all'obbedienza di Greene si avvicinava all'ala destra inglese, e
azzuffatasi coi fanti leggieri e coi corridori della reina, dopo non
molta resistenza gli ebbe cacciati indietro. Greene difilandosi sulla
sua dritta, ed approssimatosi al villaggio dava dentro nel fianco
sinistro dell'ala dritta inglese, e faceva di forza per entrar nel
murato. Intanto si aspettava, che le milizie pensilvaniche menate
dall'Amstrong sulla dritta, le marilandesi e le cesariane condotte da
Smallwood e da Foreman sulla sinistra, eseguendo gli ordini del capitano
generale, assalito ed accerchiato avrebbero, quelle il fianco sinistro,
e queste il destro dell'esercito britannico. Ma o che arrivassero troppo
tardi per gl'impedimenti trovati fra via, o che mancassero d'ardire, le
prime si mostrarono bene a veduta dei fanti e dei corridori tedeschi; ma
non gli affrontarono. Le seconde arrivarono sul campo troppo tardi.
Quindi avvenne, che il generale inglese Grey, credutosi sicuro sul
sinistro fianco, ebbe comodità di correre con quasi tutta l'ala
sinistra, che obbediva a' suoi ordini, in soccorso della battaglia, la
quale dentro del borgo, nonostante la resistenza inopinata del Musgrave,
era gagliardamente pressata dagli Americani, che di già erano penetrati
molt'oltre. Quivi la battaglia diventò molto feroce, incalzando tuttavia
fieramente gli Americani, e difendendosi non meno animosamente
gl'Inglesi. Ella stette un pezzo dubbia. Nell'ardore della pugna il
generale Agnew con grandissimo ardire combattendo alla testa della
quarta brigata britannica, ferito improvvisamente, se ne morì. Il
colonnello Matthew dello squadrone di Greene spintosi avanti con
incredibile valore ruppe gl'Inglesi da canto alle mura della Terra. Ne
fe' molti prigionieri, e già faceva le viste di voler entrar dentro. Ma
per la folta nebbia, che in quell'ora ingombrava l'aria, e per qualche
inegualità di terreno, perduto di vista il restante dello squadrone, ed
attorniato egli stesso da un grosso di nemici, che contro di lui si
affoltarono dalla estremità del corno loro destro, dove per
gl'indugiamenti dei Marilandesi e Cesariani nissun timore avevano, fu
fatto prigione con tutti i suoi, avendo anche gl'Inglesi ricuperato i
cattivi. Questo sinistro accaduto a Matthew fu cagione, che due
reggimenti dell'ala dritta inglese potettero alla sicura entrare nel
villaggio, ed assalir di costa gli Americani, che vi erano dentro.
Questi allora non potendo resistere si ritirarono alla sfuggiasca dalla
Terra con notabile perdita di morti e di feriti. Musgrave stesso, al
quale si dee la principal lode di tutto questo fatto, fu liberato
dall'assalto. Avuta Grey la vittoria dentro la Terra, corse in soccorso
dell'ala dritta, la quale tuttavia combatteva contro la sinistra banda
della colonna di Greene. Gli Americani allora andarono in fuga,
abbandonando da tutte le parti agl'Inglesi quella vittoria, la quale
avevano creduto sulle prime di avere sicura nelle mani. La densa nebbia,
la quale fece sì, che una squadra non vedendo l'altra, tutte, credutesi
sole, s'intimorissero, il che più operò sugli Americani, gente nuova e
meno disciplinata, che sui veterani inglesi; l'inegualità del terreno,
per la quale, e più facilmente si disordinano, e più difficilmente si
riordinano i nuovi, che non i vecchi soldati, ed infine l'ostacolo
impensato del Musgrave, il quale seppe in un pericoloso istante una casa
comune come quasi in una forte bastata trasformare, furono le principali
cagioni, per le quali un ben composto disegno non ebbe effetto; e quella
fortuna, che già pareva favorevole dimostrarsi ad una parte, voltandosi
improvvisamente, inclinò del tutto a prò dell'altra. Cornwallis, che si
trovava a Filadelfia, avuto l'avviso dell'impensato assalto, corse con
alcuni cavalleggieri e granatieri al luogo della battaglia; ma arrivò,
che già gli Americani avevano dato volta.
