Di questa perdita assai bene si ristorarono i Francesi

coll'impadronirsi, come fecero poco dopo, dell'isola Domenicana, la

quale essendo posta tra la Guadaluppa e la Martinica, era in quelle

spiagge di somma importanza alle future operazioni della guerra. Di ciò

si era benissimo accorto il governo inglese, il quale l'aveva

diligentemente affortificata e munita di grosse e copiose artiglierie.

Ma nè il presidio, nè la quantità delle munizioni corrispondevano a

tanto apparato, ed all'importanza del sito. I magazzini pubblici vi si

trovavano pressochè vuoti, e la guernigione se arrivava, certo non

passava cinquecento soldati, la maggior parte milizie. Avevano molto per

tempo gli oppositori del Parlamento britannico ed i mercatanti di Londra

gravi querele mosse, perchè si lasciassero spogliate di più sicuri

presidj, e quasi esposte all'appetito de' nemici le isole delle Indie

occidentali. Ma tutto fu nulla, ossiachè i ministri per la guerra

americana non abbian voluto, o che non abbian potuto convenientemente

presidiarle. I Francesi per lo contrario stavano molto forti nelle loro,

ed apparecchiati non che a difendersi, ad offendere. Aggiungasi, che

furono questi i primi a ricever le novelle della rottura della guerra in

Europa; perchè le fregate inglesi, che stat'erano mandate per

annunziarla, eran venute in poter dei Francesi sulle coste di San

Domingo, dimodochè la prima notizia, che ne pervenne all'ammiraglio

Barrington, il quale con due navi di alto bordo e due fregate stanziava

alle Barbade, si fu per mezzo del manifesto di guerra stato pubblicato

alla Martinica dal marchese di Bouillé, che n'era governatore. La

cattura poi delle fregate aveva avvertito Barrington e tutti gli altri

Capi inglesi in quelle parti, che la guerra non solo era chiarita, ma

ancora incominciata. Stava questo ammiraglio molto sospeso di quello

ch'egli avesse a farsi; perciocchè non che ricevuto avesse novelli

ordini, teneva tuttavia gli antichi, pei quali gli era stato commesso,

continuasse nella stazione delle Barbade. Il marchese di Bouillé, uomo

attivo, e che gli bastava la vista, volendo giovarsi dell'incertezza e

della debolezza degl'Inglesi, si determinò a dar cominciamento alla

guerra con una rilevata fazione. Imbarcatosi con due migliaia di soldati

da porre in terra a bordo di diciotto navi da carico, e scortato dalle

fregate la Tortore, la Diligente e l'Anfitrite arrivò sopra l'isola

Domenica il giorno sette di settembre in sul far del dì. Sbarcava con

tutte le genti. Il signor Fontaneau, protetto anche dalla fregata la

Diligente, corse contro il Forte Cachacrou, e senza fatica se ne

impadronì. Traevano gagliardamente gl'Inglesi dal Forte Roseau e dalla

batteria di Lubiera. Ciò nondimanco il signor de la Chaise coi primi

feritori del reggimento oxerrese non solo si andava avvicinando alla

batteria, ma giuntovi con mirabile coraggio vi entrò dentro per le

cannoniere, aggrappandosi alle gioie dei cannoni, e se ne fece padrone.

In questo mezzo tempo il visconte di Damas era proceduto sulle alture,

le quali stanno a sopraccapo al Forte Roseau, ed il marchese di Bouillé

col grosso delle sue genti era entrato nei sobborghi. Fulminava

parimente contro il Forte la fregata la Tortore. Tuttavia si difendevano

gl'Inglesi valorosamente. Ma finalmente, essendo così pochi contro

tanti, e vedendo i Francesi pronti a dar la scalata, Stuart, ch'era il

castellano, chiesti i patti, si arrendè. Il marchese, o sia che volesse

colla clemenza adescar i governatori delle altre isole inglesi, che

intendeva di assalire, ad arrendersi anch'essi più facilmente, o che

temesse di Barrington, ch'era vicino, ovvero che tale fosse, come si dee

credere, la sua natura volta alla generosità, concedette termini molto

onorevoli allo Stuart. Uscissero con tutti gli onori della guerra,

ritenessero le armi, fossero salve le antiche leggi ed ordinamenti

dell'isola, la quale se al fine della guerra avesse a rimanere in

potestà della Francia, potessero ad elezione loro gli abitatori la

maniera del reggimento francese accettare, o la propria ritenere. Fosse

loro lecito ancora in tal caso andarsen essi, e tutte le robe loro

trasportare, dove meglio volessero o piacesse loro; quelli che

rimanessero, non avessero ad avere verso il Re di Francia maggiori

obbligazioni, di quanto verso quello della Gran-Brettagna si avessero.

