innanzi, che fossero pubblicamente significati, che i ministri
britannici n'ebbero le certe novelle. È fama, che alcuni fra i medesimi
abbracciando questa causa d'introdurre tra le due parti la concordia,
abbiano nelle consulte segrete proposto, che incontanente si
riconoscesse l'independenza delle colonie, ed un trattato d'alleanza e
di commercio si negoziasse cogli Stati Uniti. Ma o sia che ripugnasse il
Re molto testereccio di propria natura, o che Bute in sì fatto modo lo
imbecherasse, il partito non si ottenne. Si determinò adunque di
procedere per le mezzane vie, le quali, siccome sono le più comode, così
sono anche le meno riuscibili. Queste furono non già di riconoscere
l'independenza, la quale a quel tempo si poteva piuttosto negare, che
impedire, ma sibbene di rinunziare alla facoltà di tassare, di annullare
le lamentate leggi, di concedere le perdonanze, di riconoscere per un
certo tempo i maestrati americani, e di negoziare con essi. Questo
partito, il quale per la diminuzione della dignità del governo
equivaleva, e forse superava quello del riconoscimento della
independenza, e per l'effetto, che poteva operare a favor
dell'Inghilterra, gli era inferiore, fu da tutti gli uomini prudenti, e
degli affari di Stato intendenti biasimato. Nissuno non vedeva, che se
dubbio era, che fosse per operare il desiderato effetto prima della
dichiarazione della independenza, e della lega fatta colla Francia,
pareva certo, che dopo sarebbe stato al tutto inutile. L'amore, che si
ha di natura a volere portar un nome suo doveva prevalere negli animi
degli Americani all'offerta di essere agli antichi termini di soggezione
ritornati, qualunque fossero i vantaggi, che da questa ne risultassero.
Nè non poteva essere di poco momento presso di loro, e massimamente nei
Capi, che mal sicure sono nei casi di Stato le perdonanze de' principi;
e che queste medesime proposte da quei stessi ministri procedevano, i
quali avevano voluto affamar l'America, e l'avevano riempiuta di feroci
soldati, di rubamenti e di sangue. Oltredichè, se avessero rotta la
testè data fede alla Francia, avrebbero meritevolmente incontrato le
tacce di gente perfida ed infedele, ed abbandonati dalla Francia, che
tradito avrebbero, non avrebbero più negli estremi danni loro trovato
nessun patrocinio presso alcun potentato del mondo, e sarebbero stati
senza scudo nessuno esposti alla rabbia ed alla vendetta della
Gran-Brettagna. Ma forse credettero i ministri britannici, che se le
proposte provvisioni non fossero andate a terminarsi in un accordo,
avrebbero almeno potuto divider le opinioni, e far nascere gagliarde
parti, dimodochè dalla dissensione dei coloni fosse fatto opportunità
all'Inghilterra di nuovamente soggiogargli. Forse, ed anzi senza forse
credettero i ministri, che, ove avessero gli Americani rifiutato le
proposte d'accordo, avrebbero essi una colorata cagione per continuar la
guerra. Comunque ciò sia, o che il proceder loro in questa bisogna fosse
spontaneo, ovvero costretto, lord North nella tornata della Camera dei
Comuni dei 25 febbraio molto gravemente orò sulle presenti occorrenze;
che Guglielmo Howe nelle combattute battaglie, ed in tutto il corso
della pensilvanica guerra era stato, e pel numero dei soldati, e per la
bontà loro, e pel fornimento di ogni cosa molto superiore al nemico; che
Burgoyne sino al fatto di Bennington aveva comandato ad un esercito due
volte più gagliardo dell'americano; che ben sessantamila combattenti si
erano in America mandati; nel che si erano piuttosto oltrepassati, che
riempiuti i desiderj e le richieste dei generali; ma che la fortuna si
era sì fattamente dimostrata contraria, che non si eran potuti raccorre
quei frutti, i quali ragionevolmente se ne dovevano aspettare. Concluse
con dire, che, qualunque fosse tuttavia abilitatissima la Gran-Brettagna
a continuar la guerra sia pel numero dei soldati, e per la potenza del
navilio, che per la pecunia pubblica, la quale e per le tasse abbondava,
e per un accatto a basso merito si sarebbe potuta aumentare, ciò
nondimeno per quel desiderio, che ogni buon governo debbe avere di por
fine alle guerre, massimamente civili, si era determinato a sottomettere
alle deliberazioni della Camera certe proposizioni d'accordo, dalle
quali non si dubitava, s'avessero a ricavare grandissimi vantaggi.
