Pei fatti di Bennington e del Forte Schuyler parve, che la fortuna

cominciasse a risguardare con lieto occhio le cose dell'America; e

siccome riuscirono inaspettati ai repubblicani, poichè in tutto il corso

di questa guerra canadese, dopo l'infelice morte di Mongommery, nulla,

che male non fosse, era loro accaduto, così diedero loro molto animo, e

da impauriti e sfiducciati ch'erano, diventarono baldanzosi e

confidentissimi. Gl'Inglesi per lo contrario ne ricevettero grandissima

perturbazione, e molto rimettettero di quella speranza e di

quell'ardire, che ai primi favorevoli riguardi della fortuna concetti

avevano. Quindi cambiossi affatto l'aspetto delle cose; e

quell'esercito, ch'era stato cagione di terrore ai repubblicani, pareva

ora a questi che avesse frappoco a diventare preda alle genti loro.

L'affare di Bennington specialmente aveva spirato grandissima fiducia in

sè stesse alle bande paesane; poichè non solo avevano combattuto, ma

sbaragliato e vinto le genti ordinate del Re, o inglesi, o tedesche che

si fossero. Quindi non si tenevano da meno che i reggimenti d'ordinanza;

e questi dal canto loro, per non iscomparire, ogni diligenza ed ogni

maggiore sforzo facevano per mantenere la opinione dell'antica

superiorità sopra le milizie. Venuta poi meno a Burgoyne la speranza di

poter ottenere le vettovaglie di Bennington, di nuovo si trovava per la

carestia in grandissime difficoltà. Ma i prosperi successi avuti dagli

Americani sotto le mura del Forte Schuyler, oltre l'aver inanimato le

milizie, aveva anche questo altro effetto operato, che liberati dal

timore di un'invasione, nel paese de' Moacchi, potettero tutte le forze

loro raccorre sulle rive dell'Hudson contro l'esercito di Burgoyne.

Quindi era, che i popoli si levavano a romore in tutta la contrada, e,

prese le armi, correvano al campo. A ciò eziandio dava occasione

l'essere a quei dì terminate le bisogne delle messi, e d'incentivo

l'esser arrivato all'esercito il generale Gates, perchè ne pigliasse in

luogo di Schuyler il governo. Era Gates salito presso gli Americani a

grandissima stima e riputazione, ed il nome suo era cagione, che gli

animi loro s'innalzassero a maggiori speranze. Era egli stato tratto dal

congresso a generale dell'esercito del Nort nella tornata dei 4 agosto,

mentre le cose si ritrovavano in grandissima declinazione. Ma non era

arrivato a Still-water, che ai ventuno. Seppe Schuyler per tempo, che

gli era mandato lo scambio. Tuttavia da quel buon cittadino ch'egli era,

aveva continuato sino all'arrivo di Gates ad usare ogni ingegno per

ristorare i danni. Già, come veduto abbiamo, aveva fatto grandissimo

frutto, ed inclinava la vittoria a favor suo. Si dolse molto amaramente

con Washington, che gli fosse interrotto il corso della fortuna, e che

altri avesse a côrre il frutto delle sue fatiche, quella vittoria

godendosi, alla quale egli aveva preparata la via. Ma volle il congresso

mandare ad un esercito perdente un capitano vittorioso. Inoltre non gli

era nascoso, che, se Schuyler era grato ai Jorchesi, era però molto in

disdetta dei Massacciuttesi, e degli altri uomini della

Nuova-Inghilterra. Il che impediva grandemente, che le genti corressero,

con quella alacrità che si desiderava, ad ingrossar l'esercito

settentrionale, il quale si trovava allora accampato nelle isole poste

là, dove il fiume Moacco mette capo nell'Hudson.

