Ma prima di raccontar le cose che avvennero tra i due ammiragli,

l'ordine della storia richiede, che descriviamo quelle che accaddero tra

i commissarj inglesi ed il congresso innanzi che quelli, abbandonata del

tutto l'impresa, dalle terre americane si dipartissero. Era Johnstone,

uno di essi, lungo tempo stato sulle coste d'America, dove aveva

acquistato non poca conversazione con parecchj principali personaggi

della contrada. Essendo poi anche stato governatore di una delle

colonie, siccome quelli ch'era persona entrante, manierosa, e non senza

lettere, si era facilmente procacciato molto credito e molta dependenza.

Oltreacciò, essendo membro del Parlamento, aveva in questo sempre con

molto calore la causa americana patrocinata, e gagliardamente

contrastato alle risoluzioni dei ministri. Queste cose, le quali forse

furono cagione ch'ei fosse tratto commissario, lo persuasero, che

potrebbe forse in America colle insinuazioni, e con un carteggio privato

fare quei frutti, che il procedere pubblico dei commissarj, sempre pieno

di sussiego e di contegno, non avrebbe per avventura potuto fare. O

certo almeno si credette, che l'empiere i principali repubblicani di

promesse d'onori e di lucro, avrebbe fatto una buona spianata alle

pubbliche proposizioni. Se a questo partito si risolvesse di per sè

stesso, o consapevoli, o comandanti i ministri, è incerto. Ma chi vorrà

considerare la somma delle lettere, ch'ei scrisse in questo proposito,

inclinerà facilmente a credere i ministri stessi siano entrati nel

disegno; perchè contro tutte le regole di coloro ch'esercitano una

potestà delegata, procedendo altamente, lodava la resistenza, che fin là

fatto avevano gli Americani contro le ingiuste e superbe leggi

dell'Inghilterra. La qual cosa non si sarebbe oso di fare, se non avesse

prima accattato la parola dei ministri intorno a quello che far dovesse.

In cotal modo scriveva ai principali personaggi e ad alcuni membri del

congresso, che l'avresti creduto piuttosto agente di questo, che del

governo della Gran-Brettagna; desiderava di poter veder per entro la

contrada, e con quegli uomini conversare, le cui virtù ammirava egli

meglio, che quelle dei Greci e dei Romani, acciò potesse a' proprj suoi

figliuoli raccontarle; che bene avevano usato la penna, e la spada per

vendicare i diritti del genere umano e della patria; che gli amava e

venerava grandemente, ed altre somiglianti novelle. Ebbe il congresso

sentore, anzi certo avviso della cosa. Raccomandò ai diversi Stati, e

comandò al capitano generale, ed agli altri uffiziali usassero ogni

diligenza per por fine ad ogni commercio di lettere, che venissero da

parte del nemico. Poscia procedendo più oltre, decretò, che tutte le

lettere concernenti i pubblici affari, che state fossero ricevute dai

membri del congresso da parte degli agenti, od altri sudditi britannici,

fossero avanti il cospetto suo recate. Allora diventarono palesi tre

lettere del Johnstone indiritte a tre membri del congresso, una a

Francesco Dana, l'altra al generale Reed, ed una terza a Roberto Morris.

