Questo fu il memoriale avanzato a posta per cancellar le dubitazioni.

Tutto fu nulla. I ministri francesi non si allargavano, e rispondevano

spacciando pel generale, perchè volevano aspettare di veder il progresso

di questa guerra. Le nuove della presa di Ticonderoga, ed il timore

dell'impressione, che si credeva, dovesse far l'Howe col suo esercito,

gli tenevano tuttavia dubbj e sospesi. Nè volevano pigliar briga di

ripescar coloro, che sommergevano; ed a tutti è noto l'antico detto, che

_alla nave rotta ogni vento è contrario_. Oltreacciò aspettavano gli

Americani a qualche stretta per fargli calare alle voglie loro; e

desideravano, che vedessero il fondo dei mali, ed avessero l'acqua alla

gola per ottenerne per l'utile della Francia migliori condizioni.

Prevalendo poi, siccome a quei dì pareva dovesse accadere, le armi

britanniche, nessuno o certo minor pericolo vi era di accordo, la qual

cosa sopra tutte le altre temevano i ministri di Francia, tra la

metropoli e le colonie. Perchè i ministri d'Inghilterra, procedendo

prosperamente i disegni loro in America, a nessun accordo, fuori che a

quello della totale soggiogazione consentito avrebbero, la quale meglio

che l'independenza parevano i Francesi desiderare, purchè succedesse ad

una lunga e distruggitiva guerra.

In questo stato di cose, infastiditi i commissarj americani di tante

dilazioni, e da quell'essere sì lungo tempo tenuti in sul ponte; ed

accorgendosi benissimo a qual fine uccellassero i Francesi, poco mancò,

non interrompessero tutte le pratiche, gravemente dolendosi della

grettezza di quelli, i quali non riputavano aliene dal benefizio loro le

disgrazie altrui.

Non potendo gli Americani l'intento loro ottenere dalla Francia, nè

sapendo aiutare altrimenti questa materia, nè restando loro più altro in

giuoco, si volgevano all'Inghilterra proponendo a questa, riconoscesse

la independenza. La qual cosa ottenuta, avrebbero essi in tutti gli

altri capi, che venuti erano in contesa, tutte quelle concessioni fatte,

che più conducevoli fossero a salvar l'onore dell'antica patria.

Aggiungevano, che se i ministri britannici sapessero usare l'occasione,

ogni ragione persuadeva, che si sarebbe fatto tale accordo, che la

Gran-Brettagna ne sarebbe in sì felice e fiorente condizione posta, che

più desiderar non potrebbe, ed alla quale invano spererebbe, seguitando

un diverso consiglio, di poter arrivare. Ma quelli impazzati, perchè

improsperiti pei primi successi dell'esercito burgoniano, credendosi di

tener la fortuna pel ciuffo, e stando in sulla boria della guerra, non

vollero prestar orecchio a nissuna pratica d'accordo, e negarono

risolutamente la proposta. In ciò certamente improvvidi, che ricusando

gli Americani anche nel corso dell'avversa fortuna, e nella quasi totale

disperanza degli aiuti esterni, di volersi dall'independenza discostare,

e facendo anzi di questa una indispensabile condizione dell'accordo, non

abbiano conosciuto, che la ricongiunzione dei due Stati era diventata

impossibile; e che, poichè la necessità delle cose, e l'inesorabile

destino volevano che l'America più non fosse suddita, meglio era averla

alleata che nemica.

