quale cominciata con grandissima riputazione cadde in tanta difficoltà,
che coloro, i quali ne avevano sperato sì prosperi successi ne
ricevettero gravissimo danno, e quei che sì grandemente ne avevano
temuto, ne riportarono grandissimo benefizio. Certo è, che, se ella fu
disegnata prudentemente, siccome a noi pare, fu improvvidamente
governata da coloro che dovettero mandarla ad effetto. Conciossiachè il
buon successo suo dipendeva in tutto dagli sforzi uniti dei generali,
che comandavano su i laghi, e di quelli che amministravano la guerra
della Nuova-Jork. Ma invece, procedendo con separati consiglj, quando
uno veniva, l'altro se ne andava. Allorquando Carleton si era
impadronito dei laghi, Howe non che salisse per l'Hudson alla volta di
Albanìa, osteggiò nella Cesarea, e si volse verso la Delawara Quando poi
Burgoyne entrò vincitore in Ticonderoga, Howe s'imbarcò per andare ad
assaltar Filadelfia, e così l'esercito canadese restò privo dell'aiuto,
che aspettava dalla Nuova-Jork. Forse credette Howe, che la presa di
Filadelfia, città tanto principale fosse, per isbigottire sì fattamente
gli Americani, e tanto i disegni loro disordinasse, che dovessero, o
venire a patti, o far debole resistenza. Forse ancora avvisò, che il
correre con possente esercito contro le parti di mezzo, e, per così
dire, dentro il cuore stesso della lega, fosse un molto efficace mezzo
di diversione in favore dell'esercito settentrionale, di maniera che non
sarebbe stato in potestà degli Americani il mandar genti sufficienti
sull'Hudson a contrastargli. Forse finalmente trasportate dall'ambizione
si era fatto a credere da sè solo potere, ed esso solo dover godere la
gloria del por fine alla guerra. Ma ella è cosa, che ognuno può di per
sè stesso conoscere, che qualunque potesse essere l'importanza
dell'acquisto di Filadelfia, non era però da paragonarsi a patto nessuno
con quella della congiunzione in Albanìa dei due eserciti canadese e
jorchese. Poichè, che l'insignorirsi di quella città dovesse dar vinta
totalmente la guerra, era molto dubitabile; la congiunzione degli
eserciti verisimile. Senza di che gli Americani sarebbero venuti per
impedir questa ad una campale battaglia, l'evento della quale non poteva
quasi esser dubbio, nè per la susseguente congiunzione terminativo.
Oltreacciò due eserciti, i quali entrambi concorrer debbono allo stesso
fine, ciò molto meglio, e più convenientemente possono fare, quando più
vicini sono l'uno all'altro, che non quando ne son lontani. Per quanto a
noi pare adunque la presente fazione è stata e bene immaginata nel suo
principio, e con tutti i convenienti mezzi, eccettuata però quella peste
degl'Indiani, dai ministri britannici accompagnata; sicchè, giusta
l'opinione nostra, non abbiano essi meritato quei rimproveri, che e nel
Parlamento, e dagli scrittori parziali vennero loro in questo proposito
fatti. Bene ci sembra, che, forse perchè portassero troppo rispetto alla
persona, alla fama, al grado, ed alla militare sperienza di Guglielmo
Howe, abbiano commesso errore col non mandargli ordini più risoluti.
Perciocchè da quanto noi abbiam potuto spillare ci pare, che gli ordini
datigli dai ministri in proposito della cooperazione sua coll'esercito
canadese siano stati piuttosto discretivi, che assoluti; e dal difetto
di questa cooperazione nacque evidentemente tutta la rovina
dell'impresa.
