l'esercito inglese era in sulla levata, e mandò tosto il generale
Dickinson a raunare sotto l'insegne le milizie cesariane, e nel medesimo
tempo, per confortarle con qualche buon polso di soldati stanziali,
comandò al generale Maxwell, si recasse nella Cesarea. Gli uni e gli
altri dovevano tutti quegl'impedimenti frapporre in sulle vie da tenersi
dall'esercito inglese, che meglio potessero; far tagliate, rompere i
ponti, atterrare e traversar alberi. Evitassero nel medesimo tempo le
imprudenti mosse o le fazioni improvvise. Questi erano i primi disegni
di Washington per ritardar l'esercito nemico, finchè egli medesimo
potesse spingere tutto l'esercito nella Cesarea, e veder da vicino
quello che fosse a fare. Intanto i capitani americani fecero subito
ridurre il Consiglio a Valle-fucina per deliberare, se si dovesse,
bezzicando il nemico alla coda, fargli tutto quel male che si potesse,
senza però venirne ad una battaglia giusta; ovvero se fosse più
accettevole partito il dar dentro a capo all'ingiù, e tentar la fortuna
di una giornata determinativa. Stettero un pezzo in questo dibattito, e
furon varie le opinioni. Lee, che poco prima era stato scambiato col
Prescott, considerata l'egualità delle forze dei due eserciti, e la
favorevole condizione degli Stati Uniti da non doversi più senza
necessità mettere al rischio delle battaglie, e fors'anche poco
confidando nella disciplina delle genti americane, opinava, non si
mettesse quell'esercito sul tavoliere, si schivasse il fatto d'armi.
Solo voleva, si seguitasse il nemico alla leggiera, spiassersi i suoi
andamenti, gli s'impedisse il far danno. A questa opinione si
accostavano i più. Gli altri, tra i quali Washington stesso,
dissuadevano questo consiglio, e volevano, quando però una buona
occasione si appresentasse, si attaccasse la battaglia campale, non
potendo nell'animo loro comportare, che il nemico si ritirasse
impunemente per sì lungo spazio di cammino, e persuadendosi che a
ragione ei potevano ben promettersi di quei soldati, la costanza de'
quali non avevan potuto superare la malvagità della stagione, e la
inopia di tutte le cose. Consideravano ancora, essere l'esercito inglese
molto impedito dalle salmerie, e non dubitavano punto, che in qualcuno
dei molti luoghi difficili, pei quali ei doveva passare, qualche buon
destro si potrebbe côrre di combattere avvantaggiati. Ciò nonostante
prevalse l'opinione dei più, non senza evidente disgusto di Washington,
il quale, come uomo molto di sua testa, stette pertinace nella sua
deliberazione. Il giorno medesimo, in cui gl'Inglesi abbandonarono
Filadelfia, si mosse dal suo campo di Valle-fucina, e varcata la
Delawara a Coryell's-ferry, perciocchè Clinton marciava all'insù del
fiume, andò il giorno 22 a por gli alloggiamenti a Hopewell. Stava molto
incerto intorno il disegno del nemico. Il proceder di lui così lento, il
quale però era una necessità prodotta dalla moltitudine delle salmerie,
e non uno scaltrimento, lo faceva sospettare, che l'intenzione fosse
l'adescarlo in modo, che, passato il Rariton, scendesse nelle parti più
piane della Cesarea, ed allora marciando rattamente attorno la sua
dritta, rinserrarlo contro il fiume, e costringerlo svantaggiato alla
battaglia. Perciò procedeva con molta circospezione, e non si lasciava
aggirare a venirne a passar il Rariton. Forse credeva ancora, che il
nemico volesse varcar questo fiume per poter marciar difilatamente alla
Nuova-Jork, e che perciò fosse necessario volteggiarsi sulla sinistra di
lui per poterne impedire il passo a Clinton. Intanto si era questi già
condotto a Allenstown, e Washington spedì Morgan co' suoi cavalleggieri,
acciò noiasse costeggiando il destro fianco dell'esercito inglese,
mentre Maxwell e Dickinson lo infestavano sul sinistro, ed il generale
Cadwallader alla coda. Ma Clinton trovandosi in Allenstown andava
considerando, qual via dovesse seguire per arrivare alla Nuova-Jork.
