Arrivarono le due armate in cospetto l'una dell'altra la sera dei 23

luglio, essendo distanti a trenta leghe dal capo d'Ognissanti, e

spirando il vento da ponente. Il conte D'Orvilliers, credendo l'inimico

più debole di quello ch'era veramente, desiderava e cercava la

battaglia. Ma fattosi vicino all'armata inglese, e scoperto ch'essa era

a un dipresso altrettanto forte, quanto la sua, la schivava con

altrettanta industria, con quanta dapprima la ricercava. E godendo egli

il sopravvento, era impossibile che gl'Inglesi lo venissero malgrado suo

ad affrontare. La notte due navi francesi s'erano lasciate trasportare

sottovento dell'armata inglese. La qual cosa vedutasi la mattina da

Keppel, ordinò ad alcune delle sue, si avventassero contro, e le

pigliassero, od almeno le mozzassero fuori dalla restante armata.

Sperava in tal modo, che o l'ammiraglio francese si sarebbe per

soccorrerle posto al rischio della giornata, ovvero almeno, che si

sarebbero potute pigliare, o tagliar fuori di modo, che non potessero

raccozzarsi. Preferiva D'Orvilliers il non fare alcun motivo per andare

in aiuto loro, in guisa che, sebbene non venissero le due navi in poter

degl'Inglesi, furon esse però sì lungo spazio allontanate, che non

ebbero più nissuna parte negli avvenimenti che seguirono. Continuarono

le due armate a veggente l'una dell'altra pei quattro seguenti giorni,

studiandosi con molta industria l'Inglese o di alzarsi al vento, o di

talmente accostarsi al Francese, che di necessità si dovesse appiccar la

battaglia. Ma per arrivare a questo fine egli era impossibile serbar

l'ordinanza intiera, e perciò aveva Keppel comandato si desse la caccia

alla spezzata verso sopravvento; con ciò però, che si tenessero le navi

ristrette, quanto meglio si potesse. La qual mossa era anche necessaria

per non perder di vista l'inimico. Questo partito, il quale non era

senza pericolo, perciocchè poteva facilmente accadere, che si offerisse

ai Francesi qualche buona occasione di opprimere subitamente con forze

superiori qualcuna delle navi inglesi, fu causa, che la mattina dei

venzette, giorno in cui seguì la battaglia, l'armata francese fosse con

miglior ordine attelata, che non l'inglese, la quale pareva disordinata.