Trovarono i Francesi in quei differenti Forti da centosessantaquattro

pezzi di grosse artiglierie con ventiquattro bombarde ed una certa

quantità di munizioni da guerra. I legni da corseggiare, che si

trovavano nei porti dell'isola, furon tutti o guasti o presi; furon le

case e le robe preservate dal sacco; e le persone dall'insolenza della

soldatesca con immortale gloria del vincitore. Concedette a' suoi,

perchè non fossero scontenti, un caposoldo. Dopo breve posata, lasciati

nella Domenica quindici centinaia di soldati di presidio, e creato il

marchese Duchilleau governatore, se ne tornò Bouillé alla Martinica. Ma

se fu memorabile e degna di eterna lode la continenza e la generosità

sua, non fu minore la sfrenatezza e la inumanità del Duchilleau, il

quale ogni cosa comportava a' suoi soldati, e tutte quelle stranezze usò

ai Domenicani ch'esercitar si sogliono dai superbi ed insolenti

vincitori contro i vinti. Tanto possono nei mortali o una sfrenata

natura, od i rancori o gli odj nazionali. Nè furono quegl'isolani

liberati dall'imperio insolente di Duchilleau, se non quando fu fermata

la pace tra i due Stati.

Non così tosto ebbe l'ammiraglio Barrington ricevuto gli avvisi

dell'invasione della Domenica, che prevalendo nell'animo suo la gravità

del fatto alle commissioni che teneva, partì incontanente per andar

colla sua armatetta a soccorrerla, e sturbar, se ancor fosse in tempo,

quell'acquisto al nemico. Ma arrivò quando Bouillé già si era ritirato

alla sua sicura stazione della Martinica. Tuttavia la presenza sua

contribuì non poco a confortare gli animi degli abitatori delle vicine

isole inglesi spaventati all'improvviso caso, ed al quasi totale

disarmamento, in cui allora si trovavano.

Ma queste cose non furono che il principio di quelle maggiori, che

seguirono poco dopo. Erano partiti, come già abbiam narrato, lo stesso

giorno il conte D'Estaing da Boston, ed il comandante Hotham da

Sandy-hook per recarsi l'uno e l'altro all'isole Antille, il primo alla

Martinica, ed il secondo alle Barbade. Viaggiavano le due flotte, senza

che il sapessero, l'una vicino all'altra, ancorachè l'Inglese, avendo

qualche sospetto, molta industria usasse per tener la sua, la quale

siccome consistente in navi più picciole, era anche più numerosa,

raccolta e rannodata, quanto meglio sapesse e potesse. Imperciocchè se

D'Estaing avesse avuto sentore di quello ch'era, siccome molto più

potente, avrebbe tostamente potuto opprimere la flotta inglese, tanto le

navi da guerra, quanto quelle da carico, che in grandissimo numero

portavano le genti da sbarcare, nelle quali sole consisteva la speranza

di poter quelle ricche isole conservare alla Corona della

Gran-Brettagna. Finalmente però una grossa folata avendo disperse le due

armate, tre bastimenti inglesi diedero dentro a quella di D'Estaing, e

vennero in poter suo. Avendo egli avuto per questo mezzo notizia della

cosa, quantunque non potesse dar la caccia agl'Inglesi, perciocchè non

aveva ancor potuto raccor le sue navi disperse qua e là dalla forza del

vento, tuttavia si determinò a disviarsi dal suo cammino, ed in luogo di

continuare a correre verso la Martinica, volse le prue verso Antigoa,

persuadendosi che a quest'isola, e non alle Barbade s'indirigessero

gl'Inglesi. Sperava di poter arrivare prima che sbarcati fossero, o

riparatisi nei porti, e perciò tutta quella forza inglese sì da terra

che da mare ad un tratto opprimere e conquistare. Dalla qual cosa quanto

danno fossero per ricevere gl'Inglesi, nissuno nol vede. Certamente

avrebbe D'Estaing dopo una tanta vittoria posto al tutto fine alla

signoria inglese nelle Antille. Ma la fortuna non favorì il disegno.

