Per le quali cose tutte, e non potendosi per la stagione, che allora

correva molto rigorosa, altre fazioni tentare nelle province montagnose

poste a tramontana, aveva Clinton, siccome nel libro precedente abbiam

narrato, inviato alla volta della Giorgia forza di navi passeggiere,

scortate dalle navi da guerra di Hyde-Parker, le quali portavano da

duemila e cinquecento soldati parte inglesi, parte essiani, e parte

bande di leali e fuorusciti. Col favore di questi ultimi, e degli amici

ed aderenti loro, sperava di poter entrar facilmente in quella

provincia. Obbedivano tutte queste genti agli ordini del colonnello

Campbell valoroso, e molto esperto capitano di guerra. Nel medesimo

tempo aveva Clinton commesso al generale Prevost, il quale comandava

alle Floride, che, raccolte tutte quelle genti, che per la difesa di

quelle province necessarie non fossero, marciasse anch'esso contro la

Giorgia, dimodochè essa fosse assalita da fronte per la via del mare da

Campbell, e da fianco sulle sponde del fiume Savanna da Prevost.

Ordinatosi in tal modo dagl'Inglesi il disegno della conquista della

Giorgia, la quale giudicavano aver ad essere scala a quella delle due

Caroline, arrivarono sul finir di decembre Campbell e Hyde-Parker

all'isola di Tybee situata presso le bocche del fiume sopraddetto. Le

navi da carico non penaron molto a trapassar lo scanno, e ad entrar nel

fiume. Seguivano pochi giorni dopo quelle da guerra, sicchè tutta la

flotta addì venzette si trovò sorta nelle acque di quello, e pronta a

far i comandamenti dei capitani per l'invasion della provincia.

Ignorando questi, quali fossero le forze, i provvedimenti, e le

intenzioni dei repubblicani, fecero dar una scorribanda per le vicine

rive e spiagge da alcuni fanti leggieri, dai quali presi due Giorgiani,

s'intese da loro, non essersi avuta nella provincia contezza alcuna del

disegno dei regj, niuna nuova difesa essersi apparecchiata, le batterie

che proteggevano i fiumi rovinate, le galere starsene a mala guardia, e

sì fattamente poste da poter essere facilmente intraprese. Si ricavò

ancora essere debole il presidio di Savanna, città capitale della

provincia; ma però aspettarvisi di breve i rinforzi. Avute queste

notizie, non metteva l'Inglese verun tempo in mezzo per incominciar

l'impresa. Le due rive del fiume Savanna, partendo dall'isola di Tybee

prossimana alla sua foce per un buon pezzo all'insù, non essendo altro

che un continuo tratto di maresi, pei quali scorrono lentamente lo due

fiumane di Sant'Agostino e di Tybee, non offeriscono nissun luogo, che

servir possa di porto per isbarcare. Quindi furon costretti gl'Inglesi

di salir più in su per irsene a dar in terra al solito luogo dello

sbarco, dal quale ha principio un dicco molto stretto, che conduce

poscia alla città. Questo luogo, siccome molto difficile per sè stesso,

avrebbero gli Americani potuto difendere agevolmente. Ma parte perchè la

cosa era riuscita loro improvvisa, parte perchè non avevano forze

sufficienti, non se ne avvisarono. Gl'Inglesi, senza ostacolo veruno

incontrare, sbarcarono, i fanti leggieri i primi, poscia quei della

grave armatura. Corre il dicco sopraddetto tra mezzo una risaia

paludosa, ed è fiancheggiato da ambe le parti da un fosso assai fondo.

Più addentro a secento passi dal luogo dello sbarco s'incontra a capo

del dicco un poggetto, sul quale è posta una magione, che chiamano la

casa di Gerido. Stavanvi a guardia una banda di repubblicani. Non sì

tosto ebbero i fanti leggieri, la maggior parte montanari condotti dal

capitano Camerone, afferrato, che, postisi, in ordinanza, corsero,

camminando sul dicco, contro quella masnada di Americani. Non mancaron

questi a sè stessi, ed il nemico ricevettero con tiri molto fitti di

archibuserìa, dai quali rimase morto Camerone. Ma i montanari spinti dai

proprj spiriti generosi, e grandemente irritati all'uccisione del

capitano, si avventarono con tanta rattezza contro la casa di Gerido,

che non ebbero tempo gli altri di scaricar una seconda volta, e si

posero in fuga. Sottentrarono i montanari, e s'impadronirono del poggio.