Gates dopo la vittoria mandò speditamente al congresso il colonnello
Wilkinson a portar le felici novelle. Arrivato, ed introdotto disse:
«Stare l'intiero esercito britannico cattivo a Saratoga; l'americano
pieno di sanità e d'ardire aspettar gli ordini loro. Deliberassero i
Padri, a quale impresa propizia alla patria dovesse la forza, la virtù e
la prontezza sue dirizzare». Il congresso rendè immortali grazie a Gates
ed alle sue genti. Decretò, si presentasse Gates con una medaglia d'oro
gettata espressamente, tramandatrice ai posteri di così chiara vittoria.
V'era in quella coniato il ritratto del generale colle parole intorno:
_Horatio Gates, Duci strenuo_; ed in mezzo: _Comitia Americana_. Era sul
rovescio raffigurato Burgoyne in alto di render la spada, e dietro da
una parte e dall'altra i due eserciti d'Inghilterra e d'America. Sopra
stavano intagliate queste parole: _Salus regionum septentrion._, e sotto
quest'altre: _Hoste ad Saratogam in deditione accepto. Die XVII Oct.
MDCCLXXVII._
Se alle novelle di sì felice caso si rallegrassero gli Americani, non è
mestier di dirlo. Cominciarono a promettersi maggiori prosperità; ognuno
si avvisava, essere sicura la independenza. Tutti sperarono, e non senza
molta ragione, che così lieto evento fosse finalmente per indur la
Francia, e gli altri potentati che stavano con essa, a scoprirsi in
favor dell'America, cessati essendo i dubbj sui futuri accidenti, ed il
pericolo di pigliar il patrocinio di una nazione perdente.
Mentre Burgoyne si trovava a sì strette condizioni ridotto, Clinton era
partito sul principio d'ottobre dalla Nuova-Jork con poco più di tre
migliaia di soldati per recarsi alla sua fazione sull'Hudson in soccorso
di quello. Occupavano gli Americani comandati dal generale Putnam le
aspre montagne, tra mezzo le quali scorre velocemente il fiume del Nort,
e che incominciano ad innalzarsi nelle vicinanze di Peek's-hill. Oltre
la fortezza del luogo, essendo in mezzo di queste montagne le rive del
fiume ripide, e quasi inaccessibili, avevano gli Americani assicurati i
passi in diverse guise. Stavano più in su a sei miglia di Peek's-hill
sulla sponda occidentale due Forti chiamati l'uno Montgommery e l'altro
Clinton, divisi fra loro da un torrente, che scendendo dalle vicine
montagne scorre nel fiume. Eran essi posti su certi colli aspri e
scoscesi molto, dimodochè dalle falde loro non vi si sarebbe potuto
salire, ed erano del tutto signori di quel fiume. Altra via non v'era
aperta al nemico per accostarsi ai medesimi, che quella di entrar fra le
montagne più sotto verso Stony-point, e passando per luoghi difficili e
stretti riuscir loro a sopraccapo. Ma tali erano queste forre, che, se
si fossero convenevolmente guardate, sarebbe stato il passare, non che
malagevole, impossibile. Poichè poi il nemico non potesse, navigando,
oltrepassargli, s'erano ficcati dentro del fiume triboli, e fatto uno
stecconato, protetto eziandio da una grossissima catena di magnifica
opera da una riva all'altra. Queste cose si erano fatte con mirabile
industria e fatica. Erano difese dalle artiglierie del Forte, da una
fregata, e da certe galeotte sorte un poco sopra lo stecconato. Tali
erano i ripari, che i repubblicani avevano rizzati sulla destra riva, e
dentro le acque dell'Hudson per tener serrati questi passi, dei quali in
tutto il corso della guerra erano stati in tanta gelosia; perchè sono
essi la sbarra e lo steccato al nemico, che volesse scendere dal Canadà.
