Mentre verso tramontana si governavano le cose in questa fortuna,

veleggiavano per l'alto mare coll'armata loro i fratelli Howe, incerti,

a quali dei due partiti si appiglierebbero, o di entrare nella Delawara,

ovvero di prendere il cammino pel golfo del Chesapeack, a fine di andar

sopra la città di Filadelfia. Stava Washington nella Nuova-Cesarea

pronto a soccorrere ai passi dell'Hudson, se l'armata britannica volta

si fosse a quei contorni, od a Filadelfia, se alla volta di questa città

si fosse incamminata. Intanto, finchè si avessero le novelle certe della

via tenuta da quella, e dei disegni dei capitani britannici, sentendosi

venir addosso una sì gran piena, faceva tutti quei provvedimenti, che

migliori immaginar sapeva per abilitar il suo esercito a sostenere il

peso di tanta guerra. Procacciava nuove armi e munizioni; faceva

ragunate di milizie da tutte le vicine province, e chiamava a sè tutti

quei reggimenti di stanziali, che per la difesa dell'Hudson risparmiare

si potevano. Tutte queste genti poi esercitava diligentemente alle

mosse, ed alle fazioni militari. Nella qual cosa di grandissima utilità

riuscivano, e l'esempio, e gl'insegnamenti degli uffiziali francesi, i

quali si erano testè condotti a militare nell'esercito americano. Tra

questi, e per la nobiltà del sangue, e per lo splendore della persona, e

per la fama dell'onesto costume teneva il primo luogo il marchese de

La-Fayette, il quale, siccome sogliono agli animi generosi facilmente

riuscir care ed accette le generose imprese, così questa d'America,

parendogli, come a quasi tutti gli uomini di que' tempi, e

particolarmente ai Francesi, non solo generosa, ma giusta ed alta,

grandemente amava e favoriva. Nel che tanto più vivi erano i suoi

desiderj, quantochè oltre il candore dell'animo suo, era egli in

quell'età constituito, non passando i diciannove anni, nella quale non

solo il buono par buono, ma bello; ed in cui l'uomo non solo ama, ma

s'innamora. E parendogli mille anni di trovarsi presenzialmente in quei

fatti, dei quali sì gran fama suonava in Europa, fin dal 1776 aveva il

suo pensiero di volersi in America condurre ai commissarj americani in

Parigi disvelato; i quali a ciò fare molto lo confortarono. Avutesi

poscia le novelle delle sconfitte della Cesarea, e parendo a quei dì non

che pericolante, disperata la fortuna della repubblica, eglino con

onesta sincerità dal suo proposito il dissuadevano. Aggiunsero, ch'erano

delle cose loro rimasti così bassi per le infelici novelle, che non

erano valevoli a noleggiar una nave, la quale il potesse in America

trasportare. È fama, che il valoroso giovane rispondesse, esser appunto

quello il tempo di servire alla causa loro. Quanto più erano i popoli

sfiducciati, tanto maggiori effetti dovere la sua dipartita operare; e

poichè procacciar la nave non potevano, una ne noleggerebbe del suo per

trasportar sè, e gli spacci loro in America. E come disse, così fece. I

popoli molto si maravigliavano, e molti discorsi facevano del consiglio

preso da un uomo di sì chiaro nome. La Corte di Francia, o che facesse

le viste per non ingelosir l'Inghilterra, o che questo fosse in vero

l'intendimento di lei d'impedir questa andata, ordinava a La-Fayette,

non istesse a partire. Dicesi, mandasse anche navi a posta per

intraprenderlo nelle acque delle Antille. Ciò nonostante, dipartendosi

egli dall'amata donna, che garzonissima era, s'imbarcava, e navigato

alla larga da quelle isole arrivava in Georgestown. Non omise il

congresso nissuna di quelle dimostrazioni, che potessero persuadere al

Francese, ed universalmente ai popoli, in quanto grado ei tenesse la sua