Salito Campbell sopra di questo, e prospettando il paese all'intorno,

discoprì l'esercito nemico posto in ordinanza davanti, ed un po' a

levante di Savanna, il quale governato essendo dal maggior-generale

Roberto Howe, stava aspettando l'incontro dei reali, e faceva la vista

di voler gagliardamente difendere la città capitale della provincia.

Consisteva esso in una grossa schiera di stanziali e di bande paesane.

Era sì fattamente attelato, che le sue due ali si distendevano dentro

nel paese dall'una parte e dall'altra della strada maestra, che guida a

Savanna, la dritta capitanata dal colonnello Eugee, e composta di

Caroliniani a dritta di quella; ed era il fianco suo verso l'aperta

campagna protetto da una fitta selvosa, e dalle case di Tatnal. La

stanca poi si appoggiava col suo destro fianco alla strada medesima, e

col sinistro a terreni limacciosi. Erano questi la maggior parte

Giorgiani comandati dal colonnello Elbert. Le due punte eran guardate

ciascuna da una bocca da fuoco, ed il mezzo sullo stradone da due. A

cento passi poi innanzi, laddove questo passa tra due profondi maresi,

avevan fatto una tagliata, ed un buon tratto avanti questa, rotto un

ponte soprapposto ad un rio anch'esso paludoso. Alle spalle finalmente

erano assicurati dalla città stessa di Savanna, la quale era affossata.

Il capitano inglese, lasciato prima una grossa guardia al luogo dello

sbarco, ed una altra simile ad una strada vicinale, che attraversa lo

stradone a fine di assicurarsi alle spalle, iva avvicinandosi al nemico,

ed andava considerando del modo, che più accomodato fosse per assaltarlo

nella forte positura, nella quale si trovava. Non tardò ad accorgersi

dalle mosse e dall'ordinanza del nemico, che questi si aspettava e

desiderava, ch'egli assalisse il corno sinistro. Per la quale cosa non

lasciò indietro nissuna di quelle diligenze, che in simili occorrenze

soglionsi usare dagli esperti capitani per intrattenere l'inimico nella

concetta opinione. Traeva fuori sulla sua dritta una parte de' suoi, ed

andava anche distendendosi verso questa medesima parte coi fanti

leggieri. Si risolvette intanto ad attaccar la battaglia coll'ala dritta

degli Americani. Mentre andava tra sè stesso rivolgendo le diverse

maniere d'assalto che praticar si potevano, la fortuna gli condusse tra

le mani un Nero, dal quale seppe, esservi un sentiero poco conosciuto,

il quale a traverso di quella palude selvosa, che abbiam detto trovarsi

alla destra punta dell'esercito americano, andava a riuscir loro alle

spalle. Offerivasi il Nero di far la guida, e molto confortava il

capitano britannico a farne impresa. Deliberatosi Campbell ad usar la

occasione, che la favorevole fortuna gli parava davanti, comandò a

Jacopo Baird, che coi fanti leggieri si mettesse a quella via, acciocchè

girato intorno all'ala dritta degli Americani gli assaltasse poscia per

di dietro là, dove meno se lo potevano aspettare. Lo faceva seguitare,

acciocchè all'uopo potesse essere soccorso dai volontarj jorchesi,

condotti dal colonnello Tumbull. Mentre Baird e Tumbull, guidati dal

Nero, procedevano alla disegnata fazione, Campbell piantava le sue

artiglierie a sinistra accanto lo stradone in modo, che non potevano

esser vedute dall'inimico. Questo fece, perchè quando fosse venuto il

tempo di fulminar i Caroliniani, si potessero impedire, non si

avventassero contro i fanti leggieri del Baird. In questo mezzo traevano

furiosamente colle artiglierie loro i repubblicani contro i regj. Questi

non fiatavano. Il che avrebbe pur dovuto far sospettare gli altri di

qualcosa, se stati fossero, o più esperti o meno invasati. Infine

Campbell, quando si pensò, che Baird fosse pervenuto al luogo suo, diè

tutto ad un tratto fuoco alle artiglierie, e mosse spacciatamente i suoi

contro il nemico, che tuttavia ignorava il pericolo, in cui si trovava.