Ma la disfatta e la cattività dei Burgoniani, per le quali sì fattamente

era risorta la grandezza dell'America, dando nuovo ardire agli

Americani, nuove speranze, e nuovi timori ai Francesi, fecero di modo,

che le cose cominciarono a dimesticarsi, e che si mutarono i consiglj

degli uni e degli altri. L'Inghilterra stessa, se savj stati fossero, o

meno di loro testa il Re od i ministri, o l'uno e gli altri insieme,

avrebbe fatto senno, ed abbandonata la non riuscibile impresa, avrebbe

quel partito abbracciato, che solo le rimaneva per condursi a

salvamento. Ma l'orgoglio, le invasazioni, e le caponerie sono troppo

spesso la rovina degli Stati; e lord Bute non cessava dal mettere il Re

Giorgio in su questo traino. Gli Americani dopo la vittoria di Saratoga

molto acconciamente quella via seguirono, che per le nuove circostanze

si era loro parata davanti. Nel che diedero pruove non dubbie, e di

molta sagacità, e di non poca pratica negli affari di Stato. Andarono

discorrendo, che siccome la prosperevole fortuna rendeva sè stessi più

forti, e l'alleanza loro più desiderabile, e che nissun dubbio vi doveva

più oltre rimanere nella mente degli uomini prudenti intorno la

independenza loro, così opportuna cosa era il dar gelosia alla Francia

col fare le viste di volersi allegare coll'Inghilterra, ed il dar timore

all'Inghilterra colla sembianza di volersi in tutto recare in sulla lega

colla Francia. Credevano in tal modo di poterne venire una volta a

conclusione, e di vederne finalmente l'acqua chiara. Per la qual cosa

coll'istesso procaccio, che portò in Inghilterra le novelle delle gesta

di Saratoga, arrivarono dall'America lettere, colle quali si faceva

sentire, che ristucchi gli Americani ai troppo lunghi indugiamenti della

Francia, e disgustati al non averne ricevuto, a' tempi dei maggiori

infortunj loro, palesi e più efficaci soccorsi, molto desideravano di

collegarsi coll'Inghilterra, e di fare con questa un trattato di

commercio, purchè riconoscesse la independenza; e per maggiore sprone

aggiugnevasi anco, che assai stava loro a cuore il contrar lega

coll'antica patria; perciocchè nel contrario caso sarebbero stati

obbligati a gettarsi in grembo all'inveterato ed implacabile nemico del

nome inglese. A questo medesimo fine il generale Gates, cotanto chiaro

per la fresca vittoria, scrisse lettere ad uno dei membri più riputati

del Parlamento. Questi motivi facevano i Capi americani anche per

soddisfare ai popoli, i quali malvolentieri avrebbero sopportato di

esser gettati di punto in bianco alle parti francesi, senza che prima

ogni via tentata si fosse per accordarsi coll'Inghilterra. Le opinioni

impresse negli animi loro contro la Francia erano gagliarde molto, e

l'aver voluto questa, siccome credevano, far mercato delle miserie loro

gli aveva grandemente posti in mal umore. Queste pratiche si sapevano in

Francia, essendo state notificate a Franklin, il quale molto

accortamente le sapeva usare; e se i ministri francesi ne prendessero

sospetto, non è da domandare. Nel medesimo tempo si era dall'America

significato a Franklin, che convenevolmente instasse presso il governo

di Francia, acciocchè finalmente si scoprisse; senza di che si correva

pericolo, che l'Inghilterra, veduto manifestamente dalle dannose

sconfitte del Burgoyne, e dalle inutili vittorie dell'Howe, che il ridur

colla forza dell'armi gli Americani a divozione era cosa del tutto

impossibile, riconoscesse la independenza; che questi non vedendosi