persona, il suo buon animo, ed i pericoli, che, siccome pareva, aveva

corso, e correva tuttavia per esser venuto soccorrere di presenza alla

pericolante America. Riceveva egli nel grato animo queste dimostrazioni

del governo americano, e prometteva, di voler far tutto quello, che

meglio sapeva e poteva. Solo richiedè, gli fosse fatto abilità di servir

a proprie spese, e d'incominciar a militare come volontario. Questa

generosità e modestia del marchese de La-Fayette riuscì tanto più grata

agli Americani, quanto che parecchj fra quei Francesi, i quali condotti

si erano ai soldi dell'America, volevano, e grosse paghe tirare, ed i

più alti gradi nell'esercito americano riempire. Il Deane era quello,

che questi patti era ito facendo in Francia con coloro, i quali volevano

agli stipendj americani condursi. La qual cosa molto dispiacque al

congresso, e fu causa principale, per cui poco poscia mandò lo scambio a

Deane nella persona di Giovanni Adams. Il congresso decretò, che siccome

il marchese de La-Fayette pel suo zelo verso la libertà, per la quale

gli Stati Uniti combattevano, aveva lasciato la famiglia, i parenti e

gli amici, ed era ito a sue spese ad offerir i suoi servigj senza voler

trar paga, o altro emolumento godere; e che molto desiderava di spendere

la sua vita in difesa loro, così si accettavano i suoi servigj; e per

quel riguardo, che si doveva avere alla famiglia, ai parenti e

dependenti suoi, avesse ad avere il grado di maggior-generale

nell'esercito degli Stati Uniti. Itosene il marchese al campo molto ivi

si addomesticò col generale Washington, il quale assai lo onorò, e tenne

caro. Nacque allora tra loro due quell'amicizia, la quale durò sino alla

morte del generale americano.

Stando l'esercito in questi termini forte di genti, montando la somma,

incluse però le milizie poco sperimentate alle battaglie stabili, a

quindici migliaia di combattenti, confidente nei Capi, e fatto ardito

dalla presenza, dall'esempio, e dai conforti loro, si ebbero le novelle,

che l'armata nemica si era scoperta sopra il capo May, posto alle bocche

della Delawara, veleggiando verso levante. Entrava tosto Washington in

gelosia in rispetto alle rive dell'Hudson, le quali era stato solito

avvertir diligentemente fin dal principio della guerra; e mandava a

quelle schiere, che lo dovevano venir a trovare nella Cesarea da

Peeck's-hill, stessero, ed a quelle che già erano in cammino, facessero

alto nei luoghi loro. Compariva di nuovo il giorno sette agosto l'armata

britannica a veduta della Delawara; ma spariva di corto, e non se ne

sentiva più nuova per molti giorni. L'Americano non poteva apporsi, nè

accertarsi del disegno del nemico; stava dubbio, e non si muoveva, non

sapendo, dove avesse quel nembo a scoccare. Ma, passati molti dì, la

lunghezza dell'indugio gli dava sospetto, che l'intenzione dell'Howe non

fosse punto di volersi condurre sull'Hudson; perciocchè soffiato avendo

lungo spazio i venti da ostro, se tale fosse stato il disegno del

generale Inglese, avvisava benissimo, che già sarebbe al destinato luogo

pervenuto. Inclinava dunque a credere, che avessero gl'Inglesi in animo

di far impressione in qualche parte delle province meridionali. Dubitava

in vero del golfo di Chesapeack; ma essendo questo poco lontano dalle

bocche della Delawara, vi avrebbe il nemico già dovuto comparire.

Considerate Washington tutte queste cose temeva di Charlestown di

Carolina. Ma in questo caso non avrebbe potuto arrivare in tempo

coll'esercito per soccorrere a quella città. Oltre a ciò quel paese era

mortalissimo per le malattie, massimamente nella stagione che correva.