Stettero tutti ad ascoltarlo intentissimi. Succedeva per qualche tempo
un silenzio profondo. Nissun segno di approvazione si manifestava da
niuna banda. Alcuni eran compresi dal timore, tutti da maraviglia; sì
diverso era il parlar presente dei ministri da quello che stato era fin
là. Argomentavano, qualche grave cagione avergli sforzati a ciò fare.
Vociferava intanto Fox, fermato essere il trattato d'alleanza tra gli
Stati Uniti e la Francia. E' vi fu grande malinconia, e molto scalpore.
Mosse lord North il partito, che il Parlamento non potesse all'avvenire
alcuna tassa o gabella nelle colonie dell'America settentrionale porre,
quelle sole eccettuate, che sarebbero credute spedienti per avanzar il
commercio, il gettar delle quali però avesse a raccogliersi sotto
l'autorità delle rispettive colonie, ed impiegarsi in uso e vantaggio
delle medesime. Propose inoltre, si creassero cinque commissarj, i quali
la facoltà avessero di accordare con qualsivoglia assemblea o persona le
differenze nate tra la Gran-Brettagna e le sue colonie, intendendosi
però, che gli accordi non potessero aver l'effetto loro, se non quando
fossero dal Parlamento confermati. Fossero anche autorizzati a bandire
ovunque, e comunque opportuno riputassero, la cessazione delle armi, a
sospendere le leggi proibitive, e generalmente tutte le leggi promulgate
dai 10 febbraio 1763, a graziare chiunque, o quanti volessero. Fosse
fatta loro finalmente autorità di nominare i governatori, ed i capitani
generali nelle province pacificate. In cotal modo i ministri britannici
ora costretti da bella forza, e quasi tirativi dall'argano, quelle cose
concedevano, che per ben quindici anni avevano negate, e per le quali
avevano esercitato già da tre anni un'aspra e crudel guerra; soggetti
anche in questo, come in tutte le altre deliberazioni loro, colpa della
fortuna, o propria, ad ostinarsi in tempo, ed a cedere fuori di tempo.
Così seguitavan essi, non guidavano gli avvenimenti. Furono le
provvisioni vinte in Parlamento con consenso pressochè universale. Ma
fuori nissuno contento. Alcuni dicevano, queste concessioni esser troppo
indegne del nome e della potenza britannica; doversi solo venirne là
nell'estrema necessità, dalla quale, la Dio mercè, era tuttavia la
Gran-Brettagna lontana; scoraggiarsene i cittadini; svigorirsene
l'esercito; i nemici più s'ardire; titubarne gli alleati. Altri
disseminavano, giacchè si era rinunziato al dritto di tassazione, che
stato era l'occasione e la causa della guerra, il meglio essere proceder
più oltre, e riconoscer l'independenza. In somma s'accusavano i ministri
d'aver fatto troppo, e troppo poco; destino comune degli uomini
peritosi, e dei mezzani consiglj, i quali nè per la prudenza riescono,
nè per l'arditezza conciliano. Così mordevan l'uno l'altro, ed i
ministri non solo gli uomini parziali, ma eziandio i temperati
cittadini. Ciò nonostante nominò il Re qualche tempo dopo a commissarj
il conte di Carlisle, lord Howe, il cavalier Eden e Giorgio Johnstone in
un col capitano generale dell'esercito inglese in America; uomini tutti,
o per la chiarezza del sangue, o per la gloria delle cose fatte, o per
la molta intelligenza e pratica delle cose americane riputatissimi.
Partirono poscia da Sant'Elena per all'America il giorno 21 aprile
portati dalla nave il Tridente il conte di Carlisle, l'Eden ed il
Johnstone.
