VII.

Il cocchiere arrivò davanti il portone di casa Savarella un'ora prima

di far giorno. Picchiò un bel pezzo. Fu il canonico che si risentì per

il primo. Saltò fuori dal letto, cercò nel buio i calzoni, se l'infilò

e fattosi alla finestra, ne aprì l'impannata, mise la testa fuori, e

domandò:

--Chi è?

--Io.

--Masi!

--Eccellenza, sì.

--A st'ora.... e con i cavalli.... e mio fratello!...

--Mi faccia aprire.

--Cosa è successo, bontà divina!

--Mi faccia aprire.

Nel tono della voce del servo c'era qualcosa che fece raccapricciare

il canonico. Chiuse tutto tremante, cercò gli zolfanelli, accese il

lume, e presolo con una mano, e messa l'altra davanti la fiamma, andò

in punta di piedi verso la camera delle persone di servizio.

--Gnora Santa, chiamò picchiando all'uscio, gnora Santa.

--Chi è, rispose una voce chioccia e squarrata.

--Io, il canonico: vestitevi presto.

--Che cosa è stato?

--Vestitevi.

S'intese un tramestìo, poi uno strascicar di ciabatte, s'aprì l'uscio

e comparve una vecchia mezzo vestita, e con gli occhi ancora tra'

peli.

--Che cosa è stato?

Il prete le diede il lume e una chiave.

--Non so.... per amor di Dio andate ad aprire.

--A chi?

--A Masi.

--A Masi?

--Sì.... presto....

--Santa madre della Gibilmanna! esclamò picchiandosi il petto, che sia

successa qualche disgrazia a don Bastiano?

--Non lo so... Masi torna coi cavalli.

--Santa madre!... E seguitando a picchiarsi il petto, scese le scale.

Il canonico s'era fermato sul pianerottolo, ma non potendosi resistere

alla viva inquietudine che lo tormentava, si risolvè, e scese anche

lui.

La gnora Santa aprì, levò il chiavistello, tirò a sè un imposta del

portone, e il cocchiere entrò, tirandosi dietro i cavalli che

impuntavano a causa della luce improvvisa.

--Masi.... disse la serva.

--Che cosa è stato? domandò il prete ansiosamente.

--Niente.... non abbia paura.... han sequestrato don Bastiano.

--Santa madre della Gibilmanna!

Il canonico, sbarrando tanto d'occhi in viso al cocchiere, era restato

immobile, pallido come un morto, senza aver l'animo di dire una

parola: poi piegò le ginocchia, e si lasciò cadere sur uno scalino....

--E dove l'han sequestrato? domandò la serva.

--Alla Ginestra.... Cinque malandrini sbucarono a un tratto dalla

macchia come cinque diavoli.... A terra!... a terra!... oh, S. Paolo

benedetto!... due saltarono al timone, due alle tirelle che

tagliarono.... il quinto disarmò il padrone.... Mi fecero scendere, mi

legarono, e mi buttarono bocconi nella macchia....

--Fratello mio, esclamò il povero canonico coprendosi la faccia con le

mani.

Uno de' cavalli si scosse facendo tintinnare la sonagliera così forte,

che Masi e la gnora Santa fecero un gran balzo, e si guardarono

sbigottiti.

--Io restai più di un'ora senza potermi muovere, riprese il cocchiere

rimettendosi, tutto vergognoso della paura avuta. Sarei ancora là se

non fosse passato un carrettiere. Accorse a' miei lamenti, mi slegò,

mi domandò del fatto.... M'aiutò a prendere i cavalli; io montai, e me

ne venni al trotto.

--Povero don Bastiano.... povero don Bastiano.... ripeteva la gnora

Santa.

Poco dopo per la casa era un bisbigliare sommesso, con esclamazioni di

spavento e di pietà: l'altre serve si erano alzate anch'esse, e

circondavano Masi che ricominciava il suo racconto.

--È stato alla Ginestra.... cinque malandrini sbucarono dalla macchia

come cinque diavoli.... A terra!... a terra!...

E a quel grido anche alle serve le si accaponava la pelle.

Il canonico era entrato nella camera degli altri due fratelli, e

l'aveva svegliati.

--Cosa è stato? domandarono: e si rizzarono a sedere sul letto, e si

soffregavano gli occhi ancora gravi per sonno.

--Niente.... vestitevi, e venite nella mia camera.

Si vestirono in fretta, sbattendo i denti, presi da un freddo

improvviso, e andarono nella camera del fratello maggiore.

E il pover'uomo dava loro la triste notizia, quando entrò la sorella

tutta discinta, e inquieta.

--Cosa è successo.... cosa è stato....

--Niente, Annuccia.... non spaventarti, rispose il povero canonico.

--Voi piangete e non è successo niente!

In quella intese uno scalpiccìo, si voltò, e vide Masi e le serve che

la guardavano con un certo viso che parlava chiaro. Li fissò portando

le mani alle tempie bruscamente.

--Bastiano.... disse, e cacciò uno strido.

Il canonico corse verso di lei.

--Zitta, te ne prego.... sveglierai la mamma.... l'han sequestrato,

povero fratello....

Una vecchierella corta, magra, curva per gli anni e per le pene, con

quel colore pallidiccio di donna inferma nel volto scarno ed

aggrinzato, comparve sulla soglia dell'uscio, e sentì quelle parole:

--Figlio mio!... esclamò con quel grido dell'anima proprio delle sole

madri, s'abbandonò sull'imposta, e cadde.

Tutti balzarono, verso di lei, la sollevarono, l'adagiarono sulla

poltrona. Le serve corsero per acqua, Masi andò per il medico.

Essa guardava or l'uno or l'altro de' suoi figli con gli occhi

sbarrati, stupidi, non rispondendo punto alle loro premure.

