Ma, non ostanti così liete speranze, incominciarono a provare molte e

gravi difficoltà. Tutta la contrada all'incontro era nimichevole, e le

vettovaglie si potevano solo trarre da Ticonderoga. Quindi è, che

l'esercito britannico dai trenta di luglio sino ai quindici d'agosto

tutto fu intento, ed ogni opera usò per far venir i battelli, le

provvisioni e le munizioni dal Forte Giorgio sino al primo luogo

navigabile dell'Hudson, ch'era una distanza di circa diciotto miglia.

L'impresa era difficile; nè il frutto che vi si faceva dentro, francava

la fatica ed il tempo che vi si spendevano. La strada era rotta in

diversi luoghi, e non vi si poteva passare se prima non si rassettasse.

De' cavalli che si aspettavano, appena ne fosse arrivato un terzo. De'

buoi a malo stento se n'erano potuti raccorre cinquanta paia. Grosse e

continue piogge avevano accresciuto le difficoltà. Laonde avvenne, che

malgrado tutta la diligenza che si usava, appena che si fossero potute

procurar le vettovaglie pel logorar giornaliero dell'esercito, non che

per far riposte, acciocchè potesse procedere più oltre. Addì quindici

non si avevano in canova provvisioni che per quattro giorni, e dieci

battelli nell'Hudson.

Molto, ed acerbamente fu biasimato Burgoyne per causa degl'indugj

operati prima pel passaggio pei deserti del Forte Anna, e poscia per la

difficoltà delle vettovaglie nelle stanze del Forte Edoardo. Allegarono,

che invece di andarsi ad intricare in quei deserti avrebbe dovuto, dopo

occupato Skeenesborough, e sbaragliato tutto l'esercito nemico,

ritornarsene rattamente pel Wood-creek a Ticonderoga; di là imbarcar di

nuovo le genti sul lago Giorgio, procedere al Forte di questo nome, e,

presolo, incamminarsi spedito e pronto per lo stradone carrozzabile al

Forte Edoardo. Sarebbonsi, opinarono, in tal modo precipitati gl'indugj,

i quali, se riuscirono pregiudiziali all'esercito britannico, furono di

altrettanto vantaggio cagione agli Americani. Sarebbesi, continuarono,

l'esercito insignorito di Albanìa, prima che i nemici avessero potuto

raccorre il fiato. Si giustificava però Burgoyne con dire, che

l'indietreggiare in mezzo al corso della vittoria avrebbe scemato

l'animo a' suoi, e datone ai nemici; che questi avrebbero fatto testa

nel Forte Giorgio, ed intanto rotto la strada per al Forte Edoardo; che

passando, come fece, per le solitudini del Forte Anna, oltrechè si

avvezzarono i soldati alla guerra intricata delle selve, si obbligarono

i nemici a votar di piano il Forte Giorgio, e che avendo già una strada

aperta, si doveva sperare, non guasterebbero quell'altra, di cui si

tratta; che le navi, che si sarebbero dovute usare pel trasporto delle

genti sopra il lago Giorgio, si erano potute adoperare pel trasporto

delle bagaglie, armi e munizioni. Mostrava finalmente, che l'avere

anteposta la via sulla sinistra a quella sulla dritta pel lago Giorgio,

gli aveva fatto abilità di mandare a mano stanca un buon polso di genti

sotto gli ordini del generale Reidesel, perchè tenessero in gelosia il

Connecticut, e tutta la contrada di Vermont.

Quale di questo sia la verità, Schuyler molto acconciamente si giovò di

tali soprastamenti. Già alcuni colonnelli di stanziali erano da

Peek's-hill arrivati al campo, e le milizie della Nuova-Inghilterra,

quantunque corresse a quei dì la stagione delle messi, stormeggiavano da

ogni parte, ed andavano a congiungersi coll'esercito principale; in

guisa che, se questi non era ancora abile ad offendere, poteva almeno

sperare, occupati i luoghi forti, di difendersi convenevolmente.