Morirono in questa battaglia degli Americani da dugento; seicento furono
feriti, e da quattrocento fatti prigionieri. Fu soprattutto lamentata la
morte del generale Nash della Carolina Settentrionale. Degl'Inglesi
rimasero, o morti o prigionieri pochi più di cinquecento. Si noverò tra
i primi oltre il generale Agnew, capitano di molto valore, il colonnello
Bird. L'esercito americano si ritirò dopo il combattimento, conducendo
seco tutte le artiglierie e munizioni, alle stanze di Perkiomy-creek, a
venti miglia discosto. Lodò il congresso pubblicamente l'impresa, e
molto ringraziò i soldati pel valore, col quale avevano combattuto. Solo
il generale Stephens fu casso per aver mal guidato i suoi, durante la
ritirata.
Alcuni giorni dopo quello della battaglia Howe si ritirò con tutto
l'esercito a Filadelfia, inabile a seguitare il nemico per que' luoghi
forti per la mancanza delle vettovaglie, e pel desiderio, che aveva
grandissimo, di aprirsi la via sino al mare per la Delawara. Washington
accostatessigli alcune centinaia di milizie, ed un reggimento stanziale
della Virginia, di nuovo si avvicinò al nemico, pigliando i soliti
alloggiamenti di Shippach-creek. Così gl'Inglesi avevano a fare con un
nemico, il quale, non che si sbigottisse all'avversa fortuna, pareva per
lo contrario da questa nuove forze acquistare; che vinto, non che si
disbandasse, di nuovo tornava più feroce alle offese; e tanta era la sua
diligenza e la sua costanza, che operava in modo, che le vittorie
degl'Inglesi partorivano per essi gli effetti delle sconfitte. Nè si
erano ottenuti dalla possessione di Filadelfia que' vantaggi, che se ne
aspettavano. Imperciocchè i popoli non se ne sgomentarono di sorta
veruna; e l'esercito vincitore trovandosi da ogni parte attorniato da
uomini nemici, pareva fosse nelle mura stesse della città confinato.
Instava minaccevolmente Washington dai poggi dello Schuyl-kill; e faceva
anche correre con numerose torme di cavalleggieri e di pedoni lesti il
paese posto tra la destra riva di questo fiume e la Delawara, per
opprimere le bande scorrazzanti dell'Howe, acciò non potessero
foraggiare alla sicura, e per impedire, che dai male affetti o dagli
avari non si movessero vettovaglie verso il campo dell'esercito nemico.
Oltreacciò il congresso stabilì, si punissero di morte coloro, i quali o
munizioni di qualunque sorta, od altri aiuti fornissero alle genti del
Re.
Il generale inglese, vedutosi in tal modo ingannato della sua speranza
di poter trarre dalla parte di terra i viveri necessarj all'esercito,
volse i pensieri a volersi strigare dagl'impedimenti posti nel corso
della Delawara, e ad aprirsi totalmente il varco al mare. L'impresa era
molto difficile e pericolosa. Era mestiero, per ottener l'intento,
conquistar l'Isola della Mota, nella quale stava piantato il Forte
Mifflin, e la punta di Red-bank, che gli Americani chiamavano Forte
Mercer. Superate queste due Fortezze, si sarebbe potuto sgombrare la
Delawara dalla superior fila dei triboli. Deliberò pertanto Howe di
assaltar nello stesso tempo le due Fortezze, facendo anche a quest'uopo
servir quelle navi, che avrebbero potuto passare pel callone
dell'inferior fila di quelli. Aveva altresì piantato una batteria di
grossi cannoni sulla sponda pensilvanica della Delawara, di rincontro
all'Isola della Mota, per poter noiare il presidio anche da questa
parte. Aveva il comando nel Forte Mifflin il colonnello Smith, e nel
Red-bank il colonnello Greene, l'uno e l'altro capitani di molta stima
presso gli Americani. Nell'assalto da darsi al Forte Mifflin intendeva
Howe, che si procedesse in modo, che mentre le batterie piantate sulla
riva lo fulminassero sul destro fianco, la nave da guerra il Vigilante,
passando per quello stretto canale, che l'Isola di Hog-island dall'Isola
della Mota divide, lo combattesse a ridosso, e le fregate colle navi
l'Iside e l'Augusta approssimandovisi pel canale più largo e più
profondo del mezzo, da fronte. Il Red-bank poi si doveva, trasportate le
genti sulla sinistra del fiume, assalire alle spalle dalla parte della
Cesarea.