Poteva egli volgendosi verso il Rariton incamminarsi alla volta di
Brunswick, ed ivi passato il fiume correre verso l'Isola degli Stati, e
per questa alla Nuova-Jork. L'altra via che gli si appresentava, era
quella di volgersi a dritta, e passando per la Terra di Montmouth
ripararsi speditamente ai colli di Middletown, pei quali era sicuro il
passo a Sandy-hook, per quindi coll'aiuto delle navi dell'Howe, che là
si aspettavano, condursi alla Nuova-Jork. Considerato adunque, che il
passare il fiume Rariton con un esercito impedito da tanto ingombrìo di
arnesi, ed avendo da fronte tutto quello di Washington, il quale sapeva
dover esser di breve anche rinforzato dalle genti, che dall'esercito
settentrionale conduceva Gates, si consigliò di voler seguire la strada
di Montmouth, e già si era messo tra via per mandare ad effetto il suo
disegno. Washington, il quale sin là era stato coll'animo sospeso,
perchè la via di Allenstown accennava egualmente a Brunswick ed a
Montmouth, intesa la cosa, comandò al generale Wayne, andasse, a
rinforzar con mille stanziali le squadre del Cadwallader, acciò più
sicuramente, e con maggior frutto potessero ritardare, fastidiandolo, il
nemico. Prepose poscia a tutte le genti, che sì da presso sotto gli
ordini di Wayne, di Cadwallader, di Dickinson e di Morgan seguitavano
gli Inglesi, essendo la cosa d'importanza, il maggiore generale
La-Fayette. Ma diventando ognora maggiore il pericolo, perchè già la
vanguardia americana si era avvicinata alla dietroguardia inglese,
giudicando, che all'aiuto de' suoi fossero necessarie altre spalle di
ordinanza ferma, spinse il generale Lee con due brigate ad ingrossar le
prime. Lee, come anziano, si recò in mano il comando di tutta la
vanguardia, rimanendo La-Fayette con quello delle milizie e dei
cavalleggieri. Pigliò Lee gli alloggiamenti a English-Town. Seguitava a
poca distanza Washington col grosso dell'esercito, e si accampava a
Cranberry. Continuavano a ronzare Morgan sulla dritta degl'Inglesi,
Dickinson sulla sinistra. Le cose si avvicinavano ad un evento
fortunoso. Era l'esercito inglese accampato sui poggi di Freehold, dai
quali scendendosi alla volta di Montmouth si entra in una fondura tre
miglia lunga, e larga uno, frequente qua e là di rialti, di selve e di
paludi. Veduto il generale inglese sì vicino il nemico, e la battaglia
inevitabile, fece sgombrar il retroguardo da tutte le bagaglie,
mettendole in capo alla vanguardia condotta da Knyphausen, acciocchè,
mentr'egli col retroguardo intratteneva il nemico, avesse comodità di
difilarsi, e di condurle a salvamento ai colli di Middletown. Egli
intanto continuò a starsene la notte dei venzette giugno ne' suoi
alloggiamenti di Freehold col retroguardo, il quale consisteva in
parecchj battaglioni di fanti inglesi sì di grave armatura, che di
leggiere, nei granatieri essiani, ed in un reggimento di cavalleggieri.
Il dì seguente allo spuntar dell'alba, Knyphausen coll'antiguardo, e col
carreggio calava nella valle, incamminandosi alla volta di Middletown, e
già si era difilato buon pezzo avanti. Clinton colla sua schiera, ch'era
tutta di gente eletta, continuava tuttavia nei primi alloggiamenti, sia
per ritardare il nemico, sia per dar luogo, le salmerie sgombrassero.
Washington informato tosto di quello che accadeva, e temendo, che il
nemico arrivasse a rintanarsi nelle montagne di Middletown, che erano a
poche miglia distanti, nel qual caso sarebbe divenuto cosa impossibile
il rompere il disegno di lui dal ritirarsi alla Nuova-Jork, si
determinò, a non metter più tempo in mezzo per attaccar la battaglia.