La mattina medesima continuando tuttavia il vento da ponente, ed avendo

i Francesi il sopravvento, erano le due armate separate l'una dall'altra

lo spazio di tre leghe, di tal maniera però, che la dietroguardia

inglese si trovasse un po' più indietro sottovento, che la battaglia e

la vanguardia. Laonde ordinava Keppel a Palliser, si facesse avanti, e

cacciasse verso sopravvento, acciò venisse ad affilarsi coll'altre due

squadre dell'armata. Eseguì Palliser gli ordini dell'ammiraglio. Questa

mossa fe' credere al D'Orvilliers (e forse non senza ragione, perciocchè

Palliser colle sue navi sempre più andava rimontando al vento) che

l'intenzione del nemico fosse di assaltare il retroguardo francese, e di

girargli dietro per andar a guadagnare il sopravvento. Per prevenir il

qual disegno, fatte girar di bordo le navi, iva a porsi, rivoltando

l'ordine dell'armata colle navi del centro e della vanguardia dietro

quelle della retroguardia. Intanto, e per questa stessa mossa, e per

alcune variazioni di vento, delle quali molto acconciamente si giovarono

gl'Inglesi, vennero tanto vicine le due armate, che s'incominciò la

battaglia, spirando il ponente, e correndo i Francesi da tramontana a

ostro, gl'Inglesi da ostro a tramontana. Questo modo di combattere,

stando le armate non ferme, ma in mozione, il quale era anche l'effetto

della mossa testè fatta dalla francese, molto piaceva al D'Orvilliers,

siccome quegli, il quale non avendo potuto schivar la battaglia, ne

otteneva almeno, che ella non potesse esser terminativa; poichè ne

seguiva necessariamente dal modo sopraddetto, che le due armate si

disordinassero durante la battaglia, e quegli, che avrebbe minor danno

ricevuto, non potesse immediatamente valersi della fatta impressione sia

in una particolar nave del nemico, sia in tutta la sua armata. Adunque,

camminando in tal guisa le due flotte nemiche in contrario verso, e

molto vicine l'una all'altra, cominciarono ad attaccarsi le prime navi

della vanguardia inglese colle prime della dietroguardia francese, la

quale, siccome abbiam detto, era succeduta nel luogo della vanguardia, e

così continuò la battaglia, finchè tutta la fila inglese fosse passata a

petto a petto di tutta la fila francese, di modo che la retroguardia

inglese guidata da Palliser, e la vanguardia francese divenuta

dietroguardia, e condotta dal Duchaffault, furon le ultime a

spiccarsene. Fu in quest'affronto grave il danno da ambe le parti; ma

siccome seguendo il costume loro i Francesi avevan tratto al sartiame, e

gl'Inglesi, come soglion fare, ai gusci delle navi, così le navi

francesi ricevettero in questi maggior danno, che le inglesi, e per lo

contrario le vele, le corde, gli alberi, e le antenne in queste molto

maggiormente danneggiate furono, che in quelle. I Francesi dopo il fatto

non tardarono a riordinarsi, trovandosi le navi loro per la ragione

sopraddetta più atte al veleggiare. Medesimamente la vanguardia e la

battaglia inglesi non indugiarono molto, quantunque la nave

dell'ammiraglio avesse ricevuto molto danno, ad ordinarsi, e presentare

di nuovo il viso al nemico. Ma le navi del Palliser con alcune altre non

solo non avevano ancora orzato, e non s'erano rivolte di bordo, ma

essendo molto danneggiate obbedivano al vento, ed andavano abbassandosi

sottovento. In questo stato di cose D'Orvilliers o sia che si

proponesse, come scrivono gl'Inglesi, di tramezzare e tagliar fuori

dalla restante armata loro queste navi, ovvero che, come affermano i

Francesi, intendesse, di recarsi a sottovento, perchè, aspettando una

seconda battaglia, volesse tôrre agl'Inglesi, ed acquistar per sè il

vantaggio di poter scaricar con frutto anche le artiglierie del ponte di

sotto, andava distendendosi in punta per entrar di mezzo tra le navi di

Keppel e quelle di Palliser. Accortosi l'ammiraglio inglese del disegno

dei Francesi si fece avanti colle sue navi, ordinando nel medesimo tempo

all'Hartland, lo seguitasse colle sue per mettersi di traverso tra la

vanguardia francese, che incominciava a spuntare, e le navi di Palliser.

O sia, che questa mossa di Keppel abbia veramente rotto il disegno ai

Francesi di tagliar fuori queste ultime navi, come infatti ottenne,

ovvero, che non avessero questi in animo altro che di recarsi al

sottovento, certo è, che per queste volte ne rimasero gl'Inglesi al

sopravvento, ed i Francesi al sottovento. Stava perciò in balìa dei

primi il rinnovar la battaglia, se però tutte le navi loro fossero state

a questo bisogno sufficienti. Ciò avrebbe voluto Keppel eseguire. Ma le

navi di Palliser, ora che l'ammiraglio, e l'Hartland s'eran frapposti

tra lui ed i Francesi, ed a questi avvicinatisi, si trovavano in

sopravvento dell'altre, e per conseguente più lontane dall'armata

francese, e poco in atto di poter aiutar le compagne nel caso della

rinfrescata battaglia. Per la qual cosa Keppel, prima di volerla

ricominciare, pose fuori il segnale, che tutte le navi, le quali stavano

a sopravvento, venissero ad arringarsi ai luoghi loro nella generale

ordinanza. Qui nacque un equivoco, che fu causa, che gli ordini di

Keppel non furono eseguiti. Non avendo la nave propria di Palliser

ripetuto il segnale, i capitani delle altre credettero, che quello fatto

da Keppel volesse significare, andassero a raggiungere la nave del

Palliser, e non quella dell'ammiraglio, e così fecero. In questo mezzo

continuavano i Francesi ad appresentarsi ordinati alla battaglia a

sottovento. Ripetè Keppel il medesimo segnale; ma non con miglior

frutto. Mandò poscia alle cinque della sera (Palliser scrive alle sette)