Nella prima assicurava, che il dottor Franklin era stato contento ai

termini di accomodamento, che si proponevano; che la Francia s'era

condotta a stipular il trattato non già per l'interesse dell'America, ma

per paura della riconciliazione; che la Spagna era scontenta, e

disapprovava la condotta della Francia. Nella seconda, dopo molte lodi

date al Reed, continuava dicendo, che colui, il quale avrebbe cooperato

a ristorare l'armonia, ed a racconciar tra di loro i due Stati,

acquisterebbe maggior merito col Re e col popolo, di quanto fosse stato

finallora ad alcun uomo concesso. Nell'ultima, fatti alcuni complimenti

con dire, ch'ei credeva bene, che coloro, i quali governavano gli affari

dell'America, non si lasciavano smuovere da improprj motivi, continuava

colle seguenti parole: «Che in simili pratiche vi era qualche pericolo,

e credeva che chiunque vi si avventurasse, sarebbe assicurato; e che nel

medesimo tempo gli onori e gli emolumenti naturalmente seguiterebbero la

fortuna di coloro, i quali governato avessero la nave durante la

burrasca, e condottola sicuramente nel porto; ch'ei portava opinione,

che Washington, ed il presidente avevano diritto a tutti quei favori,

che una grata nazione conceder possa, quando una volta i vicendevoli

interessi loro riunissero, ed allontanassero le miserie e le

devastazioni della guerra». Questi furono i bocconi, coi quali, dicevano

gli Americani, Giorgio Johnstone tentò la fede dei primi maestrati

dell'America; queste le artifiziose parole, che negli orecchi di quelli

instillava per indurgli a tradir la patria loro. Ma quello, che più di

tutto riempì di sdegno il congresso, e di che questi molto

opportunamente si servì per rendere odiosa agli occhi dei popoli la

causa, e le proposte britanniche fu, che il generale Reed dichiarò, che

una gentildonna lo era venuto a trovare mandatavi dal Johnstone, e molto

esortato lo aveva a promuovere la riunione tra le due contrade; nel qual

caso si sarebbe rimeritato dal governo con diecimila lire di sterlini, e

colla concessione di quel migliore uffizio, che stesse in facoltà del Re

di conferire nelle colonie; al ch'ebbe egli risposto, siccome affermava;

_ch'ei non era da tanto da esser compro; ma quando pure si fosse, non

essere il Re della Gran-Brettagna a bastanza ricco per poter ciò fare_.

Decretò il congresso sdegnosamente, queste esser tente per subbillare e

corrompere il congresso degli Stati Uniti d'America; e che l'onor loro

non poteva più comportare, continuassero a tenere alcuna pratica, od

alcuna corrispondenza avere con Giorgio Johnstone, massime nel negoziar

di quegli affari, nei quali era la causa della libertà e della virtù

interessata.

Questa deliberazione del congresso diè luogo ad una molto risentita

dichiarazione di Johnstone, nella quale, se avesse usato più modeste

parole, avrebbe meglio fatto credere quello che voleva persuadere.

Disse, che quella deliberazione se la recava ad onore, non ad offesa;

che allorquando il congresso contendeva agli essenziali privilegj

necessarj alla conservazione della libertà loro, e solo mirava alla

emendazione dei torti, la censura loro avrebbe riempiuto l'animo suo di

rammarico e di dolore; ma adesso che vedeva il congresso essere sordo

alle miserabili grida di tanti cittadini sperperati dalla guerra,

contaminare con motivi di privata ambizione i principj della primiera

resistenza; ora che gli vedeva far le sberrettate e le genove

all'ambasciador francese, allearsi coll'antico nemico delle due

contrade, e ciò coll'evidente disegno di abbassar la potenza della

patria, qualunque siano le opinioni di tali uomini sul fatto suo, non se

ne curare. In quanto poi alle accusazioni cavate dalle lettere non negò,

nè confessò. Solo affermò, che la presente risoluzione del congresso non

aveva miglior fondamento di quella, che aveva preso per le fiaschette

dell'esercito burgoniano. Riserbò però a sè stesso la facoltà di

giustificarsi prima che partisse dall'America. Aggiunse, che intanto si

sarebbe astenuto dall'operare nella sua qualità di commissario.

Un'altra dichiarazione fecero i commissarj Carlisle, Clinton ed Eden per

significare al congresso ed ai popoli, che nissuna notizia avevano avuto

delle cose messe in palese da quello; facendo fede nel medesimo tempo

dell'integrità e del liberale animo di Johnstone, e del desiderio suo di

vedere ridotti a buona via gli Americani, e con termini giusti, ed alle

due parti profittevoli, ristorata l'unione tra la metropoli e le

colonie.

Ma l'intento dei commissarj nel pubblicar queste dichiarazioni non era

solo per iscusarsi, ma ancora, e molto più, per cancellar l'effetto dei

trattati fatti colla Francia, e per dimostrare all'universale dei

popoli, che il congresso non aveva la facoltà di ratificargli. Questo

era il consiglio che avevano abbracciato, sperando di poter far gran

frutto. Sapevano, che molti fra gli Americani si erano non che

raffreddi, crucciati, dopochè l'aiuto del D'Estaing, con tanta pompa di

parole pronunziato alle genti, era riuscito di così poca, anzi di

nissuna utilità. Erano anche i commissarj, secondo il solito, messi su

dai fuorusciti, i quali dicevan loro le più gran novelle del mondo

intorno la moltitudine e la potenza dei leali, ed egli se le credevano.

