luglio, essendo distanti a trenta leghe dal capo d'Ognissanti, e
spirando il vento da ponente. Il conte D'Orvilliers, credendo l'inimico
più debole di quello ch'era veramente, desiderava e cercava la
battaglia. Ma fattosi vicino all'armata inglese, e scoperto ch'essa era
a un dipresso altrettanto forte, quanto la sua, la schivava con
altrettanta industria, con quanta dapprima la ricercava. E godendo egli
il sopravvento, era impossibile che gl'Inglesi lo venissero malgrado suo
ad affrontare. La notte due navi francesi s'erano lasciate trasportare
sottovento dell'armata inglese. La qual cosa vedutasi la mattina da
Keppel, ordinò ad alcune delle sue, si avventassero contro, e le
pigliassero, od almeno le mozzassero fuori dalla restante armata.
Sperava in tal modo, che o l'ammiraglio francese si sarebbe per
soccorrerle posto al rischio della giornata, ovvero almeno, che si
sarebbero potute pigliare, o tagliar fuori di modo, che non potessero
raccozzarsi. Preferiva D'Orvilliers il non fare alcun motivo per andare
in aiuto loro, in guisa che, sebbene non venissero le due navi in poter
degl'Inglesi, furon esse però sì lungo spazio allontanate, che non
ebbero più nissuna parte negli avvenimenti che seguirono. Continuarono
le due armate a veggente l'una dell'altra pei quattro seguenti giorni,
studiandosi con molta industria l'Inglese o di alzarsi al vento, o di
talmente accostarsi al Francese, che di necessità si dovesse appiccar la
battaglia. Ma per arrivare a questo fine egli era impossibile serbar
l'ordinanza intiera, e perciò aveva Keppel comandato si desse la caccia
alla spezzata verso sopravvento; con ciò però, che si tenessero le navi
ristrette, quanto meglio si potesse. La qual mossa era anche necessaria
per non perder di vista l'inimico. Questo partito, il quale non era
senza pericolo, perciocchè poteva facilmente accadere, che si offerisse
ai Francesi qualche buona occasione di opprimere subitamente con forze
superiori qualcuna delle navi inglesi, fu causa, che la mattina dei
venzette, giorno in cui seguì la battaglia, l'armata francese fosse con
miglior ordine attelata, che non l'inglese, la quale pareva disordinata.
La mattina medesima continuando tuttavia il vento da ponente, ed avendo
i Francesi il sopravvento, erano le due armate separate l'una dall'altra
lo spazio di tre leghe, di tal maniera però, che la dietroguardia
inglese si trovasse un po' più indietro sottovento, che la battaglia e
la vanguardia. Laonde ordinava Keppel a Palliser, si facesse avanti, e
cacciasse verso sopravvento, acciò venisse ad affilarsi coll'altre due
squadre dell'armata. Eseguì Palliser gli ordini dell'ammiraglio. Questa
mossa fe' credere al D'Orvilliers (e forse non senza ragione, perciocchè
Palliser colle sue navi sempre più andava rimontando al vento) che
l'intenzione del nemico fosse di assaltare il retroguardo francese, e di
girargli dietro per andar a guadagnare il sopravvento. Per prevenir il
qual disegno, fatte girar di bordo le navi, iva a porsi, rivoltando
l'ordine dell'armata colle navi del centro e della vanguardia dietro
quelle della retroguardia. Intanto, e per questa stessa mossa, e per
alcune variazioni di vento, delle quali molto acconciamente si giovarono
gl'Inglesi, vennero tanto vicine le due armate, che s'incominciò la
battaglia, spirando il ponente, e correndo i Francesi da tramontana a
ostro, gl'Inglesi da ostro a tramontana. Questo modo di combattere,
stando le armate non ferme, ma in mozione, il quale era anche l'effetto
della mossa testè fatta dalla francese, molto piaceva al D'Orvilliers,
siccome quegli, il quale non avendo potuto schivar la battaglia, ne
otteneva almeno, che ella non potesse esser terminativa; poichè ne
seguiva necessariamente dal modo sopraddetto, che le due armate si
disordinassero durante la battaglia, e quegli, che avrebbe minor danno
ricevuto, non potesse immediatamente valersi della fatta impressione sia
in una particolar nave del nemico, sia in tutta la sua armata. Adunque,
