Non andò gran tempo, da che erano stati i trattati sottoscritti, e molto

innanzi, che fossero pubblicamente significati, che i ministri

britannici n'ebbero le certe novelle. È fama, che alcuni fra i medesimi

abbracciando questa causa d'introdurre tra le due parti la concordia,

abbiano nelle consulte segrete proposto, che incontanente si

riconoscesse l'independenza delle colonie, ed un trattato d'alleanza e

di commercio si negoziasse cogli Stati Uniti. Ma o sia che ripugnasse il

Re molto testereccio di propria natura, o che Bute in sì fatto modo lo

imbecherasse, il partito non si ottenne. Si determinò adunque di

procedere per le mezzane vie, le quali, siccome sono le più comode, così

sono anche le meno riuscibili. Queste furono non già di riconoscere

l'independenza, la quale a quel tempo si poteva piuttosto negare, che

impedire, ma sibbene di rinunziare alla facoltà di tassare, di annullare

le lamentate leggi, di concedere le perdonanze, di riconoscere per un

certo tempo i maestrati americani, e di negoziare con essi. Questo

partito, il quale per la diminuzione della dignità del governo

equivaleva, e forse superava quello del riconoscimento della

independenza, e per l'effetto, che poteva operare a favor

dell'Inghilterra, gli era inferiore, fu da tutti gli uomini prudenti, e

degli affari di Stato intendenti biasimato. Nissuno non vedeva, che se

dubbio era, che fosse per operare il desiderato effetto prima della

dichiarazione della independenza, e della lega fatta colla Francia,

pareva certo, che dopo sarebbe stato al tutto inutile. L'amore, che si

ha di natura a volere portar un nome suo doveva prevalere negli animi

degli Americani all'offerta di essere agli antichi termini di soggezione

ritornati, qualunque fossero i vantaggi, che da questa ne risultassero.

Nè non poteva essere di poco momento presso di loro, e massimamente nei

Capi, che mal sicure sono nei casi di Stato le perdonanze de' principi;

e che queste medesime proposte da quei stessi ministri procedevano, i

quali avevano voluto affamar l'America, e l'avevano riempiuta di feroci

soldati, di rubamenti e di sangue. Oltredichè, se avessero rotta la

testè data fede alla Francia, avrebbero meritevolmente incontrato le

tacce di gente perfida ed infedele, ed abbandonati dalla Francia, che

tradito avrebbero, non avrebbero più negli estremi danni loro trovato

nessun patrocinio presso alcun potentato del mondo, e sarebbero stati

senza scudo nessuno esposti alla rabbia ed alla vendetta della

Gran-Brettagna. Ma forse credettero i ministri britannici, che se le

proposte provvisioni non fossero andate a terminarsi in un accordo,

avrebbero almeno potuto divider le opinioni, e far nascere gagliarde

parti, dimodochè dalla dissensione dei coloni fosse fatto opportunità

all'Inghilterra di nuovamente soggiogargli. Forse, ed anzi senza forse

credettero i ministri, che, ove avessero gli Americani rifiutato le

proposte d'accordo, avrebbero essi una colorata cagione per continuar la

guerra. Comunque ciò sia, o che il proceder loro in questa bisogna fosse

spontaneo, ovvero costretto, lord North nella tornata della Camera dei

Comuni dei 25 febbraio molto gravemente orò sulle presenti occorrenze;

che Guglielmo Howe nelle combattute battaglie, ed in tutto il corso

della pensilvanica guerra era stato, e pel numero dei soldati, e per la

bontà loro, e pel fornimento di ogni cosa molto superiore al nemico; che

Burgoyne sino al fatto di Bennington aveva comandato ad un esercito due

volte più gagliardo dell'americano; che ben sessantamila combattenti si

erano in America mandati; nel che si erano piuttosto oltrepassati, che

riempiuti i desiderj e le richieste dei generali; ma che la fortuna si

era sì fattamente dimostrata contraria, che non si eran potuti raccorre

quei frutti, i quali ragionevolmente se ne dovevano aspettare. Concluse

con dire, che, qualunque fosse tuttavia abilitatissima la Gran-Brettagna

a continuar la guerra sia pel numero dei soldati, e per la potenza del

navilio, che per la pecunia pubblica, la quale e per le tasse abbondava,

e per un accatto a basso merito si sarebbe potuta aumentare, ciò

nondimeno per quel desiderio, che ogni buon governo debbe avere di por

fine alle guerre, massimamente civili, si era determinato a sottomettere

alle deliberazioni della Camera certe proposizioni d'accordo, dalle

quali non si dubitava, s'avessero a ricavare grandissimi vantaggi.