Un'altra, e molto possente cagione, che operò in modo si levassero a

calca gli Americani contro l'esercito inglese, quella era delle crudeltà

commesse dagl'Indiani sia del Saint-Leger, sia di Burgoyne, i quali non

la perdonavano nè a sesso, nè a età, nè alle opinioni. I leali

egualmente che i libertini ne furono sperperati. Quindi si detestava ed

abborriva universalmente quell'esercito, che aveva condotto seco sì

feroci ausiliarj. Le cose vere si magnificavano a bello studio dagli

scrittori ed oratori parziali, e non che a rabbia, a furore si

concitavano quelle menti già di per sè stesse cotanto inviperite. Seguì

fra gli altri un caso degno di grandissima compassione, e soggetto

bastevole a qualunque sanguinosa e spaventosa tragedia; e questo fu, che

una donzella per nome Maccrea, fanciulla non meno virtuosa che bella, di

lodevoli maniere, e di famiglia onorata, testè giuratasi ad un uffiziale

inglese, fu presa dai Barbari nelle sue case presso il Forte Edoardo, e

strascinata nelle selve con altre donne e ragazzi, ed ivi

barbarissimamente scarpellata ed uccisa. Così la infelice giovane invece

di andarsene alle liete nozze, fu tratta a crudele morte da coloro

stessi, che le paghe ricevevano dai compagni del suo diletto marito.

Inorridirono a sì inudita ferità le genti sì in America, che in Europa,

e mille volte maledirono gli autori dell'indiana guerra. Così,

com'abbiam detto, raccontano la cosa gli scrittori americani. Ma altri

narrano, che il giovane inglese per nome Jones, dubitando non succedesse

all'amata donna qualche sinistro per essere il padre suo uno de' più

ostinati leali del paese, e perchè già si sapeva l'amore, ch'ella a lui

portava, avesse a due Indiani di diverse tribù persuaso, l'andassero a

pigliare, e conducesserla sana e salva alle stanze, dove avrebbe con

eccellente premio il conduttore rimeritato. Pigliaronla i due Barbari, e

condottala nelle selve per alla volta dello sposo, venuti a contesa fra

di loro, volendo l'uno e l'altro esser solo per averne il premio intiero

nel rappresentarla, uno di essi mosso da bestial furore, rotta ad un

tratto coll'infragnitoio la testa alla sventurata fanciulla, l'ammazzò.

Burgoyne, udito sì enorme caso, fece arrestar l'ucciditore, e lo

minacciava di morte. Poco poi gli perdonò con patto, gl'Indiani, siccome

promettevano di voler fare, si astenessero da simili barbarità, e

fedelmente osservassero quelle condizioni, alle quali nel convento fatto

sulle rive del fiume Bouquet si erano obbligati. Credette il generale,

che il perdono fosse più profittevole che non l'esempio del gastigo.

Parve ancora, avesse qualche scrupolo, che per le leggi inglesi non gli

fosse lecito il riconoscere e gastigare colla pena di morte l'uccisore

della fanciulla, come se altre leggi non vi fossero fuori delle inglesi,

che gli comandassero di punire colla condegna pena l'autore di sì

orribile misfatto. Che se poi la prudenza lo avvertiva di astenersene,

debbesi in tal caso, e deplorare la debolezza, in cui era ridotto, e

detestare i consiglj di coloro, che avevano tratto i Barbari a parte di

una contesa nata fra genti polite e civili. Comunque ciò sia, la

condiscendenza di Burgoyne ritornò in capo a lui; imperciocchè

gl'Indiani, vedendo di non potere, come prima, metter ogni cosa a ruba

ed a sangue, abbandonato il campo, depredando e guastando, alle case

loro in fretta se ne tornarono. Così finì quasi del tutto in quest'anno

la guerra indiana, mal avvisata nel principio, crudele nell'atto, ed

inutile nel fine. I Canadesi medesimi ed i leali, che seguitavano

l'esercito del Re, spaventati al sinistro aspetto delle cose,

disertavano alla ricisa, dimodochè al più gran bisogno fu Burgoyne

lasciato presso che solo colle genti stanziali inglesi e tedesche.