favoriti dalla Francia sarebbero forzati a gettarsi in grembo

agl'Inglesi, ed a pigliar favori, dovunque gli trovassero; e che perciò

ne seguisse l'accordo con totale ed irreparabile pregiudizio

degl'interessi francesi. I ministri di Francia conoscendo benissimo,

ch'era arrivato il tempo, in cui, se non si voleva perdere il frutto di

tante arti, era d'uopo finalmente di por dall'un de' lati la persona di

volpe, e di usar la natura del lione, credendo e temendo, perciocchè

misuravano gli altri alla stregua loro, che i ministri britannici

fossero o più savj, o più nel loro procedere liberi, o affatto scevri,

come gli uomini di Stato debbon essere da ogni passione e sdegno,

deliberarono, raccogliendo la somma dei discorsi loro, di restringere e

condurre a conclusione quelle pratiche, che avevano già da tanto tempo

cogli Americani incominciate, e tanto astutamente prolungate. Al qual

consiglio tanto più prontamente si accostarono, quanto che non

ignoravano, che l'universale dei popoli americani, ammessa

l'independenza, si sarebbero più volentieri gittati agli accordi

cogl'Inglesi, gente consanguinea, della medesima favella; e costumi, e

ricordevole ancora dell'antica congiunzione, che coi Francesi, gente

strana, rivale, creduta infedele; che gli aveva tenuti sì lungo tempo in

pendente, e contro la quale avevano impresse fin dalla più tenera età

nelle menti loro poco favorevoli opinioni. Da un'altra parte avevano gli

Americani nel corso di tre anni sopportato gli estremi di ogni disagio,

senza avere mai fatto vista di volersi dalle prese risoluzioni

discostare, durato con mirabile costanza contro l'avversa fortuna; nè

smodati si erano nella propizia, e tanto fatto ed operato avevano, che

le prime vittorie degl'Inglesi si erano terminate in isconfitte. Le

quali cose persuaso avevano i ministri francesi, che l'America sapeva,

poteva e voleva serbar la fede. La deliberazione poi di volere,

apertamente entrando a parte della guerra, porgere una soccorrevol mano

all'America, riusciva generalmente grata ai popoli di Francia, non solo

per l'antico odio contro gl'Inglesi, per la ricordanza delle recenti

ferite, pel desiderio della vendetta, e per le opinioni politiche, che a

quei tempi si erano per ogni dove diffuse in questo regno, ma ancora per

molte ed assai gravi ragioni appartenenti alle cose commerciali. Il

traffico, che si era andato facendo tra la Francia e l'America dal

principio dell'americana querela in poi, e principalmente in quegli

ultimi anni, in cui si era rotto la guerra, aveva fatto di modo, che i

mercatanti francesi, avendovi fatto dentro grandissimi guadagni, tutti

desiderassero, che il nuovo ordine di cose si coronasse

coll'independenza, acciocchè fosse allontanato per sempre l'antico, nel

quale per le leggi proibitive del Parlamento, e specialmente per l'atto

di navigazione, sarebbero stati privi di quell'utile che ne ricavavano.

Egli è vero, che questo traffico non era riuscito di tanto vantaggio, di

quanto si erano fatti a credere; perchè alcuni fra di loro, essendosi

lasciati trasportare alla eccessiva cupidigia del guadagno, massimamente

quei delle città marittime, avevan caricate ricche merci sopra navi per

alla volta dell'America, le quali in gran parte, e con gravissimo danno

loro erano state intercette dai corsari inglesi. Ma queste istesse

perdite gl'infiammavano di maggior desiderio di poter il medesimo

commercio continuare, e di rintuzzare quell'ardimento britannico, che

voleva chiudere quello, che doveva esser aperto a tutto il mondo.