Howe poi avrebbe potuto imbarcar di nuovo le sue genti, e gettarsi

improvvisamente a scaricare a Filadelfia, la quale, essendo spogliata di

capitano e di gente da guerra, non avrebbe avuto rimedio. Per la qual

cosa si risolveva di ristarsi per essere più propinquo alle cose della

Pensilvania, lasciando le Caroline totalmente esposte all'impeto delle

genti nemiche, e solo fondate in su quelle difese, che di per sè stesse

potevano apparecchiare. Ma per compensare i danni, che elleno avrebbero

potuto ricevere, si determinava di procedere con tutto l'esercito alla

volta del fiume del Nort, per voltarsi quindi, come più convenevole gli

parrebbe, o contro Burgoyne verso il Forte Edoardo, o contro Clinton

verso la Nuova-Jork sprovveduta della più gran parte de' suoi difensori.

Appena aveva fatto questo disegno, che ricevè le novelle essere il

nemico comparso con tutte le sue forze nel Chesapeack. Ciò pose fine

incontanente a tutte le ambiguità, e l'animo suo dubbio piegò in una

certa parte. Mandò spacciatamente ordini a tutte le diverse schiere,

venissero a gran giornate a rannodarsi nelle vicinanze di Filadelfia,

per quindi procedere alla punta del golfo di Chesapeack. Comandò alle

milizie della Pensilvania, della Marilandia, della Delawara, e delle

parti più settentrionali della Virginia, corressero alle insegne, ed

andassero a congiungersi coll'esercito principale.

Mentre queste cose si procedevano dal canto degli Americani, entrava

l'armata inglese a piene vele nel Chesapeack, e navigava col vento in

fil di ruota verso la punta di questo golfo, la quale chiamano Elk-head,

o sia capo dell'Elk. Aveva quest'armata, subito dopo la sua partenza da

Sandy-hook, sperimentato i venti molto contrarj, sicchè penò bene una

settimana per girare i capi della Delawara. Avendo quivi i capitani

britannici avuto lingua, che avevano gli Americani con tali impedimenti

interrotto la navigazione del fiume, che il poter salire sino a

Filadelfia era divenuta cosa affatto impossibile (quantunque, secondochè

alcuni credono, si sarebbero facilmente potute sbarcare le genti a

Wilmington, dond'era uno stradone molto comodo per a Filadelfia), si

fermarono di voler procedere al Chesapeack, e l'esercito su di quelle

terre della Marilandia sbarcare, le quali vicine essendo al capo d'Elk,

sono anche poco lontane da Filadelfia. Ma nella gita dalla Delawara al

Chesapeack soffiarono i venti sì fattamente contrarj, che si passò oltre

la metà d'agosto prima che potessero entrar in questo golfo. Il quale

indugio fu d'incredibil noia alle genti inglesi affoltate e stivate

nelle strette navi coi cavalli, e cogli innumerevoli arnesi

dell'esercito nella più calda stagione dell'anno. Sarebbe anche stato

molto pregiudiziale alla sanità dei soldati, se non che i Capi avevano

provveduto di vettovaglie, di camangiari, e di acqua una copia

inestimabile. Il mare si mostrò più favorevole nel Chesapeack, e

viaggiandovi a golfo lanciato già tenevano le terre della Marilandia.

Così si avvicinavano l'uno all'altro i due eserciti con grande

aspettazione dei popoli. In questo mezzo tempo fu fatta da Sullivan una

rilevata fazione contro l'Isola degli Stati, prospera nel principio,

infelice nel fine. Perciocchè sbarcatovi prima, e fattivi molti

prigionieri, funne poscia ributtato con non lieve perdita de' suoi.

Quindi s'incamminò rattamente alla volta di Filadelfia.

Il giorno 25 agosto sbarcava l'esercito britannico, nel quale si

noveravano diciotto migliaia di soldati, non lungi dal capo dell'Elk.

