesse appartenere degli Stati Uniti, o dell'Inghilterra. Fu risposto

dagl'Inglesi, i capitani britannici non esser venuti là con potestà

legislativa, e che, poichè il presidio stava armato, dovevano arrendersi

a prigionieri di guerra. Si fecero da ambe le parti altre proposte, che

non si accettarono, ed in queste pratiche si consumò inutilmente

dagl'Inglesi tutto il giorno. Non furon rotte, se non la sera. La notte

i cittadini aspettavano l'assalto, non rallentata a niun patto la

diligenza del guardare.

Caduto Prevost dalla speranza che preso aveva che si muovesse qualche

cosa di dentro a suo favore, andò considerando, che le mura della città

erano munitissime di artiglierie, e protette da molte navi armate,

massimamente galee; che il presidio era più numeroso del suo esercito

stesso; ch'ei non aveva artiglierie, se non poche e da campo, tali, che

non potevano fare sufficiente passata; che non aveva navi da guerra che

lo potessero aiutare; che già i primi feritori dell'esercito lincolniano

erano comparsi, ed il rimanente si avvicinava con presti alloggiamenti;

e che se l'assalto avesse avuto infelice fine, con una guernigione

vittoriosa da fronte, e con un esercito più grosso del suo alle spalle,

con una contrada da trascorrere frequente di fiumi e di fiumane,

sarebbero le sue genti, quando il sole le avesse trovate in

quell'alloggiamento, in un presentissimo pericolo poste di venir

oppresse, ed intieramente distrutte. Laonde valendosi dell'opportunità

della notte si levò da campo, e si ritirò di verso la Giorgia. Ma invece

di avviarsi per la via di terra, che troppo era pericolosa, traghettò i

suoi nelle isole di San Jacopo e di San Giovanni, poste ad ostro di

Charlestown, fertili e grasse da potervi ristorar dentro l'esercito

comodamente. E siccome una seguenza d'isolette vicine alla costiera si

continua dà Charlestown sino a Savanna, tra le quali scorrendo il mare

va formando qua e là, e canali da navigare, e porti da fermarvisi entro

alla sicura, così Prevost non istava più in pensiero di potersi,

quandochè fosse, senza pericolo a questa ultima città riparare. Ma il

suo disegno per allora si era di andar a porre gli alloggiamenti

nell'isola di Porto-Reale, ferace e sana molto, posta poco distante

dalla Savanna. Le stanze poi dentro di quest'isole erano altrettanto più

accettevoli, che già era giunta sul continente della Carolina e della

Giorgia la stagione insalubre, e pressochè pestilente, dalla quale i

soldati inglesi, non avvezzi, avrebbero gravissimo danno ricevuto.

Mentre si travagliava Prevost nel muover il suo esercito da un'isola in

un'altra, Lincoln, che aveva seguitato d'in sulla terra-ferma le mosse

degl'Inglesi, credette di poter assaltar con frutto il colonnello

Maitland, il quale con una mano d'Inglesi, di Essiani e di leali

caroliniani stava accampato a cavallo di quello stretto braccio di mare,

che chiamano riviera di Stono, e che l'isola di San Giovanni divide

dalla terra-ferma vicina. Vi si erano affortificati con puntoni muniti

d'artiglierie, e circondati da stecconati. Andarono gli Americani

all'assalto con grande virtù. Si difenderono i regj valorosamente. In

fine essendo i repubblicani sconciamente danneggiati dalle artiglierie

inglesi, non potendo le loro, siccome minute, far sufficiente

impressione contro le fortificazioni, e veduto venire un rinforzo, si

ritirarono. Dopo questo fatto tutto l'esercito britannico, lasciate le

guardie ne' luoghi più opportuni, arrivò alle stanze nell'isola di

Porto-Reale. Gli Americani se ne ritornarono, i più agli alloggiamenti

loro; e la malvagità della stagione pose fine ad ogni ulterior impresa

da ambe le parti. Così rimasero gl'Inglesi quietamente in possessione di

tutta la provincia della Giorgia; e gli Americani, avuto quello

rimescolamento di Charlestown, si riconfortarono, comechè non fossero

del tutto sgombri dal timore di una novella invasione nella Carolina,

avendo i nemici acquistato quel nido della Giorgia.