Speravano, che il navilio reale nella palese guerra sarebbe venuto in

soccorso del navilio mercantile; e che la forza avrebbe protetto ciò,

che per la cupidigia del guadagno s'intraprendeva. Avevano altresì i

Francesi in questa bisogna la speranza, o per meglio dire la certezza,

che la Spagna sarebbe venuta a parte della contesa. Il che gran peso

aggiugneva alle ragioni, che già di per sè stessi avevano. Era quel

regno molto potente in sull'armi navali, ed ardeva di tale desiderio di

farne pruova contro l'Inghilterra, che credevano in mezzo a quelle loro

tanto diligenti cautele, che abbisognasse meglio di freno, che di

sprone. Non dubitavano punto poi, che tutte le unite armi della Casa di

Borbone, che già da sì lungo tempo si forbivano, ed alla proposta meta

s'indirigevano, non fossero non che sufficienti, esuberanti per

abbassare quel detestato orgoglio, schermir le ricche navi dagl'insulti

britannici, e fare in modo, che il commercio dell'Indie occidentali, e

fors'anche quello delle orientali, o tutto, o gran parte venisse in mano

degli uomini francesi e spagnuoli. In tanta opportunità, e in tanta

aspettazione dei popoli, aveva il governo francese maggior bisogno di

prudenza, che il rattenesse dal non precipitar le risoluzioni, che di

ardire che lo stimolasse a commettersi all'arbitrio dell'incerta

fortuna. Certamente non ebbe mai nissun governo nè consiglio più spedito

a seguire, nè partito, cui il consenso e l'ardore dei popoli meglio

favoreggiassero, nè che più felice fine o maggiori vantaggi

pronosticasse. Per la qual cosa, e non si potendo più sostenere la

instanza, che ogni dì ne gli era fatta dagli agenti del congresso, si

deliberò finalmente di côrre la occasione, concludendo coll'America quel

trattato, che già da sì lungo tempo si negoziava. Ma siccome fino a

questo dì l'intendimento della Francia era stato d'intrattenere, non di

concludere, così gli articoli dell'accordo, quantunque già in lunghe e

frequenti consulte ventilati, non erano ancora non che presti,

stabiliti. Temendosi però, che infrattanto, se più s'indugiasse, il

governo inglese movesse qualche pratica d'accordo cogli Americani, i

ministri francesi si risolvettero a significare ai commissarj del

congresso i preliminari del trattato d'amicizia e di commercio da

stipularsi tra i due Stati. Il che venne eseguito addì 16 decembre 1777

dal signor Gerard, sindaco reale della città di Strasburgo e Segretario

del Consiglio di Stato del Re. Consistevan essi in ciò, che la Francia

non solo riconoscerebbe, ma con tutte le forze sue sopporterebbe

l'independenza degli Stati Uniti, e concluderebbe coi medesimi un

trattato d'amicizia e di commercio; che in ciò fare non si gioverebbe in

alcun modo della condizione, in cui gli Stati Uniti si ritrovavano, ma

che i capitoli ne sarebbero di tal natura, quali si converrebbero,

quando tutti e due gli Stati fossero da lungo tempo stabiliti, ed in

tutta la pienezza delle forze loro costituiti; che prevedeva benissimo

la Maestà Cristianissima, che nel pigliare questo partito, ne sarebbe

probabilmente entrata in guerra colla Gran-Brettagna, ma che non

desiderava per questo nissun compenso da parte degli Stati Uniti; non

che pretendesse in questo operar solo pel proprio interesse loro, poichè

oltre la bontà del reale animo suo verso di loro, le era manifesto, che

la potenza dell'Inghilterra ne sarebbe diminuita dalla separazione delle

sue colonie. Solo richiedevagli, e di ciò pigliava sicurtà, che gli

Stati Uniti in qualsivoglia pace, che fosse in avvenire per fermarsi,

alla independenza loro non rinunziassero, ed alla obbedienza verso il

governo britannico non ritornassero. Fattasi dalla parte della Francia

questa dichiarazione, la quale fermò gli animi degli Americani, si

continuarono con gran calore le pratiche per tutto il mese di gennaio.