Ordinate in tal modo le cose, andavano gl'Inglesi alla fazione la sera
dei 21 ottobre. Il colonnello Donop, uffiziale tedesco, che si era
acquistato buon nome in tutto il corso di questa guerra, con una grossa
banda di Essiani varcò la Delawara a Cooper's-ferry rimpetto a
Filadelfia. Quindi marciando sulle terre cesariane lungo il fiume
all'ingiù, arrivò il dì seguente a ora molto tarda dietro il Red-bank.
Consistevano le fortificazioni in un recinto esteriore molto largo, in
mezzo del quale si era fatto una grossa trincea munita d'artiglierie e
di palificate. Andò Donop all'assalto con maraviglioso coraggio. Gli
Americani, fatta una leggiera resistenza nel recinto esteriore, nè
credendosi abili a difenderlo convenientemente per la troppa larghezza
sua, si ritirarono nel mastio, donde si difendevano con grandissimo
ardire. Si avvicinarono gli Essiani, e facevano una molto aspra
battaglia. Ma o per la difesa di quei di dentro, o perchè non avessero
le scale opportune, poco profittavano. Fu ferito in questo mentre
mortalmente Donop, e fatto prigioniero. Molti de' suoi migliori
uffiziali o furono del pari uccisi, od in tal modo malconci dalle
ferite, che furono costretti a ritirarsi dalla battaglia. Il colonnello
Mingerode stesso, il quale dopo l'infelice caso di Donop gli era
succeduto nel comando, toccò una ferita molto pericolosa. Furono allora
ributtati duramente gli Essiani; ed il luogotenente colonnello Linsing
gli faceva a gran fretta ritirare. Nel che furono grandemente
danneggiati dalle galere e batterie galleggianti del nemico. Rimasero
uccisi da quattrocento Essiani. Morì il giorno seguente delle sue ferite
Donop. Ebbe gran parte nella vittoria il cavaliere Duplessis, francese,
il quale con molta industria e valore governò le artiglierie. I vinti
ritornarono a Filadelfia.
Frattanto le navi si erano mosse per andar a fare il debito loro contro
l'Isola della Mota. Superata non senza grande difficoltà la fila
inferiore dei triboli, l'Augusta, grossa nave da guerra, parecchie
fregate, ed altri legni minori stavano aspettando il flusso; e
ricorrendo finalmente le acque all'insù, posto da canto ogni indugio,
andavano all'assalto. Ma un vento gagliardo da tramontana impedì, che il
Vigilante, siccome era ordinato, pigliasse il suo posto tra l'Isola e la
costa di Pensilvania. Gl'impedimenti poi, che gli Americani avevano
posti dentro il letto del fiume, lo avevano talmente dal suo corso
consueto divertito, che le due navi più grosse, l'Augusta ed il Merlino,
toccarono terra, e non poterono più oltre procedere alla fazione. Le
fregate però arrivarono alla disegnata stazione, e cominciarono a trarre
contro il Forte Mifflin. Nel medesimo tempo le batterie di terra lo
fulminavano. Gli Americani animosamente si difendevano. La notte, che
sopraggiunse, pose fine al combattimento. La mattina gl'Inglesi
ricominciarono la battaglia; non che nel presente stato delle cose
sperassero di acquistare la vittoria; ma per potere, trattenendo
l'inimico, rimettere a galla le due navi, che avevano dato nelle secche.
Ciò nonostante l'Augusta arse, e scoppiò. Il Merlino, non potendosi
muovere, fu arso a bella posta. Le fregate intanto, credendo non poter
far frutto, e temendo dell'incendio delle due vicine navi, si
allargarono prima, e poscia si ritirarono. Il congresso pubblicamente
ringraziò, e presentò con una spada i colonnelli Greene e Smith per
avere, quello sì valorosamente difeso il Forte Mercer, o sia il
Red-bank, questo il Forte Mifflin.