In questo mezzo ebbe Burgoyne le novelle, che il colonnello Saint-Leger

colle sue genti d'ordinanza, ed una buona torma d'Indiani per la via del

lago Oneida era venuto da Oswego nella contrada dei Moacchi, e che di

già oppugnava il Forte Stanwix. Prese tosto speranza, che gli si potesse

aprir la strada a qualche buon successo. Perchè, se l'esercito

americano, che lo fronteggiava, corresse su pel fiume Moacco per andar

in soccorso del Forte, in tal caso rimaneva agl'Inglesi aperto l'adito

sino ad Albanìa, e si otteneva il finale intento. Oltredichè, se

Saint-Leger ne andasse colla vittoria, le genti americane trovate si

sarebbero tra due eserciti regj, quello di Saint-Leger da testa, e

quello di Burgoyne da coda. Se per lo contrario i repubblicani si

consigliassero, abbandonato il presidio del Forte Stanwix alle sue

proprie forze, di ritirarsi in Albanìa, in questo secondo caso tutta la

contrada dei Moacchi sarebbe venuta in poter degl'Inglesi, e questi

avrebbero fatto la congiunzione loro colle genti del Saint-Leger.

Ingrossato allora l'esercito, e vettovagliato dai Moacchi avrebbe

facilmente potuto procedere più oltre. Dal che doveva nascere, o che il

nemico combatterebbe una battaglia campale, e non si dubitava della

vittoria; o sarebbesi grado grado ritratto a luoghi più bassi, ed in

questo modo gl'Inglesi si sarebbero fatti padroni della città di

Albanìa. Ma se il disegno di spingersi avanti era molto opportuno, non

era meno pieno di difficoltà pel difetto delle vettovaglie. Il qual

difetto sarebbe anche diventato maggiore in proporzione che l'esercito

si allontanerebbe dai laghi, dai quali esse vettovaglie si traevano.

Avrebbersi di vantaggio dovute far venire con grosse scorte, ed ordinar

una lunga tela di guardie per preservarle dai subiti assalti del nemico.

La qual cosa non si poteva ottenere senza assottigliar con evidente

pericolo l'esercito già di per sè stesso non troppo gagliardo. Voltò

adunque Burgoyne il pensiero a far procaccio di vettovaglie in altro

modo, senza del che il disegno non si poteva a patto nessuno mandar ad

effetto. Sapeva egli, che i nemici avevano ammassato una gran quantità

di biade e di grascie, siccome pure un notabile carreggio ad una Terra

chiamata Bennington, posta tra i due rami, che poscia uniti formano il

fiume Hosick. Giace ella a venti miglia distante dal fiume del Nort.