Si significò nel tempo medesimo ogni cosa alla Spagna, acciocchè, quando

tal fosse l'intento suo, venisse anch'essa a parte dell'accordo; del che

non si tardò a ricevere favorevole risposta. Essendo adunque le cose

mature, e tutte le condizioni accordate dall'un canto e dall'altro, si

stipulò il dì sei febbraio il trattato d'amicizia tra la Maestà

Cristianissima e gli Stati Uniti d'America. Fu esso sottoscritto pel Re

dal Gerard, e per gli Stati da Beniamino Franklin, Silas Deane, e Arthur

Lee. In questo trattato, nel quale il Re di Francia gli Stati Uniti

d'America considerò, come una nazione independente, si stabilirono tra

l'una parte e l'altra diversi interessi marittimi e commerciali rispetto

ai dazj, che le navi mercantili dovevano pagare nei porti dello Stato

amico; alla reciproca protezione delle navi a' tempi di guerra; al

diritto delle pescagioni, e specialmente di quella, che i Francesi

esercitavano sui banchi di Terra-Nuova a norma de' trattati d'Utrecht e

di Parigi; al dritto di ubena, dal quale si dichiararono esenti tanto i

Francesi in America, quanto gli Americani in Francia; all'esercizio del

commercio, e del corseggiare dell'una parte a tempo, in cui l'altra

fosse in guerra con un terzo potentato; al quale fine, e per allontanare

ogni motivo di dissensione, si determinarono in un capitolo espresso gli

oggetti, che debbono a' tempi di guerra riputarsi di contrabbando, e

quelli, che deonsi riputare liberi, e perciò da potersi trasportare, e

condurre liberamente dai sudditi delle due parti nelle piazze nemiche,

eccettuato però quelle, che si trovassero attualmente assediate,

bloccate, o investite. Ancora stipularono, che i vascelli e bastimenti

loro non potessero andar soggetti ad alcuna visita, intendendosi, che

ogni visita e ricerca dovesse farsi prima dell'imbarco delle mercanzie,

e che quelle di contrabbando avessero ad arrestarsi, ed a torsi sulla

spiaggia, e non più, quando imbarcate fossero, eccettuati però i casi,

in cui si avessero indizj manifesti, o pruove di frodo. Si accordarono

oltre a ciò, per facilitare il commercio degli Stati Uniti colla

Francia, che il Re Cristianissimo concederebbe loro tanto in Europa,

quanto nelle isole di sua pertinenza in America parecchj porti franchi.

Il medesimo Re si obbligò finalmente ad adoperare i suoi buoni uffizj, e

la sua mezzanità presso l'Imperatore di Marocco, e presso le reggenze di

Algieri, Tripoli, e Tunisi, ed altri potentati della costa di Barbaria,

perchè nel miglior modo, che possibil fosse, si provvedesse alla

comodità, ed alla sicurezza dei sudditi, delle navi, e delle mercanzie

americane.

In questo trattato oltrechè si riconobbe l'independenza degli Stati

Uniti, si vennero anche a sovvertire intieramente quelle regole, le

quali in ogni tempo aveva voluto seguitare il Regno d'Inghilterra, e che

risguardano od il commercio dei neutrali a' tempi di guerra, od il

bloccare i porti di uno Stato nemico dalle navi da guerra inglesi. Per

la qual cosa si prevedeva benissimo, che, quantunque la Francia

obbligata non si fosse a prestar aiuti di sorta nessuna agli Stati

Uniti, tuttavia si sarebbe la Gran-Brettagna, siccome quella che veniva

ad esser toccata sì addentro nell'orgoglio suo, e ne' suoi più

essenziali interessi, vivamente risentita, ed avrebbe probabilmente

denunziato la guerra alla Francia. Quindi è, che fu tra le medesime

parti, e lo stesso giorno di febbraio, sottoscritto un altro trattato

casuale di alleanza offensiva e difensiva, il quale dovesse il suo

effetto avere, allorquando si rompesse la guerra tra l'Inghilterra e la

Francia. Si obbligarono le due parti ad aiutarsi l'una l'altra coi buoni

uffizj, col consiglio e colla forza. Si stipulò, cosa fino a quei tempi

inudita da parte di un Re, che il più essenziale e diretto fine della

lega fosse quello di mantenere effettualmente la libertà, la sovranità,

e l'independenza degli Stati Uniti. Si fermò ancora, che se le rimanenti

province inglesi nel continente americano si conquistassero, o le isole

Bermude, avessero a divenir confederate o dependenti degli Stati Uniti;