I capitani inglesi però non si perdettero d'animo all'infelice riuscita
di questi due assalti; e l'importanza del libero commercio loro col mare
per via della Delawara era tanta per causa delle munizioni, e per la
congiunzione delle forze terrestri colle marittime, che niuna cosa
vollero lasciare intentata per arrivare a questo fine. Il Forte Mifflin
era piantato sull'estremità inferiore dell'Isola della Mota, acciocchè
potesse tener lontane le navi, che si attentassero di salire il fiume.
Al qual fine le principali fortificazioni erano da fronte, e volte
perciò verso la bocca del fiume. Di dietro, non aspettandosi da questa
parte l'assalto, perciocchè gl'Inglesi in Filadelfia non avevano
sufficiente navilio, il Forte era soltanto cinto da un affossamento
acquidoso. Era però questa faccia posteriore del Forte fiancheggiata ad
ambe l'estremità sue da Fortini, dei quali uno già era stato oltremodo
danneggiato nel primo assalto. Poco più insù dell'Isola della Mota avvi
una piccola e paludosa isola, che chiamano delle Province; e di questa
eransi impadroniti gl'Inglesi a fine di poter battere a ritroso, nella
sua parte più debole il Forte Mifflin. Non cessavano gl'Inglesi dal
portarvi grosse artiglierie, viveri e munizioni, passando con molta
disagevolezza per uno stretto canale presso la destra riva della
Delawara dietro l'Isola di Hog-island. Vi rizzavano anche nei luoghi più
acconci fortificazioni. S'accorgevano benissimo gli Americani, che, ove
il nemico avesse in quest'isola le sue opere terminato, sarebbe stato
loro impossibil cosa il mantenersi nell'Isola della Mota. Avrebbe voluto
Washington fare uno sforzo per cacciarnelo. Ma siccome aveva Howe
costruito un ponte sullo Schuyl-kill, poteva, quando gli Americani
fossero venuti sopra l'Isola delle Province correr loro alle spalle e
tagliar il ritorno. Venir poi con tutto l'esercito in soccorso loro
sarebbe stato l'istesso, che il volerne venire ad una battaglia campale;
il che a quei tempi il capitano del congresso voleva schivare. Non
voleva egli dopo le due rotte avute mettere così gran posta. E tanto più
a quest'estremo partito ripugnava, quantochè sapeva, che le cose
dell'esercito settentrionale già avevano avuto un felice fine. Perciò si
aspettavano gli aiuti, che ne venivano all'esercito pensilvanico. Si
astenne adunque dal voler tentar l'impresa dell'Isola delle Province.
Bensì sperava per la fortezza dei difensori e pei soccorsi, che si
sarebbero potuti mandar loro alla spicciolata, che avrebbero potuto
contrastare lungo tempo.
Ma dal canto degl'Inglesi essendo ogni cosa in pronto si andava
all'assalto il giorno quindici novembre. Tutte le navi essendo arrivate
ai posti loro, diedero mano al trarre. Sostennero gli Americani per un
pezzo fortissimamente l'impeto del nemico, traendo e dal Forte, e dalle
batterie della Cesarea, e dalle galere, che quivi poco discosto
stanziavano. Ma finalmente, atterrate del tutto le mura, e scassati i
fossi dalle rovine, si ritrovarono in grandissimo pericolo. Aspettavano
un vicino assalto alle mura, al quale ottimamente sapevano di non poter
resistere. Portavan pericolo di andar a fil di spada tutti. Tuttavia
gl'Inglesi, ristandosi, vollero indugiar sino all'indomani mattina.
Giovaronsi i repubblicani del soprastamento; e la notte votarono il
Forte, arse prima le baracche, e sgombrate le munizioni a luoghi sicuri.
Si ritirarono a Red-bank. L'indomani gl'Inglesi entrarono nel Forte.