il Capitano della fregata il Fox acciò a viva voce comandasse a Palliser

quello, che già gli aveva ordinato col segnale. Tutto fu nulla. Nè il

Formidabile ch'era la nave propria del Palliser, nè le altre non si

muovevano. La qual cosa vedutasi da Keppel, ed essendo già l'ora

trascorsa fino alle sette, pose il segnale a ciascuna delle navi di

Palliser particolarmente, eccettuato però al Formidabile, forse per un

certo riguardo al grado ed all'uffizio, che teneva il vice ammiraglio,

venissero a' luoghi loro. La qual cosa si mettevano in punto di

eseguire. Ma intanto era sopraggiunta la notte, che pose fine ad ogni

speranza di combattimento. Queste sono le cagioni, che impedirono

l'ammiraglio Keppel dal rinnovar la battaglia, ossiachè la disobbedienza

del Palliser procedesse dalla impossibilità di muoversi pei gravi danni

provati nell'affronto, come par probabile, e come giudicò la Corte nel

solenne processo che ne seguì, ovvero da alcune sue parzialità, essendo

esso ministeriale, contro il Keppel. Comunque ciò sia, questo diè luogo

ai Francesi di dire, che da mezzodì fino a sera appresentarono la

battaglia a Keppel, ma che questi non la volle accettare. La qual cosa

fu vera nel fatto. Ma in rispetto alle intenzioni dell'ammiraglio

inglese, volle egli bene, ma non potè per le raccontate ragioni

attaccarsi di nuovo col nemico. La notte, o sia che i Francesi contenti

al modo, col quale avevano combattuto la battaglia, e del fine di

questa, che si poteva, come una vittoria, appresentare ai popoli il che

su quei primi principj era una gran cosa, più non volessero tentar

l'indomani la fortuna di un'altra giornata, oppure, che talmente fosse

danneggiata la flotta loro, che non potessero, valendosi

dell'opportunità del vento, che spirava propizio, voltaron le prue verso

le coste loro, ed entrarono il giorno seguente a piene vele nel porto di

Brest. Lasciaron però al luogo della battaglia per ingannare il nemico

col fargli credere, che vi stessero, tutta la notte fermi tre vascelli

corridori coi soliti fuochi accesi. La mattina in sul far del dì già ai

era dilungata l'armata francese dinanzi all'inglese, che appena si

poteva dai calcesi travedere. Solo continuavano a starsene poco lontani

a sottovento i tre vascelli. Ordinò Keppel alle navi il Principe

Giorgio, il Robusto, ed un'altra, desser loro la caccia. Ma non si fe'

frutto alcuno, essendo molto franchi veleggiatori; ed avendo le navi

inglesi gli arredi sconciamente rotti e sconquassati. L'ammiraglio

Keppel si addrizzò a Plymouth, dove intendeva di rassettare le navi,

lasciatene però in crociata alcune delle più intiere, acciò il commercio

britannico proteggessero, e principalmente le flotte che si aspettavano.

Morirono nella narrata battaglia degl'Inglesi da cento quaranta con

circa quattrocento feriti. La perdita dei Francesi non è certa. Ma è

assai probabile, abbia avanzato quella degl'Inglesi. La qual cosa si

ritrae da alcune autorità private, dalla moltitudine dei marinari e

soldati di mare, coi quali sogliono essi riempir le navi loro, e dal

modo del trarre degl'Inglesi, i quali hanno in costume di por la mira,

rasentando coi tiri l'acqua del mare, al corpo delle navi nemiche.

Il mese che seguì, uscirono di nuovo le due nemiche armate all'alto

mare. Ma o che si cercassero vicendevolmente, come pubblicarono, o che

si schivassero l'una l'altra, come alcuni lasciarono scritto

dell'inglese, molti della francese, certo è, che più non s'incontrarono.

Certo è ancora, che si purgò il mare, e si aprirono i vantaggi alle

flotte mercantili d'Inghilterra, mentre dall'altra parte molti ricchi

bastimenti francesi con grave danno e querela delle città di Bordeaux,

di Nantes, di Saint-Malò, e di Avra di Grazia vennero in poter del

nemico.

Tale fu l'esito della battaglia di Ognissanti, la quale incominciò la

guerra europea, e nella quale ebbero gli Inglesi ad osservare, non senza

maraviglia loro, che i Francesi non solo combatterono col solito

coraggio, ma che di più, e molto acconciamente, seppero dell'opportunità

dei venti valersi, e con mirabile destrezza e disinvoltura le navi loro

maneggiarono, e per ogni verso andaron facendo molto maneschi le volte.