Sulla sinistra poi sopra un poggio molto elevato, ed a quattro o cinque
miglia distante all'insù di quei di Clinton e di Montgommery avevano
piantato un Forte, che nominarono Independenza, ed un altro chiamato
Costituzione a sei miglia più in su di questo dentro un'isola vicina
alla riva sinistra. Anche qui avevano coi triboli, e con uno stecconato
interrotta la navigazione del fiume. Stava Putnam alla custodia di
questi passi, il quale aveva con sè da seicento stanziali, ed alcune
cerne, il numero delle quali era incerto. Un Clinton americano governava
nei Forti.
Sapeva benissimo il general britannico, che l'assalire i Forti Clinton e
Montgommery di fronte sarebbe stata opera piuttosto impossibile, che
difficile. Fece pertanto il disegno di andare all'assalto con riuscir
loro a ridosso, entrando nelle forre presso Stony-point. Ma perchè gli
Americani non pensassero di mandar grossi rinforzi alle guernigioni,
determinò di far le sue determinazioni sulla sinistra del fiume, come se
suo intendimento fosse di voler assalire il Forte Independenza. Per la
qual cosa sbarcò con tutte le genti il giorno cinque ottobre a
Verplanks-point poco sotto a Peek's-hill, dove Putnam aveva le sue
stanze. Questi si ritirò più in su a luoghi alti e disagiosi.
Gl'Inglesi, imbarcatisi di nuovo la maggior parte la notte, sbarcarono
la mattina seguente per tempissimo sulla destra riva a Stony-point, e
rattamente entrati nelle strette salivano per alla volta dei Forti.
Intanto per le mosse, che andavano facendo le navi inglesi, e per la
piccola presa di genti lasciate a Verplanks-point continuava Putnam a
credere, che l'assalto fosse diretto contro il Forte Independenza. In
questo mezzo camminavano gl'Inglesi per la via delle montagne
sollecitamente. Il governator Clinton s'era tardi accorto
dell'avvicinarsi dei nemici. Sopraggiunsero contro l'uno e l'altro Forte
nel medesimo tempo gl'Inglesi, e fugati di leggieri i primi feritori,
ch'erano usciti fuori per intrattenergli, andarono a furore all'assalto.
In questo punto era arrivato anche il navilio inglese, e fulminava colle
artiglierie. Gli Americani, quantunque si fossero veduti gli avversarj
addosso fuori di ogni opinione loro, si difendettero però gagliardamente
buon pezzo; ma finalmente non potendo sostenere il ferocissimo impeto
degli assalitori, essendo anche troppo deboli per poter acconciamente
fornire tutte le fortificazioni, dopo grave perdita di morti e di feriti
cedettero, e si ritirarono. Molti, tra i quali il governatore Clinton,
essendo pratichi dei luoghi, scamparono. La strage fu grande, irritati
gli Inglesi dalla resistenza e dalla morte di alcuni uffiziali. Arsero
gli Americani le fregate e galeotte loro. Gl'Inglesi s'impadronirono
dello stecconato e della catena.
I Forti Independenza e Costituzione, avvicinativisi gl'Inglesi da terra
e da acqua, furono i giorni seguenti votati ed arsi dai difensori.
Gl'impedimenti del fiume vennero in mano degli assalitori. Tryon fu
mandato il giorno nove a distruggere in fondo una Terra chiamata il
villaggio Continentale, nel quale avevano i repubblicani in gran copia
ammassate le munizioni.
In cotal modo vennero in poter degl'Inglesi i forti passi delle montagne
dell'Hudson, che gli Americani sforzati si erano di assicurare con ogni
maniera di fortificazioni. Erano essi riputati meritamente le chiavi
della contea d'Albanìa. E si vede, che se i reali fossero stati più
grossi, avrebbero potuto porgere un efficace soccorso all'esercito di
Burgoyne, e forse far piegare in favor loro tutta la fortuna della
settentrionale guerra. Ma non potettero concorrere all'impresa, sia per
esser di gran lunga troppo deboli, sia perchè Putnam ingrossatosi fino
alle sei migliaia di combattenti per la congiunzione delle milizie del
Connecticut, della Nuova-Jork e della Cesarea gli minacciò da fronte ed
alle spalle.
