--Su Francesco.... cominciò quest'ultimo, dobbiamo parlarvi.
--A me?
--A voi.
--Lo dicevo io che la cosa non era tanto liscia! pensò il su
Francesco. Sentiamo, disse poi a' due cugini:
Il quella il cane rizzò le orecchie ringhiando; poi balzò all'uscio e
si mise ad abbaiare. I tre uomini si voltarono e stettero ad
ascoltare.
Non si sentiva che il fischiar del vento e la lontana romba del
mare.... Ma poco dopo picchiarono.
--Chi è? gridò il campiere con la sua vociaccia di basso.
--Io.
--È Sciaverio. E andò ad aprire.
Il cane si mise a mugolare e a scodinzolare. Entrò un giovine alto,
stecchito con una faccia pallida tutta rasa, in cui si movevano due
occhi neri, foschi e irrequieti. Benchè le notti fossero ancora fredde
e soffiasse quel ventaccio, egli era senza cappotto. Si salutarono.
--Niente? domandò il padre ammiccando.
--Niente, rispose il figlio mentre appoggiava il fucile a un angolo.
--Dunque?... riprese il su Francesco, quando furono seduti di nuovo
attorno al fuoco, voltosi al Carrarella. Questo guardò Sciaverio.
--È sangue mio, disse il campiere con un certo orgoglio: aveva
compreso che volesse dire quello sguardo.
Allora mastro Pasquale riattaccò il discorso interrotto. Ma la
pigliava larga. Correvano tempi maledetti.... lavoro non ce n'era....
i ricchi se n'infischiavano de' poveri: in mezzo agli agi, non
credendo punto alla miseria, serravano i cordoncini della loro
borsa.... si stringevano nelle spalle.
Guai a pigliare a imprestito! vi scorticavano vivo. Di fame si poteva
morire? No di certo. Dunque imbecille chi non cercava d'ingegnarsi
quando aveva fegato in corpo, e.... Basta.... Egli e il suo compagno
avevano ideato un cert'affare.... venivano a proporgli se volevano
esserne a parte. Lo conoscevano abbastanza.... per questo fidavano
tanto in lui che non si sarebbero perduti in chiacchiere....
E abbassata la voce, soggiunse:
--Si tratta d'un sequestro.
--D'un sequestro!...
Mastro Pasquale accennò di sì col capo. Ma il su Francesco si messe a
fare certe musate.... sbuffò come un cavallo che s'adombri....
--Lo sapete che è un sequestro, e quel che ci vuole per farlo?
--Se lo sapessimo non saremmo qui, rispose il cugino Santo. Sappiamo
che siete uomo, e di quelli che non se n'incontra tutti i giorni; non
perchè ci siete davanti.
--Vi ringrazio.... ma.... capirete.... queste non son risposte che si
possan dare su due piedi. Bisogna pensare.... bisogna vedere....
Ma il Carrarella interruppe storcendo il muso, e il cugino Santo si
messe a tentennare il capo che non la finiva più. No, no.... non
l'intendevan così loro; le cose lunghe diventan serpi: o si stabiliva
il tutto quella sera, o non se ne sarebbe parlato più. Eran sicuri che
il su Francesco piuttosto che lasciarsi scappare una parola, si
sarebbe fatto tagliare a pezzi: cercherebbero un'altra persona s'egli
non volesse saperne della cosa, e buona notte.
E però il campiere si cacciò sbuffando la scarzetta fin sopra gli
occhi.
Per la Madonna di Gibilmanna! o che volevano canzonare? era vecchio
era.... grosso, pieno di reumatismi, che la sua vita se l'era mangiata
la tramontana su per le serre: non si fidava più; no, non si fidava
più: e se non fosse per il suo figliuolo.... Basta, non voleva nemmen
sentirne a parlare di quella faccenda.
--E chi vi dice che dovete lavorare!... insistè mastro Pasquale
alzando le spalle. Esser diretti vogliamo; lo capite? esser diretti e
non altro. Mi pare che....
Ma il furbo accennava sempre di no col capo. E il figliuolo ammiccò a
compagni.
--Via, padre, disse voltosi al campiere, ora che gli amici son venuti
sin qua, non gli si ha a dare questo dispiacere agli amici....
Seguì un silenzio. E mentre tutti pendevano dalle labbra del su
Francesco, la pentola alzò il bollore.
--Va' a prender la pasta, Sciaverio, disse il vecchio; gli amici
stasera mangeranno un boccone con noi.
--Grazie, risposero i due giovani a una bocca, e Zumboli posando una
mano sul ginocchio del campiere, esclamò:
--Non ce l'avete a dire di no, porca cagna! non ce l'avete a dire....
--E al su Francesco che s'ha a ricorrere, dissi a Santo appena
stabilita la cosa, se si vuole che il tutto vada bene, soggiunse il
Carrarella posandogli la mano sull'altro ginocchio.
Intanto Sciaverio era ritornato con la pasta, scoprì la pentola, e ve
lo lasciò cader dentro: poi prese il mestolo, e rimestò.
Il su Francesco s'alzò, andò a prendere dal sacco un pezzo di
formaggio e una grattugia, sedette e si mise a grattare. I due cugini
si guardarono scoraggiati.