Il che diè a temere ai primi, avessero a riuscir più duri gl'incontri di

questa guerra, che non quei della passata. In Francia se ne fecero molti

rallegramenti per dar animo, e migliori speranze ai popoli; in

Inghilterra se ne favellò molto sinistramente. Alcuni si dolsero del

Keppel, altri del Palliser secondo i diversi umori delle Sette; tutti

della fortuna. Dopo varie vicende ne nacquero due solenni processi l'uno

contro l'ammiraglio, l'altro contro il vice ammiraglio. Furono assoluti

ambidue, il primo con universale esultazione dei popoli; il secondo con

quella dei ministeriali.

FINE DEL LIBRO NONO

LIBRO DECIMO

[1778]

L'infelice successo della guerra canadese, e l'inutilità dei prosperi

eventi della pensilvanica avevano convinto la pertinacia dei ministri

britannici, che colla forza dell'armi impossibile fosse il ridurre gli

Americani a soggezione. Della qual cosa ora tanto più fermamente si

persuadevano, che la Francia, tanto possente per terra e per mare, aveva

le sue alle armi del congresso congiunte. Nissuno non vedeva, che avendo

potuto gli Americani durare contro la guerra fatta loro coll'estremo

sforzo suo dall'Inghilterra lo scorso anno, molto più facilmente

avrebbero potuto resistere per l'avvenire, confermato lo Stato loro dal

tempo, assicurate le speranze dalla prospera fortuna, aiutate le armi da

un principe potente. Invano si sarebbe sperato di potere in America

mandare nei futuri anni altrettanti soldati, quanti se n'erano mandati

nei passati. Perciocchè oltre che de' lanzi pochi o nessuno se ne

potevano più oltre ottenere, e che la bisogna del reclutare procedeva

tuttavia lentamente in Inghilterra, si aveva ed il timore di

un'invasione francese nel cuore stesso del regno, e bisognava di

necessità fornire le Antille di grossi presidj per preservarle dagli

assalti dei Francesi, i quali si sapeva, che stavano assai forti nelle

loro. Non era nascoso nei Consiglj britannici, che la principal mira,

che in questa nuova guerra, dopo la separazione dell'America dalla

Gran-Brettagna, ponevano i Francesi, era l'acquisto delle ricche isole

inglesi; nè ignoravasi, che già avevano prevenute le mosse, e mandato a

questo fine molte genti nelle proprie possessioni. Stavano perciò le

Antille inglesi quasi senza difesa esposte agli assalti nemici;