camminando in tal guisa le due flotte nemiche in contrario verso, e
molto vicine l'una all'altra, cominciarono ad attaccarsi le prime navi
della vanguardia inglese colle prime della dietroguardia francese, la
quale, siccome abbiam detto, era succeduta nel luogo della vanguardia, e
così continuò la battaglia, finchè tutta la fila inglese fosse passata a
petto a petto di tutta la fila francese, di modo che la retroguardia
inglese guidata da Palliser, e la vanguardia francese divenuta
dietroguardia, e condotta dal Duchaffault, furon le ultime a
spiccarsene. Fu in quest'affronto grave il danno da ambe le parti; ma
siccome seguendo il costume loro i Francesi avevan tratto al sartiame, e
gl'Inglesi, come soglion fare, ai gusci delle navi, così le navi
francesi ricevettero in questi maggior danno, che le inglesi, e per lo
contrario le vele, le corde, gli alberi, e le antenne in queste molto
maggiormente danneggiate furono, che in quelle. I Francesi dopo il fatto
non tardarono a riordinarsi, trovandosi le navi loro per la ragione
sopraddetta più atte al veleggiare. Medesimamente la vanguardia e la
battaglia inglesi non indugiarono molto, quantunque la nave
dell'ammiraglio avesse ricevuto molto danno, ad ordinarsi, e presentare
di nuovo il viso al nemico. Ma le navi del Palliser con alcune altre non
solo non avevano ancora orzato, e non s'erano rivolte di bordo, ma
essendo molto danneggiate obbedivano al vento, ed andavano abbassandosi
sottovento. In questo stato di cose D'Orvilliers o sia che si
proponesse, come scrivono gl'Inglesi, di tramezzare e tagliar fuori
dalla restante armata loro queste navi, ovvero che, come affermano i
Francesi, intendesse, di recarsi a sottovento, perchè, aspettando una
seconda battaglia, volesse tôrre agl'Inglesi, ed acquistar per sè il
vantaggio di poter scaricar con frutto anche le artiglierie del ponte di
sotto, andava distendendosi in punta per entrar di mezzo tra le navi di
Keppel e quelle di Palliser. Accortosi l'ammiraglio inglese del disegno
dei Francesi si fece avanti colle sue navi, ordinando nel medesimo tempo
all'Hartland, lo seguitasse colle sue per mettersi di traverso tra la
vanguardia francese, che incominciava a spuntare, e le navi di Palliser.
O sia, che questa mossa di Keppel abbia veramente rotto il disegno ai
Francesi di tagliar fuori queste ultime navi, come infatti ottenne,
ovvero, che non avessero questi in animo altro che di recarsi al
sottovento, certo è, che per queste volte ne rimasero gl'Inglesi al
sopravvento, ed i Francesi al sottovento. Stava perciò in balìa dei
primi il rinnovar la battaglia, se però tutte le navi loro fossero state
a questo bisogno sufficienti. Ciò avrebbe voluto Keppel eseguire. Ma le
navi di Palliser, ora che l'ammiraglio, e l'Hartland s'eran frapposti
tra lui ed i Francesi, ed a questi avvicinatisi, si trovavano in
sopravvento dell'altre, e per conseguente più lontane dall'armata
francese, e poco in atto di poter aiutar le compagne nel caso della
rinfrescata battaglia. Per la qual cosa Keppel, prima di volerla
ricominciare, pose fuori il segnale, che tutte le navi, le quali stavano
a sopravvento, venissero ad arringarsi ai luoghi loro nella generale
ordinanza. Qui nacque un equivoco, che fu causa, che gli ordini di
Keppel non furono eseguiti. Non avendo la nave propria di Palliser
ripetuto il segnale, i capitani delle altre credettero, che quello fatto
da Keppel volesse significare, andassero a raggiungere la nave del
Palliser, e non quella dell'ammiraglio, e così fecero. In questo mezzo
continuavano i Francesi ad appresentarsi ordinati alla battaglia a
sottovento. Ripetè Keppel il medesimo segnale; ma non con miglior
frutto. Mandò poscia alle cinque della sera (Palliser scrive alle sette)
il Capitano della fregata il Fox acciò a viva voce comandasse a Palliser
quello, che già gli aveva ordinato col segnale. Tutto fu nulla. Nè il
Formidabile ch'era la nave propria del Palliser, nè le altre non si