--E.... chi volete sequestrare? domandò finalmente il campiere.
--Conoscete i signori Savarella? rispose mastro Pasquale rinfrancatosi
ad un tratto.
--Sì.
--Se son ricchi lo posso saper io, che da tant'anni sono il calzolaio
di casa.... il canonico ne ha sotterrato della moneta d'oro e
d'argento!
--Sequestreremo don Bastiano, il più piccolo, disse accostando il
furrizzo, il cugino Santo: e anche Sciaverio accostò il suo, con gli
occhi lustri; tanto interesse destava in ognuno quella conversazione.
Avevano ricominciato a parlar sottovoce.
--Dunque accettate? domandò mastro Pasquale.
--Sì, accetta, accetta, rispose Sciaverio guardando il padre.
--Via.... dacchè volete così.... è proprio per non far negativa agli
amici.
--Viva! esclamarono i tre giovani in coro: e le loro facce
s'irradiarono d'un'allegrezza schietta.
--E ora, poichè la cosa deve farsi, vi vo' dare una lezioncina
ragazzi, disse il su Francesco in aria d'importanza, seguitando a
grattare. Sbuffò e rispose: Son del mestiere, credetelo. E _in nomine
patri_, quando si vuol fare un sequestro bisogna studiar le abitudini
di chi si deve sequestrare....
--È fatto, rispose mastro Pasquale con un certo orgoglio. Va ogni
giorno alla Rocca, sapete, quel bel fondo vicino lo stradale.
Santo e Sciaverio ascoltavano attentamente, col gomito sul ginocchio e
la guancia nella palma: anche il mastino, sdraiato tutto lungo sul
ventre, guardando il padrone con le iridi gialle, pareva prendesse
gusto alla cosa.
--A che ora?
--Il dopo desinare.
--Invariabilmente?
--Qualche rara volta di mattina.
--Ma ciò non è tutto.... riprese il campiere con un certo risolino che
voleva dire, qui amicone ti coglierò in difetto. Bisogna prendere
conoscenza esatta dei luoghi.
--È fatto anche questo.
Il campiere lo guardò maravigliato.
--Mastro Pasquale, vi lascerete addietro i primi briganti, ve lo dico
io. Caspita come la gioventù apprende presto a' nostri giorni! e
dicevate di non sapere....
--E li conosco come casa mia! interruppe il Carrarella rosso dal
piacere per quell'elogio fattogli da un tant'uomo: ci fui anche a
villeggiatura una volta.... que' signori, per loro bontà, m'han voluto
sempre un gran bene. Sullo stradale, a due miglia circa dal fondo, c'è
un dirupo a ginestre e ogliastri, dove si può star nascosti tutta la
giornata, senza timore d'esser veduti.
--Bene. Ora andiamo al resto e per ordine. Chi deve fare il tiro?
--Qui è lo scoglio, disse il Carrarella grattandosi la zucca, e anche
il cugino Santo accennava di sì con il capo. Volevano i danari quei
due farabutti, ma di rischiar la pelle, no, non se la sentivano.
--Per la madonna! ma lo faremo noi, lo faremo! esclamò Sciaverio con
un lampo in que' suoi occhiacci foschi. E....
--No.... no.... interruppe il campiere, dimenando il capo gravemente,
noi soli non si può far la cosa, chè non si tratta di mangiare un
piatto di pasta, o di dar fondo a un fiasco.... Ne parlerò a Nicola
Tagliaferro: a que' santi lì bisogna ricorrere, se non si vuol far
qualche frittata; non ho i capelli bianchi per nulla io! so come vanno
queste faccende.
Dette un par di colpi alla grattugia per far cadere nel piatto il
cacio che vi restava attaccato, e andò a posar ogni cosa sul
deschetto: poi tornò, scoprì la pentola, rimestò, assaggiò la pasta,
l'aggiustò di sale, aggiunse una manciata di legna al fuoco e sedette.
Intanto i tre giovani discutevano con gran gesti.
--Statemi a sentire, interruppe il campiere. Tu, Sciaverio, cercherai
di veder Nicola; gli dirai che gli vorrei parlare di premura: un di
questi giorni si faccia trovare a _Cozzo di Lampo_.... Voi altri e (e
si volse a' due cugini) ve n'andrete prima che aggiorni.... badate che
non s'accorga anima viva che venite di qua. Vi farò avvisare quando
sarà l'ora.
--Non dubitate, faremo quel che ci dite.
--E più che ogni altra cosa a-cqua-in-bo-cca! che il parlare assai non
è stato mai una buona cosa.
Mastro Pasquale e mastro Santo portarono una mano al petto, con uno
sguardo che voleva dire, ci giudicate male....
Intanto la pasta s'era cotta. Sciaverio distribuì le scodelle, i
cucchiai di legno; levò la pentola dal fuoco; andò a versare metà
della broda vicino all'uscio; curando col mestolo che non avesse a
cadere della pasta, poi scodellò.
Durante una diecina di minuti, tra un fumicare che faceva un velo di
vapori alle quattro figure sedute attorno al focolare, non si udiron
altro che gran sibili di labbra.