Commetteva tosto a Lee, si mescolasse col nemico da fronte, a Morgan ed
a Dickinson, si calassero giù dai fianchi dentro la valle, il primo a
dritta, il secondo a stanca per assaltar le genti del Knyphausen
impedite dagli arnesi e da tanta salmeria. Ivano gli uni e gli altri
alla zuffa. Già si era mosso Clinton, e scendeva dai poggi di Freehold
dentro la valle, quando s'avvide, che gli Americani scendevano anch'essi
a furia per assaltarlo. Ebbe nell'istesso tempo lingua, che Knyphausen
stesso e tutte le salmerie si trovavano in grandissimo pericolo, per
esser le medesime impacciate dentro le strette, e distese in una fila di
parecchie miglia. In così grave frangente, Clinton sopraggiunto da
improvvisa necessità di combattere, prese tosto quel partito, pel quale
solo poteva sperare con qualche probabilità di potersi sbrigare dal
difficile passo, in cui si trovava condotto. Si avvisò adunque di
avventarsi rattamente col dietroguardo contro gli Americani, che gli
venivano addosso, e con grandissimo sforzo puntando tentare di
ributtargli. Si persuadeva, che sopraffatti i medesimi dal gagliardo ed
inaspettato assalto, avrebbe richiamato tostamente in dietro, e fatto
venire in soccorso loro quelle genti, che minacciavano le bagaglie. Così
la dietroguardia inglese guidata da Cornwallis e da Clinton istesso, e
la vanguardia americana condotta dal marchese De La-Fayette e dal
generale Lee si difilarono l'una contro l'altra con determinata volontà
di combattere. Già incominciavano a trarre le artiglierie, ed i
corridori della reina attaccatisi coi cavalleggieri De La-Fayette gli
avevano risospinti indietro. Lee prevenuto dall'inaspettata risoluzione
di Clinton dell'aver voltato il viso agli Americani, e dalla celerità,
colla quale mandata l'aveva ad esecuzione, fu costretto a metter le sue
genti in ordinanza su di un terreno poco a ciò conveniente, trovandosi
alle spalle una grossa palude, la quale, in caso di rotta, gli avrebbe
grandemente impedito la ritirata. Forse anche essendo stato confortatore
del contrario consiglio, abborriva tuttavia dal voler fare una giornata
campale. Sopraggiunti gli Inglesi, dopo leggier conflitto abbandonò il
campo, e si ritirò indietro non senza qualche disordine delle sue
schiere, forse per la difficoltà del terreno. Sottentrarono gl'Inglesi,
e già passata anch'essi la palude, fieramente lo incalzavano, innanzi
che avesse tempo di riordinarsi. In questo pericoloso momento
sopraggiunse colle sue schiere Washington, il quale, siccome quegli che
stava sull'ali, udito il primo romore, era venuto a corsa, avendo
comandato a' suoi, lasciassero indietro ogni sorta d'impedimenti, e
perfino i zaini soliti a portarsi dai soldati a tutte le fazioni. Veduta
la ritirata, e quasi fuga dei suoi, la ebbe molto a grave, e, dette
prima alcuna aspre parole a Lee, si accinse con eguali prudenza e
coraggio a voler ristorare la fortuna della giornata. Prima di ogni cosa
egli era necessario arrestar per un poco d'ora l'impeto degl'Inglesi per
dar tempo a tutte le schiere del retroguardo di arrivare. A questo fine
ordinò ai battaglioni dei colonnelli Steewart e Ramsay, pigliassero un
posto d'importanza sulla sinistra dietro un gomito di un bosco, e là
sostenessero i primi empiti del nemico. Lee stesso stimolato dalle
parole del generale, e punto dall'amore della gloria, fatto un grande
sforzo, riordinava i suoi, e locatigli su di un terreno molto acconcio,
si rattestava e difendeva virilmente. Gl'Inglesi furono obbligati a
soprastare per isloggiarli. Ma finalmente sia Lee, sia Steewart e Ramsay
sopraffatti dal numero e dalla furia del nemico, andarono in volta,
ritirandosi però col serbar gli ordini. Andò Lee a porsi in ordinanza
dietro Englishtown. Ma in questo mezzo tempo era arrivato sul campo di