Non potendo gl'Inglesi vincere si posero in sul depredare. Il giorno
tredici Jacopo Wallace con una armatetta di fregate sottili, ed il
generale Vaughan con una grossa presa di soldati salirono pel fiume
mettendo a sacco, a fuoco, ed a sangue tutto ciò che loro si parava
davanti; barbarie tanto più da condannarsi, quanto più ella non era, nè
poteva essere di giovamento alcuno. Si avvicinarono ad una bella e
fiorita Terra chiamata Kingston, o Esopo posta sulla riva occidentale
del fiume, e scacciati a furia di cannonate i repubblicani, entraron
dentro, e tosto vi appiccarono il fuoco da ogni parte. Arse tutta; una
sola casa non vi rimase in piè. Arsero medesimamente una considerabile
quantità di munizioni da guerra e da bocca. Allegò Vaughan per
giustificare sì barbarico furore, che i repubblicani avessero tratto
dalle finestre. La qual cosa negaron essi con maggior fondamento di
probabilità. Poichè e' pare, che la Terra abbandonassero, tostochè
osservarono, che le genti del Re erano sbarcate sulla vicina spiaggia.
Queste crudeltà usavano i reali nel medesimo punto, in cui Gates
concedeva onorevoli termini al vinto esercito di Burgoyne. L'Americano
scrisse una lettera molto grave, e sdegnosa a Vaughan, nella quale,
dolutosi prima aspramente dell'arsione di Esopo, e delle orribili
devastazioni usate sulle due sponde del fiume, continuò con dire: «in
cotal modo sperare i generali del Re le genti convertire alla real
causa? Ma le crudeltà loro operare un contrario effetto; l'indipendenza
fondarsi sul disdegno universale dei popoli; più abili generali, e più
anziani, che non si riputasse il generale Vaughan egli stesso, aver la
fortuna della guerra in sue mani posti; poter un dì la condizion loro
diventar la sua, ed allora nessuna umana cosa poterlo dalla giusta
vendetta di un offeso popolo salvare».
Ma Vaughan e Wallace, udito, che Gates si avvicinava velocemente
marciando, non istettero più a soprastare. Smantellati i Forti, e
portando seco loro il bottino, si allargarono da quei confini, e se ne
tornarono in un colle restanti genti di Clinton più che di passo alla
Nuova-Jork. Molto fu notabile il danno che gli Stati Uniti ricevettero
da questa correrìa degl'Inglesi su per le rive del fiume Hudson; perchè
credendosi universalmente, che quei luoghi alti e scoscesi fossero del
tutto inaccessibili alla furia del nemico, vi avevano in grandissima
copia ammassato ogni sorta di armi e di munizioni. Di artiglierie, tra
quella che guernivano i Forti, e quelle che si trovarono sulle navi
arse, o distrutte, o prese, se ne perdettero meglio di cento pezzi di
diversa grandezza; quindici a ventimila libbre di polvere, delle palle
all'avvenante, ed ogni ordigno atto a fabbricare, od acconciare tutti
quest'instrumenti da guerra.
Intanto l'esercito cattivo s'incamminava alla volta di Boston. Partendo
da Saratoga passava tra mezzo le fila dell'esercito vincitore, che stava
attelato a bella posta lungo la strada, e sui vicini colli da ambe le
parti. Si aspettavano i brobbj e gli scherni. Nissuno fiatò; memorabile
esempio di temperanza cittadina e di militar disciplina. Per istrada
saccheggiarono a rotta ogni cosa, massimamente quei lanzi
incorreggibili; onde la gente giudicò, da quello che facevano vinti, a
quello che farebbero vincitori. Arrivarono a Boston, ed ebbero gli
alloggiamenti nelle baracche di Cambridge. Gli abitatori gli
avversavano, non potendo sgozzare l'incendio di Charlestown, e le
novissime rapine.