In questo medesimo tempo gli fu fatto alle spalle da uno spicchio di

repubblicani una fazione, la quale, se loro riuscita fosse, gli avrebbe

del tutto tagliato i viveri, ed il ritorno al Canadà; e dimostrò almeno

il pericolo, ch'egli correva coll'allontanarsi sì lungo tratto con

piccolo esercito dai luoghi sicuri dei laghi. Il generale Lincoln con

una grossa banda di milizie del Nuovo-Hampshire e del Connecticut entrò

in isperanza di poter ricuperare alla lega le Fortezze di Ticonderoga e

del monte Independenza, le quali si custodivano con deboli presidj, e

per conseguente la signorìa del lago Giorgio. Arrivò egli da Manchester

a Pawlet. Divideva le sue genti in tre schiere; la prima guidata dal

colonnello Brown doveva condursi al luogo, dove si arripa dal lago

Giorgio, poi correre ad assaltar Ticonderoga; la seconda capitanata dal

colonnello Johnson cavalcasse il paese verso il Forte Independenza per

far diversione, e se l'occasione si ofrisse, tentare altresì questa

Fortezza; l'ultima poi condotta dal colonnello Woodbridge andasse ad

osteggiare Skeenesborough, il Forte Anna, e perfino il Forte Edoardo.

Brown con non minor celerità, che segretezza procedendo sorprese, e

s'impadronì di tutti i posti sul lago Giorgio, e sull'emissario per alla

via di Ticonderoga, che sono il monte Speranza, il monte Diffidenza, e

le fortificazioni francesi. Recò in poter suo dugento battelli, un

giunco armato, e parecchie barche da portar artiglierie; fe' non pochi

prigioni. Nell'istesso tempo arrivò Johnson sotto le mura del Forte

Independenza. Fecero la invitata all'una ed all'altra Fortezza. Ma il

brigadiere Powel, che l'aveva in custodia, rispose di volersi difendere.

Diedero la batteria per ben quattro giorni continui; ma non avendo

artiglierie di grossa passata, e difendendosi quei di dentro

gagliardamente, fu vano il conato, ed, abbandonata l'impresa, se ne

tornarono alle prime stanze.

Burgoyne intanto continuava ad alloggiare sulla sinistra riva

dell'Hudson, e con ogni più diligente opera s'ingegnava a far venire dal

Forte Giorgio le munizioni. Avendone finalmente con incredibile fatica e

perseveranza ammassato una quantità da poter bastare trenta giorni, si

determinò a passare dalla sinistra sulla destra riva per trovarvi e

combattere l'inimico ed aprirsi colla vittoria la strada ad Albanìa. E

siccome il fiume gonfiato dalle continue piogge aveva portato via il

ponte di foderi, un altro ne construì con battelli. Varcò il fiume del

Nort verso la metà di settembre con tutto l'esercito, e scendendo per la

destra riva andò a pigliare gli alloggiamenti parte nelle pianure, e

parte sui colli vicini a Saratoga. Gates stava colle sue genti accampato

tre miglia più su di Still-water. Per conseguente i due eserciti

fronteggiavano l'un l'altro, e si aspettava una vicina battaglia.