battaglia il dietroguardo americano, e Washington dispose queste genti
fresche, parte in una vicina selva, e parte sopra di un poggio posto
sulla sinistra, dal quale alcune bocche da fuoco condottevi dal lord
Stirling facevano un danno incredibile agli Inglesi. Le fanterie furono
poste di mezzo sotto il poggio a fronteggiar il nemico. Nel medesimo
tempo il generale Greene, il quale in quel dì guidava l'ala dritta
dell'esercito, e si era condotto molto innanzi, udito il romor
dell'armi, e la ritirata della vanguardia, molto prudentemente
consigliandosi indietreggiò anch'egli, ed arrivato sul campo, in cui ora
si combatteva, pigliò un posto molto forte sulla dritta del lord
Stirling. Fece medesimamente condur le artiglierie su di un poggio
eminente, le quali molto noiavano l'ala sinistra inglese. Arrestati in
tal modo gl'Inglesi e trovato da essi sì duro incontro da fronte,
tentarono di girare sul fianco sinistro degli Americani; ma furono
ributtati dai fanti leggieri, che a quest'uopo erano stati colà mandati
da Washington. Si volsero allora contro la destra di quelli, e si
affaticavano di spuntarla. Ma furono sconciamente danneggiati dalle
artiglierie del Greene, e costretti a ritirarsi. In questo punto
Washington, vedutigli crollare, trasse fuori i suoi fanti sotto gli
ordini di Wayne, e diè loro un furioso assalto. Volgevano allora
gl'Inglesi le spalle, e ripassata la palude, andarono a pigliare il
campo in quel luogo stesso, dove Lee aveva fatta la sua prima fermata.
Così rimase vinta la fortuna del vincitore. Ma la nuova positura
degl'Inglesi era molto forte. Avevano ai due fianchi selve e paludi
profonde, e da fronte quella stessa palude, che aveva disordinate le
genti di Lee sul principio del fatto, la quale non lasciava il passo
agli Americani per recarsi contro gl'Inglesi se non per una via molto
stretta. Ciò non di manco si apparecchiò Washington a sbarbargli, avendo
commesso al generale Poor, colla sua brigata, e con una presa di
Caroliniani gli assaltasse sulla dritta, ed al Woodfort sulla sinistra,
mentre le artiglierie gli fulminavano da fronte. Ivano entrambi facendo
il debito loro, con molta costanza affaticandosi per superar gli
ostacoli, che i fianchi dell'esercito inglese difendevano. Ma trovarono
passi cotanto intricati e difficili, che sopraggiunse la notte, innanzi
che potessero far frutto alcuno. Così si distaccò del tutto la
battaglia, e fu posto fine al combattimento. Intendeva Washington di
ricominciarlo l'indomani molto per tempo, e perciò fece star tutta la
notte le sue genti in ordinanza ed in armi. Ei provvedeva a tutte le
cose, non rifiutando alcun carico o fatica. Ma diversi da questi erano i
pensieri di Clinton. Erano già le bagaglie e la vanguardia arrivate a
salvamento presso Middletown; poichè in questo non l'aveva ingannato
l'opinione sua, stantechè non sì tosto ebbe egli assaltato le genti di
Lee, che questi richiamò a sè le truppe leggieri, che si erano
avventate, e pizzicavano da' fianchi dentro la valle le salmerie ed i
soldati che le guardavano. Avevano poi questi, mentre si combatteva,
continuato a marciare verso Middletown, e la sera già erano arrivati a'
luoghi sicuri dei colli; la battaglia era stata onorata dalla parte sua,
avendo sulle prime col suo retroguardo superato il vanguardo americano,
e sul fine arrestato tutto l'esercito nemico, Prevaleva Washington molto
di forze, e sarebbe stato imprudente consiglio, anche ad un esercito
uguale, l'avventurarsi alla fortuna di una nuova battaglia, quando una
sì gran parte di lui si trovava tanto lontana, ed in una contrada tanto
per gli uomini avversa, e pei luoghi malagevole. La perdita della
battaglia sarebbe stata seguìta dalla totale rovina dell'esercito.