Rimaneva per rimuovere del tutto gl'ingombri della Delawara, si
cacciassero dal Red-bank i soldati del congresso. La cosa era di somma
necessità; perciocchè, quantunque alcune navi sottili, levando viveri
nelle contrade prossimane a Chester, dove gli abitatori molto erano
inclinati a favor dei regj, gli recassero a Filadelfia, tuttavia se ne
difettava in questa città grandemente; ed inoltre non vi si aveva, se
non scarsamente da ardere. Per la qual cosa Howe, assicuratosi dentro
Filadelfia con certe trincee, che dalla Delawara si distendevano sino
allo Schuyl-kill, e ricevuti alcun rinforzi dalla Nuova-Jork, mandò
Cornwallis con una grossa banda sulle rive della Cesarea, acciocchè e
raccogliesse vettovaglie, ed assalisse alle spalle il Forte Mercer.
Varcò questi il fiume da Chester alla punta di Billing, e si
apparecchiava ad eseguir gli ordini del capitano generale. Si
congiunsero con esso lui altre genti venute dalla Nuova-Jork. Frattanto
Washington, avuto pronto avviso della cosa, e volendo, se possibil
fosse, tener quel freno in bocca al nemico, aveva ordinato a Greene,
avuto da lui in concetto d'uomo valoroso, che con una grossa schiera si
recasse anch'egli nella Cesarea. Sperava, che non solo avrebbe potuto
con effetto proteggere il Forte Mercer; ma che di più gli sarebbe venuto
in taglio di assaltare, e di rompere in qualche rilevata fazione
Cornwallis. Trovandosi il Forte situato sulle terre della Cesarea tra i
due rivi di Timber e di Manto, per lungo spazio non guadosi da parte
della Delawara, non poteva il capitano britannico inviarsi al Forte,
senza trovarsi chiuso da ogni parte, da fronte dal Forte medesimo, da
ambi i lati dai due rivi, ed alle spalle dalle genti di Greene.
Traghettò questi a Burlington. L'accompagnava il marchese de La-Fayette
vago di combattere, quantunque non ancora sanato affatto della sua
ferita. Dovevano a queste genti accostarsi quelle, che venivano dalle
sponde del fiume del Nort. Si avviarono alla volta del nemico. Ma
intesosi da Greene, che Cornwallis per l'accostamento delle genti testè
venute dalla Nuova-Jork, era diventato molto più forte, che egli stesso
non era, non si ardì di andarlo ad assaggiare. Per la qual cosa il
colonnello Greene, che comandava al presidio, perduta la speranza del
soccorso, ed avvicinandosi di già Cornwallis, votò il Forte, ed il
Red-bank, lasciando in poter dei reali buon numero di artiglierie, ed
una notabile quantità di munizioni tanto da guerra, che da bocca. Fu il
Forte smantellato dagl'Inglesi, e tutte le fortificazioni distrutte.
In questo stato di cose il navilio americano, che stanziava nella
Delawara, venute essendo le due rive del fiume in poter del nemico,
correva grandissimo pericolo di essere o guasto, o preso. Per la qual
cosa parecchie galere, ed altri legni armati in guerra, valendosi
dell'opportunità di una notte propizia, salirono il fiume, ed,
oltrepassate felicemente le batterie di Filadelfia, si ripararono a
salvamento alle parti superiori. Conosciuta la cosa, gl'Inglesi, perchè
non potessero fuggir loro dalle mani quelle che erano sotto, fornirono
di ciurma la fregata la Delawara, e le artiglierie piantarono e
dirizzarono nei luoghi più opportuni per impedir il passo al nemico.
Circondati in tal modo gli uomini delle ciurme americane, vedendo di non
poter essere soccorsi, abbandonarono, ed arsero le navi, le quali tutte
furono in poco d'ora consumate dalle fiamme. Montaron esse al novero di
diciassette di diversa forma e grandezza; tra le quali due batterie
galleggianti, e quattro brulotti.
Ottenutasi nel modo che abbiam detto, dagl'Inglesi l'intiera signoria
del fiume, si posero all'opera di sgombrarlo da tutti gl'impedimenti. Ma
tali, e sì gravi furono le difficoltà che in questa bisogna
incontrarono, oltre la stagione dell'anno già molto tarda (queste cose
si facevano sul finir di novembre), che con gran fatica poterono a
traverso la fila superiore dei triboli uno stretto callone aprire, pel
quale solo potevano passare le navi le più leggieri. Per mezzo di queste
erano portate le vettovaglie, e le munizioni da guerra a Filadelfia.