qualunque fosse di ciò la cagione, ossiachè i ministri avessero creduto,

che la guerra colla Francia non si dovesse rompere sì tosto, ossiachè

quelle sì vive speranze, che avevano di vincere ad ogni modo la guerra

del passato anno gli avessero indotti a pensare, o che la Francia non si

scoprirebbe, o che quando pure si scoprisse, la vittoria avuta sulla

terra-ferma americana avrebbe pôrta la opportunità di potere inviar per

tempo i richiesti aiuti nelle vicine isole. Si temeva eziandio del

Canadà, non solo dal canto degli Americani, ma ancora, e molto più, da

quello dei Francesi, essendo i Canadesi più francesi che inglesi, e

tuttavia ricordevoli dell'antica congiunzione. Perciò vi si volevano

lasciare presidj gagliardi e fermi. Ne seguiva da tutte queste cose, che

non si potessero rifornire gli eserciti, che militavano contro gli Stati

Uniti, e bisognava per lo contrario menomargli per mandarne una parte a

tutti gli anzidetti servigj. Ma dall'altro lato non si sgomentavano i

ministri, sperando di potere colle offerte d'accordo, e col cambiare il

modo della guerra, e fors'anche per le vittorie da aversi contro la

Francia, ottenere ciò che colle sole armi fin allora non si era potuto

ottenere. Si persuadevano, che gli Americani stanchi dalla lunga guerra,

e tanto scarsi di pecunia e di credito pubblico, sarebbero facilmente

calati agli accordi; o che almeno, se non il congresso, o tutti, certo

una considerabile parte avrebbero accettate le proposte; e speravano,

che le parzialità e le dissensioni avrebbero od alla totale

ricongiunzione, od al totale soggiogamento aperta la via. A questo fine

si era apposta nella provvisione d'accordo fatta dal Parlamento la

clausola, che i commissarj avessero facoltà di negoziare non solo con

qualunque maestrato, ma ancora con qualunque ordine di persone, e con

qualsivoglia privato cittadino che si fosse. Avendo poi trovato sì dura

resistenza negli abitatori delle settentrionali province, si eran fatti

a credere, stando essi molto alle baie e novelle dei fuorusciti, che

troverebbero la materia più tenera nelle meridionali; e perciò si

determinarono a volger le armi contro di queste, le quali siccome più

abbondanti d'uomini fedeli alla Corona, si sarebbero, come riputavano,

più facilmente, e dalla guerra lasciate sbigottire, e dalle offerte

degli accordi lusingare. Oltrechè abbondavano esse di grassi pascoli e

di feraci terre molto opportune al vivere degli eserciti, e molto più da

increscerne agli abitatori, quando andassero guaste dalla guerra. Ma a

qualunque fine avessero a riuscire queste speranze, volevano i ministri

continuar nella guerra, quando tornassero vani i tentativi d'accordo,

per non aver la sembianza di credere alle minacce della Francia; e

qualunque avesse ad esser l'esito, che riserbassero i fati alla guerra

americana, e' bisognava pure, credevano, se però debbon gli Stati aver

cura dell'onore e della propria dignità, sperimentar ancora per un tempo

la fortuna dell'armi; e se si aveva in ultimo a riconoscere la

independenza dell'America, il che diventato era l'oggetto proprio venuto

in contesa, di ciò pensavano, essersi sempre in tempo, e doversi meglio,

cedendo all'avversa fortuna, concedere dopo le infelici battaglie

onorevolmente, che vilmente acchinandosi alle minacce di un superbo

nemico darlo via indifesi ed inonorati. Questi erano i motivi che

operavano nei ministri della Gran-Brettagna nel presente periodo della

guerra, ai quali accomodaron poscia tutte le risoluzioni loro. Ma

siccome si avvedevano benissimo, che quando l'Inghilterra non avesse

fatto altre dimostrazioni, non avrebbe mancato il congresso di

ratificare al trattato fatto colla Francia, e che dopo ciò molto più

difficile diventerebbe, che ed il congresso medesimo ed i popoli dalla

presa risoluzione si volessero discostare, così si consigliarono

d'inviar tosto e diffondere in America, anche prima che già fossero

approvate dal Parlamento, le provvisioni d'accordo, sperando in tal

modo, che vedutosi dagli Americani, che l'Inghilterra rinunziava a ciò,

ch'era stato la prima e la principal cagione della contesa, vale a dire

alla tassazione, avrebbero facilmente preso forma tutte le altre

difficoltà, e si sarebbe potuto la ratificazione impedire. Il che

ottenutosi, i commissarj, i quali sarebber venuti dietro, avrebbero dato

perfezione alla concordia. Arrivarono adunque le copie delle provvisioni

alla Nuova-Jork verso la metà del mese di aprile, ed il governator

Tryon, persona, come abbiamo veduto, attiva e sagace molto, fattele

prima pubblicare nella città, fece opera, che trapelassero in mezzo agli

Americani, molto magnificando il buon animo del governo verso l'America.

Scrisse nel medesimo tempo al generale Washington, ed al Trumbull,

governatore della Cesarea, richiedendogli, cosa nuova e strana, le

recassero a notizia, il primo de' suoi soldati, il secondo dei popoli

cesariani. Washington avanzò le provvisioni al congresso, perchè

provvedesse. Trumbull rispose al Tryon molto gravemente; si maravigliava

bene di questo insolito modo di procedere in un negoziato da introdursi

tra due nazioni; stantechè in somiglianti casi le domande e le proposte

sian solite ad indirigersi non all'universale dei popoli, ma sibbene ai

governi loro; che ciò nonostante forse una volta una tale proposta da

parte dell'antica patria avrebbe potuto riceversi con allegro e grato

animo; ma che quei dì erano trascorsi via irrevocabilmente. Rammentò le

petizioni non udite, le ostilità incominciate, la barbarie della guerra

esercitata dagl'Inglesi, l'insolenza loro nella prospera fortuna, le

crudeltà usate contro i cattivi, posto avere un insuperabile ostacolo

alla riconciliazione. La pace solo potersi ottenere coll'independenza.