Tale fu l'impeto degl'Inglesi e degli Essiani, che gli Americani, non

sostenendo la carica, si volsero tostamente in fuga. I vincitori gli

seguitarono. Intanto erano già i fanti leggieri del Baird, dato una

giravolta, arrivati dietro le spalle dell'ala destra americana, ed

attaccatisi con alcune milizie giorgiane, che stat'erano poste alla

guardia dello stradone, che guida a Ogeechee, dopo breve contrasto le

fugavano, e si difilavano ratti contro il grosso delle genti americane,

che già erano andate in volta. Dal detto al fatto si mettevano a

trabocco dentro le fila dei fuggiaschi; e se qualcheduno rimasto vi era,

che serbasse tuttavia gli ordini ed il coraggio, questi coll'inaspettato

e velocissimo impeto loro ebbero subitamente disordinati e disanimati.

La vittoria fa compitissima. Trent'otto uffiziali, meglio di

quattrocento tra sotto-ufficiali e gregarj, 48 pezzi di buone

artiglierie, 13 bombarde, cento bariglioni di polvere, un Fortino con

entrovi tutte le munizioni, il navilio, ch'era sorto nel fiume, una

molto notabile quantità di provvisioni d'ogni sorta, e la città stessa

di Savanna vennero, prima che si facesse notte, in poter dei vincitori.

Degli Americani a cagione della pronta fuga loro non morirono più che

cento, parte nella battaglia, parte nelle paludi, mentre si sforzavano

di scampare. Fra gl'Inglesi i morti ed i feriti non arrivarono a venti.

Tanto lieta fu la vittoria partorita dagli opportuni ordinamenti di

Campbell. Nè minore fu la umanità sua, tanto più da lodarsi, quanto che

non poteva non ricordarsi dei mali trattamenti ricevuti nelle prigioni

di Boston, che fossero state la sua accortezza e la prudenza. Non solo

la città di Savanna fu preservata dal sacco; ma quantunque vi entrassero

i vincitori, come in una città presa d'assalto, ed alla mescolata coi

fuggiaschi, nissuno di quelli, che non avevano le armi in mano, o che si

arrendevano, furon posti a morte. Dal che si può argomentare, che le

enormità commesse ai tempi di guerra sono meglio dalla rilassatezza o

complicità dei capitani, che dal furor de' soldati da riconoscersi.

[1779]

Impadronitisi, nel modo che abbiam detto, gl'Inglesi della città di

Savanna, si distesero coll'esercito per tutto il paese; poscia mandaron

fuori un bando, pel quale e graziavano i disertori, ed esortavano gli

amatori del nome inglese a correre alle insegne del Re, e coll'armi in

mano difendere la causa sua, promettendo loro protezione e aiuto. La

cosa non restò senz'effetto. Venivano in buon numero, ed i capitani

britannici gli ordinavano in un reggimento di cavalleggieri. Ma i più

risoluti repubblicani, preferendo l'esilio alla soggezione, si

rifuggirono nella Carolina. Posero anche gl'Inglesi ogni ingegno, ed

ogni arte usarono per indur i soldati repubblicani fatti cattivi a

pigliar soldo nelle truppe del Re; ma in questo fecero poco o nissun

frutto. Furon perciò stivati a bordo delle navi, dove e pel fetore

dell'aria, e pel calore della stagione durante la state che seguì,

morirono un gran numero. Gli uffiziali però furon mandati sulla fede

loro a Sunbury, Terra la quale solo nella Giorgia teneva ancora pel

congresso. Solo fu ritenuto, e sostenuto prigione sulle navi, in mezzo

agli altri gregarj, Moisè Allen, cappellano dei Giorgiani, il quale non

solo colle esortazioni sui pulpiti aveva acceso i popoli a seguir questa

impresa loro, ma ancora colle armi in mano la difese egli stesso in

mezzo alle battaglie, dando un mirabil esempio di fortezza e d'amor

cittadino. Venutagli a noia la sua lunga e schifa cattività, gettossi un

dì a capo all'ingiù nel fiume, sperando di potersi salvar a nuoto in

un'isola vicina. Ma annegò con infinito rincrescimento dei popoli, i

quali e le sue virtù veneravano, ed il coraggio suo grandemente

desiderarono. I vinti scombuiati del tutto, varcato il fiume al passo di

Zubly, si ritirarono nella Carolina. I vincitori si distendevano, e

riducevano a divozione del Re la maggior parte della Giorgia,

accrescendo le scolte sulle rive della Savanna per la gelosia dei

nemici, che tuttavia erano padroni della Carolina.