Quantunque fossero finalmente i regj riusciti in parte nell'intento loro
di sgombrar la Delawara, cionondimeno tanta, e sì lunga era stata la
resistenza dei repubblicani, che fu guasta all'Howe ogni occasione di
poter assalire l'esercito di Washington, primachè questi avesse ricevuti
i rinforzi delle genti vincitrici dell'Hudson. Imperciocchè il capitano
britannico prudente com'egli era, non volle mai mettersi al rischio di
una battaglia, se prima non aveva libero l'adito all'armata del
fratello, sia per la ragione delle vettovaglie, sia per la sicurtà della
ritirata nel caso di mala fortuna.
Frattanto continuava Greene a stanziar nella Cesarea, al quale già si
erano accostate alcune bande mandate da Gates in aiuto dell'esercito
pensilvanico, tra le quali in grandissima stima per gli egregi fatti
loro erano tenuti i corridori del Morgan. Non istava Washington senza
speranza, che Greene avrebbe fatto qualche onorata fazione, e che in tal
modo si ricuperasse con una nuova vittoria quello, che si era per
necessità perduto. Ma erasi Cornwallis sì fattamente fortificato nella
punta di Gloucester sulla sinistra riva della Delawara, che nissun adito
aveva lasciato a Greene di potergli far danno. Temendosi perciò, che
l'Inglese, avendo terminato l'opera sua nella Cesarea, ed ottenuto
l'intento della presa del Forte, e dell'aver fatto adunata, e mandato di
molte vettovaglie a Filadelfia, non ritornasse all'altra riva, e che
congiuntosi di nuovo coll'Howe, corressero ambidue uniti contro
Washington, comandò questi a Greene, rivalicasse il fiume. L'uno e
l'altro congiunsero le forze loro sulle rive del Schippach. Per
somiglianti ragioni ripassava colle sue genti Cornwallis, e si accozzò
coll'Howe. Prima però che queste genti nemiche abbandonassero le terre
della Cesarea, conflissero i corridori di Morgan, ed alcune mani di
milizie paesane condotte dal marchese de La-Fayette con una frotta di
Essiani e granatieri inglesi molto bravamente, e fecer loro voltar le
spalle. Da questo fatto al marchese, che fino allora militava come
volontario, il congresso concedette il capitanato di tutta una schiera
dell'esercito.
In questo mezzo erano arrivate all'esercito di Washington le genti
mandate da Gates, non senza però qualche difficoltà, e spessi
indugiamenti. Conciossiachè, e Gates medesimo era andato molto a rilento
nel mandarle, ed eransi parte ammottinate contro i capitani loro,
dicendo, che marciar non volevano, non avendo nè danaro, ne vestimenta.
Ma finalmente, confortate dagli uffiziali, si erano messe in via. Erano
in tutto quattro migliaia di soldati, buona gente pel valor loro, e per
la fresca vittoria, ma non bella per lo squallore e miseria. Avuto il
generale americano questo rinforzo andò a far capo grosso ad un luogo
detto White-marsh distante solamente a quattordici miglia da Filadelfia.
Era questo alloggiamento molto forte, essendo posto su poggi alti e
difficili, ed avendo dal fianco dritto il rivo di Wissahichon, e da
fronte il Sandy-run. Si annoveravano a questi dì nell'esercito americano
dodicimila stanziali, e qualche cosa più con circa tremila cerne. Aveva
seco Howe poco più di dodici migliaia di combattenti.
Era questi continuamente desideroso della battaglia; e pensandosi, che,
per la congiunzione delle nuove genti, il suo avversario fosse venuto
nel medesimo desiderio, si mosse il giorno quattro decembre, avviandosi
ad Sandy-run, molto risoluto al tentare di nuovo la fortuna delle armi.