Sperimenterebbergli gl'Inglesi affezionati e profittevoli amici, quanto

stati erano risoluti e fatali nemici. Se la pace volevano, non

procedessero con insidie, ma apertamente la dimandassero a coloro, che

concedere la potevano.

Intanto il congresso, ricevute le novelle, deliberava quello che fosse a

fare. Fe' decreto finalmente, già quasi sicuro degli aiuti francesi, ed

irritato a questi nuovi tranelli inglesi, che qualunque privato, o

qualsivoglia ordine di persone, i quali presumessero di fare qualunque

separata, o parziale convenzione, od accordo coi commissarj della Corona

della Gran-Brettagna, riputati fossero, e trattati come nemici agli

Stati Uniti; che non potevano decentemente essi Stati entrar in nessuna

pratica, o trattato con niun commissario dalla parte della

Gran-Brettagna, salvochè non incominciassero questi, come preliminare, a

ritirar le armate ed eserciti loro; e così ancora l'independenza degli

Stati Uniti espressamente, e positivamente riconoscessero. E siccome,

risolvettero in ultimo, il disegno del nemico si era, che da questo

suono soave della pace quasi addormentati i cittadini d'America manco

sollecitamente attendessero alle provvisioni della guerra, così si

richiedesse dai diversi Stati, usassero ogni opera, ed ogni sforzo

facessero per far genti; tenesserle pronte al campeggiare; le bande

paesane allestissero. Volendo poi il congresso dimostrare, in quanto

poco conto tenesse, e le raccontate provvisioni del Parlamento, ed i

maneggi del Tryon per farle andar attorno, le fece con generoso

consiglio nei diarj pubblici stampare in un colle risoluzioni prese. Per

altro temendo, che molti di coloro, i quali fin allora avevano seguitato

le parti inglesi, disperati di trovar perdono nella patria loro, non

solo nell'ostinazione continuassero, ma ancora usando la occasione dei

perdoni offerti dal governo britannico non traessero col credito e colle

aderenze che avevano, al canto loro anche i fedeli all'America, risolvè,

che si raccomandasse ai diversi Stati, acciocchè graziassero da ogni

colpa e pena, salve però quelle restrizioni, che credessero necessarie,

tutti coloro, i quali avevano portate le armi contro gli Stati Uniti, od

in qualunque maniera pôrti avessero aiuti al nemico, ordinando, che a

ciascuno fossero perdonati gli errori, ch'egli avesse fatti in fin

allora; e che tutte le ingiurie, oltraggi e offese che fossero seguite

tra i cittadini si rimettessero l'uno all'altro.

Ma i soldati inglesi, i quali in America si ritrovavano, ignari di

quelle mene politiche, colle quali si reggono gli Stati, e fieramente

crucciati alla ostinata resistenza degli Americani, non si può dire, a

quanto sdegno si commuovessero a queste inaspettate risoluzioni dei

ministri. Volevan essi l'assoluta conquista e la totale soggiogazione.

Non potevano nell'animo loro comportare queste vituperose calate, e che

ora con tanta vergogna si ritrattasse, e concedesse ciò, che detto e

negato si era primieramente con tanta asseverazione. Aspettavano; e così

si era promesso loro, un rinforzo di ventimila compagni, e ricevevano

invece i diplomi delle concessioni. Quindi è, che vi furon nel campo

delle male parole e dei brutti fatti, avendo alcuni perfino stracciate a

furore le insegne che portavano; ed altri, principalmente Scozzesi,

lacerate le provvisioni. E se sì fattamente alterati si mostrarono i

soldati inglesi alla ricantazione, nissuno non dubiti, che i fuorusciti

americani nol fossero molto più. Vedevan eglino ora tutto ad un tratto

svanire quelle speranze, che così verdi concette avevano, di potersene

come vincitori alle case loro ritornare; e forse alcuni dispettarono per

non poter più, come si avevan proposto, esercitar le vendette loro. Con

sì poco frutto si travagliava in America dagli agenti inglesi per

riconciliarvi gli animi verso l'antica patria, e con tanta efficacia si

affaticava il congresso di contrastargli!

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 16 / 31 段