Burgoyne, fatta la capitolazione, provò dal canto dei generali americani
ogni sorta di cortesia. Gates lo convitò alle sue tavole. Pareva
taciturno e sbattuto. Il conversare era onesto, e nulla si toccò delle
disgrazie per non fargli male. Solo gli chiedettero, come gli fosse
bastato l'animo di ardere gli abituri del povero popolo. Rispose, sì
aver fatto, perchè così gli avevano imposto di fare, o perchè le leggi
della guerra per la propria difesa così richiedevano. Quegli uomini
linguacciuti della Nuova-Inghilterra se ne empievano la bocca. Ma queste
erano intemperanze di plebe. Gli uomini civili lo accarezzavano.
Schuyler fra gli altri lo fece gentilmente accompagnare da un aiutante
di campo sino in Albanìa, e lo albergò in casa sua, dove la sua donna
tutte quelle gentilezze gli usò, che da una gentildonna meglio
desiderare si potevano. Eppure Burgoyne nei contorni di Saratoga, dove
Schuyler possedeva larghissimi poderi, gli aveva fatto ardere una
bellissima magione, di magazzini, e di altri edifizj per un valsente di
più di trecentomila franchi. Arrivato poi a Boston il generale Heath,
che comandava al Massacciusset, lo accolse in casa sua, e complì con lui
con termini di cortesia. Andava a posta sua e veniva per la città, senza
che se gli facessero le affoltate intorno per dirgli villanìa.
Ma però gli altri uffiziali non isperimentarono tanta agevolezza. I
Bostoniani non gli volevano albergar nelle case loro. Perciò furon fatti
alloggiare nelle baracche. Se ne dolse Burgoyne prima col generale
Heath, e poi con Gates, allegando, che il mal trattamento, e poco
convenevole al grado loro fatto agli uffiziali era un rompimento della
fede data nella capitolazione di Saratoga. Si aggiunse a questo, che
Burgoyne, dubitando, non arrivassero in Boston, dove l'imbarco doveva
aver luogo giusta gli articoli della capitolazione, sì tosto per la
malvagità della stagione le navi necessarie per trasportar l'esercito in
Inghilterra, aveva ricerco Washington, perchè consentisse, che invece di
Boston, s'imbarcassero a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi, od in qualunque
altro luogo del Sound. La quale richiesta non credendo Washington aver
facoltà nè di negare, nè di concedere, l'avea al congresso trasmessa,
perchè definisse egli. Dispiacque grandemente al congresso questo menar
per parole; e massimamente quel protestare della rotta fede; pel quale
poteva riputarsi Burgoyne sciolto da quella, che egli stesso aveva dato.
Parve altresì al congresso, che le navi condotte a Boston pel trasporto
delle genti non fossero sufficienti a tanta moltitudine, nè
bastantemente provvedute di vettovaglie per un sì lungo tragitto. E
finalmente notò che gl'Inglesi non avevano puntualmente osservati i
patti nel consegnar le armi, non avendo rimesse le fiaschette da tenervi
entro le polveri, ed altri arnesi, i quali, se non sono armi, all'uso di
queste però strettamente appartengono. Della qual cosa per altro Gates
molto, ed efficacemente giustificava gl'Inglesi. Per la qual cosa il
congresso, che voleva la gara, e che cercava le cavillazioni, perchè non
avrebbe voluto, che i cattivi s'imbarcassero per timore, che, contro i
capitoli, andassero a congiungersi con quelle dell'Howe, od almeno, che
arrivando molto per tempo in Inghilterra, avesse il governo inglese
facoltà di mandarne tosto altrettante in America, decretò, dovesse
Burgoyne fornire al governo americano i ruotoli delle rassegne, dove
annoverati fossero per nome, e per grado non solo gli uffiziali, ma
ancora i sotto uffiziali, e perfino tutti i gregarj. Parve cosa strana