Gl'Inglesi continuando tuttavia di camminare alla volta delle Barbade,

vi arrivarono felicemente il giorno dieci di decembre, dove Hotham si

accozzò con Barrington, che già vi era ritornato. D'Estaing pervenuto

con grandissima celerità nelle acque di Antigoa, vi si andò volteggiando

per alquanti dì, ed in fine non vedendo comparire l'inimico, e riputando

avesse posto altrove, si volse, ed arrivò alla Martinica.

I capitani inglesi in niun modo sospettando di aver vicino un sì

possente nemico si risolvettero senza sovrastamento alcuno ad assaltar

l'isola di Santa Lucia, la quale, siccome forte per natura e per arte, e

posta tra la Martinica e la Domenica, era di non poco momento alle

operazioni della guerra. Posti adunque sopra le navi da quattro migliaia

di soldati valentissimi, si condusse l'ammiraglio Barrington dalla

Barbada a Santa Lucia, dove arrivò il giorno tredici decembre. Il

generale Meadows sbarcato con una buona presa di genti iva tostamente

per occupare i poggi, che sovrastano alla settentrionale riva di quella

cala, che i Francesi chiamano il _Grand-Cul-de-Sac_. Stava alla difesa

di quelli il cavaliere di Micou, comandante dell'isola, con alcuni pochi

stanziali, e colle milizie del paese, che con alcune artiglierie molto

noiavano e lo sbarcar degl'Inglesi, ed il proceder loro verso i poggi.

Micou, fatta una valorosa resistenza, non potendo con sì poche forze

reggere, cedè il luogo, ritirandosi alla città capitale, che chiamano

_Morne-Fortune_. Sottentravano gl'Inglesi, e s'impadronirono dei poggi.

Nel medesimo tempo il generale Prescott era sbarcato con cinque

reggimenti, ed aveva occupato tutti i luoghi circonvicini alla cala.

L'indomani mattina Meadows co' suoi, ch'erano la vanguardia, guidando

Prescott la dietroguardia, marciava contro la città di Morne-Fortune,

nella quale entrò, superata dal superior numero degl'Inglesi, la

resistenza del Micou. Si ritirò questi più in su a luoghi più aspri e

difficili, muniti però d'artiglierie. Prescott intanto con mirabile

prudenza assicurava e forniva d'artiglieria e di soldati tutti i luoghi

abbandonati dal nemico. Ma Meadows non contento a questo, e desiderando

di rendersi padrone anche della cala del Carenaggio, che giace più in là

a tramontana a tre miglia dal Grand-Cul-de-Sac; perciocchè in essa

avrebbono i soccorsi francesi potuto sbarcare, e ferir da fianco gli

Inglesi, sprezzata la difficoltà de' luoghi, e l'ardore cocente del

sole, andò a piantarsi sul posto detto della Vergine, il quale è situato

sulla settentrionale riva della cala del Carenaggio, e ne signoreggia

intieramente la bocca. Altri pigliarono luogo sull'austral punta di

questa, e vi piantavano le artiglierie. Il generale Calder poi colle

restanti genti andava a porsi sull'austral riva del Grand-Cul-de-Sac,

dimodochè da questa sino alla settentrionale spiaggia del Carenaggio

tutti i posti furono in poter degl'Inglesi ridotti. La flotta di

Barrington stanziava nel Grand-Cul-de-Sac, le navi da guerra alla bocca,

e quelle da carico dentro. Il cavaliere di Micou teneva tuttavia un

Forte munitissimo posto sulle montagne.