Nel medesimo tempo il generale Prevost si era messo nella Florida

orientale in punto per eseguir ciò, che stato gli era comandato da

Clinton. Nel che incontrò gravissime difficoltà, sia per la stranezza

de' luoghi, come per la disagevolezza delle vettovaglie. Arrivato

finalmente dopo incredibile fatica nella Giorgia, pose l'assedio al

Forte ed alla Terra di Sunbury. Vi eran dentro dugento soldati di

presidio, i quali mostravano di volersi difendere, dimodochè l'Inglese

già aveva incominciato a far le trincee. Ma poco stante, perduta ogni

speranza di soccorso, si abbandonarono e diedero la Terra a discrezione.

Furon trattati umanamente. Questo accadde nel tempo, in cui Campbell già

si muoveva dal canto suo contro Sunbury. S'accompagnarono l'uno

coll'altro congratulandosi del salvo arrivo i due eserciti, e Prevost

giunto in Savanna pigliò il governo di tutte le genti regie, che venute

dalla Nuova-Jork e da Sant'Agostino avevano conquistato al Re tutta la

provincia della Giorgia. Avuta così lieta vittoria, andavano i Capi

inglesi considerando quello che fosse a fare. Conoscevano benissimo di

non esser abbastanza gagliardi per poter fare una grande impressione

nella Carolina, provincia potente, molto concorde, almeno nelle parti

più basse, e che aveva al governo suo uomini di ottima mente, e di non

poca autorità nell'universale. Per verità l'unico e solo fine, che fin

là si era proposto Clinton, quello era della conquista della Giorgia,

avendo tra sè stesso deliberato di assaltar la Carolina, allorquando

arrivati fossero i rinforzi, che se gli annunziavano dall'Inghilterra, e

che dovevan esser tragittati dall'ammiraglio Arbuthnot. Ciò nondimeno,

discorrendo molto bene di quanta importanza fosse all'esito delle future

cose il recarsi sulla guerra offensiva, piuttostochè tenersi sulla

difensiva, si risolvettero a far certe correrìe nella Carolina, per

tener vivo in quella provincia il timore delle armi regie, e per dar

animo ai leali. Per la qual cosa mandarono una buona presa di genti

condotte dal maggior Gardiner a pigliar possessione dell'Isola di

Porto-Reale. L'impresa non solo non riuscì, ma ebbe pessimo fine; perchè

assaliti là entro aspramente da una banda di Caroliniani, ne furon

cacciati di forza con perdita di molti ed uffiziali e soldati.