Quivi si conducevano altresì grossi branchi per uso del campo

repubblicano, i quali venivano dalla Nuova-Inghilterra per le parti

superiori del Connecticut, e poscia per le contrade del Vermont. Da

Bennington si mandavano secondo il bisogno alle diverse parti

dell'esercito. La Terra poi era guardata soltanto da alcune bande di

milizie di numero incerto; imperciocchè, ora andavano ora venivano,

secondo che la propria volontà loro le aggirava. Sebbene la distanza dal

campo di Burgoyne a Bennington fosse di cencinquanta miglia, ciò non di

meno considerato, che il paese all'intorno, il quale Reidesel già aveva

cavalcato, si era dimostrato anzi quieto che no, e bene inclinato

all'obbedienza, spinto eziandio da una insuperabile necessità, ed

avidissimo di gloria, non disperò il capitano britannico di potere con

una improvvisa correrìa arrivare a Bennington, sorprendervi, e portar

via sul carreggio del nemico le munizioni. Fatta la risoluzione, ne fu

data la cura al luogotenente colonnello Baum, uno de' più riputati

capitani tedeschi, che si avesse l'esercito, e molto capace in questa

maniera di guerreggiare, scorrazzando il paese nemico. Lo accompagnarono

alla fazione da cinquecento soldati, dugento uomini d'armi a piè di

Reidesel, i corridori del Frazer, i volontarj del Canadà, una parte dei

provinciali molto pratichi dei luoghi, che seguivano le bandiere

britanniche, e ben cento Indiani. Seguitavano due pezzi d'artiglierie da

campo. Nel medesimo tempo il luogotenente colonnello Breyman col suo

reggimento di Brunswicchesi andò a pigliar gli alloggiamenti più sotto

verso Bennington sul Batten-hill, a fine di essere in grado di

soccorrere, ove d'uopo fosse, a Baum. Le instruzioni, che questi ebbe da

Burgoyne, erano molto accomodate; usasse grandissima cautela nel pigliar

i posti; facesse diligentemente esplorare la contrada dagl'Indiani verso

l'Otter-creek ed il fiume del Connecticut. Non lasciasse scorrazzar gli

uomini d'armi, ma sempre gli tenesse raccolti; facesse marciar gli

armati alla leggiera da fronte ed alla coda, per non dar dentro agli

agguati; non tentasse zuffe dubbie; se il nemico gli venisse

all'incontro molto grosso, pigliasse un buon posto, e vi si

fortificasse; desse voce, che tutto l'esercito voleva passare nel

Connecticut; in fine venisse a ricongiungersi con esso lui in Albanìa.

Per dar poi gelosia all'esercito nemico, e tenerlo a bada durante la

fazione, Burgoyne mosse tutto l'esercito all'ingiù sulla sinistra riva

dell'Hudson, ed andò a por gli alloggiamenti di rincontro a Saratoga.

Fatto anche un ponte di foderi, fe' passare a questa Terra le genti più

spedite, e faceva le viste, come se tutto l'esercito valicar dovesse per

andare ad affrontar il nemico, che stava tuttavia nel suo campo di

Still-water.

Ordito, nel modo che abbiam detto, il disegno, procedeva Baum con eguali

prestezza e cautela ad eseguirlo. Incontrava a prima giunta una masnada

nemica, che faceva la scorta ad un branco, ed a certa quantità di

munizioni. Gl'intraprendeva, e mandava al campo. Ora quivi incominciò a

manifestarsi quella mala fortuna, che già tanto aveva ritardato

l'esercito reale. Tal era la mancanza delle bestie da tiro e da soma, e

tanto si trovarono pei cattivi tempi sdrucciolenti e rotte le strade,

che Baum non potette, se non molto lentamente procedere verso il luogo,

al quale si avviava. Ebbe perciò il nemico, che stava attento in

Bennington, tostano avviso del suo arrivare. Comandava in questa Terra

il colonnello Starke testè arrivatovi colle bande paesane, che aveva

messo insieme nel Nuovo-Hampshire. Mandò rattamente dicendo a Warner, il

quale col suo reggimento, dopo la rotta di Hubbardton, era venuto ad

alloggiare in Manchester, venisse a raggiugnerlo. Tutte queste genti con

alcune milizie dei contorni sommavano a circa due migliaia di soldati.

Udito, che il nemico si avvicinava, aveva Starke spedito avanti a

sopravvedere il colonnello Gregg, credendo dapprima, fosse solamente una

torma d'Indiani che corresse il paese. Ma veduto, ch'erano gli

stanziali, si ritirava agli alloggiamenti principali di Bennington.

Baum, avendo avuto lingua, che il nemico era tanto forte, che stato

sarebbe temerario consiglio l'assaltarlo, mandò tostamente a Breyman,

informandolo del pericolo, e corresse in aiuto. Egli intanto pigliato un

forte posto presso Santcoick-mills sulle rive del Wallon-creek, o sia

Rivo delle valli a quattro miglia distante da Bennington, si

affortificava. Ma Starke, volendo prevenir la congiunzione della squadra

di Breyman, si determinò ad assaltarlo. Trasse per tanto le sue genti

fuori di Bennington la mattina dei sedici d'agosto; le divideva in

parecchie schiere, perchè accerchiassero ed assalissero da tutte le

parti gli alloggiamenti di Baum. Mentre eseguivano i comandamenti del

capitano, e già erano pervenute a veggente del nemico, questi si

persuadeva tuttora, fossero leali, che venissero in soccorso suo;

