II.

Da quel giorno i due cugini furono veduti sempre insieme: alle

cantonate di certi vicoli, con le mani nelle tasche e le pippe in

bocca, a guardar vagamente, in aria preoccupata; in campagna nelle

vicinanze del paese, sdraiati sotto un ulivo, o a cavalcioni sul

parapetto d'un ponte nello stradale, l'uno di faccia all'altro, a

bisbigliare gesticolando: sicchè qualcuno che li conosceva, vedendoli,

ebbe a esclamare tra sè, attente galline, le volpi si consigliano! Poi

una sera con un tempo chiuso e un ventaccio da mandar per aria i

sassi, avvolti ne' loro cappotti, uscirono dal paese, e s'avviarono

attraverso i campi, per certe scorciatoie conosciute da essi. E

cammina cammina l'un dietro l'altro in silenzio, vennero davanti a un

fabbricato lungo, a uscio e tetto, che s'intravvedeva appena come una

massa più scura nell'oscurità della notte. Lontano lontano si sentiva

il mare a urlare e frangersi sugli scogli con colpi sordi.

Picchiarono.

Un cane si messe a latrare furiosamente, la voce burbera d'un vecchio

l'abbonacciava; poi l'istessa voce domandò:

--Chi è?

--Siamo noi _su_ Francesco.

--Chi voi?

--Mastro Pasquale Carrarella e mastro Santo Zumboli.

L'uscio girò sugli arpioni, e i due cugini entrarono.

--Qua, Turco! gridò il vecchio al grosso mastino nero che s'era

avventato addosso a' nuovi arrivati.

La stanza, piuttosto grande, era piena di fumo: nel bel mezzo, sotto a

una pentola di creta accomodata su de' sassi disposti a guisa d'alari,

ardevano delle legna verdi di ginestra, la cui fiamma tra 'l fumo

gettava dei riflessi opachi sur un sacco pieno di roba, un fucile, un

fascio di _taglie_ di ferula, un cappello di paglia, che pendevano

dalle pareti nere; sul _jarzo_, una specie di letto fatto con

travicella e traverse rivestite di cannucce. Su un deschetto una

_lumera_ nella sua padellina di ferro, faceva il fungo tristamente.

Il su Francesco era grasso bracato, con una faccia da mascheron di

fontana, nella quale si scorgevano appena un par d'occhietti vivi,

rossi e lacrimosi pel fumo: era vestito di bonaca e calzoni di

_bordiglione_, aveva in capo una _scarzetta di felpa_ con una lunga

nappa di seta.

--Salutiamo il su Francesco.

--Salutiamo, rispose il campiere, con una cera maravigliata e

sbuffando com'era il suo solito: poi ficcò i suoi occhietti in volto

a' due giovani.

--Che diavolo andate facendo a st'ora e con sto tempo da cani!... C'è

cosa?...

--Niente, rispose mastro Pasquale.

--Niente, ripetè mastro Santo.

Ma il su Francesco non glieli levava que' suoi occhietti d'addosso, ci

credeva poco a quel «niente»--Umh.... pensò, a me non la danno a

bere.... Basta, sentiremo. Ma perchè non sedete, disse poi ad alta

voce.

I due cugini sedettero su de' _furrizzi_¹ attorno al fuoco. Il

campiere andò a smoccolare il lume, v'aggiunse dell'olio, poi venne a

sedersi anche lui, e si mise ad attizzare il fuoco. Mastro Santo e

mastro Pasquale si dettero d'occhio.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 50 / 69 题