Era esso fornitissimo di tutte le cose appartenenti all'uso della

guerra. Solo difettava di cavalli, tanto pei soldati, quanto per le

salmerìe, essendone morti molti per carestia di strame il precedente

inverno, ed alcuni nell'ultimo tragitto dalla Nuova-Jork all'Elk. Il

quale difetto non poteva non nuocere grandemente alle genti regie nei

luoghi piani della Pensilvania, ed in que' campi atti a ricevere

cavalli, ed a maneggiarvisi larga guerra. Il giorno venzette procedette

Howe coll'antiguardo a capo d'Elk, ed il dì seguente a Gray's-hill. Là

venne poscia a congiungersi con lui Knyphausen col retroguardo, che era

stato lasciato indietro, finchè lo sbarco di tutti gli arnesi fosse

stato condotto a fine. Tutto l'esercito pigliò gli alloggiamenti dietro

il fiume Cristiana, avendo Newark alla dritta, e Pencada, o sia Atkins,

alla sinistra. Una colonna condotta da Cornwallis, incontratasi nei

corridori di Maxwell gli fugò, cacciandogli sino al di là di

White-clay-creek con perdita di alcuni morti e feriti.

L'esercito americano, mostratosi innanzi tratto per la città di

Filadelfia per tener in fede gli amici, e per isbigottir gli avversi,

acciò non pazzeggiassero, andava, affine di arrestar l'inimico, ad

accamparsi dietro il White-clay-creek. Poco poi, lasciati i corridori

nel campo medesimo, si ritirava Washington col grosso dell'esercito

dietro il Red-clay-creek, alloggiando coll'ala sinistra a Newport presso

il fiume Cristiana, e sullo stradone che conduce a Filadelfia, e colla

dritta a Hockesen. Ma questa positura di sito malamente era difendevole;

e l'inimico, che si era ingrossato per l'accostamento del retroguardo

guidato da Grant, tenendo a bada colla sua destra la battaglia degli

Americani, faceva le viste di voler girare colla sinistra dietro il loro

destro fianco. Considerate queste cose, Washington ritirò le sue genti

dietro il fiume Brandywine, e pigliò gli alloggiamenti sui poggi, che da

Chadsford si distendono da maestro a scirocco. I corridori di Maxwel

ronzavano sulla destra del Brandywine per bezzicare, ed intrattenere

all'uopo l'inimico. Le milizie sotto i comandamenti d'Amstrong

guardavano un passo più sotto l'alloggiamento principale di Washington,

e l'ala dritta più in su guerniva la sponda del fiume a certi luoghi più

difficili a varcarsi. Il passo di Chadsford, siccome più agevole di

tutti, era custodito dalla più grossa e migliore schiera di tutta

l'oste. Ordinato in tal modo l'esercito, aspettava il generale americano

l'incontro dell'Inglese. E quantunque il Brandywine, essendo facilmente

guadoso qua e là, non potesse servire di sufficiente difesa contro

l'impeto del nemico, tuttavia erasi sulle sponde fermato, avvisandosi

benissimo, che volere o no, non si poteva evitare la battaglia, e la

città di Filadelfia salvare, se non colla vittoria. Howe mosse

prestamente la fronte del suo esercito più innanzi, non però senza molta

cautela. Arrivò a Kennen-square poco distante dal fiume, e di là mandava

i corridori a far cavalcar il paese a dritta verso Wilmington, a

sinistra sulla strada per a Lancastro, e da fronte verso Chadsford. I

due eserciti si trovavano a sette miglia distanti l'uno dall'altro,

scorrendo tra di loro il Brandywine.