Erano le cose in questo stato, già tenendo gl'Inglesi quasi l'intiera

vittoria in mano, e nissun'altra speranza avendo i Francesi, che nel

pronto soccorso di D'Estaing, quando comparì questi improvvisamente in

cospetto dell'isola con tutta la sua armata, accompagnata da una

moltitudine di fregate, di corsali, e di legni da carico, che portavano

da nove migliaia di soldati. Aveva egli ricevuto subito avviso

dell'assalto dato dagl'Inglesi a Santa Lucia. Del che si era mostrato

assai contento; perciocchè se gli scopriva la occasione di affliggere

con una compiuta vittoria, e con poco rischio, essendo molto

avvantaggiato di forze, tutta la potenza britannica nelle Antille. Per

la qual cosa non aveva posto tempo in mezzo all'imbarcarsi, e correre

contro il nemico, che non l'aspettava. E per verità, se fosse arrivato

sopra Santa Lucia ventiquattro ore prima, gli veniva tosto fatto il

disegno. Ma, e già gl'Inglesi s'eran fatti padroni dei posti principali,

ed affortificativisi; ed essendo l'ora tarda, quando arrivò, fu

obbligato ad indugiar la batterìa sino all'indomani. Intanto la notte

l'ammiraglio Barrington con grand'animo, e con non minor industria si

apparecchiava contro il futuro e molto pericoloso assalto. Le navi da

carico e tutti gl'impedimenti rimuoveva all'indentro del

Grand-Cul-de-Sac, e le navi da guerra disponeva in modo alla bocca, che

potessero più vantaggiosamente, che possibil fosse, reggere contro

l'impeto del nemico, ed impedirgli d'entrar dentro la cala. Aveva seco

il vascello detto il Principe di Cornovaglia di 74 cannoni, il Boyne di

70, il Sant'Albano ed il Nonpari di 64, il Centurione e l'Iside di 50

con tre fregate.

Il conte d'Estaing, non credendo, che la cala del Carenaggio già fosse

venuta in poter del nemico, si volse la mattina dei 15 a quella per

entrarvi, proponendosi quindi di recarsi per la via di terra contro il

fianco destro degl'Inglesi, i quali, secondochè si era assicurato cogli

occhi suoi proprj, occupavano il Grand-Cul-de-Sac. Ma non sì tosto fu

pervenuto alla bocca del Carenaggio, che le artiglierie inglesi poste

sulle due punte trassero furiosamente non senza grave danno delle sue

navi, massime della capitana la Linguadocca. Da ciò fatto certo

l'ammiraglio francese, che non v'era modo alcuno di poter entrar da

quella parte, si difilò con dieci navi delle più grosse contro

Barrington con evidente disegno di sforzar il passo, ed entrar nella

cala; il che stato sarebbe l'ultima rovina degl'Inglesi. Si attaccava

una battaglia molto aspra, nella quale sostennero questi con

inestimabile valore, protetti anco dalle batterie di terra, la carica di

un nemico ad ogni modo sì superiore. D'Estaing si tirava indietro;

poscia verso la sera rinnovava la battaglia con dodici navi, più feroce

che prima, dirigendo di maniera i colpi delle sue artiglierie, che

andassero principalmente a ferire contro il sinistro corno dell'armata

inglese. Ma nè questo consiglio, nè l'aggiunta delle nuove navi, nè il

valore e la perizia singolari, che dimostrarono i suoi, poterono tanto

operare, che si rompesse la fila delle navi inglesi. Continuaron queste

a difendersi con tanta costanza, che D'Estaing non potè farvi dentro

impressione di sorta alcuna, e fu obbligato a ritirarsi non senza

qualche disordine, e notabil danno delle sue navi. In tale modo acquistò

Barrington a sè stesso una gloria immortale, e confermò alla patria sua

la possessione di una isola, la quale, venuta in poter suo non più di

ventiquattr'ore prima, aveva corso un vicinissimo pericolo di ritornarne

tosto sotto il dominio del suo antico padrone.

Ma D'Estaing avendo veduto, che gli assalti dati coll'armi di mare gli

eran successi infelicemente, si volse a quelle di terra, delle quali

anche molto abbondava. Per la qual cosa la notte dei sedici, e la

mattina del giorno seguente sbarcò le sue genti a Choc-baye, piccolo

seno di mare, che si trova tra il Carenaggio ed il Gros-islet. Intendeva

di assaltar Meadows, il quale con tredici centinaia di soldati stava

accampato nella penisola della Vergine posta tra la cala del Carenaggio

ed il seno di mare sopraddetto. Aveva molta speranza di poterlo

opprimere e tagliar fuori del tutto dai compagni, sia per la difficoltà

dei luoghi, pei quali questi avrebbero dovuto passare per soccorrerlo,

sia perchè aveva disegnato di far le viste di voler scendere a terra

anche negli altri luoghi; il che avrebbe, dando loro diversi riguardi,

tenuti sospesi e fermi nei posti loro gl'Inglesi. E come aveva divisato,

così eseguì. Spuntava dal Choc-baye contro la penisola della Vergine con

cinque migliaia di soldati scelti, ed andava ad assaltar gli

alloggiamenti di Meadows posti a traverso della medesima penisola. Aveva

diviso le sue genti in tre schiere, la dritta guidata da lui medesimo,

la mezzana dal signor di Lovendal, e la stanca dal marchese di Bouillé.