Questo partito di essersi volto alla passata del fiume fu da molti, e

molto acerbamente censurato; e si credette, sia stato la principal

cagione del fine, che ebbe poi tutta l'impresa. Opinarono alcuni, che

sarebbe stato miglior consiglio dopo gli affari di Bennington e di

Stanwix, e considerata la forza dell'esercito di Gates, la quale

diventava anche tutti i giorni maggiore, che Burgoyne avesse abbandonato

il pensiero di recarsi ad Albanìa, e si fosse ritirato di nuovo ai

laghi. Della qual cosa però, giusta l'opinione nostra, lo scusa il non

aver egli a quel tempo ancor ricevuto nissuna novella, nè della forza

dell'esercito lasciato nella Nuova-Jork, nè delle mosse che fosse per

fare, o fatte avesse il generale Clinton su per le rive dell'Hudson per

alla volta di Albanìa. Aspettava una efficace cooperazione da parte di

Clinton. Così portavano ed il disegno ministeriale, e le ricevute

istruzioni. E non sarebbe egli stato grandemente da riprendersi, se,

ritratto l'esercito verso Ticonderoga, avesse abbandonato Clinton a sè

stesso, ed a tutti quei vantaggi rinunziato, che l'arrivo di questi, e

la congiunzione dei due eserciti promettevano? Bene ci pare, che vana

escusazione sia stata quella, che addusse egli stesso, dicendo, che, se

fosse tornato indietro, Gates avrebbe potuto andare a congiungersi con

Washington, e tutti e due uniti, opprimendo Howe, il destino di tutta la

guerra definire. Conciossiachè non avrebbe mai Gates potuto abbandonar

le rive dell'Hudson, finchè si conservava sano e salvo l'esercito di

Burgoyne, sia che questi alloggiasse a Saratoga, sia che stanziasse a

Ticonderoga. Senza di che consistendo una gran parte dell'esercito di

Gates in milizie della Nuova-Inghilterra, queste seguitato non

l'avrebbero, quando e' si fosse recato sulle rive della Delawara. Ma se

crediamo, che Burgoyne non abbia fatto errore nel voler seguitare

l'impresa, ci pare però ch'ei non avrebbe dovuto varcar l'Hudson, ma

sibbene rimanersene sulla sinistra riva; poichè in tal caso, o sia che

avesse voluto, secondo le circostanze, ritirare l'esercito a

Ticonderoga, o sospingerlo avanti sino in Albanìa, ciò poteva molto più

facilmente eseguire, trovandosi tra il suo e quello di Gates, già fatto

più gagliardo, frapposto il grosso fiume del Nort. Le strade all'insù da

Batten-hill sino al Forte Giorgio erano più facili sulla sinistra, che

non sulla dritta, ed all'ingiù sino ad Albanìa, se non migliori, certo

poco peggiori. Egli è vero che la città di Albanìa è posta sulla destra

riva del fiume; ma quando Burgoyne fosse pervenuto rimpetto a questa

città sulla sinistra, gl'Inglesi di sotto avrebbero potuto arrivarvi coi

battelli loro, e trasportare le genti sulla destra. In ogni caso

avrebbero potuto congiungersi con quelle di Clinton. Ma Burgoyne, o

troppo confidando ne' suoi soldati, i quali erano in vero una bella e

buona gente, o troppo poco conto tenendo degli Americani, dalla quale

opinione però avrebbero dovuto rimuoverlo i fatti di Bennington e di

Stanwix, amò meglio, lasciato il partito più sicuro, andar a tentar la

fortuna col combattere l'inimico, sperando di ottenere colla vittoria,

che credeva certa, il fine di tutta l'impresa. Così nell'istessa

maniera, che i ministri britannici, male giudicando della costanza de'

coloni, si pensarono di fargli calare alle voglie loro colle leggi

rigorose, i generali, ingannatisi a gran partito intorno il coraggio di

quelli, si fecero a credere di potere solo colla vista, colla voce, e

con un po' di romore d'armi fugargli. In tal modo si toccavano le

sconfitte per troppa speranza della vittoria, e si perdè la guerra per

troppa assicuranza di vincerla.