Questa gualdana nella ricca ed intiera provincia della Carolina

meridionale riuscì non che di nessun giovamento, di danno alle faccende

del Re, di non poca utilità agli uffiziali e soldati, e di grave

pregiudizio agli abitatori, e ciò per cagion del sacco, che vi fecero

strabocchevolmente i reali, e della guerra iniquissimamente esercitata

contro le donne, i fanciulli, gl'infermi, e le mura stesse delle più

conspicue città. In ciò avevan essi per ispie e per compagni i Neri, i

quali trovandosi in grand'abbondanza in que' luoghi, pei quali passavano

gl'Inglesi, concorrevano, sperando di recuperare la franchigia, e per

acquistar grado con essi tutto mettevano a bottino; e se qualche cosa di

valuta avevano i padroni loro nascosa, questa discoprivano, e davano in

mano ai rapitori. Tanta fu la rabbia di costoro, che non contenti di

spogliar le case della più ricca suppellettile, e le persone dei più

cari ornamenti, non perdonando nemmeno alla quiete de' morti, andaron

rovistando le tombe per la gola di trovarvi entro i tesori. Quello, che

transportar non potevano, sformavano. Quanti ameni giardini furon

disertati e guasti! Quanti nobili abituri rovinati od arsi! Quanti

preziosi arredi rotti e fracassati! Gli animali stessi, o grandi, o

piccoli, o necessarj, o diletti che si fossero, furon messi a morte. Non

si potrebbe con meritevoli parole ridire il barbarico furore delle

sfrenate soldatesche, e massimamente di quei feroci, o dai mali loro

inferociti Africani allora allora spastoiati. Ma il maggior danno che

abbiano avuto a sopportare i Caroliniani quello fu di questi stessi

schiavi, dei quali se ne perdettero ben quattromila, o condotti via

dagl'Inglesi nelle isole, o venuti meno di stento nelle selve, o morti

di una pestilenziale malattia, che poco dopo si era ad essi appiccata.

Insomma, se pieno di barbarie si fu il manifesto pubblicato dai

commissarj inglesi in sull'accomiatarsi dall'America dopo gl'infausti

negoziati, nissuno non dubiti, che non ne sia stata la esecuzione

fattasi nella Carolina assai conforme, e risuonò di nuovo per tutto il

mondo la ferita degli eserciti britannici. In cotal modo le cose della

Giorgia travagliate con varj progressi erano ridotte in grandissime

turbolenze.

In questo mezzo tempo iva Clinton maturando nella Nuova-Jork, ove si

trovava, una deliberazione, il cui fine si era di rapinare sulle coste

opime della Virginia, o che intendesse con questa crudele ed inutile

guerra eseguire i comandamenti dei ministri, ovvero, che volesse

concordare coll'impresa della Carolina, credendo, che facesse alle cose

di questa provincia non poco momento il tener sulle brighe la Virginia.

Apprestato avendo un sufficiente navilio, e messi in punto duemila

soldati, prepose a quello Collier, ed a questi il generale Matthews.

Sbarcavano, e pigliavano posto in Hampton per interchiudere quel porto e

la navigazione del fiume James; altri, posti a terra sulle rive del

fiume Elisabetta, rattamente procedevano contro la Terra di Portsmouth,

nella quale senza ostacolo alcuno entrarono. Collo stesso impeto

pigliarono il Forte Nelson abbandonato in sui primi romori dal nemico.

Si impadronirono medesimamente della Terra, o per meglio dire delle

reliquie di Norfolk situata sull'opposta sponda del fiume. Usando poscia

la medesima celerità corsero, ed occuparono la Terra di Suffolk posta

sulla destra riva del fiume Nansemondo. In tutti questi luoghi, ed in

quelli ancora di Kempe, di Shepperd's-Gosport, di Tanner's-creek,

siccome in altri circonvicini, procedendo gli Inglesi in ogni cosa con

nimicissimo animo, fecero tutto quel male, che seppero e potettero.