essendochè vi erano con Baum molti fuorusciti, i quali operavano in

modo, ch'egli più uso a far le guerre, che a queste aggirandole civili

prestasse fede alle solite baie e vane credenze loro. Ma accortosi

finalmente dell'errore si difendeva molto gagliardamente. Tal era però

la foga ed il numero degli Americani, che non potette lungamente

sostenergli, e già, superati tutti gli ostacoli, e presi i due cannoni,

entravano da ogni parte negli alloggiamenti. Gl'Indiani, i Canadesi, ed

i corridori inglesi spulezzando qua e là, come meglio veniva loro,

s'inselvarono. Solo gli uomini d'armi tedeschi ostinati si attestarono,

e fieramente menavano le mani. Venute lor meno le munizioni, fatto un

puntone, Baum il primo, si misero a tracollo a furia di spadate, dov'era

maggiore la pesta dei repubblicani. Ma invano si affaticavano, oppressi

tosto dalla moltitudine de' nemici. Molti rimasero uccisi; i

sopravviventi, tra i quali lo stesso Baum gravemente ferito, si arresero

a prigionieri di guerra.

Intanto Breyman si era mosso verso Bennington in soccorso de' suoi; ed

avvengadiochè fosse partito molto per tempo la mattina dei quindici, che

avesse marciato senza mai ristarsi, e la distanza non fosse oltre le

ventiquattro miglia, ciò non di meno tanti e sì gravi furono

gl'impedimenti, che incontrò per causa della malvagità della strade,

rendute ancor più difficili dalle continue piogge, dalla scarsezza dei

cavalli, e dal traino delle artiglierie, che stette un pezzo a potere

sfangare, e non potette arrivare presso il campo di Baum, se non dopo

che la fortuna s'era già del tutto inclinata a favor degli Americani.

S'aggiunse, che non ebbe avviso a tempo, che già si combattesse, ed

allora solamente ebbe le novelle dell'evento della battaglia, quando i

fuggiaschi gliele riportarono. Giugneva alle quattro dopo mezzodì agli

alloggiamenti di Baum, dove in luogo degli amici, che il ricevessero,

trovò i nemici, che lo assaltarono. Malgrado la stanchezza de' suoi, si

difendette molto risolutamente. E siccome molti fra le milizie

provinciali si eran recati in sull'abbottinare, le cose andavano molto

strette, e si correva pericolo, non acquistasse Breyman quello, che

aveva perduto Baum. Già aveva cacciato i repubblicani da parecchj posti,

che pigliati avevano sui colli, ed aspramente serrava il nemico, che

malagevolmente teneva la puntaglia. Ma non corrisposero a questi primi

principj gli altri successi: poichè sopraggiunse in questo punto Warner

col suo reggimento di stanziali, che, con gran furia premendo addosso

agl'Inglesi ed ai Tedeschi incalzanti, rinfrescava la battaglia più

feroce che prima; e le milizie, che ritornavano dalla busca, sentito il

romore, si rannodavano. Stette gran pezza, e sino all'imbrunire dubbia

la vittoria, combattendo in favore degli uni il valore e la disciplina,

in favore degli altri il numero ed il furore. Finalmente i soldati di

Breyman sopraffatti dalla folla dei nemici, consumate tutte le

munizioni, e perdute due bocche da fuoco, che con incredibile fatica

avevano condotte, cominciarono a barellare, poscia a piegare.

Abbandonato finalmente del tutto il campo di battaglia, e lasciate in

sulla furia del partire in poter dei vincitore tutte le bagaglie, un

migliaio di archibusi, e da novecento armi bianche, usarono la oscurità

della notte per ritirarsi. Perdettero i reali in questi due fatti

settecento soldati, la maggior parte prigionieri, forse dugento uccisi.