Stettero tutti ad ascoltarlo intentissimi. Succedeva per qualche tempo

un silenzio profondo. Nissun segno di approvazione si manifestava da

niuna banda. Alcuni eran compresi dal timore, tutti da maraviglia; sì

diverso era il parlar presente dei ministri da quello che stato era fin

là. Argomentavano, qualche grave cagione avergli sforzati a ciò fare.

Vociferava intanto Fox, fermato essere il trattato d'alleanza tra gli

Stati Uniti e la Francia. E' vi fu grande malinconia, e molto scalpore.

Mosse lord North il partito, che il Parlamento non potesse all'avvenire

alcuna tassa o gabella nelle colonie dell'America settentrionale porre,

quelle sole eccettuate, che sarebbero credute spedienti per avanzar il

commercio, il gettar delle quali però avesse a raccogliersi sotto

l'autorità delle rispettive colonie, ed impiegarsi in uso e vantaggio

delle medesime. Propose inoltre, si creassero cinque commissarj, i quali

la facoltà avessero di accordare con qualsivoglia assemblea o persona le

differenze nate tra la Gran-Brettagna e le sue colonie, intendendosi

però, che gli accordi non potessero aver l'effetto loro, se non quando

fossero dal Parlamento confermati. Fossero anche autorizzati a bandire

ovunque, e comunque opportuno riputassero, la cessazione delle armi, a

sospendere le leggi proibitive, e generalmente tutte le leggi promulgate

dai 10 febbraio 1763, a graziare chiunque, o quanti volessero. Fosse

fatta loro finalmente autorità di nominare i governatori, ed i capitani

generali nelle province pacificate. In cotal modo i ministri britannici

ora costretti da bella forza, e quasi tirativi dall'argano, quelle cose

concedevano, che per ben quindici anni avevano negate, e per le quali

avevano esercitato già da tre anni un'aspra e crudel guerra; soggetti

anche in questo, come in tutte le altre deliberazioni loro, colpa della

fortuna, o propria, ad ostinarsi in tempo, ed a cedere fuori di tempo.

Così seguitavan essi, non guidavano gli avvenimenti. Furono le

provvisioni vinte in Parlamento con consenso pressochè universale. Ma

fuori nissuno contento. Alcuni dicevano, queste concessioni esser troppo

indegne del nome e della potenza britannica; doversi solo venirne là

nell'estrema necessità, dalla quale, la Dio mercè, era tuttavia la

Gran-Brettagna lontana; scoraggiarsene i cittadini; svigorirsene

l'esercito; i nemici più s'ardire; titubarne gli alleati. Altri

disseminavano, giacchè si era rinunziato al dritto di tassazione, che

stato era l'occasione e la causa della guerra, il meglio essere proceder

più oltre, e riconoscer l'independenza. In somma s'accusavano i ministri

d'aver fatto troppo, e troppo poco; destino comune degli uomini

peritosi, e dei mezzani consiglj, i quali nè per la prudenza riescono,

nè per l'arditezza conciliano. Così mordevan l'uno l'altro, ed i

ministri non solo gli uomini parziali, ma eziandio i temperati

cittadini. Ciò nonostante nominò il Re qualche tempo dopo a commissarj

il conte di Carlisle, lord Howe, il cavalier Eden e Giorgio Johnstone in

un col capitano generale dell'esercito inglese in America; uomini tutti,

o per la chiarezza del sangue, o per la gloria delle cose fatte, o per

la molta intelligenza e pratica delle cose americane riputatissimi.

Partirono poscia da Sant'Elena per all'America il giorno 21 aprile

portati dalla nave il Tridente il conte di Carlisle, l'Eden ed il

Johnstone.