Considerate tutte queste cose, si risolvette alla ritirata. Valendosi
adunque dell'oscurità della notte per non esser seguitato, e per
ischivare i calori diurni, i quali erano così eccessivi, che sarebbero
stati disonesti anche in paesi più caldi, alle dieci della sera (gli
Americani scrivono a mezza notte) mosse tutte le sue genti alla volta di
Middletown con tanto silenzio, che i nemici, quantunque vicini fossero,
e stessero avvertiti e desti a sentire la ritirata, non se ne addarono.
Scrisse, che si era a tempo della mossa giovato del lume della luna.
Della qual cosa se ne fecero in America le più grasse risa del mondo,
stantechè sia stata la luna in quel giorno, ed in quei climi nuova di
quattro dì, ed abbia tramontato un po' più prima delle undici della
sera. Da un'altra parte, consideratosi da Washington l'eccessivo calore
della stagione, la stanchezza delle sue genti, la natura della contrada
molto sabbionosa e priva d'acqua, colla distanza, alla quale già si era
recato, durante la notte, l'inimico, si scostò dal pensiero di
seguitarlo, e lasciò esalar i suoi nel campo d'Englishtown sino al dì
delle calende di luglio. Al qual partito tanto più volentieri si
accostò, perciocchè credette, che fosse impossibile l'impedire, od il
turbare l'imbarco degl'Inglesi a Sandy-hook.
Cotal fine ebbe la battaglia di Freehold, o come gli Americani la
chiamano, di Montmouth; nella quale se furono gli Americani perdenti sul
principio, acquistarono la vittoria sul fine. E pare molto probabile,
che se le genti di Lee fossero state alla dura, avrebbero intieramente
rotto l'inimico. Morirono in questo fatto dalla parte inglese da
trecento soldati, e ne furon feriti altrettanti. Ne furon fatti da cento
prigionieri. Molti ancora disertarono, principalmente essiani. Fra gli
Americani si accontarono pochi morti. Dall'una parte e dall'altra molti
soldati morirono non di ferite, ma, essendosi combattuto in sulla sferza
del caldo, di trambasciamento e di calore. Lodò Washington molto tutti i
suoi pel dimostrato valore, magnificamente Wayne. Rendè il congresso
pubbliche ed immortali grazie al suo esercito, specialmente agli
uffiziali ed a Washington.
Ma Lee non poteva, come quello che sentiva molto di sè medesimo,
sgozzare le parole dettegli da Washington in presenza dei soldati.
Scrisse perciò al capitano generale due lettere molto risentite, e piene
anco di non poca irreverenza. Queste diedero luogo al rivangar un
affare, che Washington, siccome prudente, e di posata natura ch'egli
era, avrebbe voluto porre in obblio. Per la qual cosa fu Lee sostenuto e
tradotto avanti una Corte militare, perchè avesse a scolparsi di tre
accuse, le quali furono, di aver disobbedito agli ordini per non aver
assaltato il nemico il giorno 28 giugno in conformità delle sue
instruzioni; di aver fatto una non necessaria, disordinata e vergognosa
ritirata; di aver commesso per le due sue lettere irreverenza verso il
capitano generale. Si difese Lee con molto acume d'ingegno, e non senza
facondia, dimodochè gli uomini indifferenti, e delle cose militari
intendenti, ebbero a rimanere in dubbio, se ci avesse colpa, o no.
Nonostante la Corte lo chiarì colpevole di tutti e tre i capi, salvochè
fu cassa la parola _vergognosa_, e sentenziò avesse ad essere ammonito
per un anno dall'uffizio del generalato; giudizio in vero o troppo mite,
se Lee era colpevole, o troppo severo, se innocente. La brigata ne ebbe
molto, che dire, lodandolo alcuni, altri biasimandolo. Il congresso,
sebbene suo malgrado, il medesimo giudizio confermò.