Muovevansi da prima i Francesi con mirabil ordine, sinchè già

avvicinatisi, erano grandemente noiati per l'iniquità del sito, in cui

si trovavano, da fianco dalle artiglierie del Morne-Fortune, che Micou

nell'abbandonarle non aveva fatto chiodare. Ciò nonostante procedevano

innanzi, e con una furia incredibile assaltarono gli alloggiamenti del

nemico. Ricevettero gli Inglesi l'urto loro con eguale costanza, e

lasciatigli approssimare, scaricati una sol volta gli archibusi, si

avventaron contro con le baionette. Avevano i tiri degl'Inglesi fatto un

terribil danno, e molto diradate le file dei Francesi. Tuttavia questi

sostenevano la battaglia con incredibile valore, e non che cedessero,

sempre più si avvicinavano agli alloggiamenti. Che anzi da settanta di

loro già vi erano saltati dentro, ed aspramente vi menavano le mani. Ma

gl'Inglesi fatto un estremo sforzo, gli risospinsero. I primi entrati

furono morti tutti. I Francesi, raccolto fiato, e pigliati di nuovo gli

ordini, ritornarono più feroci che prima alla battaglia. Gli ricevevano

gl'Inglesi colla medesima ostinazione e fermezza. Una seconda volta gli

ributtavano. Ma D'Estaing avvolontato di combattere, ed avendola presa

in pruova, e non potendo comportare, che una presa di sì poca gente

sgarassero i suoi, uomini tutti valorosissimi e numerosi, ordinò,

gissero ad un terzo assalto. L'obbedirono prontamente. Ma questa fiata

fecero debole prova; imperciocchè stracchi ed assottigliati nei due

primi affronti, dopo leggier conflitto si ritirarono. Lasciarono i morti

loro ed i feriti in poter dei vincitori. Fatto però tosto un accordo, i

primi furon lasciati sotterrare, ed i secondi ritirare; avendo D'Estaing

dato la fede sua, che sarebbero compresi nel numero dei prigionieri.

Comportossi in questo fatto Meadows da quell'uomo prudente e valoroso

ch'egli era; e comechè fosse ferito dal bel principio, mai non vi fu

modo, che abbandonar volesse il campo di battaglia. Fu assai grave la

perdita dei Francesi. Ebbero da quattrocento morti, cinquecento sì

sconciamente feriti, che diventarono inabili al servire. Cinquecento

altri furon feriti leggiermente. La perdita degl'Inglesi, avendo essi

combattuto da luogo sicuro, fu di poco conto.

Lasciò D'Estaing ancora, per alcuni giorni dopo la battaglia, le sue

genti a terra, ed egli coll'armata andava bordeggiando a veduta

dell'isola, sperando forse, che qualche nuova occasione gli si offerisse

di far maggior frutto. Ma finalmente la notte dei 29, imbarcati di nuovo

tutti i suoi, se ne tornò al Forte Reale della Martinica, deposto il

pensiero delle cose di San Vincenzo e della Grenada, le quali isole

aveva avuto in animo di assaltare. Il giorno seguente De Micou con cento

uomini di presidio pattuì. Le condizioni furon molto onorevoli.

Uscissero con tutti gli onori della guerra, serbassero le bagaglie, ma

non le armi; gli abitanti, e specialmente i parrochi, fossero protetti

nelle robe e persone loro, e nella religione. Pagassero al Re della

Gran-Brettagna le medesime tasse, e non più, che al Re Cristianissimo

erano soliti di pagare; non potessero venir obbligati a portar le armi

contro il Re di Francia. Trovarono gl'Inglesi cinquantanove cannoni,

molta archibuserìa con un'insigne quantità di munizioni da bocca. In

cotal modo venne in poter dell'Inghilterra l'Isola di Santa Lucia. Fu

questo agl'Inglesi un acquisto di molta importanza. Oltrechè quivi

fecero poi il capo grosso di tutte le forze loro navali delle Antille, e

la riposta di tutte le armi e munizioni, potevano spiar da vicino, e

senza pericolo gli andamenti dei Francesi dentro la cala del Forte Reale

della Martinica, ed intraprendere i rinforzi e le conserve, che pel

canale di Santa Lucia a quella si avviavano. Infatti e molto la

fortificarono, e sempre vi mantennero gagliardi presidj, non senza però

gravissimo danno loro per l'insalubrità di quel clima.