In mezzo a questi fortunosi ravviluppamenti, e stando tutta la nazione

britannica sollevata alle future cose, il marchese de Noailles,

ambasciadore per parte del Re di Francia presso il Re della

Gran-Brettagna, presentò, secondo l'ordine avuto dal suo Signore, addì

13 marzo, al lord Weymout, segretario di Stato per gli affari esterni il

seguente rescritto:

«Che gli Stati Uniti d'America, i quali sono in piena possessione

dell'independenza pronunziata per l'atto loro dei 4 luglio 1776, avendo

fatto proporre al Re suo Signore, di consolidare con una formale

convenzione i vincoli, che già avevano incominciato ad unire le due

nazioni, i plenipotenziarj rispettivi fermato avevano un trattato di

amicizia e di commercio, il quale dovesse servir di fondamento alla

buona vicendevole corrispondenza. Che Sua Maestà essendo risoluta a

coltivare la buona intelligenza sussistente tra la Francia e la

Gran-Brettagna in tutti quei modi, che comportar potessero e la sua

dignità, ed il bene de' suoi sudditi, credeva, dover far parte di tale

accordo alla Corte di Londra, e significarle nel medesimo tempo, che le

parti contrattanti astenute si erano dallo stipulare verun esclusivo

vantaggio in favore della francese nazione, e che gli Stati Uniti

avevano conservato la libertà di trattar con tutte le altre nazioni

qualsivogliano nei termini dell'eguaglianza e della reciprocazione. Nel

fare questa comunicazione alla Corte di Londra, essere il Re fermamente

persuaso, ch'ella vi troverebbe nuove pruove della mente sua

costantemente e sinceramente volta alla pace, e che Sua Maestà

britannica albergando nell'animo suo il medesimo desiderio sarebbe

egualmente per evitare tutto ciò, che alterar potrebbe la buona armonìa,

e che particolarmente efficaci ordini darebbe, perchè il commercio dei

sudditi di Sua Maestà cogli Stati Uniti dell'America non venga turbato,

e per fare in questa materia osservare, e gli usi ricevuti tra le

commercianti nazioni, e le regole, che possono riputarsi sussistere fra

le Corone di Francia e della Gran-Brettagna. Concludeva, che in ciò

giustamente confidando, credeva superfluo l'avvertire, che il Re suo

Signore, essendosi risoluto ad efficacemente proteggere la libertà

legittima del commercio de' suoi sudditi, e di difendere l'onore della

sua bandiera, aveva a questo fine Sua Maestà fatti certi accordi casuali

cogli Stati Uniti dell'America settentrionale».

Questo rescritto tanto grave in sè stesso, e presentato anche un poco

alla traversa dal marchese toccò sul più vivo l'orgoglio britannico; e

se era uno dei soliti tratti, che costumano di usare tra di loro l'un

l'altro i principi, esso era ancora uno di quelli, che non si sogliono,

nè si possono comportare. Della qual cosa, non che si desse pensiero la

Francia, era appunto quello che desiderava e sperava. Lord North lo

comunicò il giorno diciassette di marzo alla Camera dei Comuni con un

messaggio del Re, il quale conteneva in sostanza, che Sua Maestà, avuto

il rescritto francese, aveva dalla Corte di Francia rappellato il suo

ambasciadore; che per lei non era stato, che non fosse turbata la

tranquillità d'Europa; che credeva, non poter venire incolpata

dell'interrompimento di tale tranquillità, se si risentiva ad

un'altrettanto non provocata, che ingiusta aggressione fatta contro

l'onore della sua Corona, e gli essenziali interessi del suo Reame, e

tanto contraria alle più solenni assicurazioni, sovvertitrice delle

leggi delle nazioni, ed ingiuriosa ai diritti di ogni sovrano potentato

d'Europa. Concluse dicendo, che per quella confidenza, che aveva

fermissima nello zelo de' suoi popoli sperava, sarebbe stata in grado di

difendersi dagl'insulti, di ributtar gli assalti, di mantenere e

conservare la potenza e la riputazione della sua Corona.

La cosa non riuscì nuova nè inaspettata; perciocchè già se ne motivava

nel pubblico. Lord North pose il partito, si rendessero le solite grazie

al Re, e fosse assicurato dell'appoggio del Parlamento. Mosse il signor

Baker, si pregasse il Re, acciò da' suoi Consiglj allontanasse quelle

persone, nelle quali il popolo non poteva più oltre alcuna sicurtà

pigliare. Molti facevano gran querimonia, dicendo aver il Baker tutte le

ragioni; doversi accettare la proposta. Sorse in questo mezzo il

governatore Pownal, uomo grave, e delle cose americane assai pratico, e

parlò nei seguenti termini:

«Io non credo già, signori miei, e cittadini amantissimi, che in questo

solenne dì, in cui dee pigliar principio, od il subito ristoramento, o

l'irreparabile rovina di questa nobilissima patria, ricercare da noi si

debba, se abbiano i presenti ministri a continuare ad indirigere in sì

perigliosa fortuna la sbattuta nave, ovvero se se ne debba ad altri

commettere il timone. Altre più gravi cure debbono, se l'opinione mia

non m'inganna, le menti vostre, e tutti i pensieri occupare.