Pubblicarono adunque molte cose sulla perfidia della Francia,

sull'ambizione del congresso, e soprattutto molto s'affaticarono per

pruovare, che questo, trattandosi d'interessi così gravi, dove n'andava

la salute o la rovina di tutta l'America, e giusta le stesse

costituzioni loro non aveva la potestà di ratificare ai trattati colla

Francia, senza interpellare alla volontà del popolo, massime allorquando

notoriamente si aspettavano da parte del governo della Gran-Brettagna

quelle proposte d'accordo, e quelle concessioni, che avanzavano di gran

lunga non solo le domande, ma ancora l'aspettazione degli abitatori

dell'America. Concludevano, la fede loro non essere obbligata dalla

ratificazione fatta dal congresso.

Non mancarono dalla contraria parte autori, i quali cogli scritti loro

vollero purgare nell'anima dei popoli queste querele dei commissarj, tra

i quali più chiaro nome si acquistarono il Drayton sopraddetto, e quel

Tommaso Payne che aveva composto il libro del _comun senso_. Checchè si

debba di questa controversia pensare, le pubblicazioni dei commissarj

furono affatto inutili. Nissuno nicchiò.

Trovatisi adunque i commissarj caduti intieramente dalle speranze della

concordia, si consigliarono, prima di partirsene, di pubblicare un

manifesto, col quale denunziarono agli Americani gli estremi della più

distruggitiva guerra, che l'uomo potesse immaginare. Speravano, che il

terrore avrebbe quegli effetti prodotti, che le offerte della pace non

avevano potuto. Questa maniera di guerra, della quale molti erano stati

autori in Inghilterra, poteva invero tanti e sì gravi danni recar agli

Americani, che forse di breve ne sarebbe loro grandemente incresciuta la

presente condizione, ed avrebbero volti i desiderj e le speranze loro

all'antica pace e congiunzione. La vastità delle coste americane, la

frequenza e la profondità dei fiumi navigabili sono causa, che il paese

sia esposto e sui confini, e nelle sue più interne parti agl'insulti di

un nemico gagliardo in sull'armi di mare. A questo dava eziandio maggior

facilità l'esservi colà le città e le ville molto disperse, e poste qua

e là in lontani e disparati luoghi. Incominciarono i commissarj nel

manifesto loro con rammentar la crudel ostinazione dell'una delle due

parti, lamentandosi, essere loro proposte cose troppo esorbitanti per

venirne alla pace, e mescolando in ogni parola doglianze gravissime del

congresso; da un altro canto magnificavano i replicati sforzi fatti

dall'altra per arrivar ad un'amichevole composizione. Annunziarono

poscia, essersi risoluti a far di breve la dipartita loro dall'America,

non potendo nell'attuale stato delle cose colla dignità loro consistere

il rimaner più lungamente; dichiarando però, che durante tutto il tempo

in cui tuttora rimanessero, e le medesime condizioni d'accordo

offerivano, ed il medesimo animo disposto alla pace conserverebbero.

Finalmente informarono, ed avvertirono i popoli, che per l'avvenire si

sarebbero usati tutti gli estremi della guerra; e che, poichè l'America

apertamente professava di volere non solo diventare straniera

all'Inghilterra, ma ancora di dar sè stessa e tutte le cose sue in preda

al suo nemico, cambiavasi affatto la natura della controversia, e che

ora si trattava di sapere, sino a qual punto potesse la Gran-Brettagna,

coi mezzi che aveva in poter suo impedire, o render inutile una

connessione stata immaginata a sua rovina, e ad aggrandimento della

Francia. Terminarono con dire, che in tali circostanze le leggi della

propria conservazione dovevano indirigere la condotta della

Gran-Brettagna, e che se le colonie erano per diventare un'accessione

alla Francia, dover di quella era il render quest'accessione di così

poco frutto, di quanto possibil fosse, al suo nemico.

Questo manifesto, il quale fu poscia con acerbe parole censurato, e come

crudele e barbaro condannato da molti oratori del Parlamento,

specialmente dal Fox, non operò nella mente degli Americani maggior

effetto, che le offerte di pace operato si avessero.