Ma ripigliando ora, donde lasciamo, il giorno diciannove di settembre

era riserbato dai cieli ad un aspro e sanguinoso combattimento, pel

quale si doveva definire, se gli Americani potevano solo difendersi

dagl'Inglesi dietro i ripari delle Fortezze, delle selve, dei fiumi e

delle montagne, siccome alcuni portavano opinione, ovvero se fossero

abili ad incontrargli sull'aperta campagna, nelle battaglie giuste ed

ordinate. Erasi Burgoyne, superati non senza fatica tutti gli ostacoli

dei rotti ponti e delle strade sfondate, condotto vicino a Gates,

dimodochè alcuni stretti boschi soltanto s'interponevano tra i due

eserciti. Senza fare alcuna dimora l'Inglese trasse fuori il suo in

ordinanza, e lo dispose alla battaglia. L'ala sua dritta alloggiava

presso certi colli, verso i quali il terreno si innalza graduatamente

partendo dal fiume. Essa era fiancheggiata dai granatieri e dai fanti

leggieri, i quali occupavano i colli sopraddetti. Poco più avanti in

fronte e da fianco di questi stavano, come stracorridori, quegl'Indiani,

leali e Canadesi, che rimasti erano nel campo. L'ala sinistra colle

genti di più grave armatura e le artiglierie era posta sullo stradone, e

nei prati che rasentano il fiume. Era questa capitanata dai generali

Philipps e Reidesel. Stava a petto col medesimo ordine schierato dal

fiume ai poggi l'esercito americano, Gates sulla dritta, e Arnold sulla

stanca. Già seguivano feroci avvisaglie tra i primi feritori dell'uno e

dell'altro esercito. Morgan col suo reggimento, ed il colonnello Durbin

coi fanti leggieri avevano dato dentro, e volto in fuga i Canadesi e gli

Indiani. Ma, venute altre genti in soccorso di questi, furono l'uno e

l'altro costretti a cedere, ed a ritirarsi al campo. Intanto Burgoyne, o

credendo di girare attorno il fianco sinistro del nemico, o perchè fosse

necessitato di così fare per ischivare, passando più in su, i borri dei

torrenti che corrono nell'Hudson, si distendeva coll'ala sua dritta su

pei poggi, e disegnava di andar a percuotere di fianco ed alle spalle

Arnold. Ma quel gioco, che Burgoyne voleva fare all'Arnold, nel medesimo

tempo Arnold intendeva di farlo al Burgoyne, senza che l'uno sapesse

dell'altro, o l'altro dell'uno per l'interposizione delle selve.

Incontraronsi le due schiere. Furono gli Americani ributtati da Frazer.

Trovato sì duro incontro sul fianco dritto dell'ala dritta inglese,

lasciato sufficientemente guardato questo luogo, si difilarono

rattamente verso la destra loro, ed andarono con molta furia ad

assaltare il sinistro fianco dell'ala medesima. Quivi Arnold diè pruove

di quell'alto e smisurato coraggio, di cui egli era fornito, confortando

i suoi colla voce, e più ancora coll'esempio. La battaglia era molto

pericolosa. Gl'Inglesi temendo che il nemico, rompendo le fila, non

penetrasse tra l'ala loro dritta e la sinistra, il quale si vedeva

manifestamente essere il disegno di lui, mandarono nuove schiere in

soccorso della parte pericolante. Vennevi Frazer col vigesimo quarto, e

con altre genti leggieri, ed i corridori di Breyman. Più sarebbervi

venuti dal fianco destro, se non che la necessità di difendere i poggi

nol consentì. Nondimeno tanto era il valore e l'ostinazione degli

Americani, che già gl'Inglesi incominciavano a disordinarsi. Ma arrivava

in questo punto Philipps con nuove genti, e con una parte delle

artiglierie; il quale, tosto udito il primo romore, s'era mosso in via,

e, traversata con molta difficoltà una selva, si era celeremente

condotto al luogo del pericolo. Frenò egli il nemico, e ristorò la

fortuna della giornata, che già declinava. Ciò nonostante continuarono

gli Americani l'assalto loro con molto valore, sicchè la notte sola pose

fine al combattimento. I repubblicani si ritirarono. I reali

pernottarono in armi sul campo di battaglia. Mancarono degli Americani

tra morti e feriti da trecento a quattrocento. Tra i primi i colonnelli

Adams e Coburn. Degl'Inglesi meglio di cinquecento. Morì fra gli altri

il capitano Jones, uffiziale di artiglieria molto riputato.

Pretendettero ambe le parti la vittoria. Gl'Inglesi acquistarono il

campo di battaglia. Ma siccome l'intenzione degli Americani era di non

andare, ma di stare, e quella degl'Inglesi di andare, e non di stare, e

che inoltre era agli Americani un vincere il non esser vinti, ognuno può

vedere, quale abbia raccolto maggior frutto dalla giornata. Da un altro

canto gli Inglesi si persuasero non senza molta diminuzione dell'ardire

e delle speranze loro, che avevano a fare con un nemico, il quale anche

a viso scoperto sapeva, e poteva tenere loro il fermo.

