Ma il zu Vito lo toccò nella spalla.
--Col permesso, una parola, gli disse con la sua voce burbera.
--Che faceste? domandò Lalla quando si furono allontanati dalla folla.
--Niente.
La faccia livida e tutta rasa del socio, se togli i pochi peli del
labbro inferiore, si rabbuiò, e i suoi occhi neri dai globi tinti
d'una sfumatura turchiniccia mandarono un lampo: non fece altro gesto
che portare la mano ai peli della mosca e tirarli a rivoltare il
labbro.
--Vuole ostinarsi? domandò poi in un certo tono.
--Pare.
E gli disse quel che gli aveva scritto il notaro.
--Bene, rispose Bartolomeo con un sorriso pallido: faccia a modo suo
quel signore.
E il Sala che comprese alle parole, e più che altro all'espressione di
quel sorriso, borbottò:
--Non è ancor l'ora.... Prima c'è da fare un altro tentativo.
--E quale?
--Andiamo a casa vostra: di queste cose non se ne parla in strada....
Vi dirò solamente: m'avete domandato con insistenza il perchè ho
voluto sapere quel che facevano in giardino la signora e il cavaliere;
bene stasera vi sarà spiegato.
--Umh.... son storie.... per me non mi ricredo: il vero mezzo è il
mio; bisogna adoperar quello se non si vuol fare un buco
nell'acqua....
--Non è come dite voi: lasciatevi servire da me che non ho i capelli
bianchi per nulla.
Lalla scosse il capo.
Camminarono l'uno vicino all'altro, silenziosi e con le mani in tasca.