Venuto meno questo disegno volsero l'animo a voler far muovere coloro, i

quali erano di sinistro animo contro il nome del congresso, ed abitavano

in gran numero, siccome in altro luogo fu da noi raccontato, le parti

diretane della Giorgia e delle due Caroline. La quale speranza era stata

una delle principali cagioni, che aveva fatto intraprendere l'invasione

delle meridionali province. Di cotesti leali ve n'erano di diverse

maniere. Alcuni, più avventati e più nimichevoli degli altri, non solo

avevano la patria loro abbandonato, ma si erano rifuggiti in mezzo

agl'Indiani, e congiunti con questi facevano ai consorti loro colle

solite correrìe tutto quel male, che sapevano e potevano. Altri poi se

ne vivevano sfuggiaschi e solitarj ne' luoghi disabitati posti

sull'estremo confine delle Caroline, aspettando, che la fortuna

offerisse loro qualche buona occasione di ripatriarsi. Altri finalmente,

o meno avversi, o più astuti, continuavano a dimorare in mezzo ai

libertini, facendo le sembianze di essersi soggettati, e di accomodarsi

al volere dei più. Deposte le armi avevan dato di mano alla zappa ed

alla marra, pronti però a ripigliare quelle, ove qualche spiraglio di

mutazion di cose si appresentasse. Intanto non potendo giovarsi

dell'armi, usavano le arti, tenendo con molta diligenza ragguagliati gli

usciti di tutto ciò, che accadeva nella contrada, e specialmente di

tutti i motivi dei libertini. Queste cose non ignoravano i generali del

Re; e per ciò per metter cuore ed al punto i leali, procedettero molto

in su pel fiume Savanna, e pigliaron posto nella città d'Augusta. Quivi

niuna cosa lasciavano intentata per adescare e piccare quelli, acciocchè

corressero all'armi. Mandavan fra di loro frequenti messi, accrescevano

molto colle parole le forze regie; ponevan loro innanzi gli occhi, che

se essi si riunissero, diventerebbono di gran lunga superiori al nemico;

facevan promesse, abbondavano in presenti; stimolavano gli animi già

inviperiti colle vive rappresentazioni delle crudeltà dei libertini. Di

queste opinioni empievano i Capi britannici gli amici del Re. Queste

instigazioni operaron di modo, che i leali si levarono in armi, e

postosi sotto la condotta del colonnello Boyd, uno dei Capi loro,

scendevano a dilungo per le occidentali frontiere della Carolina per

andarsi a congiungere colle genti regie. Erano i più piuttosto

malandrini che soldati, gettatisi alla strada, e vogliosi del logorar

dell'altrui. Devastavano perciò ogni cosa, ovunque passavano, e quello

che consumar non potevano, ardevano. Già avevano tanto fatto, che,

varcata la Savanna, si avvicinavano agli alloggiamenti inglesi, quando

furono sopraggiunti dal colonnello Pickins, il quale guidava una grossa

smannata di Caroliniani raggranellati nel distretto di Ninety-six. Dal

detto al fatto si mescolarono ferocemente gli uni cogli altri

combattendo con grandissima rabbia per l'ira civile, e pel timore dei

mali, che i vinti avrebbero avuto a sopportare dai vincitori. Durò la

battaglia per bene un'ora. Finalmente i leali si disordinarono, ed

andarono in volta. Boyd restò ucciso sul campo. Tutti furono dispersi.

Molti vennero in poter dei vincitori. Settanta furono sentenziati a

morte; però solo cinque furono giustiziati. Questo successo fermò le

cose della Giorgia, le quali già erano in manifesto movimento contro il

congresso; frenò del tutto le correrìe dei leali, e diè luogo ai

libertini di potere con maggiore sicurezza attendere ai preparamenti da

farsi contro le armi regie. Dal medesimo ne nacque ancora, che

gl'Inglesi, abbandonata Augusta, si ritirarono più ingiù, restringendosi

tutti nelle vicinanze di Savanna.

A questo partito tanto più volontieri si appigliarono i regj, in quanto

che il generale Lincoln, creato dal congresso capitano generale di tutte

le genti nelle province meridionali, era arrivato, ed aveva posto il

campo a Black-swamp sulla sinistra riva della Savanna, non molto

distante da Augusta. Avevano i Caroliniani, come prima ebbero le notizie

del disegno, che gl'Inglesi avevano fatto sopra le meridionali province,

chiesto al congresso, concedesse loro per Capo di tutta la difesa, che

intendevano di voler fare, il generale Lincoln massacciuttese, che si

era acquistato il nome di animoso ed esperto capitano nella guerra

settentrionale. Alla quale richiesta si era molto volentieri inclinato

il congresso, avendo esso medesimo collocato gran fede in Lincoln, e

conoscendo di quanta importanza sia nelle cose della guerra la

confidenza che hanno i soldati nei Capi loro. Il presidente Lowndes

tutte quelle cose faceva che all'uffizio suo si convenivano, per dar

animo agli abitatori dell'australe Carolina, e per fargli correre

all'armi in difesa della patria. Usava le pubbliche e le private

esortazioni, ed ordinava, che tutti i bestiami delle isole e delle terre

poste sulla marina si ritirassero all'indietro a' luoghi sicuri. Le

bande paesane si adunavano, ed andavano a congiungersi cogli stanziali.