Incominciò il congresso con mandar fuori un bando, col quale avvertì i

popoli pei siti loro esposti alle offese, che, poichè così piaceva al

crudel nemico loro di voler saccheggiare, ardere e sterminare ogni città

e Terra del continente, edificassero capanne a trenta miglia almanco

distanti dalle abitazioni, ed al primo romore del nemico là si

ritraessero, recando seco le mogli, i figliuoli, i bestiami, le

masserizie, e tutti coloro, che atti non fossero a portar le armi.

Aggiunsero, ed in questo, se era da biasimarsi la risoluzione dei

commissarj inglesi, non è tampoco da lodarsi quella del congresso, che

immediatamente, che il nemico avesse incominciato ad ardere o

distruggere qualche Terra, dovessero i popoli di quegli Stati por fuoco,

saccheggiare e distruggere le case e le proprietà di tutti i Tori nemici

alla libertà ed alla independenza dell'America; e sostener coloro fra i

medesimi, che credessero necessario aver in mano, perchè non aiutassero

l'inimico. Solo si avesse cura di non maltrattare inutilmente nè essi,

nè le famiglie loro, non volendo, che in questo imitassero gli Americani

i nemici loro, nè gli alleati di questi o Germani, o Neri, o Bronzini,

che si fossero. A tali esorbitanze si lascian trasportare gli uomini del

rimanente civili, quando da quella peste dell'amor delle parti sono

invasati. Gl'Inglesi minacciavano di voler far quello che già avevano

fatto, gli Americani quello, che non avrebbero dovuto fare, e che

precisamente tanto in quelli, e con tanta ragione, condannavano. Ma

molto più ama l'uomo appassionato imitar il male in altrui, che lo

spassionato il bene.

Qualche tempo dopo, per impedire che pel rigore delle parole inglesi non

germinassero nei popoli nuovi pensieri, pubblicarono un manifesto, col

quale rammentaron prima, che poichè non avevan potuto prevenire, avevano

essi almeno cercato di alleviare le calamità della guerra. Poscia si

fecero coi più vivi colori a descrivere quelle enormità, delle quali

accusavano la contraria parte. Ricordarono le devastazioni delle

campagne, le arsioni dei non difendevoli villaggi, e le beccherie fatte

dei cittadini d'America. Chiamarono le prigioni britanniche pesti dei

soldati loro, i vascelli dei marinari. Essersi aggiunti gl'insulti alle

ingiurie; gli scherni alle crudeltà. Esclamarono, che poichè gl'Inglesi

non avevano potuto rintuzzare quei generosi spiriti della libertà, si

erano volti agl'inganni, ai corrompimenti, alle servili adulazioni. Han

fatto, continuarono, scherno all'umanità con una fantastica distruzione

degli uomini; han fatto scherno alla religione con empie appellazioni a

Dio, mentrechè i suoi sacri comandamenti violavano; han fatto scherno

alla ragione stessa, sforzandosi di provare, che sicuramente potesse la

libertà e la felicità dell'America confidata essere a coloro, i quali la

loro avevano venduto, senza ristarsi nè a' precetti della virtù, nè agli

stimoli della vergogna. E siccome, terminarono dicendo, nè amorevolezza

alcuna gli tocca, nè la compassione gli muove, così avrebbero gli

Americani rappigliato e vendicato i diritti dell'umanità, un tale

esempio ponendo, che ne sarebbero sgomentati coloro, che avessero in

animo di usar per l'avvenire tanta barbarie. E ciò giurarono di voler

fare scevri d'ira e di vendetta, in presenza di quel Dio, che ricerca e

vede addentro negli umani cuori, ed il quale chiamarono in testimonio

della rettitudine delle intenzioni loro.

In questo mentre sdegnatosi il marchese De La-Fayette al modo, col quale

i commissarj inglesi nella lettera loro dei 26 agosto avevano parlato

della Francia, e dell'intervento suo nella presente querela, il quale

attribuirono all'ambizione, ed al desiderio di veder attritarsi le due

parti col prolungamento della guerra, mandò un cartello al conte di

Carlisle, sfidandolo a venir render ragione in singolar battaglia della

offesa fatta alla sua patria. Fuggì il conte la tela con dire, che,

siccome in ciò, di che si trattava, aveva egli operato in qualità di

commissario, e che la sua condotta, siccome le sue parole stat'erano

pubbliche, così a nissun altro averne a render conto fuori che alla

patria sua ed al suo Re. Terminò dicendo, che rispetto alle nazionali

differenze, sarebber elleno meglio decise, quando l'ammiraglio Byron ed

il conte D'Estaing si sarebbero incontrati sui mari.