La mattina degli undeci settembre in sul far del dì gl'Inglesi andavano

alla battaglia. Aveva Howe spartito il suo esercito in due schiere. La

dritta sotto gli ordini di Knyphausen, la sinistra sotto quei di lord

Cornwallis. L'intendimento suo era, che, mentre la prima facesse

sembianza con ogni possibile dimostrazione di sforzare il passo di

Chadsford, dimodochè i repubblicani non potessero l'attenzione loro

rivolgere ad un'altra parte, la seconda montando su per la riva del

fiume, e dando una gran giravolta, lo andasse a passare là, dove,

essendo in più rami diviso, è più facilmente guadoso. S'incontrarono i

primi feritori inglesi coi corridori del Maxwel, e tostamente gli uni

cogli altri si mescolarono. A prima giunta questi eran ributtati

indietro; poi ricevuti rinforzi dal campo rincacciarono gl'Inglesi. Ma

infine venute medesimamente in soccorso loro nuove genti, e prevalendo i

reali di numero, Maxwel con tutti i suoi fu costretto a ritirarsi al di

là del fiume. Sopraggiungeva colla sua schiera Knyphausen, ed assaltava

molto furiosamente colle artiglierie il passo di Chadsford, e faceva

ogni dimostrazione, come se lo volesse sforzare. Si difendevano

gagliardamente gli Americani; mandando anche gli armati alla leggiera

sulla destra del fiume per noiare gli assalitori sui fianchi. Ma furono

tosto a viva forza rincacciati al di là, ed allora Knyphausen instava

più che mai per passare il fiume, come se veramente avesse avuto in

animo di passarlo; e tempestava, e menava un romore incredibile. In tal

modo teneva egli occupatissimo il nemico in questa parte della

battaglia.

Intanto iva Cornwallis girando colla sinistra schiera chetamente, e

velocemente verso la parte superiore del Brandywine. Arrivava senza

essere osservato alla diramazione, e senza ostacolo passava i due rami a

Trimbles ed a Jeffery's-ford alle due dopo mezzo giorno. Scendeva quindi

frettolosamente sulla sinistra riva del fiume, e difilavasi per la via

di Dilworth contro il fianco destro dell'esercito americano. Non tardò

il generale repubblicano a ricever la notizia di questa mossa del

nemico; e, siccome suole avvenire in somiglianti casi, i rapportatori

magnificavano la cosa dicendo, che l'Howe di presenza guidava la

schiera. Appigliossi perciò tosto a quel partito, che meglio era

conveniente, sebbene pieno di molto ardire. Avvisò adunque di passare

con tutta la battaglia e l'ala sinistra il fiume, e con feroce assalto

attritare Knyphausen. Pensava ottimamente, che la vittoria avuta sopra

la destra del nemico avrebbe abbondantemente compensato il danno, che

questi avrebbe potuto fare colla sua sinistra sforzando la dritta degli

Americani a ritirarsi. Ordinò pertanto a Sullivan, varcasse il fiume ad

un passo superiore colla sua schiera, ed assaltasse la sinistra di

Knyphausen. Egli intanto si metteva all'ordine per traghettar più sotto,

e fare impressione contro la destra. Già si avviavano gli uni e gli

altri alla fazione, quando arrivarono le novelle, esser falso quello

ch'era vero, cioè che il nemico non avesse varcato il fiume presso la

diramazione, e che non si fosse mostrato sul destro fianco dell'esercito

repubblicano. Ingannato dal falso avviso Washington si ristette; e

Greene, che già passava colla vanguardia, fu fatto tornare indietro.

Mentre si stava con questa incertezza, ecco, che si ebbero le certe

novelle, che non solo gl'Inglesi avevano varcato, ma che di più si

avviavano grossi, e minacciosi contro il destro fianco. Era l'ala destra

degli Americani composta delle schiere dei generali Stephens, Stirling e

Sullivan, la prima in un sito più alto su per la via del fiume, e per

conseguente più vicina agl'Inglesi; le altre due prossimane per grado,

quella di Sullivan essendo la più bassa. Tosto questi allontanandosi dal

centro dell'esercito, corse a congiungersi colle due prime, e, siccome

più anziano, pigliò il comandamento di tutte tre. Washington

accompagnato da Greene si avvicinò anch'esso con due grossi squadroni

all'ala destra, e pigliò gli alloggiamenti tra questa e quelle genti,

che aveva lasciate di rincontro a Chadsford sotto i comandamenti di

Wayne, acciocchè ostassero al passare di Knyphausen. I due squadroni poi

guidati da Washington servivano di schiera di riscossa per correre

secondo il bisogno in aiuto di Sullivan, o di Wayne.