Imperciocchè, qualunque essi siano questi ministri, dei quali odo

mormorarsi all'intorno, se noi abili siamo al far oggidì un'accomodata

risoluzione, non dubito punto, che saranno pur anche essi capaci a farla

a buono ed utile fine riuscire. Ma se noi, persistendo nei consiglj, che

ci hanno in queste fatali strette impacciati, aggiungiamo agli errori

antichi un nuovo errore, nè questi nè altri potranno nel desiderato

porto ricondurci. Senza di che, coloro i quali son vaghi di ricercar le

cagioni delle presenti disgrazie, e che agli attuali servitori della

Corona le imputano, potranno a posta loro liberamente discorrerne in

quel solenne giudizio, il quale già stato è in cospetto di questa Camera

a questo fine introdotto. Di che cosa si tratta, e qual è la occorrente

disquisizione? Viene contro di noi l'infedele e superba Francia, e ci

minaccia di guerra, se ci risentiamo all'ingiuria, se non accettiamo le

insolite condizioni. Qual è quel cittadino amante della sua patria, qual

è quel Brettone, che non si muova a sdegno, che non s'infiammi a

vendetta agl'inuditi oltraggi dell'implacabile rivale? Scorre anche

nelle mie vene il britannico sangue, sento gli stimoli usati, ed i

generosi ed alti consiglj approvo. Ma questo bene io condanno e, finchè

avrò forza e vita, condannerò, che si voglia due guerre incontrare in

luogo d'una sola, che si ami meglio l'aggiungere un nuovo nemico

all'antico, piuttosto che, accordandosi con questo, avventarsi di

conserva contro di quello. Vincer la Francia e l'America insieme è cosa

da doversi tra le impossibili annoverare; superar la prima, accordandosi

colla seconda, non che possibile, agevole. Ma per quest'ultimo fine

ottenere egli è d'uopo riconoscere ciò, che oggimai impedir non

possiamo, voglio dire l'americana independenza. E quali ostacoli si

frappongono, o quali ragioni addur si possono contro ad una sì salutare

risoluzione? Forse il desiderio della gloria, o l'onor della Corona? Ma

oltre che l'onore sta nella vittoria, e la vergogna nella perdita, e che

nei casi di Stato l'utile è l'onorevole, il riconoscere l'independenza

degli Stati Uniti, egli è un riconoscere non solo quello che è, ma

ancora quello che già, se non colle parole, colle opere almeno

riconosciuto abbiamo. In quelle stesse provvisioni d'accomodamento testè

accettate, se vogliamo dir il vero, ogni sorta di maggioranza è messa in

disparte. Se l'intento nostro è di continuare nella superiorità, già

abbiamo conceduto troppo; se quello di pacificarsi, troppo poco; ed il

nostro tentare stesso di volergli dependenti tenere gli farà procedere

più oltre nella via della independenza. Così di leggieri non si cambiano

le inveterate inclinazioni, nè così facilmente le risoluzioni prese dopo

lunga e matura deliberazione si pervertono. Se guarderem bene addentro,

facil cosa sarà il conoscere, che quelle non sono state l'effetto di un

trasporto di cadevol ira, o di momentanea escandescenza, ma sì piuttosto

il compimento di un antico e molto bene considerato disegno. Tentaron

essi prima i guadi, e, trovatigli sicuri, gli passarono; nè diedero

avanti un passo, se prima non furono o dalla favorevole fortuna delle

battaglie, o dal consenso universale dei popoli assicurati. Fecero essi

la dichiarazione dei diritti nel 1774, la quale già poco colla

maggioranza inglese poteva consistere. La confermaron poscia col

manifesto, col quale si sforzarono le armi loro giustificare; e

finalmente dichiararono la independenza, la quale stata è il colmo ed il

perfezionamento di quell'opera macchinata già buon tempo fa, dalla

stessa natura delle cose favoreggiata, e dai coloni, già son tre anni,

con tanta costanza e valore difesa. Se allorquando questi popoli si

vedevano dai principi europei abbandonati, e soli lasciati nella

sanguinosa contesa; se quando gli estremi sforzi loro prodotto non

avevano, se non disgrazie e danni; se quando parevano non che ad essi, a

tutto il mondo le cose loro disperate, nissun segno diedero di volersi