muovevano. La qual cosa vedutasi da Keppel, ed essendo già l'ora
trascorsa fino alle sette, pose il segnale a ciascuna delle navi di
Palliser particolarmente, eccettuato però al Formidabile, forse per un
certo riguardo al grado ed all'uffizio, che teneva il vice ammiraglio,
venissero a' luoghi loro. La qual cosa si mettevano in punto di
eseguire. Ma intanto era sopraggiunta la notte, che pose fine ad ogni
speranza di combattimento. Queste sono le cagioni, che impedirono
l'ammiraglio Keppel dal rinnovar la battaglia, ossiachè la disobbedienza
del Palliser procedesse dalla impossibilità di muoversi pei gravi danni
provati nell'affronto, come par probabile, e come giudicò la Corte nel
solenne processo che ne seguì, ovvero da alcune sue parzialità, essendo
esso ministeriale, contro il Keppel. Comunque ciò sia, questo diè luogo
ai Francesi di dire, che da mezzodì fino a sera appresentarono la
battaglia a Keppel, ma che questi non la volle accettare. La qual cosa
fu vera nel fatto. Ma in rispetto alle intenzioni dell'ammiraglio
inglese, volle egli bene, ma non potè per le raccontate ragioni
attaccarsi di nuovo col nemico. La notte, o sia che i Francesi contenti
al modo, col quale avevano combattuto la battaglia, e del fine di
questa, che si poteva, come una vittoria, appresentare ai popoli il che
su quei primi principj era una gran cosa, più non volessero tentar
l'indomani la fortuna di un'altra giornata, oppure, che talmente fosse
danneggiata la flotta loro, che non potessero, valendosi
dell'opportunità del vento, che spirava propizio, voltaron le prue verso
le coste loro, ed entrarono il giorno seguente a piene vele nel porto di
Brest. Lasciaron però al luogo della battaglia per ingannare il nemico
col fargli credere, che vi stessero, tutta la notte fermi tre vascelli
corridori coi soliti fuochi accesi. La mattina in sul far del dì già ai
era dilungata l'armata francese dinanzi all'inglese, che appena si
poteva dai calcesi travedere. Solo continuavano a starsene poco lontani
a sottovento i tre vascelli. Ordinò Keppel alle navi il Principe
Giorgio, il Robusto, ed un'altra, desser loro la caccia. Ma non si fe'
frutto alcuno, essendo molto franchi veleggiatori; ed avendo le navi
inglesi gli arredi sconciamente rotti e sconquassati. L'ammiraglio
Keppel si addrizzò a Plymouth, dove intendeva di rassettare le navi,
lasciatene però in crociata alcune delle più intiere, acciò il commercio
britannico proteggessero, e principalmente le flotte che si aspettavano.
Morirono nella narrata battaglia degl'Inglesi da cento quaranta con
circa quattrocento feriti. La perdita dei Francesi non è certa. Ma è
assai probabile, abbia avanzato quella degl'Inglesi. La qual cosa si
ritrae da alcune autorità private, dalla moltitudine dei marinari e
soldati di mare, coi quali sogliono essi riempir le navi loro, e dal
modo del trarre degl'Inglesi, i quali hanno in costume di por la mira,
rasentando coi tiri l'acqua del mare, al corpo delle navi nemiche.
Il mese che seguì, uscirono di nuovo le due nemiche armate all'alto
mare. Ma o che si cercassero vicendevolmente, come pubblicarono, o che
si schivassero l'una l'altra, come alcuni lasciarono scritto
dell'inglese, molti della francese, certo è, che più non s'incontrarono.
Certo è ancora, che si purgò il mare, e si aprirono i vantaggi alle
flotte mercantili d'Inghilterra, mentre dall'altra parte molti ricchi
bastimenti francesi con grave danno e querela delle città di Bordeaux,
di Nantes, di Saint-Malò, e di Avra di Grazia vennero in poter del
nemico.
Tale fu l'esito della battaglia di Ognissanti, la quale incominciò la
guerra europea, e nella quale ebbero gli Inglesi ad osservare, non senza
maraviglia loro, che i Francesi non solo combatterono col solito
coraggio, ma che di più, e molto acconciamente, seppero dell'opportunità
dei venti valersi, e con mirabile destrezza e disinvoltura le navi loro
maneggiarono, e per ogni verso andaron facendo molto maneschi le volte.