Il giorno seguente, vedendo Burgoyne che non poteva sperare di cacciar

di forza il nemico dai luoghi forti ed affortificati, dove alloggiava,

confidandosi forse, che il tempo potesse offerire qualche occasione di

far maggior frutto, ed aspettando inoltre di dì in dì le novelle del

generale Clinton, delle operazioni del quale egli era tutto al buio, si

fermò, e pose il campo a gittata d'artiglieria dagli alloggiamenti

americani. Faceva intanto fare sollecitamente grossi ripari, tanto sulla

dritta, dond'era venuto il pericolo, quanto sulla sinistra per difender

quelle praterìe vicine al fiume, dove aveva i suoi magazzini, e gli

ospedali. Un reggimento d'Inglesi, i lanzi d'Hanau, ed alcuni leali

furono fatti attendare nelle praterìe medesime per maggior sicurtà.

Gates continuò ne' suoi alloggiamenti, affortificandovisi però molto

studiosamente sulla sinistra.

Colla miglior fortuna s'accrescevano parimente ogni giorno le forze del

suo esercito per l'accozzamento di nuove genti sì stanziali, che cerne.

Venne tra gli altri a congiungersi Lincoln con duemila di queste tra

Massacciuttesi, Rodiani, Hampshiresi, e Connecticuttesi, tutti soldati

buoni ed agguerriti. Usavano gl'Inglesi grandissima diligenza per evitar

le sorprese; gli Americani per impedire gl'Inglesi non uscissero a

foraggiare. Si facevano in questo mezzo tempo frequenti badalucchi.

Intanto il generale britannico stava con grandissima impazienza

aspettando le novelle della Nuova-Jork, e gli pareva mille anni di non

riceverne. Finalmente il giorno venti gli pervenne una lettera dei dieci

scrittagli in cifera da Clinton, colla quale questi lo avvisava, che

verso il giorno venti del mese avrebbe con duemila uomini tentato il

Forte Montgommery situato sulla destra riva dell'Hudson alle falde dei

colli. Lo accontava nel medesimo tempo, che non poteva far di più,

trovandosi molto debole; e che anzi, quando il nemico facesse qualche

motivo verso le spiaggie della Nuova-Jork, sarebbe egli costretto di

ritornarsene. Mandò tosto Burgoyne un uomo a posta, due uffiziali

travestiti, e parecchie altre persone di credenza per differenti strade

a Clinton, acciò lo informassero della condizione, in cui si trovava, lo

avvisassero e pregassero, procedesse tostamente alla spedizione.

Aggiungessero, che in rispetto alle vettovaglie poteva egli, e voleva

bastare sino ai dodeci del presente ottobre. Ancorchè l'aiuto che

prometteva Clinton, di troppo minor momento fosse, di quanto si era

Burgoyne dato a credere dovesse essere, tuttavia sperava, che per

l'assalto dato al Forte Montgommery, e pel timore che gl'Inglesi, preso

questo, non si aprissero la via su pel fiume, avrebbe Gates, o mutati i

suoi alloggiamenti, o mandato qualche grossa banda all'ingiù contro

Clinton, e che nell'uno o nell'altro caso si sarebbe offerta la

occasione di acquistare qualche vittoria, e perciò di arrivare in

Albanìa. Abbenchè, se si consideri, di quanto fosse più gagliardo

l'esercito di Gates di quello di Burgoyne, e che il primo nuove forze

acquistava ogni dì, si potrà conoscere, quanto vana fosse l'aspettazione

del generale inglese. Ei pare adunque, ch'esaminata la debolezza

propria, quella di Clinton, e la prepotente forza di Gates avrebbe

dovuto pensare a ritirarsi, seppure la ritirata era ancora in facoltà

sua; imperciocchè il traversare il fiume, con un sì forte esercito

nemico tanto vicino, sarebbe stata impresa troppo pericolosa; e qui si

vede ancora, quanto improvvido sia stato il consiglio di averlo la prima

volta varcato; conciossiachè da questa passata l'andata ed il ritorno

diventarono del pari impossibili.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 3 / 31 段