acchinare; che anzi con una fermezza, da chiamarsi piuttosto ostinazione

che costanza, nell'intrapresa via continuarono, come possiam noi sperare

adesso, che i fati si son volti a lor favore, che non solo si sono abili

trovati a resistere all'armi nostre, ma di più dall'un canto, avuta

contro di noi una gloriosa vittoria, fecero le più valorose genti regie

cattive, e dall'altro strettamente assediano dentro le mura di una sola

città un esercito poco fa vittorioso; quando vedon l'Europa alzarsi in

piè al patrocinio loro; quando scorgono le più possenti nazioni, e

riconoscer la independenza loro, e tenergli in luogo d'eguali, ed

ammettergli come alleati; quando già la Francia si scopre; quando si sa

che la Spagna sta per iscoprirsi, quando non si dubita, che la Olanda

verrà dietro; come, dico, possiam noi sperare, sian essi per rinunziare

al loro franco e nazionale governo per accettar il nostro, soggetto e

provinciale? Come possiam noi sperare di poter vincer quel nemico ora

unito ad altri, contro il quale solo stati siamo perdenti? Abbonda la

Francia d'uomini pugnaci e valorosi, e di questi ne manderà il bisogno

nell'americane terre; e se saremo noi abili, non che al conquistare, al

resistere, ognuno sel pensi. Senza di che, nissun non s'accorge, che

veggendo noi sin di qua le francesi spiagge, e stando quel governo

fornitissimo di apparecchj navali, se non abbiam timore, certo dobbiam

sospetto avere di un assalto dentro di queste terre stesse, dalle quali

minacciamo noi tanto sterminio all'America che ci combatte, ed alla

Francia che la soccorre. Quindi è, che quei soldati, che si potrebbero

alla guerra americana mandare, dovranno nella Gran-Brettagna ristarsi

per difendere le sante leggi, i sacri altari, la patria stessa contro il

francesco furore. Già sta pronta a sboccare la numerosa armata da Brest,

già le coste della Normandia si empiono di soldati, già fan vista di

avventarsi contro di questo felice regno. Noi intanto stiamo qui

deliberando, se sia meglio aver più nemici, che un solo; o se sia più

profittevole il combattere ad un tempo l'America e l'Europa a nostri

danni congiurate, che l'Europa combattere coll'armi dell'America con

essi noi confederata. Nè nel partito che io pongo, son io solo a

contendere, consistere la salute dell'Inghilterra, ma tutti gli uomini

prudenti venuti sono nella medesima sentenza, alla quale s'accosta la

voce universale dei popoli, i quali a queste deliberazioni dei ministri,

più ventose che animose, s'insospettiscono, e mali irreparabili alla

patria presagiscono. Del che non dubbia pruova si ha in questo, che i

capitali dei monti non poco disavanzarono, tostochè s'intese di questa

nuova pazzia ministeriale, e di questa più scozzese, che inglese

ostinazione. Dite su, o ministri, or dolci al credere, or ostinati al

deliberare, come facilmente avete riempiuto voi l'accatto dei varcati

dì, e l'interesse che ne pagate? Ma voi vi ristate. Ciò non dovrebb'egli

farvi accorti della perversità delle risoluzioni vostre? So, che alcuni

vanno spargendo, che il riconoscere l'indipendenza, oltrechè sarebbe

cosa nel fatto poco onorevole, sarebbe anche nel fine incerta, nissuna

sicurtà avendosi, che gli Americani ne vogliano star contenti. Ma come

possiam noi credere, siano gli Americani per anteporre alla nostra

l'alleanza della Francia? Non son questi quei Francesi medesimi, che già

gli hanno voluti soggiogar altre volte? Non son questi quei Francesi,

che non istaranno contenti, finchè non avranno spento al tutto il nome e

la lingua inglese? Come si può dubitare, che non entri nell'animo degli

Americani il pensiero, che, distrutto una volta il propugnacolo

dell'Inghilterra, saranno essi posti senza scudo e senza difesa alcuna

in balìa della Francia, la quale ne farà il voler suo? Come non si

accorgeranno essi di questa insidia francese, non nuova, ma ora

dall'imprudenza nostra più vicinamente apparecchiata, la quale consiste

nel voler romper l'unione nostra per opprimerci spartiti? Preferiranno