In mezzo a questi fortunosi ravviluppamenti, e stando tutta la nazione
britannica sollevata alle future cose, il marchese de Noailles,
ambasciadore per parte del Re di Francia presso il Re della
Gran-Brettagna, presentò, secondo l'ordine avuto dal suo Signore, addì
13 marzo, al lord Weymout, segretario di Stato per gli affari esterni il
seguente rescritto:
«Che gli Stati Uniti d'America, i quali sono in piena possessione
dell'independenza pronunziata per l'atto loro dei 4 luglio 1776, avendo
fatto proporre al Re suo Signore, di consolidare con una formale
convenzione i vincoli, che già avevano incominciato ad unire le due
nazioni, i plenipotenziarj rispettivi fermato avevano un trattato di
amicizia e di commercio, il quale dovesse servir di fondamento alla
buona vicendevole corrispondenza. Che Sua Maestà essendo risoluta a
coltivare la buona intelligenza sussistente tra la Francia e la
Gran-Brettagna in tutti quei modi, che comportar potessero e la sua
dignità, ed il bene de' suoi sudditi, credeva, dover far parte di tale
accordo alla Corte di Londra, e significarle nel medesimo tempo, che le
parti contrattanti astenute si erano dallo stipulare verun esclusivo
vantaggio in favore della francese nazione, e che gli Stati Uniti
avevano conservato la libertà di trattar con tutte le altre nazioni
qualsivogliano nei termini dell'eguaglianza e della reciprocazione. Nel
fare questa comunicazione alla Corte di Londra, essere il Re fermamente
persuaso, ch'ella vi troverebbe nuove pruove della mente sua
costantemente e sinceramente volta alla pace, e che Sua Maestà
britannica albergando nell'animo suo il medesimo desiderio sarebbe
egualmente per evitare tutto ciò, che alterar potrebbe la buona armonìa,
e che particolarmente efficaci ordini darebbe, perchè il commercio dei
sudditi di Sua Maestà cogli Stati Uniti dell'America non venga turbato,
e per fare in questa materia osservare, e gli usi ricevuti tra le
commercianti nazioni, e le regole, che possono riputarsi sussistere fra
le Corone di Francia e della Gran-Brettagna. Concludeva, che in ciò
giustamente confidando, credeva superfluo l'avvertire, che il Re suo
Signore, essendosi risoluto ad efficacemente proteggere la libertà
legittima del commercio de' suoi sudditi, e di difendere l'onore della
sua bandiera, aveva a questo fine Sua Maestà fatti certi accordi casuali
cogli Stati Uniti dell'America settentrionale».
Questo rescritto tanto grave in sè stesso, e presentato anche un poco
alla traversa dal marchese toccò sul più vivo l'orgoglio britannico; e
se era uno dei soliti tratti, che costumano di usare tra di loro l'un
l'altro i principi, esso era ancora uno di quelli, che non si sogliono,
nè si possono comportare. Della qual cosa, non che si desse pensiero la
Francia, era appunto quello che desiderava e sperava. Lord North lo
comunicò il giorno diciassette di marzo alla Camera dei Comuni con un
messaggio del Re, il quale conteneva in sostanza, che Sua Maestà, avuto
il rescritto francese, aveva dalla Corte di Francia rappellato il suo
ambasciadore; che per lei non era stato, che non fosse turbata la
tranquillità d'Europa; che credeva, non poter venire incolpata
dell'interrompimento di tale tranquillità, se si risentiva ad
un'altrettanto non provocata, che ingiusta aggressione fatta contro
l'onore della sua Corona, e gli essenziali interessi del suo Reame, e
tanto contraria alle più solenni assicurazioni, sovvertitrice delle
leggi delle nazioni, ed ingiuriosa ai diritti di ogni sovrano potentato
d'Europa. Concluse dicendo, che per quella confidenza, che aveva
fermissima nello zelo de' suoi popoli sperava, sarebbe stata in grado di
difendersi dagl'insulti, di ributtar gli assalti, di mantenere e
conservare la potenza e la riputazione della sua Corona.
La cosa non riuscì nuova nè inaspettata; perciocchè già se ne motivava
nel pubblico. Lord North pose il partito, si rendessero le solite grazie
al Re, e fosse assicurato dell'appoggio del Parlamento. Mosse il signor
Baker, si pregasse il Re, acciò da' suoi Consiglj allontanasse quelle
persone, nelle quali il popolo non poteva più oltre alcuna sicurtà
pigliare. Molti facevano gran querimonia, dicendo aver il Baker tutte le
ragioni; doversi accettare la proposta. Sorse in questo mezzo il
governatore Pownal, uomo grave, e delle cose americane assai pratico, e
parlò nei seguenti termini:
«Io non credo già, signori miei, e cittadini amantissimi, che in questo
solenne dì, in cui dee pigliar principio, od il subito ristoramento, o
l'irreparabile rovina di questa nobilissima patria, ricercare da noi si
debba, se abbiano i presenti ministri a continuare ad indirigere in sì
perigliosa fortuna la sbattuta nave, ovvero se se ne debba ad altri
commettere il timone. Altre più gravi cure debbono, se l'opinione mia
non m'inganna, le menti vostre, e tutti i pensieri occupare.