Verso le nove fu un andirivieni di gente: parenti, amici, persone di

casa, conoscenti, andavano a far un atto del loro dovere, con visi

d'occasione. E lì cento domande, e cento racconti del fatto, ed

esclamazioni di dolore, di stupore, e parole di conforto, e

supposizioni, e commenti d'ogni genere. Quelli che rappresentavano il

partito contrario negli affari comunali avevano il miele in bocca, e

il rasoio a cintola. L'avevano preveduto, bisbigliavano tra di loro

con un vivo compiacimento interno, un giorno o l'altro doveva finire

così. Buona gente que' Savarella, tranne il canonico.... Non aveva

avuto mai naso quel benedetto cristiano.... con la sua tirchieria, con

la sua ambizione smodata, qualche nemico se l'era fatto.... Il suo

sogno favorito era di spadroneggiare in consiglio, farsi nominar

sindaco, dominare il paese, e asciugare la cassa.... Si credeva più

potente di Domeneddio! e affè che l'aveva avuta una tremenda botta

finalmente, una di quelle botte tra capo e collo che vi fanno sputar

l'anima! Bene gli stava. Accade sempre così quando invece di badare a'

fatti propri, si vuol rompere le tasche ai cittadini. Dispiaceva loro

piuttosto per il povero don Bastiano, una pasta d'angelo davvero, che

proprio non gli pareva fratello a quell'altro.... Ve' che strilli il

sordido! i briganti non gli estorcerebbero meno di centomila lire:

dove prenderli? dovrebbe imprestarsene una buona parte.... Si comincia

così, e poi.... e poi non si sa dove si va a parare. Umh, quella era

una casa rovinata per certo. Gli onesti, e son sempre i meno, erano

atterriti e addolorati a un tempo: essi non si tenevano: parlavano a

voce alta, accesi in volto, gesticolando. Sì, il governo era debole, i

capi delle provincie e dei circondari tante schiappe; pareva che i

ministri li cercassero apposta col lanternino per farne un regalo alla

Sicilia. Avevano distrutta la banda di Rinaldi, che batteva la

campagna da sei anni; bravi davvero! tanto il topo s'aggira attorno

alla trappola sinchè ci resta: ma non avevano distrutto il

malandrinaggio. E poi, i Leone, i Capraro, i Saieva, gli Alfano, non

comandavano ancora orde di scellerati che seguitavano a farne d'ogni

colore in barba alla giustizia? Come s'erano formate quelle bande?

Ecco il dito sulla piaga! Via, pertutto dove c'eran uomini c'eran

delitti, pertutto i rei cercavano di prendere il volo; meglio uccel di

bosco che uccel di gabbia, dice il proverbio.

L'inettitudine della polizia che non sapeva tender bene le sue reti,

la lentezza con cui s'istruivano i processi.... e un pochino anche un

certo odor di nerbate, allargavano la piaga. I latitanti erano il

semenzaio delle bande, una minaccia continua, un pericolo continuo;

dunque era da supporre che si facesse di tutto per cercar

d'arrestarli, commessa la sciocchezza d'esserseli lasciati scappare:

invece non se ne faceva nulla! Erano _scassa pagliai_ da quattro alla

crazia, e non metteva conto d'occuparsene seriamente; anzi si

cercavano con svogliatezza, come i cacciatori di grossa selvaggina

cercano le allodole....

Piaceva la cuccagna del soprassoldo, ecco! E veniva pur troppo il

tempo che gli _scassa pagliai_ fatto l'abito a una vita travagliosa e

piena di pericoli, il callo ai delitti, minacciavano la società

seriamente! Allora cominciava un'altra farsa. Si mandavano, soldati,

carabinieri, militi, a rinforzare i distaccamenti: e sin qui

_transeat_, meglio tardi che mai. Ma eccoti che la cosa degenerava in

vera torre di Babele: ordini, contrordini, dispacci, controdispacci,

il comandante il corpo de' carabinieri a' carabinieri, il comandante

dei militi a' militi; il generale ai maggiori e questi agli ufficiali;

il prefetto ai sottoprefetti e questi ai delegati, ciascuno per conto

proprio, volendo per i suoi solamente l'onore della cattura della

banda, e perciò avversandosi a vicenda, tenendosi celata a vicenda una

buona notizia, sfuggendosi a vicenda quando si trattava dell'arresto

d'un brigante, che poi novantanove volte su cento si lasciavano

scappare.... Nè questo era tutto: dal comando dei carabinieri si

sguinzagliavano di soppiatto carabinieri travestiti; dal comando dei

militi, militi travestiti; dalla prefettura delegati straordinari, con

pieni poteri, e squadriglie d'occasione: il che, essendo causa

d'equivoci strani, non solo accresceva la confusione, ma generava un

servizio zoppicante, che faceva maggiore l'ardire e la iattanza dei

malfattori, soffocava il coraggio dei cittadini. I quali poi, per

assicurare vita e proprietà, loro malgrado dovevano far buon viso a

quella canaglia. E si osava bandir la croce addosso alla Sicilia!!

Questo diceva la gente onesta, e non aveva torto.

Intanto, segretamente, s'era mandato qualcuno ad aggirarsi nelle

vicinanze del passo della Ginestra, ad aspettare notizie del

ricattato: i banditi certo dal canto loro dovevano cercare di far

arrivare la solita lettera alla famiglia. Ma in tutto quel giorno non

si vide anima nata. La costernazione era orribile. Solo la povera

vecchierella non sentiva, nè doveva sentire più nulla: in letto,

sollevata fra un monte di cuscini, guardava tutti con quegli occhi

sbarrati nel volto pallido e affilato.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 57 / 69 题