Il che diè a temere ai primi, avessero a riuscir più duri gl'incontri di
questa guerra, che non quei della passata. In Francia se ne fecero molti
rallegramenti per dar animo, e migliori speranze ai popoli; in
Inghilterra se ne favellò molto sinistramente. Alcuni si dolsero del
Keppel, altri del Palliser secondo i diversi umori delle Sette; tutti
della fortuna. Dopo varie vicende ne nacquero due solenni processi l'uno
contro l'ammiraglio, l'altro contro il vice ammiraglio. Furono assoluti
ambidue, il primo con universale esultazione dei popoli; il secondo con
quella dei ministeriali.
FINE DEL LIBRO NONO
LIBRO DECIMO
[1778]
L'infelice successo della guerra canadese, e l'inutilità dei prosperi
eventi della pensilvanica avevano convinto la pertinacia dei ministri
britannici, che colla forza dell'armi impossibile fosse il ridurre gli
Americani a soggezione. Della qual cosa ora tanto più fermamente si
persuadevano, che la Francia, tanto possente per terra e per mare, aveva
le sue alle armi del congresso congiunte. Nissuno non vedeva, che avendo
potuto gli Americani durare contro la guerra fatta loro coll'estremo
sforzo suo dall'Inghilterra lo scorso anno, molto più facilmente
avrebbero potuto resistere per l'avvenire, confermato lo Stato loro dal
tempo, assicurate le speranze dalla prospera fortuna, aiutate le armi da
un principe potente. Invano si sarebbe sperato di potere in America
mandare nei futuri anni altrettanti soldati, quanti se n'erano mandati
nei passati. Perciocchè oltre che de' lanzi pochi o nessuno se ne
potevano più oltre ottenere, e che la bisogna del reclutare procedeva
tuttavia lentamente in Inghilterra, si aveva ed il timore di
un'invasione francese nel cuore stesso del regno, e bisognava di
necessità fornire le Antille di grossi presidj per preservarle dagli
assalti dei Francesi, i quali si sapeva, che stavano assai forti nelle
loro. Non era nascoso nei Consiglj britannici, che la principal mira,
che in questa nuova guerra, dopo la separazione dell'America dalla
Gran-Brettagna, ponevano i Francesi, era l'acquisto delle ricche isole
inglesi; nè ignoravasi, che già avevano prevenute le mosse, e mandato a
questo fine molte genti nelle proprie possessioni. Stavano perciò le
Antille inglesi quasi senza difesa esposte agli assalti nemici;
qualunque fosse di ciò la cagione, ossiachè i ministri avessero creduto,
che la guerra colla Francia non si dovesse rompere sì tosto, ossiachè
quelle sì vive speranze, che avevano di vincere ad ogni modo la guerra
del passato anno gli avessero indotti a pensare, o che la Francia non si
scoprirebbe, o che quando pure si scoprisse, la vittoria avuta sulla
terra-ferma americana avrebbe pôrta la opportunità di potere inviar per
tempo i richiesti aiuti nelle vicine isole. Si temeva eziandio del
Canadà, non solo dal canto degli Americani, ma ancora, e molto più, da
quello dei Francesi, essendo i Canadesi più francesi che inglesi, e
tuttavia ricordevoli dell'antica congiunzione. Perciò vi si volevano
lasciare presidj gagliardi e fermi. Ne seguiva da tutte queste cose, che
non si potessero rifornire gli eserciti, che militavano contro gli Stati
Uniti, e bisognava per lo contrario menomargli per mandarne una parte a
tutti gli anzidetti servigj. Ma dall'altro lato non si sgomentavano i
ministri, sperando di potere colle offerte d'accordo, e col cambiare il
modo della guerra, e fors'anche per le vittorie da aversi contro la
Francia, ottenere ciò che colle sole armi fin allora non si era potuto
ottenere. Si persuadevano, che gli Americani stanchi dalla lunga guerra,
e tanto scarsi di pecunia e di credito pubblico, sarebbero facilmente
calati agli accordi; o che almeno, se non il congresso, o tutti, certo
una considerabile parte avrebbero accettate le proposte; e speravano,
che le parzialità e le dissensioni avrebbero od alla totale
ricongiunzione, od al totale soggiogamento aperta la via. A questo fine
si era apposta nella provvisione d'accordo fatta dal Parlamento la