Washington la mattina del primo luglio mosse l'esercito verso il fiume
del Nort per assicurare i passi delle montagne, ora che gl'Inglesi eran
così grossi nella Nuova-Jork, lasciando però nelle parti basse della
Cesarea alcune frotte leggieri, e principalmente i corridori del Morgan,
a fine di contenere i disertori, e frenar le correrie del nemico. Nel
mentre che queste cose si facevano dai due eserciti di Washington e di
Clinton sulle terre cesariane, Gates con una parte dell'esercito
settentrionale si era calato per le rive dell'Hudson, minacciando di
molestar le cose della Nuova-Jork. Dalla qual mozione molt'opportuna ne
nacque, che il presidio di questa città stando in sospetto di sè stesso,
non potè correre in soccorso di coloro, che stavano alle prese col
nemico nella Nuova-Cesarea.
Intanto l'esercito inglese era arrivato ai poggi di Middletown l'ultimo
di giugno poco distante da Sandy-hook; al quale luogo già era pervenuta
la flotta del lord Howe, dopo però di essere stata lungo tempo
trattenuta dalle bonacce nella Delawara. Era Sandy-hook per lo avanti
una penisola, che a mò di sprone sporgeva dentro la bocca del golfo, pel
quale si naviga alla città della Nuova-Jork. Ma nel precedente inverno
era stata dalla violenza dei marosi staccata dalla terra-ferma, ed in
una isola convertita. L'arrivo tanto tempestivo delle navi liberò
l'esercito dal vicinissimo pericolo, in cui si trovava, se non avesse
potuto varcar quel nuovo stretto. Ma, fattosi con incredibile celerità
un ponte di barche, passò tutto intiero nell'isola di Sandy-hook, e poco
poi portato dalla flotta, alla Nuova-Jork; ignari gli uni e gli altri,
da quanto pericolo fossero stati da un benigno riguardo della fortuna
scampati, e da quanto fatale rovina preservati.
Era il conte D'Estaing con tutta la sua armata giunto nei mari
d'America, e dopo di essersi mostrato sulle coste della Virginia era ito
a far porto nelle bocche della Delawara nella notte degli otto di
luglio. S'egli avesse potuto arrivare a queste spiagge qualche giorno
innanzi, e prima che l'armata dell'Howe avesse sgomberato il fiume,
ovvero che incontrata l'avesse nel suo tragitto dalla Delawara a
Sandy-hook, non è dubbio, che consistendo questa solamente in due navi a
tre ponti, parecchie fregate, e molte navi da carico, l'avrebbe da capo
a fondo distrutta. L'esercito inglese poi privo del soccorso del suo
navilio, trovandosi nell'estreme parti della Cesarea serrato alle spalle
da Washington, bloccato dalla parte del mare da D'Estaing, ed
impossibilitato a trasportarsi alla Nuova-Jork, avrebbe dovuto
arrendersi, e si sarebbero a Middletown rinnovellati i patti di
Saratoga. Il quale accidente, quanta parte fosse per avere nella somma
della guerra, nissuno è che non lo veda. Ma così lunga e così tediosa,
dopo aver provati per alcuni dì i venti prosperi, riuscì al Francese la
navigazione dall'Europa in America, e così frequenti furono le bonacce
ed i venti contrarj, che non solo non arrivò in tempo per sorprendere
l'armata dell'Howe nella Delawara, e l'esercito di Clinton in
Filadelfia, com'era stato il disegno, ma ancora toccò le sponde di
questo fiume, quando e quella già si era riparata nel porto dietro
Sandy-hook, e questo ricoveratosi in salvo dentro le mura della
Nuova-Jork.
