VI.

S'avvicinava la sera: nello stradale deserto, in una a un rumor di

ruote, s'udiva un tintinnio di sonagliere cadenzato col trotto lento

di due cavalli.... Una carrozza di viaggio sboccò dal gomito che fa la

via in quel punto, e s'avanzò tra un filare d'ulivo attraverso i quali

di tratto in tratto s'intravvedeva il mare liscio e turchino, e una

folta siepe di spina santa, che chiudeva campi a sommacco.

--Frusta i cavalli, Masi, si fa tardi, disse al cocchiere, mettendo la

testa fuori dello sportello, don Bastiano, un giovine bruno,

abbronzato dal sole come tutti coloro che passan la vita più in

campagna che in città.

--Juh, fece il cocchiere, applicando ai cavalli due sonore frustate, e

il veicolo si mosse con più celerità.

Don Bastiano quella sera sembrava assai inquieto: ficcava gli occhi

sospettosi tra 'l folto degli ulivi, spingevali al di là della siepe,

li fermava con una certa insistenza in una macchia di ginestre e

ogliastri, cui la carrozza si veniva avvicinando. Nella campagna

regnava la tranquillità, la pace, un silenzio solenne, punto adatti a

rassicurare un'anima paurosa. Una sottile striscia di nebbia

s'avvanzava ad avvolgere la strana punta di S. Caloggero,

all'estremità della cui larga falda, Termini biancicava nell'ombra

crescente.

--A terra! sangue.... a terra! s'udì a urlare, e cinque malandrini in

sull'arma si sbucarono dalla macchia come cinque insatanassati. Il

cocchiere, cambiato nel volto, fermò i cavalli bruscamente. Due degli

assalitori balzarono al timone, due altri alle tirelle e le tagliarono

in un baleno, il quinto mise la testa dentro allo sportello, e disse

al giovine pallido e spaurito:

--Non abbia paura, eccellenza, non vogliamo farle alcun male.

--Ecco il mio portafogli.... balbettava l'infelice frugandosi nelle

tasche con le mani tremanti; il mio orologio..... vi darò tutto....

volentieri.... amici....

--Che dice mai! interruppe Nicola con un sorriso beffardo. Noi non

siamo ladri volgari. Piuttosto abbia la bontà di scendere e di venire

con noi.

Egli era molto mutato, aveva la barba rasa, vestiva panni di bandito

elegante che affoghi nell'abbondanza. --Volete dell'altro danaro....

dove ve lo posso fare arrivare?... non dubitate ve lo manderò....

puntualmente.

Ma Nicola scosse la testa.

--Manderò il cocchiere a prenderne.... Vi prego.... non vogliate dar

questo terribile colpo alla mia famiglia.... mia madre è vecchia ed

inferma, ne morrebbe certo.

Era un furbo matricolato Nicola; a lasciar correre, si sarebbe fatto

un buon capo, di sangue freddo, d'una certa gentilezza, un po'

canzonatore. Atteggiò il volto alla più viva pietà. Lo sapeva egli

solo se il cuore glie ne dolesse.... conveniva che sua eccellenza

aveva ragione.... avrebbe voluto poterla contentare.... ma i suoi

compagni erano inesorabili; e pur troppo egli, il capo, doveva render

conto del suo operato a quelle tigri.

Intanto costoro avevano fatto smontare il cocchiere, e l'avevano

legato, uno l'aveva condotto nella macchia, e con una spinta l'aveva

fatto cader bocconi.

I cavalli, dati pochi passi fiutando il suolo, s'erano fermati a

pascolare tranquillamente sul ciglio della via.

--Pregateli a nome mio, signore, forse non si negheranno.

--Mi proverò, rispose il bandito stringendosi nelle spalle.

Andò ai compagni, fece le viste di chieder grazia per il ricattato,

poi ritornò allo sportello, e allo sguardo pieno d'ansia del povero

giovine tentennò il capo.

--L'ho pregati, l'ho scongiurati, eccellenza, ma non c'è stato verso

di persuaderli. Bisogna venir con noi. Piuttosto faccia presto: se

avesse a sopraggiungere la forza, non risponderei più della sua vita.

E aprì lo sportello.

--Ha armi?

--La rivoltella, rispose don Bastiano che al tono deciso del

masnadiere comprese che l'insister oltre sarebbe stato inutile, e

senza meno pericoloso.

--Abbia la bontà di favorirmela.

Il ricattato si levò l'arme dalla cintura, gliela diede, e smontò.

In un baleno lo bendarono, lo circondarono e s'internarono nella

macchia, curando di passar vicino al povero cocchiere che non

s'arrischiava di muoversi, tant'era atterrito. Ma fu una finta, per

far credere a questi che s'avviavano verso Cerda; poichè, fatti un

trecento passi o poco più, ritornarono; e deviando a sinistra, si

cacciarono per una viottola ripida che serpeggiava tra gli ulivi.

Presto vennero in cima a un colle, vicino a un casolare diroccato tra

un gruppo di querci, mastro Pasquale e il cugino Santo tenevano a mano

sette cavalcature: cioè, tre cavalle con sella, e quattro mule con

barde. Gli occhi di costoro s'accesero d'una viva gioia; guardavano il

ricattato come se volessero divorarlo.

Nicola mise un fischio, e poco dopo apparve il su Francesco tirandosi

dietro la cavalla, e sbuffando: se n'era stato alle vedette. Il

bandito ammiccò come per domandare se si vedesse gente: il campiere

alzò la mano e gli occhi.

--Monti, eccellenza, disse il bandito al povero Savarella che aveva

guidato vicino una delle cavalle, e lo aiutò a salirvi su, e gli buttò

sulle spalle un cappotto di cui gli mise il cappuccio sulla testa.

Intanto anche gli altri erano montati a cavallo e si erano chiusi ne'

cappotti, Nicola fece l'istesso, e messosi in mezzo il ricattato, un

dietro l'altro s'avviarono per il pendio opposto. Calava una notte

dolce e serena, nel cui chiarore incerto que' ribaldi parevano

tant'ombre nere in processione.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 56 / 69 题