Da quel giorno i due cugini furono veduti sempre insieme: alle
cantonate di certi vicoli, con le mani nelle tasche e le pippe in
bocca, a guardar vagamente, in aria preoccupata; in campagna nelle
vicinanze del paese, sdraiati sotto un ulivo, o a cavalcioni sul
parapetto d'un ponte nello stradale, l'uno di faccia all'altro, a
bisbigliare gesticolando: sicchè qualcuno che li conosceva, vedendoli,
ebbe a esclamare tra sè, attente galline, le volpi si consigliano! Poi
una sera con un tempo chiuso e un ventaccio da mandar per aria i
sassi, avvolti ne' loro cappotti, uscirono dal paese, e s'avviarono
attraverso i campi, per certe scorciatoie conosciute da essi. E
cammina cammina l'un dietro l'altro in silenzio, vennero davanti a un
fabbricato lungo, a uscio e tetto, che s'intravvedeva appena come una
massa più scura nell'oscurità della notte. Lontano lontano si sentiva
il mare a urlare e frangersi sugli scogli con colpi sordi.
Picchiarono.
Un cane si messe a latrare furiosamente, la voce burbera d'un vecchio
l'abbonacciava; poi l'istessa voce domandò:
--Chi è?
--Siamo noi _su_ Francesco.
--Chi voi?
--Mastro Pasquale Carrarella e mastro Santo Zumboli.
L'uscio girò sugli arpioni, e i due cugini entrarono.
--Qua, Turco! gridò il vecchio al grosso mastino nero che s'era
avventato addosso a' nuovi arrivati.
La stanza, piuttosto grande, era piena di fumo: nel bel mezzo, sotto a
una pentola di creta accomodata su de' sassi disposti a guisa d'alari,
ardevano delle legna verdi di ginestra, la cui fiamma tra 'l fumo
gettava dei riflessi opachi sur un sacco pieno di roba, un fucile, un
fascio di _taglie_ di ferula, un cappello di paglia, che pendevano
dalle pareti nere; sul _jarzo_, una specie di letto fatto con
travicella e traverse rivestite di cannucce. Su un deschetto una
_lumera_ nella sua padellina di ferro, faceva il fungo tristamente.
Il su Francesco era grasso bracato, con una faccia da mascheron di
fontana, nella quale si scorgevano appena un par d'occhietti vivi,
rossi e lacrimosi pel fumo: era vestito di bonaca e calzoni di
_bordiglione_, aveva in capo una _scarzetta di felpa_ con una lunga
nappa di seta.
--Salutiamo il su Francesco.
--Salutiamo, rispose il campiere, con una cera maravigliata e
sbuffando com'era il suo solito: poi ficcò i suoi occhietti in volto
a' due giovani.
--Che diavolo andate facendo a st'ora e con sto tempo da cani!... C'è
cosa?...
--Niente, rispose mastro Pasquale.
--Niente, ripetè mastro Santo.
Ma il su Francesco non glieli levava que' suoi occhietti d'addosso, ci
credeva poco a quel «niente»--Umh.... pensò, a me non la danno a
bere.... Basta, sentiremo. Ma perchè non sedete, disse poi ad alta
voce.
I due cugini sedettero su de' _furrizzi_¹ attorno al fuoco. Il
campiere andò a smoccolare il lume, v'aggiunse dell'olio, poi venne a
sedersi anche lui, e si mise ad attizzare il fuoco. Mastro Santo e
mastro Pasquale si dettero d'occhio.