Il cocchiere arrivò davanti il portone di casa Savarella un'ora prima
di far giorno. Picchiò un bel pezzo. Fu il canonico che si risentì per
il primo. Saltò fuori dal letto, cercò nel buio i calzoni, se l'infilò
e fattosi alla finestra, ne aprì l'impannata, mise la testa fuori, e
domandò:
--Chi è?
--Io.
--Masi!
--Eccellenza, sì.
--A st'ora.... e con i cavalli.... e mio fratello!...
--Mi faccia aprire.
--Cosa è successo, bontà divina!
--Mi faccia aprire.
Nel tono della voce del servo c'era qualcosa che fece raccapricciare
il canonico. Chiuse tutto tremante, cercò gli zolfanelli, accese il
lume, e presolo con una mano, e messa l'altra davanti la fiamma, andò
in punta di piedi verso la camera delle persone di servizio.
--Gnora Santa, chiamò picchiando all'uscio, gnora Santa.
--Chi è, rispose una voce chioccia e squarrata.
--Io, il canonico: vestitevi presto.
--Che cosa è stato?
--Vestitevi.
S'intese un tramestìo, poi uno strascicar di ciabatte, s'aprì l'uscio
e comparve una vecchia mezzo vestita, e con gli occhi ancora tra'
peli.
--Che cosa è stato?
Il prete le diede il lume e una chiave.
--Non so.... per amor di Dio andate ad aprire.
--A chi?
--A Masi.
--A Masi?
--Sì.... presto....
--Santa madre della Gibilmanna! esclamò picchiandosi il petto, che sia
successa qualche disgrazia a don Bastiano?
--Non lo so... Masi torna coi cavalli.
--Santa madre!... E seguitando a picchiarsi il petto, scese le scale.
Il canonico s'era fermato sul pianerottolo, ma non potendosi resistere
alla viva inquietudine che lo tormentava, si risolvè, e scese anche
lui.
La gnora Santa aprì, levò il chiavistello, tirò a sè un imposta del
portone, e il cocchiere entrò, tirandosi dietro i cavalli che
impuntavano a causa della luce improvvisa.
--Masi.... disse la serva.
--Che cosa è stato? domandò il prete ansiosamente.
--Niente.... non abbia paura.... han sequestrato don Bastiano.
--Santa madre della Gibilmanna!
Il canonico, sbarrando tanto d'occhi in viso al cocchiere, era restato
immobile, pallido come un morto, senza aver l'animo di dire una
parola: poi piegò le ginocchia, e si lasciò cadere sur uno scalino....
--E dove l'han sequestrato? domandò la serva.
--Alla Ginestra.... Cinque malandrini sbucarono a un tratto dalla
macchia come cinque diavoli.... A terra!... a terra!... oh, S. Paolo
benedetto!... due saltarono al timone, due alle tirelle che
tagliarono.... il quinto disarmò il padrone.... Mi fecero scendere, mi
legarono, e mi buttarono bocconi nella macchia....
--Fratello mio, esclamò il povero canonico coprendosi la faccia con le
mani.
Uno de' cavalli si scosse facendo tintinnare la sonagliera così forte,
che Masi e la gnora Santa fecero un gran balzo, e si guardarono
sbigottiti.
--Io restai più di un'ora senza potermi muovere, riprese il cocchiere
rimettendosi, tutto vergognoso della paura avuta. Sarei ancora là se
non fosse passato un carrettiere. Accorse a' miei lamenti, mi slegò,
mi domandò del fatto.... M'aiutò a prendere i cavalli; io montai, e me
ne venni al trotto.
--Povero don Bastiano.... povero don Bastiano.... ripeteva la gnora
Santa.
Poco dopo per la casa era un bisbigliare sommesso, con esclamazioni di
spavento e di pietà: l'altre serve si erano alzate anch'esse, e
circondavano Masi che ricominciava il suo racconto.
--È stato alla Ginestra.... cinque malandrini sbucarono dalla macchia
come cinque diavoli.... A terra!... a terra!...
E a quel grido anche alle serve le si accaponava la pelle.
Il canonico era entrato nella camera degli altri due fratelli, e
l'aveva svegliati.
--Cosa è stato? domandarono: e si rizzarono a sedere sul letto, e si
soffregavano gli occhi ancora gravi per sonno.
--Niente.... vestitevi, e venite nella mia camera.
Si vestirono in fretta, sbattendo i denti, presi da un freddo
improvviso, e andarono nella camera del fratello maggiore.
E il pover'uomo dava loro la triste notizia, quando entrò la sorella
tutta discinta, e inquieta.
--Cosa è successo.... cosa è stato....
--Niente, Annuccia.... non spaventarti, rispose il povero canonico.
--Voi piangete e non è successo niente!
In quella intese uno scalpiccìo, si voltò, e vide Masi e le serve che
la guardavano con un certo viso che parlava chiaro. Li fissò portando
le mani alle tempie bruscamente.
--Bastiano.... disse, e cacciò uno strido.
Il canonico corse verso di lei.
--Zitta, te ne prego.... sveglierai la mamma.... l'han sequestrato,
povero fratello....
Una vecchierella corta, magra, curva per gli anni e per le pene, con
quel colore pallidiccio di donna inferma nel volto scarno ed
aggrinzato, comparve sulla soglia dell'uscio, e sentì quelle parole:
--Figlio mio!... esclamò con quel grido dell'anima proprio delle sole
madri, s'abbandonò sull'imposta, e cadde.
Tutti balzarono, verso di lei, la sollevarono, l'adagiarono sulla
poltrona. Le serve corsero per acqua, Masi andò per il medico.
Essa guardava or l'uno or l'altro de' suoi figli con gli occhi
sbarrati, stupidi, non rispondendo punto alle loro premure.
