S'eran trovati gli uomini per fare il tiro, i danari per provvedere
alle prime spese, bisognava trovare un luogo sicuro dove poter tenere
nascosto il sequestrato. Nicola s'era lambicato il cervello
inutilmente. Bisognava aprir tanto d'occhi, in simili faccende la
riuscita dipende tutta dalla scelta del luogo. Sciaverio lo levò da
tanto imbarazzo proponendogli la terra del Chiarchiaro: sorgeva
solitaria in riva al mare, sulla punta destra d'un seno: era d'un suo
amico, un certo mastro Vanni Greco, un vecchietto magro magro, con una
barbaccia grigia, e gli occhi rossi come Caronte; non sapeva se
compare Nicola lo conoscesse. E all'accennar di no del bandito, per
provargli che si potevano fidar pienamente di colui, Sciaverio, si
fece a tesserne l'elogio. Era un furbo matricolato, vecchio
nell'arte.... amico degli amici, e che sapeva tener la bocca cucita.
Reggeva il sacco ai contrabbandieri, favoriva i _picciotti_ che
andavano per il mondo, e li trattava bene quando capitavano nella sua
torre. Oltre di ciò era riuscito a gettar la polvere negli occhi degli
sbirri, sicchè quegli imbecilli lo tenevano in gran conto. Mastro
Vanni? un galantomone!... e perciò mai un minimo sospetto su di lui,
mai una perquisizione nella sua stamberga. Questa scelta offriva loro
un altro vantaggio: nella torre c'era un nascondiglio ch'e' sfidava a
scoprirlo i più furbi del mondo: figurarsi! una caterratta sotto il
letto, mascherata di mattoni, e che, per mezzo d'una scala di legno,
metteva in un sotterraneo dove l'amico teneva in deposito ogni genere
di roba.
--Che ne dite?
A Nicola piacque l'idea, incaricò Sciaverio di trattare con mastro
Vanni.