Nè minore zelo della cosa pubblica si manifestava al vicino pericolo

nella Carolina Settentrionale, dove in pochi dì furono ammassate due

migliaia di cerne, alle quali vennero preposti i generali Ashe e

Rutherford; e se non fosse stato, che non poterono sì tosto, come era il

bisogno, ottener le armi, e che perciò furon obbligate ad indugiare,

sarebbero arrivate in tempo, e, congiuntesi prima della sconfitta colle

genti di Roberto Howe, avrebbero forse fatto inclinare a favor loro la

fortuna della giornata di Savanna. Il calore era grande fra i libertini

caroliniani a quei dì; l'esercito loro s'ingrossava. Del che invero

avevano grandissimo bisogno. Perciocchè Washington era lontano, e prima

che i soccorsi arrivassero, le cose loro potevano essere spacciate.

Inoltre stava quegli in molta gelosia dei passi delle montagne, ed il

suo esercito ogni giorno si assottigliava per quella peste, non del

tutto ancor sanata, della brevità delle ferme. Per la qual cosa non si

poteva sperare, fosse per inviare grossi rinforzi. Ma questo stesso

interno male, che indeboliva l'esercito washingtoniano, era cagione

ancora, che non si potesse far gran fondamento su quello di Lincoln,

quantunque già si fosse raccozzato coi rimasugli di Howe. Perciocchè,

trattone seicento stanziali, i rimanenti erano milizie poco use alle

guerre, e poco stabili avendo solo le ferme per pochi mesi. Tuttavia

Lincoln non si perdeva d'animo, e molto col buon voler suo si aiutava.

Volendo mostrare il viso al nemico, si era condotto a Black-swamp sulle

rive della Savanna. La quale mossa in un colla rotta data dai libertini

ai leali aveva causato, che il generale inglese avesse ritirato i suoi

all'ingiù del fiume, tenendo le prime scolte al passo di Hudson. Ma ciò

non bastando a Lincoln, e disegnando di restringere vieppiù il nemico,

confinandolo del tutto sulla costiera, acciocchè e dell'opportunità di

quelle grasse terre non si potesse valere, e segrete od aperte pratiche

intrattenere coi leali delle regioni superiori, comandò al generale

Ashe, che, lasciate indietro le bagaglie, andasse a por gli

alloggiamenti sulla destra riva della Savanna dietro il rivo, che

chiamano Briar-creek. Eseguì Ashe diligentemente gli ordini del capitano

generale, ed in sì fatta guisa pose il campo, che n'era diventato

fortissimo. Da fronte lo difendeva il rivo sì profondo a molte miglia in

su, che non era guadoso, da stanca la Savanna ed un'altra palude. Si era

poi assicurato a destra con una torma di cavalleggieri. Aveva seco da

due migliaia di combattenti.

Ma nonostante la fortezza degli alloggiamenti dell'Ashe si deliberarono

gl'Inglesi di assaltargli. Il colonnello Prevost, il quale stava al

passo di Hudson, si mosse a questa fazione. Divise i suoi in due

schiere. Colla dritta munita di due cannoni procedeva dirittamente

contro il rivo, facendo le viste di volerlo passare per tener a bada i

repubblicani. Colla stanca consistente in novecento soldati tra quei di

grave armatura, ed i corridori sì a piè che a cavallo andava girando

distendendosi a sinistra, affine di passare nei luoghi superiori il

rivo, e di potersi quindi avventare contro il retroguardo nemico. Nel

medesimo tempo il generale Prevost per intrattenere Lincoln, acciò non

pensasse ai casi dell'Ashe, iva movendosi tra Savanna ed Ebenezer, come

se volesse varcar il fiume in quei luoghi. Ashe, il quale in tanta

vicinanza del nemico avrebbe dovuto stare a buona guardia, invece di

mandar avanti i suoi cavalli, come speculatori della contrada, gli aveva

inviati a qualcun'altra fazione di poca importanza. Per la qual cosa

arrivarono a dì alto gli Inglesi sì improvvisi, che le prime novelle,

che ne ricevettero gli Americani, furono le grida, il rimbombo e lo

scricchiolar dell'armi degli assalitori. Le milizie spaventate non

istettero a badare, ma tosto si mettevano in fuga alla dirotta. Molti

però trovarono, fuggendo, quella morte, che, combattendo valorosamente,

avrebbero potuto schivare. La viltà dell'animo non apportò loro sicurtà

maggiore. Sopraffatti dalla paura alcuni annegarono nel fiume, altri

affogarono nella palude, diventando ora istromenti della rovina loro

quegl'impedimenti stessi, che prima riputati avevano i più saldi

fondamenti della sicurezza loro. Gli stanziali giorgiani e caroliniani

guidati ed incuorati dal generale Elbert fecero miglior pruova. Ma

abbandonati dalle milizie, ed assaliti da tanta moltitudine di nemici

andarono anch'essi in volta. Questa fu la rotta di Briar-creek, che

seguì a dì tre di marzo. Perdettero gli Americani sette pezzi di

artiglieria, tutte le armi e munizioni, con non pochi morti e

prigionieri. Il numero degli annegati ed ammemmati non è noto. Ma e'