Poco tempo poi partirono i commissarj disconclusi in tutto per alla

volta dell'Inghilterra, e, svanita ogni speranza di pace, restarono vie

più accesi i pensieri della guerra.

Ma mentre le legazioni discorrevano, era il congresso ritornato a

Filadelfia pochi giorni dopo che gl'Inglesi avevano questa città

abbandonata, e a dì sei agosto ricevè pubblicamente, e con tutte le

cirimonie usate in simili casi, il signor Gerard, ministro

plenipotenziario del Re di Francia. Questi, consegnate prima le sue

lettere di credenza, le quali erano sottoscritte dal Re Luigi, ed

indiritte _ai suoi cari e grandi amici ed alleati, il presidente ed i

membri del generale congresso dell'America settentrionale_, orò molto

acconciamente intorno al buon animo della Francia verso di quegli Stati,

della obbligazione, in cui si trovavano le due parti, considerati i

preparamenti, ed i disegni ostili del comune nemico, di mandar ad

effetto tutte le condizioni stipulate nel trattato casuale, e che già

dal canto suo il Re Cristianissimo aveva mandato in soccorso loro una

fiorita e possente armata. Sperava, che le massime, le quali

abbraccerebbero i due governi, sarebbero sì fatte, che quella unione si

consoliderebbe, ch'era stata dal vicendevole interesse delle due nazioni

originata.

Rispose con molto accomodate parole Enrico Laurens presidente, che bene

dai presenti trattati si dimostrava la sapienza e la magnanimità del Re

Cristianissimo, che l'aver trovato un sì possente ed illustre amico

riputavano ad un benigno riguardo della Provvidenza verso i virtuosi

cittadini dell'America. Non dubitasse punto, che tale sarebbe la

condotta loro, che l'amistà ne sarebbe confermata; e che giacchè

l'Inghilterra, per la scellerata ambizione del dominare, voleva si

prolungassero colla presente guerra le miserie degli nomini, si eran

essi risoluti a riempir tutte le condizioni del trattato casuale,

avvengadiochè ardentemente desiderassero, deponendo gli sdegni e l'armi,

il sangue umano risparmiare. Che speravano, l'assistenza del generoso e

saggio alleato avrebbe fatto rinsavir la Gran-Brettagna, ed avviatala su

i sentieri della giustizia e della moderazione. Furono presenti a questa

audienza molti gentiluomini, i maestrati della Pensilvania, molti

forestieri di conto, e gli uffiziali dell'esercito. Le esultazioni e le

allegrezze pubbliche in questo dì non furon poche. Nascevano in tutti le

speranze non solo dell'independenza, imperciocchè di questa già più non

si dubitava, ma ancora della futura prosperità; tutti credevano essere

coll'intervenimento francese solidato l'impero americano. Così un Re

porgeva la mano aiutatrice ad una repubblica contro di un altro Re; così

la lingua francese veniva in soccorso di una lingua inglese contro di

un'altra simil lingua; così le nazioni europee, le quali fin allora

riconosciuto non avevano altre nazioni independenti nell'America fuori

delle selvagge e barbare, tenendo tutte le altre in luogo di suddite

incominciarono a riconoscere come independente e sovrana una nazione

civile, e con essa lei trattare e concludere alleanze. Avvenimento al

certo cotanto grave, che, dopo la scoperta fatta dell'America da

Colombo, un eguale, nè un somigliante non s'era perancora agli occhi

degli uomini appresentato. Tanto poterono in America, o l'amor della

libertà, od il desiderio dell'independenza, ed in Europa una cieca

ostinazione, od un necessario orgoglio da una parte, la gelosia della

potenza, e le brame della vendetta dall'altra.

Addì quattordici settembre il congresso trasse ministro plenipotenziario

alla Corte di Francia il dottor Beniamino Franklin.