Accampavasi a Chesnut-hill di rincontro a tre miglia dalla dritta del
nemico. Quivi si facevano spessi badalucchi, nei quali per lo più
rimanevano superiori i regj. Ma accorgendosi Howe, che la positura del
sito del campo americano da quella parte troppo era forte, perchè si
potesse assaltar con frutto, iva a schierarsi rimpetto al centro, ed
alla sinistra lontano solo ad un miglio. Andava distendendosi vieppiù
verso la punta sinistra dell'esercito nemico, come se spuntar lo
volesse, e girargli alle spalle. L'Americano non fuggiva la battaglia;
ma, non uscendo, la voleva aspettare ne' suoi alloggiamenti; perchè
seguendo il suo costume voleva avere conveniente riguardo alla
conservazione di quell'esercito, dal quale dipendeva la principale
sicurtà dello Stato dell'America. Ingrossava intanto l'ala sua sinistra.
Infine l'Inglese non potendo in nissuna maniera adescarlo, perchè
uscisse fuori, e nissuna favorevole occasione offerendosi di poterlo
sbarbar da questi alloggiamenti, dopo di essersi volteggiato or qua or
là lungo spazio, se ne tornò a Filadelfia. Patirono assai in queste
mosse dal rigor della stagione i suoi soldati, non essendo forniti di
tende e di altri arnesi necessarj al campeggiare. Il che giunto allo
stropiccio della guerra era causa, che ne stavano malissimo in arnese;
la qual cosa considerata, e la pertinacia del nemico a non volerne
venire, se non grandemente avvantaggiato, al cimento, ed essendo ormai
giunto il tempo che suole esser vacuo dagli esercizj della guerra, si
risolvette a fare svernar le sue genti in Filadelfia, non senza però
aver prima mandato una grossa banda sotto la obbedienza di Cornwallis a
fare una cavalcata per foraggiare largamente sulla destra riva dello
Schuyl-kill. Washington medesimamente si determinò a distribuire i suoi
soldati nelle stanze. Solo stava dubbioso del luogo, dove si avessero a
pigliare i quartieri. Perciocchè non voleva nè lasciare il paese esposto
ad esser mangiato senza difesa dal nemico, nè troppo distendere le sue
ordinanze, per non dargli luogo ad opprimerle qua e là con assalti
improvvisi.
Havvi una gran fondura sulla occidentale sponda dello Schuyl-kill a
sedici miglia da Filadelfia, che chiamano Valley-forge, vale a dire
Valle-fucina, situata in luogo alpestre e forte. Sui fianchi di questa
valle, e sopra una spianata eminente, che domina tutta la valle e le
circonvicine regioni, si risolvè Washington, poichè voleva riposare le
sue armi, di condurre l'esercito perchè ivi svernasse. Siccome poi tanta
era la miseria delle vestimenta dei soldati, che male avrebbero potuto
sofferire d'invernar sotto le tende in quella stagione, che oltre ogni
dire aspra era divenuta, così fece il pensiero di construrre un
sufficiente numero di capanne fatte con palanche ficcate in terra, ed
inzaffate al di dentro di calcina, le quali potessero, meglio che le
tende, difendergli dal rigore dell'invernata. Muovevasi pertanto tutto
l'esercito verso le nuove stanze. Alcuni rimanevan tra via pel freddo
che gli assiderava; ad altri, non avendo scarpe, sanguinavano i piedi
rotti dal ghiaccio e dai sassi. Ma infine dopo molti stenti arrivati a
Fucina lavoravano forte intorno le capanne, le quali edificarono a mò di
città regolare. Ogni cosa era in moto. Chi tagliava gli alberi nelle
selve; chi gli fendeva. Alcuni gli ficcavano in terra, altri gli
piallava, ed altri gl'inzaffava. In non molto tempo furon condotti a
fine i palancati; e le genti vi si ripararono dentro. In tal modo i due
eserciti dopo un aspro e continuo guerreggiare per ben quattro mesi si
riposavano quietamente nei quartieri a' tempi della cruda stagione. Nè
altro frutto raccolse il capitano britannico dalle sue vittorie, e da
tanti scaltri volteggiamenti fuori di quello di aver procacciato al suo
esercito comode e sicure stanze pel verno.
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