La perdita dei repubblicani fu di poca importanza. Il congresso rendè

pubbliche grazie al colonnello Starke ed alle milizie, che combattettero

in queste giornate. Starke fu eletto a brigadier-generale.

Dalla parte dei Moacchi le cose inglesi succedevano sulle prime assai

prosperamente. Aveva il colonnello Saint-Leger posto il campo sotto le

mura del Forte Stanwix agli tre d'agosto. Guidava da ottocento uomini

tra Inglesi, lanzi, Canadesi e leali americani. Seguivano una

moltitudine d'Indiani colle femmine loro, e con molta ragazzaglia, vaghi

più dell'uccidere e dell'abbottinare, che dell'assediare Fortezze. Fatta

la chiamata al colonnello Gausevoort, rispondeva questi, volersi

difendere sino allo stremo. Vedute queste cose, e conoscendo benissimo,

di quanta importanza fosse il mantener quel Forte nell'obbedienza della

lega, il generale Harkimer, uomo di grande autorità nella contea di

Tryon, aveva fatto un'accolta di soldati di milizia, e marciava

speditamente in soccorso del Gausevoort. Mandavagli dicendo dal suo

campo di Erisca, distante a sei miglia dal Forte, che gli sei si sarebbe

spinto avanti, e fatto ogni sforzo per congiungersi col presidio.

Gausevoort commetteva al luogotenente colonnello Willet, saltasse fuori

per assaltar gli alloggiamenti inglesi, e ciò per dar favore al

tentativo dell'Harkimer. Ma il capitano inglese accorgendosi di quanto

pericolo fosse l'aspettare l'inimico negli alloggiamenti, e massimamente

conoscendo, quanto gl'Indiani fossero più atti all'offendere che al

difendersi, mandava ad incontrar le genti americane il colonnello

Giovanni Johnson con una parte dei regolari e cogl'Indiani. Marciava

Harkimer molto negligentemente senza mandare avanti speculatori nè

feritori alla leggiera sui fianchi; cosa che dee far maraviglia, non

potendo essergli nascoso, quanto il paese fosse atto alle insidie, e

quanto gli Indiani fossero destri a scorrere in masnade, a dar gangheri,

ed a porre agguati. Fu loro invero offerta la occasione di far una

celata, dalla quale nacque il quasi totale eccidio delle genti

dell'Harkimer. S'appiattarono gl'Indiani con alcuni regolari nelle selve

vicine alla strada, per la quale quelle camminavano, e tostochè furono

oltrepassate, saltaron fuori con molta furia, e le soprassalirono alle

spalle, mentre che a tutt'altro pensavano fuori che a questo. Fatte le

prime scariche cogli archibusi, si avventarono gl'Indiani coi coltelli,

e con molta crudeltà ammazzarono i contrastanti e gli arrendentisi. Gli

Americani giunti in tal modo alla schiaccia si disordinarono. La strage

fu grande; e l'orribile presenza dei Barbari accresceva terrore alla

cosa. I repubblicani oppressi da sì subita rovina si riebbero per altro

finalmente, e, fatto un puntone, riuscirono ad un luogo forte, nel quale

attestati si difendevano. Nonostante sarebbero stati dal numero e dalla

furia del nemico sopraffatti, se non che, avuto questi avviso

dell'improvviso assalto dato al campo dal Willet, si ritirò. Morirono da

quattrocento Americani, tra i quali lo stesso Harkimer e molti uomini

d'autorità nella provincia, con parecchj che tenevano i principali

maestrati. La qual cosa diè speranza ai reali, che si sarebbe di breve

spenta la ribellione. La vittoria però non fu senza sangue dalla parte

loro. Alcuni fra i regolari morirono. Degl'Indiani mancarono da sessanta

tra morti e feriti, tra i quali parecchj caporioni e guerrieri più

riputati. E pare eziandio, che nel calore e nell'inviluppamento della

mischia alcuni Indiani siano stati feriti dai regolari del Johnson.