Imperciocchè, qualunque essi siano questi ministri, dei quali odo
mormorarsi all'intorno, se noi abili siamo al far oggidì un'accomodata
risoluzione, non dubito punto, che saranno pur anche essi capaci a farla
a buono ed utile fine riuscire. Ma se noi, persistendo nei consiglj, che
ci hanno in queste fatali strette impacciati, aggiungiamo agli errori
antichi un nuovo errore, nè questi nè altri potranno nel desiderato
porto ricondurci. Senza di che, coloro i quali son vaghi di ricercar le
cagioni delle presenti disgrazie, e che agli attuali servitori della
Corona le imputano, potranno a posta loro liberamente discorrerne in
quel solenne giudizio, il quale già stato è in cospetto di questa Camera
a questo fine introdotto. Di che cosa si tratta, e qual è la occorrente
disquisizione? Viene contro di noi l'infedele e superba Francia, e ci
minaccia di guerra, se ci risentiamo all'ingiuria, se non accettiamo le
insolite condizioni. Qual è quel cittadino amante della sua patria, qual
è quel Brettone, che non si muova a sdegno, che non s'infiammi a
vendetta agl'inuditi oltraggi dell'implacabile rivale? Scorre anche
nelle mie vene il britannico sangue, sento gli stimoli usati, ed i
generosi ed alti consiglj approvo. Ma questo bene io condanno e, finchè
avrò forza e vita, condannerò, che si voglia due guerre incontrare in
luogo d'una sola, che si ami meglio l'aggiungere un nuovo nemico
all'antico, piuttosto che, accordandosi con questo, avventarsi di
conserva contro di quello. Vincer la Francia e l'America insieme è cosa
da doversi tra le impossibili annoverare; superar la prima, accordandosi
colla seconda, non che possibile, agevole. Ma per quest'ultimo fine
ottenere egli è d'uopo riconoscere ciò, che oggimai impedir non
possiamo, voglio dire l'americana independenza. E quali ostacoli si
frappongono, o quali ragioni addur si possono contro ad una sì salutare
risoluzione? Forse il desiderio della gloria, o l'onor della Corona? Ma
oltre che l'onore sta nella vittoria, e la vergogna nella perdita, e che
nei casi di Stato l'utile è l'onorevole, il riconoscere l'independenza
degli Stati Uniti, egli è un riconoscere non solo quello che è, ma
ancora quello che già, se non colle parole, colle opere almeno
riconosciuto abbiamo. In quelle stesse provvisioni d'accomodamento testè
accettate, se vogliamo dir il vero, ogni sorta di maggioranza è messa in
disparte. Se l'intento nostro è di continuare nella superiorità, già
abbiamo conceduto troppo; se quello di pacificarsi, troppo poco; ed il
nostro tentare stesso di volergli dependenti tenere gli farà procedere
più oltre nella via della independenza. Così di leggieri non si cambiano
le inveterate inclinazioni, nè così facilmente le risoluzioni prese dopo
lunga e matura deliberazione si pervertono. Se guarderem bene addentro,
facil cosa sarà il conoscere, che quelle non sono state l'effetto di un
trasporto di cadevol ira, o di momentanea escandescenza, ma sì piuttosto
il compimento di un antico e molto bene considerato disegno. Tentaron
essi prima i guadi, e, trovatigli sicuri, gli passarono; nè diedero
avanti un passo, se prima non furono o dalla favorevole fortuna delle
battaglie, o dal consenso universale dei popoli assicurati. Fecero essi
la dichiarazione dei diritti nel 1774, la quale già poco colla
maggioranza inglese poteva consistere. La confermaron poscia col
manifesto, col quale si sforzarono le armi loro giustificare; e
finalmente dichiararono la independenza, la quale stata è il colmo ed il
perfezionamento di quell'opera macchinata già buon tempo fa, dalla
stessa natura delle cose favoreggiata, e dai coloni, già son tre anni,
con tanta costanza e valore difesa. Se allorquando questi popoli si
vedevano dai principi europei abbandonati, e soli lasciati nella
sanguinosa contesa; se quando gli estremi sforzi loro prodotto non
avevano, se non disgrazie e danni; se quando parevano non che ad essi, a
tutto il mondo le cose loro disperate, nissun segno diedero di volersi