Pochi giorni dopo la ritirata di D'Estaing, arrivò in quelle spiagge con

nove vascelli l'ammiraglio Byron, e diè fondo a Santa Lucia. Ne

seguitava quasi come una tacita tregua tra le due parti, prevalendo

dall'un canto troppo gl'Inglesi d'armi navali, i Francesi dall'altro

delle terrestri. Questa sospensione, la quale durò ben cinque mesi, non

fu rotta, se non quando già si era congiunto coll'armata del Byron

quella del comandante Rowley, ed all'armata di D'Estaing quella di

La-Motte-Piquet e del conte di Grasse, partita l'una e l'altra

dall'Europa sul finir del presente anno, o nell'entrar del seguente per

alla stazione delle Antille; perciocchè avevano ambidue i governi

conosciuto di quanta importanza fosse lo esser forte in sugli apparati

marittimi in mezzo a quelle isole molto ricche, le une alle altre

vicine, e tra di loro le nemiche frammescolate.

Tornando ora alle cose che si facevano sulla terra-ferma americana, è da

rammentare, che i ministri, ed i capitani britannici si eran risoluti ad

assalire con grandissimo sforzo di guerra le parti meridionali della

Lega. Al qual partito accostati si erano, non solo perchè speravano,

credendo eglino, che i popoli generalmente di quel nuovo Stato non si

contentassero, e fosse diventato loro molto grave l'imperio dei

libertini, colle spalle dei leali farle rivoltare all'obbedienza del Re,

ma ancora per molte altre, e tutte assai gagliarde ragioni. Sono le

province meridionali, e massimamente la Giorgia e la Carolina abbondanti

di feraci terre, le quali producono in gran copia le biade, e

soprattutto il riso tanto utile alle armate sì da terra, che da mare.

Del quale tanto maggiore bisogno si aveva, che queste si trovavano sì

gran tratto lontane dai luoghi, da cui potevan esse, e dovevano trarre i

viveri necessarj al loro logorare. Conciossiachè le province americane,

che sin là erano venute in poter degl'Inglesi, non potevano una quantità

sufficiente somministrarne; ed era loro mestiero far venire il rimanente

dalla lontana Europa; cosa molto incerta in sè stessa per l'instabilità

del mare, e pericolosa per l'ardimento dei corsari americani, i quali

spesso le navi, che portavan le vettovaglie, intraprendevano. Nè è da

passarsi sotto silenzio, che il riso della Giorgia e della Carolina

Meridionale serviva ad alimentar le flotte francesi ed i soldati, che

stavano in presidio nelle isole di loro pertinenza. E non solamente i

proventi dell'agricoltura giorgiana e caroliniana, la quale per la

quiete non mai quasi interrotta, della quale avevano gli anni addietro

queste due province goduto, era fioritissima, i nominati vantaggi

arrecavano agli alleati; ma ancora portati essendo in Europa, servivano

molto convenevolmente di materia ai commercio degli Americani in questa

contrada, e gli abilitavano a far gli scambj per quelle cose che ne

traevano, necessarie ed agli usi della guerra, ed a quei della pace.

Considerarono oltreacciò gl'Inglesi, che siccome la Giorgia confina

colla Florida orientale, così era questa non di rado vessata dalle armi

del congresso; e prevedevano benissimo che non si sarebbe posto fine

alle correrìe loro, ed assicurata la quiete in quella provincia, se non

quando le armi britanniche cacciato avessero dalla Giorgia e dalle

Caroline le americane. Non dubitavano poi, che la conquista della prima

riducesse prontamente in loro arbitrio anche le cose delle seconde; e

particolarmente molte speranze collocavano nella possessione di

Charlestown, città grossa, ricca e di molta importanza per l'opportunità

del sito e del porto. Tutti questi vantaggi speravano di acquistar

gl'Inglesi, se avessero cacciato gli avversarj dalle province

meridionali, e, levatele dall'obbedienza del congresso, sotto la propria

ridotte le avessero.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 22 / 31 段