Distrussero i fondachi, guastarono o rapirono le munizioni, arsero o

tolsero gran numero di navi. Una grossa quantità di misalta apprestata

ad uso dell'esercito di Washington, e molte altre munizioni vennero in

poter dei vincitori. Di tabacco poi ne trovarono e rapirono più oltre di

quello che avrebbero voluto; e brevemente quelle sì ricche e

prosperevoli Terre furono in pochi dì arse e distrutte. Se ne

risentirono gravemente i Virginiani, e mandaron dicendo agl'Inglesi:

_Qual modo di guerra fosse quello?_ Al che risposero; _aver essi

commissione di così fare a tutti coloro, che il Re obbedire non

volevano_. I capitani britannici standosene alle novelle dei fuorusciti,

i quali mai non cessavano d'insinuare, che fra i Virginiani eranvi molti

leali, i quali nulla più desideravano, che di far rivoltare lo Stato,

quando vi si fosse fatto in qualche acconcio luogo un capo grosso,

avrebbero voluto più lungamente dimorare su quelle Terre, e disegnavano

specialmente di farsi forti in quella di Portsmouth. Ne scrissero al

generale Clinton. Ma questi, al quale già erano venute a noia quelle

guerre di ladroni, e che siccome non tanto precipitoso, come Collier,

non prestava tanta fede alle baie dei fuorusciti, se n'era messo giù, e

commise loro, che, assicurata la preda, venissero a ricongiungersi con

lui alla Nuova-Jork. Questo fece egli ancora, perciocchè aveva in animo

di fare una fazione sulle rive dell'Hudson di non poca importanza. Così

fu posto fine per allora alle espilazioni ed alle taglie della Virginia.

Avevano gli Americani con molta industria e dispendio rizzato notabili

fortificazioni sui posti di Verplank e di Stoney-point, l'uno situato

rimpetto all'altro sulle opposte rive del fiume sopraddetto, il primo

sulla sinistra, ed il secondo sulla destra. Guardavan questi due posti

il passo del fiume molto frequentato, che chiamano del Re, il quale se

venuto fosse in mano degl'Inglesi, sarebbe stato causa, che i coloni

avrebbero dovuto dare una giravolta di novanta miglia all'insù per

recarsi dalle meridionali nelle settentrionali province, o da queste a

quelle. Aveva Clinton disegnato d'impadronirsi di questi due posti.

Washington, il quale si trovava allora col suo esercito a Middlebrook,

troppo era lontano, perchè potesse impedir la fazione. Perilchè in sul

finir di maggio ivano gl'Inglesi a questa impresa, guidando Collier le

navi che salivano pel fiume, il generale Vaughan la destra schiera, la

quale sbarcò poi sulla sinistra riva poco sotto di Verplank, Clinton la

sinistra, la quale arrivò sulla destra del fiume in un luogo poco

inferiore a Stoney-point. Gli Americani, veduto sì vicino il nemico, non

essendo apparecchiati contro un sì repentino assalto, abbandonarono

Stoney-point, nel quale entrarono tosto i reali. Ma a Verplank vi fu

maggiormente che fare. Avevano i repubblicani fatto su di questa punta

un'assai forte bastita, che avevano fornita di presidio e di

artiglierie. La nominarono il Forte La-Fayette. Ma ella era

signoreggiata dai poggi di Stoney-point, sopra i quali gl'Inglesi non

senza grave difficoltà avevano condotto la notte le artiglierie ed

alcune bombarde. La mattina incominciarono a fulminar il Forte

La-Fayette. Nell'istesso tempo Collier colle galere, e coll'altre navi

munite di cannoni gli tirava di punto in bianco, e Vaughan colla sua

schiera girava ed arrivava infine alle spalle del Forte. Accerchiato in

tal guisa il presidio, disperato di soccorso, e di poter far più lunga

resistenza, essendo già levate le difese, tutte le mura intronate dalla

furia delle artiglierie, e molti morti o feriti, si arrendè la mattina

seguente a discrezione. Furon trattati umanamente. Ordinò Clinton, si

finissero le fortificazioni di Stoney-point, ed andò a porsi a campo a

Filippoborgo, Terra posta a mezza via tra Verplank e la città della

Nuova-Jork, per esser ivi lesto ad esercitar la guerra, ove l'occasione

si discoprisse. Ma nè egli, nè Washington volevano mettersi al rischio

delle battaglie, aspettando l'uno i rinforzi dalla Inghilterra, l'altro

quei degli alleati. Questa fu la cagione, per la quale le cose della

guerra in questo anno nelle province del miluogo procedettero tanto

rimessamente, e che niente vi si fece, che avesse nervo.