acchinare; che anzi con una fermezza, da chiamarsi piuttosto ostinazione
che costanza, nell'intrapresa via continuarono, come possiam noi sperare
adesso, che i fati si son volti a lor favore, che non solo si sono abili
trovati a resistere all'armi nostre, ma di più dall'un canto, avuta
contro di noi una gloriosa vittoria, fecero le più valorose genti regie
cattive, e dall'altro strettamente assediano dentro le mura di una sola
città un esercito poco fa vittorioso; quando vedon l'Europa alzarsi in
piè al patrocinio loro; quando scorgono le più possenti nazioni, e
riconoscer la independenza loro, e tenergli in luogo d'eguali, ed
ammettergli come alleati; quando già la Francia si scopre; quando si sa
che la Spagna sta per iscoprirsi, quando non si dubita, che la Olanda
verrà dietro; come, dico, possiam noi sperare, sian essi per rinunziare
al loro franco e nazionale governo per accettar il nostro, soggetto e
provinciale? Come possiam noi sperare di poter vincer quel nemico ora
unito ad altri, contro il quale solo stati siamo perdenti? Abbonda la
Francia d'uomini pugnaci e valorosi, e di questi ne manderà il bisogno
nell'americane terre; e se saremo noi abili, non che al conquistare, al
resistere, ognuno sel pensi. Senza di che, nissun non s'accorge, che
veggendo noi sin di qua le francesi spiagge, e stando quel governo
fornitissimo di apparecchj navali, se non abbiam timore, certo dobbiam
sospetto avere di un assalto dentro di queste terre stesse, dalle quali
minacciamo noi tanto sterminio all'America che ci combatte, ed alla
Francia che la soccorre. Quindi è, che quei soldati, che si potrebbero
alla guerra americana mandare, dovranno nella Gran-Brettagna ristarsi
per difendere le sante leggi, i sacri altari, la patria stessa contro il
francesco furore. Già sta pronta a sboccare la numerosa armata da Brest,
già le coste della Normandia si empiono di soldati, già fan vista di
avventarsi contro di questo felice regno. Noi intanto stiamo qui
deliberando, se sia meglio aver più nemici, che un solo; o se sia più
profittevole il combattere ad un tempo l'America e l'Europa a nostri
danni congiurate, che l'Europa combattere coll'armi dell'America con
essi noi confederata. Nè nel partito che io pongo, son io solo a
contendere, consistere la salute dell'Inghilterra, ma tutti gli uomini
prudenti venuti sono nella medesima sentenza, alla quale s'accosta la
voce universale dei popoli, i quali a queste deliberazioni dei ministri,
più ventose che animose, s'insospettiscono, e mali irreparabili alla
patria presagiscono. Del che non dubbia pruova si ha in questo, che i
capitali dei monti non poco disavanzarono, tostochè s'intese di questa
nuova pazzia ministeriale, e di questa più scozzese, che inglese
ostinazione. Dite su, o ministri, or dolci al credere, or ostinati al
deliberare, come facilmente avete riempiuto voi l'accatto dei varcati
dì, e l'interesse che ne pagate? Ma voi vi ristate. Ciò non dovrebb'egli
farvi accorti della perversità delle risoluzioni vostre? So, che alcuni
vanno spargendo, che il riconoscere l'indipendenza, oltrechè sarebbe
cosa nel fatto poco onorevole, sarebbe anche nel fine incerta, nissuna
sicurtà avendosi, che gli Americani ne vogliano star contenti. Ma come
possiam noi credere, siano gli Americani per anteporre alla nostra
l'alleanza della Francia? Non son questi quei Francesi medesimi, che già
gli hanno voluti soggiogar altre volte? Non son questi quei Francesi,
che non istaranno contenti, finchè non avranno spento al tutto il nome e
la lingua inglese? Come si può dubitare, che non entri nell'animo degli
Americani il pensiero, che, distrutto una volta il propugnacolo
dell'Inghilterra, saranno essi posti senza scudo e senza difesa alcuna
in balìa della Francia, la quale ne farà il voler suo? Come non si
accorgeranno essi di questa insidia francese, non nuova, ma ora
dall'imprudenza nostra più vicinamente apparecchiata, la quale consiste