eglino certamente l'amicizia e la lega francese alla dependenza; ma

questo so, e certo sono che ameran meglio l'alleanza britannica

congiunta coll'independenza. Oltreacciò a nissuno è nascosto, essere gli

Americani sdegnati contro la Francia per aver essa in questo stesso

negoziato fatto mercato dell'avversità loro, e posta a prezzo la

independenza. Vagliamci noi, se saggi siamo, degli effetti della

francese avarizia, e sì facendo sperimenteremo amici quelli, che oramai

sudditi avere non possiamo. Senza di che, passate anche sotto silenzio

tutte queste cose, facilmente si vede, che l'interesse solo del

vicendevole commercio farà sempre in modo che gli Americani, postergata

la francese amicizia, alla nostra s'accosteranno. Ma perchè mi vado io

aggirando per persuadervi ciò, di che posso ad un tratto

dimostrativamente rendervi certi? Ho io veduto e letto con questi occhi

miei proprj una lettera scritta da Beniamino Franklin, uomo, come ognuno

sa, d'autorità tanto irrefragabile presso quei popoli, e mandata a

Londra dopo che stato era fermato il trattato della lega tra la Francia

e l'America, per la quale affermò, che se la Gran-Brettagna rinunziar

volesse alla superiorità, e cogli Americani, come con una independente

nazione trattare, potrebbe essa tosto aver la pace coll'America. Non son

queste le novelle e le baie, colle quali i nostri buoni ministri si

lasciano intrattenere dai fuorusciti. Ma s'ella è chiara la probabilità

dell'amicizia e della lega coll'independente America, egli è del pari

chiaro ed evidente, che invece di diventarne noi più deboli, ne

diverremo, malgrado la separazione, e più atti alle offese, e più

gagliardi alle difese. Imperciocchè una parte di quei soldati, che ora

l'inutil guerra esercitano nelle colonie nostre, potranno allora

opportunamente condursi a porre i presidj nel Canadà e nella

Nuova-Scozia, e queste province da ogni insulto e pericolo guarentire.

Altri potranno recarsi ed a guardare le nostre isole, e ad assaltare le

francesi, le quali sopraffatte dall'improvviso impeto, e non

sufficientemente munite, in mano nostra verranno. Il nostro navilio poi

potremo in tal modo partire, che ne siano le possessioni nostre ed il

commercio sì d'America, che d'Europa guarentite e difese. Così liberi

del tutto da quelle molestie americane, ci sarà fatto abilità di

rivolgere tutti i nostri pensieri e le forze contro di questa inquieta

Francia, e farle pagare il fio dell'oltracotanza ed ardimento suo. Per

la qualcosa io porto opinione, che, lasciate dall'un de' lati le mezzane

vie, ed ampliando il mandato dei commissarj, che in America s'inviano a

far le concessioni, sia fatto loro abilità di trattare e consultare, e

finalmente accordare e riconoscere gli Americani come una nazione

independente colla condizione però, ed in quel punto stesso, in cui

concluderanno con essi noi un trattato di commercio, ed una lega

difensiva ed offensiva. Per avventura, se della opinion mia non

m'inganno, maggior frutto ricaveremo noi da questa sola risoluzione, che

non da parecchie vittorie in una disperata guerra. Che per lo contrario,

se vogliamo ostinati nell'invasazione persistere, proveremo con nostro

irreparabil danno, quanto pregiudiziale consiglio sia il credere più

alle apparenze che alle realtà, ed il lasciarsi trasportare alle

ingannatrici passioni del dispetto e dell'orgoglio. Siate pur sicuri,

che se non avranno i commissarj il mandato libero per riconoscere

l'independenza, l'opera loro in America riuscirà di nessun frutto, e

meglio saria il non mandargli, che il mandargli all'onte ed agli

scherni».

Queste ragioni gravi in sè stesse, e con molta asseveranza dette fecero

molta impressione nella mente dei circostanti, e si vedeva chiaramente,

che alcuni fra i ministeriali medesimi balenavano. Ma il signor

Jenkinson preposto agli affari della guerra, e personaggio di non poca

autorità, fece dalla contraria parte la seguente orazione.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 13 / 31 段