clausola, che i commissarj avessero facoltà di negoziare non solo con
qualunque maestrato, ma ancora con qualunque ordine di persone, e con
qualsivoglia privato cittadino che si fosse. Avendo poi trovato sì dura
resistenza negli abitatori delle settentrionali province, si eran fatti
a credere, stando essi molto alle baie e novelle dei fuorusciti, che
troverebbero la materia più tenera nelle meridionali; e perciò si
determinarono a volger le armi contro di queste, le quali siccome più
abbondanti d'uomini fedeli alla Corona, si sarebbero, come riputavano,
più facilmente, e dalla guerra lasciate sbigottire, e dalle offerte
degli accordi lusingare. Oltrechè abbondavano esse di grassi pascoli e
di feraci terre molto opportune al vivere degli eserciti, e molto più da
increscerne agli abitatori, quando andassero guaste dalla guerra. Ma a
qualunque fine avessero a riuscire queste speranze, volevano i ministri
continuar nella guerra, quando tornassero vani i tentativi d'accordo,
per non aver la sembianza di credere alle minacce della Francia; e
qualunque avesse ad esser l'esito, che riserbassero i fati alla guerra
americana, e' bisognava pure, credevano, se però debbon gli Stati aver
cura dell'onore e della propria dignità, sperimentar ancora per un tempo
la fortuna dell'armi; e se si aveva in ultimo a riconoscere la
independenza dell'America, il che diventato era l'oggetto proprio venuto
in contesa, di ciò pensavano, essersi sempre in tempo, e doversi meglio,
cedendo all'avversa fortuna, concedere dopo le infelici battaglie
onorevolmente, che vilmente acchinandosi alle minacce di un superbo
nemico darlo via indifesi ed inonorati. Questi erano i motivi che
operavano nei ministri della Gran-Brettagna nel presente periodo della
guerra, ai quali accomodaron poscia tutte le risoluzioni loro. Ma
siccome si avvedevano benissimo, che quando l'Inghilterra non avesse
fatto altre dimostrazioni, non avrebbe mancato il congresso di
ratificare al trattato fatto colla Francia, e che dopo ciò molto più
difficile diventerebbe, che ed il congresso medesimo ed i popoli dalla
presa risoluzione si volessero discostare, così si consigliarono
d'inviar tosto e diffondere in America, anche prima che già fossero
approvate dal Parlamento, le provvisioni d'accordo, sperando in tal
modo, che vedutosi dagli Americani, che l'Inghilterra rinunziava a ciò,
ch'era stato la prima e la principal cagione della contesa, vale a dire
alla tassazione, avrebbero facilmente preso forma tutte le altre
difficoltà, e si sarebbe potuto la ratificazione impedire. Il che
ottenutosi, i commissarj, i quali sarebber venuti dietro, avrebbero dato
perfezione alla concordia. Arrivarono adunque le copie delle provvisioni
alla Nuova-Jork verso la metà del mese di aprile, ed il governator
Tryon, persona, come abbiamo veduto, attiva e sagace molto, fattele
prima pubblicare nella città, fece opera, che trapelassero in mezzo agli
Americani, molto magnificando il buon animo del governo verso l'America.
Scrisse nel medesimo tempo al generale Washington, ed al Trumbull,
governatore della Cesarea, richiedendogli, cosa nuova e strana, le
recassero a notizia, il primo de' suoi soldati, il secondo dei popoli
cesariani. Washington avanzò le provvisioni al congresso, perchè
provvedesse. Trumbull rispose al Tryon molto gravemente; si maravigliava
bene di questo insolito modo di procedere in un negoziato da introdursi
tra due nazioni; stantechè in somiglianti casi le domande e le proposte
sian solite ad indirigersi non all'universale dei popoli, ma sibbene ai
governi loro; che ciò nonostante forse una volta una tale proposta da
parte dell'antica patria avrebbe potuto riceversi con allegro e grato
animo; ma che quei dì erano trascorsi via irrevocabilmente. Rammentò le
petizioni non udite, le ostilità incominciate, la barbarie della guerra
esercitata dagl'Inglesi, l'insolenza loro nella prospera fortuna, le
crudeltà usate contro i cattivi, posto avere un insuperabile ostacolo
alla riconciliazione. La pace solo potersi ottenere coll'independenza.