Verso le nove fu un andirivieni di gente: parenti, amici, persone di
casa, conoscenti, andavano a far un atto del loro dovere, con visi
d'occasione. E lì cento domande, e cento racconti del fatto, ed
esclamazioni di dolore, di stupore, e parole di conforto, e
supposizioni, e commenti d'ogni genere. Quelli che rappresentavano il
partito contrario negli affari comunali avevano il miele in bocca, e
il rasoio a cintola. L'avevano preveduto, bisbigliavano tra di loro
con un vivo compiacimento interno, un giorno o l'altro doveva finire
così. Buona gente que' Savarella, tranne il canonico.... Non aveva
avuto mai naso quel benedetto cristiano.... con la sua tirchieria, con
la sua ambizione smodata, qualche nemico se l'era fatto.... Il suo
sogno favorito era di spadroneggiare in consiglio, farsi nominar
sindaco, dominare il paese, e asciugare la cassa.... Si credeva più
potente di Domeneddio! e affè che l'aveva avuta una tremenda botta
finalmente, una di quelle botte tra capo e collo che vi fanno sputar
l'anima! Bene gli stava. Accade sempre così quando invece di badare a'
fatti propri, si vuol rompere le tasche ai cittadini. Dispiaceva loro
piuttosto per il povero don Bastiano, una pasta d'angelo davvero, che
proprio non gli pareva fratello a quell'altro.... Ve' che strilli il
sordido! i briganti non gli estorcerebbero meno di centomila lire:
dove prenderli? dovrebbe imprestarsene una buona parte.... Si comincia
così, e poi.... e poi non si sa dove si va a parare. Umh, quella era
una casa rovinata per certo. Gli onesti, e son sempre i meno, erano
atterriti e addolorati a un tempo: essi non si tenevano: parlavano a
voce alta, accesi in volto, gesticolando. Sì, il governo era debole, i
capi delle provincie e dei circondari tante schiappe; pareva che i
ministri li cercassero apposta col lanternino per farne un regalo alla
Sicilia. Avevano distrutta la banda di Rinaldi, che batteva la
campagna da sei anni; bravi davvero! tanto il topo s'aggira attorno
alla trappola sinchè ci resta: ma non avevano distrutto il
malandrinaggio. E poi, i Leone, i Capraro, i Saieva, gli Alfano, non
comandavano ancora orde di scellerati che seguitavano a farne d'ogni
colore in barba alla giustizia? Come s'erano formate quelle bande?
Ecco il dito sulla piaga! Via, pertutto dove c'eran uomini c'eran
delitti, pertutto i rei cercavano di prendere il volo; meglio uccel di
bosco che uccel di gabbia, dice il proverbio.
L'inettitudine della polizia che non sapeva tender bene le sue reti,
la lentezza con cui s'istruivano i processi.... e un pochino anche un
certo odor di nerbate, allargavano la piaga. I latitanti erano il
semenzaio delle bande, una minaccia continua, un pericolo continuo;
dunque era da supporre che si facesse di tutto per cercar
d'arrestarli, commessa la sciocchezza d'esserseli lasciati scappare:
invece non se ne faceva nulla! Erano _scassa pagliai_ da quattro alla
crazia, e non metteva conto d'occuparsene seriamente; anzi si
cercavano con svogliatezza, come i cacciatori di grossa selvaggina
cercano le allodole....
Piaceva la cuccagna del soprassoldo, ecco! E veniva pur troppo il
tempo che gli _scassa pagliai_ fatto l'abito a una vita travagliosa e
piena di pericoli, il callo ai delitti, minacciavano la società
seriamente! Allora cominciava un'altra farsa. Si mandavano, soldati,
carabinieri, militi, a rinforzare i distaccamenti: e sin qui
_transeat_, meglio tardi che mai. Ma eccoti che la cosa degenerava in
vera torre di Babele: ordini, contrordini, dispacci, controdispacci,
il comandante il corpo de' carabinieri a' carabinieri, il comandante
dei militi a' militi; il generale ai maggiori e questi agli ufficiali;
il prefetto ai sottoprefetti e questi ai delegati, ciascuno per conto
proprio, volendo per i suoi solamente l'onore della cattura della
banda, e perciò avversandosi a vicenda, tenendosi celata a vicenda una
buona notizia, sfuggendosi a vicenda quando si trattava dell'arresto
d'un brigante, che poi novantanove volte su cento si lasciavano
scappare.... Nè questo era tutto: dal comando dei carabinieri si
sguinzagliavano di soppiatto carabinieri travestiti; dal comando dei
militi, militi travestiti; dalla prefettura delegati straordinari, con
pieni poteri, e squadriglie d'occasione: il che, essendo causa
d'equivoci strani, non solo accresceva la confusione, ma generava un
servizio zoppicante, che faceva maggiore l'ardire e la iattanza dei
malfattori, soffocava il coraggio dei cittadini. I quali poi, per
assicurare vita e proprietà, loro malgrado dovevano far buon viso a
quella canaglia. E si osava bandir la croce addosso alla Sicilia!!
Questo diceva la gente onesta, e non aveva torto.
Intanto, segretamente, s'era mandato qualcuno ad aggirarsi nelle
vicinanze del passo della Ginestra, ad aspettare notizie del
ricattato: i banditi certo dal canto loro dovevano cercare di far
arrivare la solita lettera alla famiglia. Ma in tutto quel giorno non
si vide anima nata. La costernazione era orribile. Solo la povera
vecchierella non sentiva, nè doveva sentire più nulla: in letto,
sollevata fra un monte di cuscini, guardava tutti con quegli occhi
sbarrati nel volto pallido e affilato.