Già si è da noi raccontato come, e per quali ragioni la spedizione della

Delawara, per la quale se erano proposto, ed avevano sperato gli alleati

di opprimere ad un tratto, e l'armata e l'esercito britannici, non aveva

avuto effetto. Perciò, volendo tentare qualcun'altra fazione

d'importanza, dalla quale, e le armi loro ricevessero riputazione, e

qualche gran vantaggio si ricavasse, si risolvettero a voler far quella

dell'Isola di Rodi. Parve loro questa più d'ogni altra opportuna;

perciocchè tal era in quella provincia la natura dei luoghi, che gli

Americani coi soldati loro di terra, ed i Francesi coll'armi da mare

potevano gli uni gli altri aiutare, e congiunte le forze loro al

medesimo fine cooperare. Questo disegno era stato ordito tra i Capi

americani e D'Estaing a tempo della sua stazione presso Sandy-hook; e

già si era mandato nei contorni dell'Isola di Rodi il generale Sullivan,

acciocchè comandasse a quella parte dell'esercito, che doveva tentar

l'impresa, ed intanto facesse adunate delle bande paesane della

Nuova-Inghilterra. Fu ivi fatto andare medesimamente il generale Greene,

il quale, come nato in quell'isola, vi aveva grandissima dependenza. Non

istava il generale inglese senza sospetto di questo disegno degli

alleati, e perciò aveva mandato dalla Nuova-Jork grossi rinforzi al

maggior generale Pigot che governava l'isola, di maniera che i presidj

erano gagliardi, sommando bene a seimila combattenti. Aveva Sullivan

posti gli suoi alloggiamenti poco distante dalla Terra della

Provvidenza, e si noveravano nel suo campo da diecimila soldati, incluse

le milizie. Era il disegno, che, mentre Sullivan sarebbe venuto sopra

l'isola da tramontana, entrasse D'Estaing nel porto di Nuovo-Porto da

ostro, e quivi distrutto il navilio inglese, che si trovava, desse un

feroce assalto alle mura della città di questo nome, di maniera che il

presidio inglese, assalito nell'istesso tempo da due contrarie parti,

non avrebbe potuto, speravasi, reggere a tanta furia, ed avrebbe dovuto

arrendersi.

Lo Stato dell'Isola di Rodi è composto di molte isole adiacenti l'una

all'altra, delle quali la principale e la più vasta è quella che dà il

nome a tutta la provincia. Tra la spiaggia orientale di questa ed il

continente s'insinua il mare, e correndo a tramontana va a dilagarsi, ed

a formare il golfo di Montesperanza. Questo braccio di mare chiamano

Seacannel, o passaggio orientale. Tra l'Isola di Rodi e quella di

Conanicut entra pure il mare, e chiamano questo passo il canale di

mezzo, il quale è molto stretto. Fra la riva occidentale poi dell'Isola

di Conanicut ed il continente s'interpone un altro braccio di mare, il

quale nominano il passo occidentale o Naranganset. Giace la città di

Nuovo-Porto sulla sponda occidentale dell'Isola di Rodi a rimpetto di

quella di Conanicut, e poco distante dall'estremità sua australe una

giogaia di monti si distende a traverso l'Isola di Rodi dal canale

orientale sino a quello di mezzo dietro la città. Questi monti avevano

gl'Inglesi affortificati molto diligentemente per assicurarsi dagli

assalti degli Americani, i quali dovevano venire dalla parte

settentrionale dell'isola.

Il generale Pigot con eguale prudenza ed ardire si preparava alle

difese. Spogliò con ottimo consiglio di presidj l'isola di Conanicut, e

gli ritrasse tutti a Nuovo-Porto. Così fece anche sgombrare dentro a

questa città le artiglierie ed i bestiami. Le poste disperse qua e là

per l'isola, e massimamente quelle che stanziavano presso la sua punta

settentrionale, tenevan ordine di andar tosto a ricongiungersi colle

altre nella città, tostochè s'accorgessero dell'approssimar del nemico.

Le mura che prospettano il mare, si bastionarono con ogni diligenza; le

navi da carico si affondarono ne' luoghi più opportuni, ovvero si

arsero; le fregate si ritirarono, quanto possibile fosse, a luoghi

sicuri. Ma però, dubitandosi delle medesime, furon tolte le artiglierie

e le munizioni; i marinari appartenenti alle navi affondate, od arse si

fecero venire a governar le artiglierie sulle mura della città. Della

qual cosa e molto si dilettavano, e molto s'intendevano.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 19 / 31 段