Perilchè questa gente indisciplinata ed intrattabile, pronta al

sospetto, e feroce di natura, nè avvezza a trovare sì duri incontri,

s'inritrosì, ed inferocì di vantaggio. Quindi è, che fecero prima con

bestiale immanità un'orribile beccherìa de' prigionieri, e poi

diffidantisi e renitenti, ai comandamenti dei Capi non obbedivano,

sicchè più ingombro recavano e pericolo, che forza e sicurezza

all'esercito.

Intanto Willet saltato fuori dal Forte aveva assalito con eguali

industria e valore gl'Inglesi negli alloggiamenti loro, ed a prima

giunta molti ne uccise, altri cacciò nelle selve, alcuni nel fiume. Ma

solo essendo venuto per far diversione in favore d'Harkimer, ottenuto

l'intento, si ritrasse di nuovo alle mura, portando seco a trionfo

caldaie, coltrici, moschetti, pelli di fiere ed altri arnesi, o

necessarj all'uso della guerra, o tenuti cari dagl'Indiani. Vollero i

nemici tagliargli il ritorno al Forte, e fecero un'imboscata. Ma egli,

che stava vigilante, gli combattè, e fe' star lontani a furia di

archibusate e di cannonate a scaglia. Arrivò dentro sano e salvo con

tutti i suoi; e per trofeo ammontò le armi e le bagaglie conquistate

sotto lo stendardo americano, che sventolava sulle creste della

Fortezza. Poco dopo tentò con un altro compagno, chiamato Stockewell

felicemente un'assai più pericolosa fazione. Passarono di notte tempo

per gli alloggiamenti del nemico, e non rimanendosi al grave pericolo

che correvano, nè alla crudeltà dei selvaggi, riuscirono alla larga.

Nascondendosi secondo il bisogno nelle profonde selve e nelle paludi

corsero il paese per levare genti in aiuto del Forte; azione magnanima,

e da non esser mai senza molta lode ricordata.

Il colonnello Saint-Leger, volendo usare la vittoria avuta

sull'Harkimer, sotto speranza che ne fosse la guernigione sbigottita,

intimò la resa al comandante del Forte, prima con parole per mezzo del

colonnello Butler, poscia per iscrittura. Parlò della totale distruzione

degli amici loro, dell'impossibilità all'ottener soccorso, della

disperazion delle cose. Aggiunse, che Burgoyne, superate e disperse

tutte le genti americane, stava ora in Albanìa ricevendo le promesse di

soggezione e di fedeltà dei popoli circonvicini. Molto magnificò e le

proprie forze, e quelle di Burgoyne Annunziò, che, se venissero a patti,

sarebbero verso il presidio tutti quei modi usati, coi quali soglionsi

dalle civili nazioni trattare i vinti. Ma, se si volesse in una ostinata

ed inutile difesa persistere, sarebbero non solo i soldati del presidio

diventati vittima alla bestial rabbia degl'Indiani, che già a mala pena

poteva frenare; ma ancora ogni anima vivente, o uomini, o donne, o

vecchi, o fanciulli, o infermi, o sani che si fossero, stati sarebbero

senza alcuna compassione scarpellati e morti.

Rispose gravemente, e con molta costanza Gausevoort, che gli Stati Uniti

d'America dato gli avevano in guardia la Fortezza di Schuyler; che ad

ogni rischio, e sino all'estremo spirito intendeva egli di volerla

difendere; e che non aveva mai creduto, nè credeva dovere stare, nè

curarsi agli effetti, che nascer potessero dall'adempimento del suo

dovere. Aveva benissimo conosciuto, che se il capitano inglese avesse

avuto forze sufficienti, avrebbe o fatto una modesta chiamata, od

assaltato il Forte senza intrattenersi a fare una sì bizzarra braverìa.

