I compari ricambiarono uno sguardo.

Si ventilarono altri particolari: si decise che quando tutto fosse

pronto, partirebbero da Palermo cinque uomini armati, ben provvisti di

danaro; si stabilì per luogo di ritrovo il bosco di Gibilmanna, che

Maraviglia conosceva bene. Compare Nicola prenderebbe il comando,

s'incaricherebbe di trovare il luogo dove condurre il sequestrato, del

modo come far snocciolare la somma a' parenti. Degli armati, fatto il

tiro, due resterebbero a ogni evento, gli altri se ne ritornerebbero.

Qui Santo che non aveva potuto trovar modo di dir la sua, e pur

bramava di far vedere che non era un minchione, cavò fuori da uno de'

tanti taschini del panciotto una scatola di bosso, vi battè da un lato

con le due dita, l'aperse, e la presentò al zu Turiddo.

Questi la guardò con una cert'aria maravigliata.

--Così giovine, e prendete tabacco?

--No, rispose in tono d'uomo vero; ne porto per offrirne agli amici.

--Grazie.

--Umh, pensò Santo, saran malandrini....non lo nego....ma certi usi di

mafia pare che non li sappiano.

La seduta si chiuse con i soliti boccali di vino, mandorle e nocciuole

tostate.

Compare Gaspare, compare Turiddo, compare Deco, e compare Vito, eran

quattro birboni matricolati, che nella loro gioventù se n'erano

infischiati davvero dei dieci comandamenti di Dio, specie dei due che

proibiscono d'ammazzare e di svaliggiare il prossimo, E però certi

screzi tra quelle lane e la giustizia che li aveva agguantati diverse

volte, e mandati là dove si vede il sole a scacchi: a causa di che se

n'eran poi stati come cani che scottati dall'acqua calda, temono

quella fredda. S'eran ritirati, menavan proprio una vita

esemplarissima, e la polizia rassicurata pienamente sul conto loro,

gli aveva levato finalmente gli occhi d'addosso, e le mani paterne di

sul capo. Ma quella razza di gente perde il pelo, giammai il vizio;

sicchè avevano profittato di quella specie di tregua per uscire di

quando in quando dall'ombra, e mostrar le zanne: sempre però

guardinghi «odorando il vento infido» mettendo avanti i _picciotti_

che ammaestravano per piacere e per il loro utile.

Quella sera, all'uscire dal giardino di P., si portarono in una certa

casa di via Filiciuzza, dove stavano i capi d'una potente mafia che

incuteva terrore a tutta quella contrada. Era in casa solamente il

maggiore dei cinque fratelli: un uomo alto, grosso, con barba nera,

tutto _mutria_, nella faccia dallo sguardo bieco. I quattro compari si

presentarono umili, con i berretti in mano: dissero di che si

trattava, domandarono il permesso di poter _operare_, e nell'istesso

tempo se la famiglia voleva essere a parte della cosa. Il temuto

mafioso volle saper tutto; ascoltò con le sopracciglia aggrottate; poi

fece un atto di disprezzo con le labbra. Li ringraziava.... ma non

accettava.... eran già troppi quelli che dovevano dividersi il danaro.

La ragione vera del rifiuto però non era questa: si sarebbe potuta

rinvenire ne' misfatti di cui s'erano macchiati que' miserabili.

Un giorno spariva il loro cugino Gaspare Amoroso. Quand'era andato a

fare il soldato aveva indossato la divisa di carabiniere; ciò

disonorava tutto il parentado, bisognava provvedere. Si provvide

decidendo la morte di quell'infelice: s'ordinò d'ucciderlo ai Mimì e a

Carratello. E i Mimì e Carratello ubbidirono. Due mesi dopo, si

trattava di dare una lezioncina.... così, a mo' d'avviso.... alla

mafia dei Badalamenti, acerrima nemica della loro: si dava incarico ai

fratelli Mendola d'uccidere Turretta, un fido de' Badalamenti. Ma uno

dei fratelli piangeva, egli non voleva lordarsi le mani di sangue....

Pur dovette ubbidire, tale era la paura che incutevano i capi! e

Turretta cadde. Ma il destino conduceva da quelle parti Buscemi, un

amico della vittima.... uccisero anche Buscemi. S'era accorto di

tutto, e i soli morti non parlano. E un'altra volta toccò al Matranga:

aveva disonorato il curatolo Spatola seducendone la moglie: il

curatolo ricorse ai capi, i capi ordinarono a D'Alba d'uccidere il

seduttore, e il seduttore fu ucciso. L'istessa sorte ebbe Seidita, un

comparo ritenuto spia del Questore, e per mano dell'istesso d'Alba:

l'istessa sorte, e per mano di Bonafede, ebbe Antonino Badalamenti il

quale, pare avesse fatto orecchie di mercante a quel _piccolo_ avviso,

e mostrava ancora i denti.

Però non un mandato di furto era stato dato dai capi di quella

formidabile associazione, volevano tenere la contrada atterrita sotto

al loro ginocchio di ferro, ma si sarebbero creduti disonorati a

metter le mani in un furto. Si restringevano a lasciar fare, ecco.

Strana morale in certi birboni!

L'indomani era domenica. Maraviglia non volle che gli amici

partissero. Li menò a spasso per la città, facendo da cicerone. Fecero

una fermatina ai Cintorinari dove tutte le feste sogliono riunirsi

alcuni della mafia; e lì presentazioni, e strette di mano a bizzeffe,

sì che a mastro Pasquale e al cugino Zumboli tornò lo spirito, e con

esso il sorriso in volto. Via, s'erano ingannati, non bisognava

giudicar mai di primo tratto. Terminarono quella bella giornata con un

desinare nella taverna d'Arculeo, dove Maraviglia aveva credito

assoluto, trincando alla buona riuscita dell'affare.

Intanto il povero Savarella viveva tranquillo contento come una

pasqua, non sospettando per nulla che terribile tempesta si stesse

addensando sul suo capo.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 54 / 69 题