all'Inglese, e perciò si andava divincolando per non fornirgli. Howe poi
procedeva con molta grettezza e sofisticheria negli scambj dei
prigionieri; il che accresceva vieppiù i disgusti ed i sospetti. Da
questa renitenza dell'uno e dell'altro entrò maggiormente in sospetto il
congresso; e perciò stanziò, si soprassedesse all'imbarco del Burgoyne,
e di tutte le genti cattive, fino a tantochè una chiara ed espressa
ratificazione della convenzione di Saratoga non fosse convenevolmente
dalla Corte della Gran-Brettagna al congresso notificata. Mandarono nel
medesimo tempo al generale Heath, ordinandogli, se alcune navi da
servire all'imbarco arrivassero nel porto di Boston, queste dovesse
tostamente sforzare a dipartirsene. Provvidero di vantaggio, si
moltiplicassero le guardie attorno le genti burgoniane. Rescrisse
Burgoyne, giustificandosi con molto efficaci parole, ed affermando, non
essersi mai creduto disobbligato dai capitoli di Saratoga, e
promettendo, darebbero per iscrittura ciascuno, e singoli gli uffiziali
la fede di osservar quei capitoli. Tutto fu indarno. Il congresso non si
lasciò svolgere, e fu giuocoforza ai cattivi, se ne rimanessero in
America. Cosa, che riusci loro molto grave, e servì di pretesto ai
ministeriali per gravar gli Americani colla nota di perfidia. Se poi
questi sospetti dal canto degli Americani avessero stabile fondamento,
noi lasceremo in dubbio, senza biasimare l'imprudenza di Burgoyne, o
lodare le cautele, o condannar la diffidenza del congresso. Certo è
bene, che in quei rancori ed alterazioni civili le apparenze diventavano
realtà, e le probabilità certezze. Certo è ancora, che a quei tempi
molto si richiamarono gli Americani della perfidia inglese, e gl'Inglesi
della infedeltà americana.
Veduto Burgoyne, che non poteva impetrare per gli altri, pregò per sè,
ed ottenne facilmente di potersene ritornare in Inghilterra. Infatti
poco tempo dopo partitosi arrivò a Londra, dove si mise tosto giù a
vociferare, ed a tempestare contro quei ministri, dei quali poco prima
aveva con ogni studio ricercato il favore, e dai quali, trascurato un
antico e provato capitano, aveva ricevuto la opportunità di far chiaro
il nome suo con una grande ed onorata impresa. Non mancarono a Burgoyne
nè l'ingegno svegliato, nè la scienza, nè l'esperienza dell'armi. Ma uso
in quelle guerre germaniche non si muoveva, se non sicuro, e lentamente,
e solo quando erano tutte le cose abbondantemente in pronto. Nè andava
ad alcuna fazione, se non allora, che tutte le più strette regole della
militare arte stat'erano osservate. Male conobbe egli il modo di
esercitare la guerra americana, la quale doveva spedita essere, e fatta
alla leggiera. In una regione, come l'America è, tanto frequente di
passi forti e difficili, e contro un nemico più destro ad
affortificarsi, a scorrere in masnade, a dar gangheri, a porre agguati,
a mozzar le vie alle vettovaglie, a tagliare i ritorni, doveva meglio
usarsi la celerità, che arrecava un pericolo presente, ma evitabile, che
la tardanza, la quale colla presente sicurezza arrecava un pericolo
futuro ed inevitabile. Si perdè la occasione di vincere, perchè non si
volle mai correre il rischio di perdere; e per non essersi voluto por
niente in arbitrio della fortuna, non si potè guadagnare il suo favore.
Senza di che l'adoperare i Barbari nelle guerre non fu mai principio di
buoni e stabili successi; nè fu mai uso dei capitani prudenti il
provocar l'inimico colle minacce, od il disperarlo colle arsioni e colle
ruberìe.