Non potendo i reali conquistare, venivano in sul volersi liberare dalle

molestie dei corsari, ed in sul devastare. Abitavano le coste del

Connecticut che bagna il Sound, arditissimi corsari, i quali correndo

esso Sound, e predando le navi avevano fatto di modo, che tutto il

commercio della Nuova-Jork per quella via ne era stato distrutto con

gravissimo detrimento dell'esercito e dell'armata inglesi, ch'erano

stati soliti di trarre in gran parte da quei luoghi le provvisioni. Per

levarsi quel bruscolo di sugli occhi, mandò Clinton a quella volta il

generale Tryon con due cantari di soldati. Sbarcarono a New-Haven, e

superate le milizie, che volevano difendere la Terra, la pigliarono, e

guastaronvi ogni cosa. Procedettero di là a Fairfield, ed entrati

dentro, l'arsero tutto. In simil modo furon consumate dalle fiamme la

grossa Terra di Norwalk, e la piccola di Greenfield. Il danno degli

Americani fu inestimabile tra per le case distrutte, i fondachi

rovinati, le munizioni guaste o involate, le navi sì grosse, che sottili

bruciate e predate. Tryon, non che gl'increscessero simili enormità, se

ne vantava, ed andava dicendo, aver fatto molto bene, ed utilmente in

servizio del Re, come se nelle guerre che si fanno contro un intiero

popolo non si trattasse piuttosto di vincere, che di gastigare, e le

arsioni e distruzioni, le quali nulla importano alla somma delle cose,

non fossero, e non siano da condannarsi. Ma se quest'errore di mente o

questa stemperatezza d'animo in un uomo del rimanente civile, non debbon

far maravigliare, non avendo mai questa natura umana avuto penuria di

simili generazioni d'uomini, bene parrà strano ad ognuno, ch'ei si

facesse a credere, che con quel modo di guerreggiare potesse far venir

gli Americani a porsi sotto le insegne del Re. Imperciocchè è da

sapersi, che in mezzo a quegl'incendj e devastazioni ebbe mandato fuori

un bando, col quale esortò gli abitatori a ritornare all'antica leanza

ed obbedienza. Ma, o sia che questi modi fossero dispiaciuti a Clinton,

il quale forse voleva solamente ai depredassero, o bruciassero le navi,

non le case ed i tempj, o per qualunque altra più vera cagione, comandò

a Tryon, cessasse, e venisse speditamente a ritrovarlo alla Nuova-Jork.

Ma rimasero miserabili vestigi della rabbia degl'Inglesi, ed il nome

loro per le molte estorsioni fatte, divenne vieppiù grave ai popoli.

Mentre in tal modo le rive del Connecticut erano vessate dall'armi

britanniche, fu fatta dagli Americani una fazione piena di grandissimo

ardimento, la quale dimostrò non solo non mancare, ma ancora abbondare

in essi quel coraggio, pel quale tanto sono celebrati gli uomini

europei. Eransi gl'Inglesi molto diligentemente affortificati a

Stoney-point, e già avevan ridotto quella rocca nella condizione di

un'assai buona e stabile Fortezza. Vi avevano posto dentro una

guernigione pel luogo assai gagliarda, e tutta composta di soldati

valentissimi. Nè mancavano le munizioni, ed ogni cosa necessaria alla

difesa. Tutte queste cose però non poterono tanto trattenere Washington,

il quale, udita la presura di Stoney-point e di Verplank, era venuto a

porsi ne' luoghi superiori delle montagne dell'Hudson, che non facesse

il disegno di correr contro l'una e l'altra di queste rocche, sperando

d'impadronirsene con una battaglia di mano. Commetteva al generale

Wayne, assaltasse Stoney-point, al generale Howe Verplank. Fu data al

primo una presa di gente eletta, usa ai pericoli ed alle più difficili

imprese. Partivano addì 15 luglio, e camminando per erte montagne, per

profonde paludi, per istrette difficili, per sentieri disagiosi

arrivarono alle otto della sera ad un miglio distante da Stoney-point.

Fatto alto, andava Wayne a riconoscere il sito dei luoghi, ed a

squadrare la condizione della Fortezza e della guernigione. Gl'Inglesi

tuttavia non se ne addavano. Poscia partì le sue genti in due colonne.