L'Inglese vedendo, che le insidie e le minacce erano state senza frutto,

volse tutti i suoi pensieri alla oppugnazione. Ma poco stante si

accorse, che il Forte era e meglio munito, e meglio difeso di quanto si

era persuaso. Sperimentò altresì, che le sue artiglierie non eran di tal

portata a poter fare notabile danno da una certa distanza. Perciò pigliò

il partito di avvicinarsi colle trincee al Forte, sicchè le artiglierie

far potessero sufficiente passata; ed in questo procedeva con

grandissima diligenza. Intanto gl'Indiani e per le perdite fatte, e per

esser caduti dalle speranze del depredare, ogni dì diventavano più

rotti, più precipitosi e più molesti. Ad ogni piè sospinto minacciavano

di rubare, e poi di andarsene. Vennero in questo mentre le novelle al

campo, che Arnold si avvicinava potente di numero, e con grandissima

celerità. Il vero si era, che Schuyler, udito, che si combatteva il

Forte del suo nome, aveva spedito Arnold in soccorso con una brigata di

stanziali sotto gli ordini del generale Learned, al quale si accostaron

poi mille armati alla leggiera mandati da Gates. Procedeva Arnold colla

consueta audacia e celerità alla fazione, salendo per le rive del fiume

Moacco. Giunto a mezza strada, avendo avuto avviso, che il Gausevoort

era molto stretto dal nemico, e sapendo che niuna cosa tanto nuoce al

tempo, quanto il tempo, lasciate indietro le genti di grave armatura,

con novecento dei più lesti corse più che di passo al Forte. Ebbero

tosto gl'Indiani, che stavano di continuo cogli orecchi levati,

intenzione della cosa, sia dai loro, sia dalle spie mandate avanti a

bello studio dall'Arnold, che molto la magnificavano. Al nome d'Arnold,

e nella tempera, in cui già si trovavano, se si sgomentassero, nissuno

il domandi. Sopraggiunse loro addosso quell'altra novella, forse per

l'affare di Bennington, che Burgoyne con tutto l'esercito era stato

tagliato a pezzi. Non istettero più a soprastare. Si levarono a rotta

per andarsene. S'affaticarono Saint-Leger e Johnson molto per

incoraggiarli e trattenergli, ora dicendo, che gli avrebbero condotti

eglino stessi alla battaglia in compagnia delle migliori genti loro; che

scegliessero essi medesimi il luogo del combattere; che ordinassero le

mosse, come meglio piacesse e paresse loro. In ultimo chiamò Saint-Leger

a parlamento i Capi loro, sperando che per l'autorità di questi, e per

quella di Johnson, del Claws, e del Butler soprantendenti alle cose

indiane da parte del Re, si sarebbero potuti trattenere. Ma mentre

deliberavano, gli altri sbiettavano. Pochi rimasero, e minacciavan di

peggio, se non si levava il campo. Dovettero gl'Inglesi cedere alla

fortuna. Il dì 22 agosto levarono l'assedio, ritirandosi verso il lago

Oneida. Le tende, le munizioni, le artiglierie vennero in poter della

guernigione, la quale uscita dal Forte diè loro alla coda con grave

danno. Ma maggior pericolo sovrastava loro da parte dei feroci alleati,

che non da quella de' repubblicani. Mettevano gl'Indiani durante la

ritirata, o per me' dire la fuga, a bottino le provvisioni dell'esercito

e le robe dei soldati e degli uffiziali. Nè contenti a questo scannavano

colle proprie baionette gli sbrancati. Non si potrebbe con degne parole

descrivere la miserabilità di questa rotta, il danno, lo squallore e lo

spavento delle genti regie. Arrivarono finalmente sul lago, dove

trovarono conforto e riposo. Saint-Leger se ne tornò a Monreale, e

poscia a Ticonderoga per andarsi a congiungere con Burgoyne. Arnold

arrivò al Forte due dì dopo, che era stato sciolto l'assedio. Quivi gli

abbracciamenti e le allegrezze per la ricuperata libertà, e per

l'ottenuta vittoria furon senza fine tra i soldati del presidio e quei

del soccorso.

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 2 / 31 段