pare, sia stato maggior di quello di coloro che morirono per le ferite.

Di tutte le genti di Ashe pochi più di quattrocento si ricongiunsero con

Lincoln, il quale per l'effetto di questo infortunio, trovò il suo

esercito avere scemato meglio della quarta parte. Questa vittoria

impadronì di nuovo i regj di tutta la Giorgia, ed aperse loro la via a

poter comunicare coi leali delle parti diretane sì della Giorgia che

delle Caroline; e questi, che ancora non avevano deposto il timore della

fresca percossa, si riconfortarono, e potevano a man salva recarsi ad

ingrossare l'esercito regio.

A tante disgrazie si risentirono vivamente i Caroliniani; ma però non si

sgomentarono; e per impedire il nemico vittorioso, che non venisse ad

osteggiare sulle ricche terre loro, facevano ogni opera per ravvivar gli

animi, e per far nuove genti. Posero severe taglie a coloro, che

richiesti negassero di andar soldati, o ricusassero di obbedir agli

ordini dei capitani; promettevano caposoldi; levavano cavalli; creavano

uffiziali fra i più riputati uomini del paese. Nominavano a governatore

della colonia Giovanni Rutledge, uomo di grandissim'autorità, dandogli

facoltà di fare ogni e qualunque cosa, che credesse al ben pubblico

necessaria. Tanta fu la diligenza che usarono, e tante, e sì possenti le

persuasioni sì pubbliche che private dei più vivi libertini, i quali, e

per amor della patria, e perchè si vedevan ridotti in mal termine, se

gl'Inglesi s'insignorissero della provincia, non cessavano di andare e

venire a questa bisogna, che verso la metà di aprile aveva Lincoln con

sè meglio di cinque migliaia di soldati.

Mentre queste cose si travagliavano nelle Caroline, il generale Prevost

attendeva a ricomporre nella Giorgia le cose guaste dalla guerra.

Ordinava il reggimento interno della provincia, ed allettava i leali

continuamente a venirlo trovare. Non si attentò di passar la Savanna,

perchè ella era per le precedenti pioggia molto cresciuta, perchè non

aveva forze bastanti ad assaltar la bassa Carolina tanto avversa, e

perchè Lincoln, non ostante la rotta di Briar-creek, continuava tuttavia

a starsene sull'opposta riva pronto a combatterlo, se volesse varcare.

Lincoln poi dal canto suo, innanzichè ricevesse i nuovi aiuti, non era

in grado di poter offendere, e stimava sua gran ventura fosse, che il

nemico non l'offendesse. Ma ingrossato finalmente, siccome abbiam detto,

fece una mossa, dalla quale ne nacque un'altra molto importante del suo

avversario. Marciò egli sul principiar di maggio verso Augusta, sia per

proteggere non so quale adunata dei deputati della provincia, che in

quella città si doveva fare, sia per pigliar qualche Forte posto nella

Giorgia superiore, affine d'impedire che in essa le cose non facessero

qualche variazione, e che i leali non mandassero più oltre genti e

vettovaglie agl'Inglesi. Già era arrivato nella Giorgia, ed attendeva

diligentemente a recar ad effetto il suo disegno. Aveva però lasciato il

generale Moultrie con mille cinquecento uomini rimpetto a Prevost, acciò

gl'impedisse il passo del fiume. La qual cosa in un colla grossezza del

medesimo, le paludi prossimane alle sue rive dalla parte della Carolina,

e gli spessi torrenti e fiumane che la intersecano, aveva creduto

sufficiente ostacolo fosse, perchè il generale inglese non si movesse a

varcare per correre la provincia, e minacciar la metropoli, che è

Charlestown.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 23 / 31 段