Intanto, essendo già gl'Inglesi guidati da Cornwallis comparsi a veduta

degli Americani, Sullivan metteva i suoi in ordinanza in luogo eminente

sopra Birmingham-meeting-house, colla sinistra presso il Brandywine,

avendo questa e la destra fasciate da folte boscaglie. Le artiglierie si

erano piantate sui vicini colli molto opportunamente. Ma egli pare, che

la schiera propria di Sullivan arrivasse, avendo fatto un gran giro,

troppo tardi sul campo di battaglia, e perciò non fosse ancora, come si

aveva dato ordine, acconciamente posta in ordinanza, quando si

incominciò a combattere. Veduto gl'Inglesi la positura delle genti

americane, si affilarono, corsero in caccia, e in furia alla battaglia.

Incominciò questa con molta foga da ambe le parti alle quattro

meridiane. Gli Americani si difendettero valorosamente buon tempo, e

crudelmente si sboglientò la battaglia. Ma tanta fu la furia

degl'Inglesi e degli Essiani che menavano le mani a gara, che nè

l'opportunità dell'alloggiamento, nè le bene poste, e bene amministrate

artiglierie, nè la tempesta dell'archibuserìa, nè il coraggio dei

soldati potettero reggere contro. I fanti leggieri, i corridori, i

granatieri e le guardie inglesi si cacciarono con tanta intrepidità

dentro le file repubblicane, che ne furono a viva forza scompigliate e

ributtate. Cominciò a piegare, ed a disordinarsi il fianco sinistro,

poscia di mano in mano si perturbò ed andò in volta tutta la fila. I

vinti si rifuggirono nelle vicine selve. I vincitori gli perseguitarono,

e procedettero avanti per la strada maestra verso Dilworth. Appena aveva

Washington udito il primo romore, che avvisandosi di quello ch'era,

mandò alla schiera di Sullivan i due squadroni soccorrevoli.

Approssimandosi al campo s'incontrarono nei soldati di Sullivan, che

fuggivano a rotta, e s'accorsero, che niuna speranza rimaneva di

ristorar la battaglia. Greene con eccellente industria aprì i suoi

ordini per dar luogo ai fuggiaschi, e poscia rannodatigli di nuovo si

ritirò coll'ordinanza intiera, ritardando il perseguitar del nemico

colle artiglierie, che traevano a ritroso alla coda. Trovato poi una

stretta con boscaglie dai due lati vi arringò i suoi, e voltò di nuovo

il viso al nemico. Erano Virginiani, e Pensilvanesi. Quivi attestati si

difendevano, massimamente i Virginiani capitanati dal colonnello

Stevens, disperatamente.

In questo mezzo tempo Knyphausen veduto, che gli Americani avevano alle

mani di che fare sulla destra loro, e che le schiere che gli stavano

all'incontro dall'altra parte del fiume erano state assottigliate pei

soccorsi mandati a Sullivan, si era apparecchiato a mandare ad effetto

quello di che fin allora aveva fatto solo sembianza di voler fare, cioè

di varcare. Il passo di Chadsford era difeso da una trincea, e da una

batteria. Contrastarono un pezzo i repubblicani; ma udito le novelle

della sconfitta dell'ala destra, e vedendo comparire sul destro fianco

alcuni soldati inglesi, i quali sbrancati, erano trapelati sin là per le

folte selve, si ritirarono disordinati, lasciando sul campo le

artiglierie e le munizioni, delle quali, varcato il fiume, s'impadronì

il generale tedesco. Nella ritirata, o, per meglio dire, fuga loro

passarono vicino ed alla coda di Greene che tuttavia si difendeva, e fu

l'ultimo a spiccarsi dalla battaglia. Finalmente, fattosi già scuro,

anche questi dopo lungo e bravo combattere si ritirò, e tutto l'esercito

procedè la stessa notte a Chester, ed il giorno seguente a Filadelfia.