Ma se le genti da terra erano pervenute a salvamento in questa città,
pericolava tuttavia grandissimamente il navilio nel porto stesso di
Sandy-hook. D'Estaing, avuto l'avviso di quello ch'era accaduto, non
s'era stato a soprastare; ma dato di nuovo le vele al vento, era
improvvisamente ed alla non pensata comparso in veduta dell'armata
inglese a Sandy-hook il dì undici di luglio. Aveva egli dodici grosse
navi d'alto bordo, e molto ben leste, tra le quali una di novanta
cannoni, un'altra di ottanta, e sei di settantaquattro con tre o quattro
grosse fregate. Da un altro lato consisteva solamente l'armata inglese
in sei vascelli di sessantaquattro, tre di cinquanta, e due di quaranta,
con alcune fregate e corvette, tutti governati da scarse ciurme, e tardi
dal lungo servizio. Si aggiugneva, che allorquando apparve subitamente
l'armata francese, le navi dell'Howe non erano in quella ordinanza
poste, che si desiderava per la opportunità delle difese. Per la qual
cosa, se D'Estaing sulla sua prima giunta si fosse spinto avanti, ed
avesse superato la bocca del porto, ne sarebbe certamente, considerato
il valore e la possanza delle due parti, seguìta una battaglia delle più
aspre e sanguinose, la quale però, veduta la prepotente forza dei
Francesi, ogni ragione persuade, si sarebbe tutta in lor favore
terminata. D'Estaing faceva le viste di voler entrare; gli Inglesi se lo
aspettavano. Ma tal è la natura della bocca del golfo della Nuova-Jork,
che, quantunque sia molto larga, ella è però impedita da un renaio, o
scanno, che partendo dall'Isola Lunga molto si avvicina a quella di
Sandy-hook, dimodochè tra questa e l'estremità dello scanno è lasciato
solo un non molto largo passaggio alle navi. Possono però, e per la
strettezza di questo varco, e sopra lo stesso scanno, ch'è assai fondo
dentro le acque, trapassar comodamente le navi di minore portata,
massime a tempo della crescente. Ma delle navi molto grosse, com'erano
quelle di D'Estaing, si dubitava. Perciò consigliatosi coi piloti
americani assai pratichi, che dal congresso gli erano stati mandati,
temendo, che le sue navi, e specialmente la Linguadocca ed il Tonante,
le quali, come più grosse dell'altre, pescavano anche molto più, non
potessero varcare, si astenne dall'impresa, ed andò por l'áncora sulle
coste della Cesarea, a quattro miglia distante da Sandy-hook, poco lungi
dalla Terra di Shrewsbury. Quivi attendeva a far acqua e vettovaglie, ed
a consultar coi Capi americani intorno l'impresa dell'Isola di Rodi, la
quale si aveva in animo di voler fare, dopochè quella della Delawara per
la fortuna avversa era venuta meno. Credettero gl'Inglesi, che D'Estaing
s'indugiasse solo per aspettar i maggiori flussi del finir di luglio.
Stando essi adunque in apprensione del vicino assalto si preparavano
gagliardamente alle difese. Nel che fare dimostrarono e le genti di mare
e quelle di terra tanto ardore, che non si potrebbero con parole
sufficienti lodare. Intanto parecchie navi inglesi, che il corso loro
dirigevano alla Nuova-Jork, a tutto altro pensando fuori che a questo,
che i Francesi fossero diventati padroni del mare, venivano ogni dì in
poter di questi sotto gli occhi stessi dei compagni loro della flotta, i
quali a gravissimo sdegno se ne commuovevano; ma non potevano farvi
rimedio alcuno. Finalmente il giorno ventidue di luglio comparve alle
bocche del Sandy-hook tutta l'armata francese. Il vento le era
favorevole; le acque eran molto alte per la marea. Gl'Inglesi
aspettavano l'assalto, col quale ne doveva nascere necessariamente od
una non più udita vittoria, o la totale distruzione della flotta
britannica. Ma D'Estaing volteggiatosi un poco per quell'acque, voltosi
poscia improvvisamente verso l'ostro, in poco d'ora dilungatosi, gli
liberò dall'imminente pericolo. Ciò fu in buon punto per gl'Inglesi;
poichè dai ventidue sino ai trenta di luglio arrivarono alla spicciolata
a Sandy-hook sbattute e rotte dalle tempeste, e dal lungo tragitto
parecchie navi della flotta di Byron, le quali, se D'Estaing si fosse
indugiato alcuni giorni più, tutte sarebbero in suo potere venute.
Arrivarono la Rinomea, ed il Centurione di cinquanta cannoni, il
Ragionevole di sessantaquattro, e la Cornùallia di settantaquattro.
Vistosi in tal maniera Howe con mirabile suo piacere e de' suoi in grado
di osteggiare nell'aperto mare, commesse le vele al vento, iva in cerca
di D'Estaing, il quale trovò poscia nel porto di Nuovo-Porto nell'Isola
di Rodi.