che se si acquistasse alcuna di quelle isole, che sono poste dentro, o

presso il golfo del Messico, queste dovessero alla Corona di Francia

appartenere. Si accordò, che niuna delle due parti potesse concluder

tregua o pace colla Gran-Brettagna senza il consentimento dell'altra. Si

obbligarono entrambe a non por giù le armi, finchè la independenza degli

Stati Uniti fosse formalmente, o tacitamente riconosciuta nei trattati,

che terminerebbero la guerra. Si guarentirono l'una all'altra cioè gli

Stati Uniti al Re Cristianissimo le presenti possessioni della Corona di

Francia nell'America, siccome anche quelle, che acquistar potrebbe nel

trattato di pace, ed il Re Cristianissimo agli Stati Uniti la libertà,

la sovranità e la independenza loro assolute, ed illimitate sì in fatto

di governo, che di commercio, ed altresì quelle possessioni, addizioni e

conquiste, che la lega fosse per fare durante la guerra ne' dominj della

Gran-Brettagna nell'America settentrionale. Fu lasciato luogo, ma ciò in

un capitolo a parte e segreto, al Re Cattolico di entrare nel trattato

d'amicizia e di commercio, come pure in quello dell'alleanza a quel

tempo, che giudicherebbe conveniente.

In questo modo la Francia sempre ricordevole delle ferite avute nella

guerra del Canadà, e sempre gelosa della potenza dell'Inghilterra aveva

prima con astuti maneggi, e lontani incentivi messi su, poscia con

soccorsi nascosi, ed all'uopo disdetti, confermati nella resistenza loro

i coloni inglesi; ed infine presili manifestamente per mano gli condusse

all'independenza. Nel che fare i ministri francesi con grandissima

solerzia destreggiarono, molto accomodatamente tutte quelle regole

seguendo, che la ragione di Stato insegna; e certo in nissun'altra

bisogna, quantunque grave ed importante si fosse, nè in nessuna età

tanta sagacità dimostrarono e tanta costanza, come in questa. Lavorarono

essi di soppiatto, quando era pericoloso lo scoprirsi, e si levarono la

maschera dal viso, quando, prosperando già le cose americane, offerivano

i coloni in sè stessi un sicuro alleato; quando già erano

abbondantemente apprestate le armi, massimamente le marinaresche; quando

già erano universalmente favorevoli i popoli; quando già ogni cosa

presagiva la vittoria. Allorchè poi furono pubblicati in Francia i

trattati, non si potrebbe agevolmente credere, a quanta esultazione vi

si commuovessero le genti. I commercianti già si promettevano nella

mente loro quelle ricchezze, che fin là stat'erano confinate nei porti

della Gran-Brettagna; i possessori delle terre s'immaginavano di aver a

provare in proporzione della maggior frequenza del commercio una

diminuzione delle tasse; i soldati e principalmente i marinaj, speravano

di potere le passate macchie lavare, e l'antica gloria ricuperare; gli

spiriti generosi si rallegravano, che la Francia si fosse fatta, come

doveva, l'avvocata degli oppressi; gli uomini liberali applaudivano,

perchè diventata fosse la difenditrice della libertà. Tutti poi

esultavano, che fosse finalmente nata la opportunità di abbassare

quell'abborrito orgoglio. Tutti si davano a credere, che si

ristorerebbero le perdite fatte nel precedente regno; tutti andavano

dicendo, queste esser le sorti promesse alla Corona di Francia; questi i

felici auspicj, coi quali incominciava il regno di un amorevole e dolce

principe; assai essersi sofferto; assai sopportato; ora aver principio

un più fortunato avvenire. Nè solo in Francia queste cose giravano; che

anzi in pressochè tutti gli altri Stati dell'Europa la medesima

disposizione d'animi si manifestava. Gli Europei lodavano, e sino al

cielo innalzavano la clemenza e la magnanimità di Luigi decimosesto.

Tanto, o detestavano gli uomini di quei tempi i consiglj britannici, o

questa medesima causa americana affezionavano.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 12 / 31 段