Quivi arrivavano ad ogni ora i fuggiaschi condottisi a salvamento per

tragetti e vie sconosciute. I vincitori passarono la notte sul campo di

battaglia. Se non fosse opportunamente sopraggiunto il buio, egli è

molto probabile, che tutto l'esercito americano ne sarebbe stato

distrutto. Perdettero i repubblicani in questa giornata da quattordici

centinaia di soldati tra morti, feriti e prigionieri, con dieci cannoni

ed un obice. De' reali morirono a un dipresso cento, e quattrocento ne

furono feriti. Gli uffiziali francesi furono agli Americani di molta

utilità, sia nell'ordinar le genti alla battaglia, sia nel riordinarle

dopo la rotta. Tra questi il barone de Saint-Ouary fu fatto prigione con

gran dispiacere del congresso, il quale lo aveva in grande stima. Al

capitano di Fleury, il quale combatteva egregiamente, fu morto sotto il

cavallo. Il congresso lo presentò con un altro alcuni giorni dopo il

fatto. Il marchese de La-Fayette, mentre si affaticava colla voce e

coll'esempio a rannodar i fuggiaschi, toccò una ferita in una gamba.

Continuò però a far il debito suo, e come soldato combattendo, e come

capitano confortando e riordinando. Combattette anche con molta lode il

conte Pulaski gentiluomo polacco, che guidava i cavalleggieri. Lo

riconobbe pochi giorni poi il congresso, dandogli le compagnie dei

cavalli, ed il grado di brigadiere.

Se tutte le genti americane combattuto avessero nella battaglia di

Brandywine col medesimo valore che i Virginiani ed i Pensilvanesi, e che

Washington non fosse stato indotto in errore da un falso rapporto, forse

che avrebbero esse, nonostante l'inferiorità del numero loro, e

l'imperfezione dell'armi, ottenuto la vittoria, o almeno l'avrebbero

lasciata più sanguinosa agl'Inglesi. Comunque ciò sia, certo è bene, che

l'ordine della battaglia dato dall'Howe è stato eccellente; che le

diverse mosse furono eseguite con eguale prudenza e celerità, e che i

soldati tanto inglesi che tedeschi combattettero con maraviglioso

valore.

La sera, che venne dopo a quella, in cui si combattè la giornata,

mandarono i capitani britannici una frotta di genti spedite a

Wilmington, luogo posto alla congiunzione della Cristiana e del

Brandywine. Quivi fecero prigione il governatore dello Stato della

Delawara, e presero a bottino molta moneta, e robe sì pubbliche che

private, come pure parecchie scritture pubbliche d'importanza.

Seguitarono la fortuna della vittoria le altre Terre della bassa

Pensilvania, le quali tutte furono ricevute nell'obbedienza del Re.

Non si sgomentò punto il congresso ad un tanto sinistro di fortuna, e

faceva ogni sforzo per persuadere ai popoli, non esser le cose tanto

afflitte, nè ridotte in tanto sterminio, che presto non potessero

risorgere. Andavasi spargendo, che avevano bene gli Inglesi acquistato

il campo di battaglia, ma non già la compiuta vittoria, stantechè la

perdita loro altrettanta era, e forse maggiore di quella che gli

Americani fatto avevano. Affermavano, che, sebbene disperso in parte,

era tuttavia intiero l'esercito loro; e che fra pochi dì sarebbe

rammassato, ed in grado di affacciarsi incontro a combattere l'inimico.

E perchè quello, che forse non facevano le parole e le esortazioni, se

lo facessero le dimostrazioni animose, il congresso non faceva nissuna

vista di volersene partire da Filadelfia. Ordinò, che quindici centinaia

di regolari si facessero venire da Peek's-hill; che le milizie della

Nuova-Cesarea, quelle stesse della città di Filadelfia, quelle del

generale Smallwood, ed un reggimento di stanziali, che allora si trovava

in Alessandria, venissero rattamente a far capo grosso coll'esercito

principale nella Pensilvania. Diè ancora balìa al generale Washington,

richiedesse di forza dagli abitatori carri, cavalli e munizioni ad uso

dell'esercito, dando loro però le polizze del ricevuto.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 6 / 31 段