La dritta intendeva di guidar egli stesso; precedeva una vanguardia di

cento cinquanta soldati scelti, uomini arrisicatissimi, ai quali prepose

quell'animoso e destro Francese il colonnello Fleury. A quest'istessa

vanguardia poi camminava avanti una piccola frotta di fanti perduti,

guidati dal tenente Gibbon. La sinistra, la quale era condotta dal

maggiore Stewart, aveva anch'essa somigliante vanguardia, ed una squadra

di fanti perduti, che obbedivano agli ordini del tenente Knox. Dovevano

i fanti perduti fare ogni sforzo per rimuovere i primi intoppi delle

sbarre e degli stecconati, affine di agevolare la via alla vanguardia,

che da vicino gli seguitava. Comandò Wayne a tutti i suoi, camminassero

ordinati, cheti, cogli archibusi scarichi, colle baionette appiccate.

Arrivarono a mezzanotte sotto le mura della rocca. Le due colonne

andavano all'assalto sui fianchi, il maggiore Murfee minacciava il

presidio da fronte. Incontravano l'ostacolo impensato di una profonda

palude, che s'interponeva tra essi e la Fortezza. Gl'Inglesi traevano

furiosamente a scaglia. Ma nè l'impedimento della palude, nè quello di

un doppio stecconato, nè le mura di magnifica opera, che torreggiavano

da fronte e da lato, nè la tempesta delle archibusate e delle cannonate

poterono la virtù americana sormontare. Facevansi i waynesi la via a

forza di baionette, sinchè finalmente, superati tutti gli ostacoli de'

luoghi e dei difensori, espugnarono la Fortezza, e le due colonne si

ricongiunsero dentro la piazza principale di quella. Wayne rilevò una

leccatura nella testa da una palla di moschetto. Fleury spiantò colle

sue mani proprie lo stendardo reale d'in sulle mura. Dei fanti perduti,

di venti, ch'erano con Gibbon, morirono diecisette. Perdettero

gl'Inglesi fra morti e prigionieri meglio di seicento soldati. La Terra

fu preservata dal sacco, e da ogni ingiuria dei soldati. Nel che tanto

più sono gli Americani da lodarsi, quanto che si ricordavano dei freschi

ladronecci, e delle uccisioni commesse nella Carolina, nel Connecticut,

e nella Virginia; mirabile vittoria, e pel valore di chi l'ottenne, e

per l'umanità che l'accompagnò.

Da un altro canto non avvenne bene il disegnato assalto contro la

Fortezza di Verplank per gl'impedimenti trovati fra via da Howe. Ma

intanto erano le novelle pervenute a Clinton della disgrazia di

Stoney-point; e non volendo, che il nemico si annidasse su quelle mura,

senza soprastamento alcuno mandò i cavalli ed i fanti leggieri in aiuto

della Fortezza. Ma Washington, che aveva disegnato di venire, e non di

stare, abborrente dalle occasioni di mettere per una parte sola tutta la

somma delle cose in potestà della fortuna, e che altro non aveva avuto

per mira, che d'impadronirsi delle artiglierie, e delle munizioni del

Forte, guastar le opere, e catturar il presidio, ottenute tutte queste

cose, aveva ordinato a Wayne, si ritirasse. Il che eseguì, dopo di avere

smantellato il Forte, felicemente. Di questa impresa tanto gloriosa alle

armi americane si fecero molte allegrezze in tutte le parti della Lega.

Il congresso rendè pubbliche grazie a Washington ed a Wayne, a Fleury, a

Steewart, a Gibbon ed a Knox. Presentò con una medaglia di oro gettata a

posta, e rappresentante con acconci intagli il fatto, il generale Wayne,

e con un'altra somigliante d'argento Fleury e Stewart. Per non lasciare

senza premio la virtù de' suoi soldati, fatto fare una stima del valore

delle munizioni da guerra trovate a Stoney-point, le partì tra di loro.

Fatti i repubblicani più arditi dal prospero successo di questa impresa,

andavano spesso infestando le prime scolte dell'esercito regio, e ne

seguivano frequenti avvisaglie con diverso evento tra le due parti. Una

più grossa delle altre se ne fece a Paulus-hook, luogo posto rimpetto

alla Nuova-Jork sulla destra del fiume. Ma poco frutto vi fecero i

soldati del congresso.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 24 / 31 段