Sperimenterebbergli gl'Inglesi affezionati e profittevoli amici, quanto
stati erano risoluti e fatali nemici. Se la pace volevano, non
procedessero con insidie, ma apertamente la dimandassero a coloro, che
concedere la potevano.
Intanto il congresso, ricevute le novelle, deliberava quello che fosse a
fare. Fe' decreto finalmente, già quasi sicuro degli aiuti francesi, ed
irritato a questi nuovi tranelli inglesi, che qualunque privato, o
qualsivoglia ordine di persone, i quali presumessero di fare qualunque
separata, o parziale convenzione, od accordo coi commissarj della Corona
della Gran-Brettagna, riputati fossero, e trattati come nemici agli
Stati Uniti; che non potevano decentemente essi Stati entrar in nessuna
pratica, o trattato con niun commissario dalla parte della
Gran-Brettagna, salvochè non incominciassero questi, come preliminare, a
ritirar le armate ed eserciti loro; e così ancora l'independenza degli
Stati Uniti espressamente, e positivamente riconoscessero. E siccome,
risolvettero in ultimo, il disegno del nemico si era, che da questo
suono soave della pace quasi addormentati i cittadini d'America manco
sollecitamente attendessero alle provvisioni della guerra, così si
richiedesse dai diversi Stati, usassero ogni opera, ed ogni sforzo
facessero per far genti; tenesserle pronte al campeggiare; le bande
paesane allestissero. Volendo poi il congresso dimostrare, in quanto
poco conto tenesse, e le raccontate provvisioni del Parlamento, ed i
maneggi del Tryon per farle andar attorno, le fece con generoso
consiglio nei diarj pubblici stampare in un colle risoluzioni prese. Per
altro temendo, che molti di coloro, i quali fin allora avevano seguitato
le parti inglesi, disperati di trovar perdono nella patria loro, non
solo nell'ostinazione continuassero, ma ancora usando la occasione dei
perdoni offerti dal governo britannico non traessero col credito e colle
aderenze che avevano, al canto loro anche i fedeli all'America, risolvè,
che si raccomandasse ai diversi Stati, acciocchè graziassero da ogni
colpa e pena, salve però quelle restrizioni, che credessero necessarie,
tutti coloro, i quali avevano portate le armi contro gli Stati Uniti, od
in qualunque maniera pôrti avessero aiuti al nemico, ordinando, che a
ciascuno fossero perdonati gli errori, ch'egli avesse fatti in fin
allora; e che tutte le ingiurie, oltraggi e offese che fossero seguite
tra i cittadini si rimettessero l'uno all'altro.
Ma i soldati inglesi, i quali in America si ritrovavano, ignari di
quelle mene politiche, colle quali si reggono gli Stati, e fieramente
crucciati alla ostinata resistenza degli Americani, non si può dire, a
quanto sdegno si commuovessero a queste inaspettate risoluzioni dei
ministri. Volevan essi l'assoluta conquista e la totale soggiogazione.
Non potevano nell'animo loro comportare queste vituperose calate, e che
ora con tanta vergogna si ritrattasse, e concedesse ciò, che detto e
negato si era primieramente con tanta asseverazione. Aspettavano; e così
si era promesso loro, un rinforzo di ventimila compagni, e ricevevano
invece i diplomi delle concessioni. Quindi è, che vi furon nel campo
delle male parole e dei brutti fatti, avendo alcuni perfino stracciate a
furore le insegne che portavano; ed altri, principalmente Scozzesi,
lacerate le provvisioni. E se sì fattamente alterati si mostrarono i
soldati inglesi alla ricantazione, nissuno non dubiti, che i fuorusciti
americani nol fossero molto più. Vedevan eglino ora tutto ad un tratto
svanire quelle speranze, che così verdi concette avevano, di potersene
come vincitori alle case loro ritornare; e forse alcuni dispettarono per
non poter più, come si avevan proposto, esercitar le vendette loro. Con
sì poco frutto si travagliava in America dagli agenti inglesi per
riconciliarvi gli animi verso l'antica patria, e con tanta efficacia si
affaticava il congresso di contrastargli!