nel voler romper l'unione nostra per opprimerci spartiti? Preferiranno
eglino certamente l'amicizia e la lega francese alla dependenza; ma
questo so, e certo sono che ameran meglio l'alleanza britannica
congiunta coll'independenza. Oltreacciò a nissuno è nascosto, essere gli
Americani sdegnati contro la Francia per aver essa in questo stesso
negoziato fatto mercato dell'avversità loro, e posta a prezzo la
independenza. Vagliamci noi, se saggi siamo, degli effetti della
francese avarizia, e sì facendo sperimenteremo amici quelli, che oramai
sudditi avere non possiamo. Senza di che, passate anche sotto silenzio
tutte queste cose, facilmente si vede, che l'interesse solo del
vicendevole commercio farà sempre in modo che gli Americani, postergata
la francese amicizia, alla nostra s'accosteranno. Ma perchè mi vado io
aggirando per persuadervi ciò, di che posso ad un tratto
dimostrativamente rendervi certi? Ho io veduto e letto con questi occhi
miei proprj una lettera scritta da Beniamino Franklin, uomo, come ognuno
sa, d'autorità tanto irrefragabile presso quei popoli, e mandata a
Londra dopo che stato era fermato il trattato della lega tra la Francia
e l'America, per la quale affermò, che se la Gran-Brettagna rinunziar
volesse alla superiorità, e cogli Americani, come con una independente
nazione trattare, potrebbe essa tosto aver la pace coll'America. Non son
queste le novelle e le baie, colle quali i nostri buoni ministri si
lasciano intrattenere dai fuorusciti. Ma s'ella è chiara la probabilità
dell'amicizia e della lega coll'independente America, egli è del pari
chiaro ed evidente, che invece di diventarne noi più deboli, ne
diverremo, malgrado la separazione, e più atti alle offese, e più
gagliardi alle difese. Imperciocchè una parte di quei soldati, che ora
l'inutil guerra esercitano nelle colonie nostre, potranno allora
opportunamente condursi a porre i presidj nel Canadà e nella
Nuova-Scozia, e queste province da ogni insulto e pericolo guarentire.
Altri potranno recarsi ed a guardare le nostre isole, e ad assaltare le
francesi, le quali sopraffatte dall'improvviso impeto, e non
sufficientemente munite, in mano nostra verranno. Il nostro navilio poi
potremo in tal modo partire, che ne siano le possessioni nostre ed il
commercio sì d'America, che d'Europa guarentite e difese. Così liberi
del tutto da quelle molestie americane, ci sarà fatto abilità di
rivolgere tutti i nostri pensieri e le forze contro di questa inquieta
Francia, e farle pagare il fio dell'oltracotanza ed ardimento suo. Per
la qualcosa io porto opinione, che, lasciate dall'un de' lati le mezzane
vie, ed ampliando il mandato dei commissarj, che in America s'inviano a
far le concessioni, sia fatto loro abilità di trattare e consultare, e
finalmente accordare e riconoscere gli Americani come una nazione
independente colla condizione però, ed in quel punto stesso, in cui
concluderanno con essi noi un trattato di commercio, ed una lega
difensiva ed offensiva. Per avventura, se della opinion mia non
m'inganno, maggior frutto ricaveremo noi da questa sola risoluzione, che
non da parecchie vittorie in una disperata guerra. Che per lo contrario,
se vogliamo ostinati nell'invasazione persistere, proveremo con nostro
irreparabil danno, quanto pregiudiziale consiglio sia il credere più
alle apparenze che alle realtà, ed il lasciarsi trasportare alle
ingannatrici passioni del dispetto e dell'orgoglio. Siate pur sicuri,
che se non avranno i commissarj il mandato libero per riconoscere
l'independenza, l'opera loro in America riuscirà di nessun frutto, e
meglio saria il non mandargli, che il mandargli all'onte ed agli
scherni».
Queste ragioni gravi in sè stesse, e con molta asseveranza dette fecero
molta impressione nella mente dei circostanti, e si vedeva chiaramente,
che alcuni fra i ministeriali medesimi balenavano. Ma il signor
Jenkinson preposto agli affari della guerra, e personaggio di non poca
autorità, fece dalla contraria parte la seguente orazione.