XIV.

All'orologio a pendolo tra le due librerie sonavano le nove, allorchè

Matteo, il giovane che andava far la spesa e i servizi minuti a'

Ficarazzi, entrò nello scrittoio: si levò il berretto, e in punta di

piedi, per non disturbare il padrone così intento a scrivere che non

aveva nemmeno alzata la testa, andò a posare sulla scrivania le

lettere e i giornali. Poi restò a pochi passi di distanza, non

arrischiandosi di muovere che i soli occhi, i quali or alzava al

soffitto, or posava sullo Striati, or sulle file de' libri luccicanti

d'oro dentro le vetrine.

Nino coprì d'una scrittura minutissima l'intero foglio, rilesse

aggiungendo qua e là qualche virgola o qualche punto, scosse due volte

la testa d'alto in basso in segno d'approvazione, posò la penna, e

alzò gli occhi in volto al giovine.

--La posta, disse questi, con quel laconismo al quale l'aveva abituato

il suo padrone.

--Bene.

--Ha ordini da darmi?

--No.

--Matteo s'inchinò, e uscì.

Striati prese le lettere e i giornali; mise questi da bando, e

s'accingeva ad aprir quelle, quando gliene cadde sott'occhio una di

carta grossolana, piegata in quattro, e chiusa con midolla di pane.

L'indirizzo fatto con certi caratteracci che parevano arpioni

addirittura, era pieno zeppo d'errori d'ortografia.

«_Al sigor_

«Sigor <sc>Antoninno Striati</sc>

«_Ficarazza_.

La voltò e rivoltò tra le mani, facendo un mondo di congetture, poi si

strinse nelle spalle e l'aprì.

Era corta, ridicola, ma fulminante.

«SIGOR DON ANTONINNO,

«E becco! becco! vostra mogle vi fa li corna con lo vostro amico,

tutti lo sanno e voi non venne accorgite o fate finta di non venne

accorgere, si baciono tutto il iorno sotto l'arvole del iardino si

oniscono ogni sera nel cirschetto cinise e vi saloto!!!!

_N. N. che timpira le pinne_.»

L'infelice sbarrò gli occhi e si fece bianco come un morto; parvegli

come se una mano di ferro gli avesse abbrancato il cuore e cercasse di

stritolarglielo. Felice, immerso sino ai capelli nei suoi sogni....

che colpo! che risveglio crudele!

S'alzò vacillante.

Essa lo tradiva, essa lo tradiva.... ed egli sentiva di amarla come un

forsennato!... E l'altro.... il suo migliore amico, quegli che aveva

beneficato tante volte! Aah!...

S'appoggiò al tavolino con tutt'e due le mani, e restò per un pezzo

immobile, con gli occhi stupidamente fissi e il viso contratto.

Essa lo tradiva.... essa lo tradiva....

Tutt'a un tratto si scosse, rilesse la lettera, e la spiegazzò tra le

mani convulse....

Ma qui un filo di speranza venne a fargli circolar di nuovo il sangue

liberamente, a sospender le angosce che dilaniavano il cuore di quel

disgraziato.

--La lettera è anonima, balbettò. Oh, se non fosse vero....

Ma non fu che un momento. La lettera parlava chiaro.... di baci sotto

gli alberi.... di convegni nel chioschetto.... E queste parole,

ch'egli ripeteva mentalmente, erano come tanti ferri roventi

ch'entrassero nella sua carne viva. Precisava i luoghi! Dunque chi

l'aveva scritta aveva visto, o aveva risaputo da chi aveva visto!...

Si mise a camminare in qua e in là per la camera, agitatissimo.

«Tutti lo sanno!...

Il suo nome dunque correva per le bocche di tutti, tra i sogghigni, e

i maligni sottintesi, vituperato dal ridicolo. S'ardiva anche supporre

ch'egli facesse le viste di non accorgersene.... Egli!! egli che

meditava d'affogare il tradimento nel sangue.... egli, che voleva

vederla boccheggiante ai suoi piedi quella donna, che per disonorarlo

con più sicurezza, l'addormentava con carezze più tenere, con baci più

caldi.... egli, che voleva strappare il cuore dal petto di quell'altro

che aveva avuto il corpo della donna sua.... gli toglieva quanto gli

restasse di bene sulla terra, lo lasciava senz'amore, senza fede, solo

per sempre, disperato....

Ma in questo un passo nella camera vicina fece sussultare tutto

l'essere suo: aveva riconosciuto il passo della moglie.

Si fermò, senza pensiero, con gli occhi fissi all'uscio, e

nell'attitudine d'una belva che stia per scagliarsi sulla preda. Guai

se Serafina fosse entrata!... Ma per fortuna il passo passò oltre.

Striati si voltò, stette in ascolto, poi balzò alla finestra,

s'appiattò dietro le tende, e spinse uno sguardo feroce nel giardino.

Ei mi disse, io ben rammento

Quando in fronte mi baciò....

s'intese cantare in tono appassionato, con certi tremolii nella voce,

e poco dopo l'adultera comparve nel viale.

Deh, raffrena il tuo tormento,

Non temere io tornerò.

Portava con la solita grazia il vestito a righe bianche e celesti che

piaceva tanto all'amante, aveva il capo avvolto capricciosamente in un

velo bianco, e s'appoggiava sull'ombrellino come sur un bastone.

Egli la seguiva con gli occhi, la faccia pallida contratta da un

sorriso ironico.

Ei piangeva, e col suo pianto

Tutto il volto mi bagnò.

Ah! Mi stringeva al seno ei tanto,

Mi diceva, io tornerò.

La bella donna scomparve tra le piante, la sua voce che s'era fatta

via via più debole, si spense in un mormoro. Io tornerò... io

tornerò....

Nino si levò dalla finestra, e fece alcuni passi per la camera come un

uomo smarrito, quella romanza aveva risvegliato in lui l'eco della

felicità passata: gliel'aveva sentito cantare giovinetta, tante volte,

nei bei tempi del loro amore, quand'essa era un angelo ancora.... Oh!

questo ricordo! In tal momento gli bruciava l'anima più d'ogni altra

cosa. E suo malgrado riandò que' tempi, con un tumulto di pensieri

rapido sì, ma qua e là particolarizzato.... Quando la vide la prima

volta; come nacque in lui quell'amore ch'era stato la vita sua; come

crebbe.... come solevano incontrarsi per le scale; com'essa salisse

sempre mollemente, seguita dalla mamma, appoggiandosi con grazia

sull'ombrellino.... vedeva il suo viso di fanciulla con un leggiero

strato di cipria, i begli occhi azzurri ch'essa apriva man mano nel

guardarlo, il che gli aveva fatto sempre provare un trasalimento di

piacere.... Egli si stringeva al muro per lasciarle passare, e

salutava, lei si faceva rossa rossa inchinando il capo, e saliva più

in fretta certo per tenerlo meno incomodato.... Rivedeva il salotto

della vecchia signora, i mobili un poco frusti, il vecchio pianoforte,

e in un angolo la statua in gesso di Napoleone I con gli stivaloni e

il solito cappello, con la mano dentro lo sparato della sottoveste....

si rivedeva bendato a correre brancolando verso di lei, sentiva il

riso che lei soffocava nel fazzoletto, il fruscio delle sue

sottane.... E riandò la dichiarazione d'amore, e la vita beata di

promessi, e il matrimonio.... essa era pallida, commossa, divinamente

bella e nell'abito bianco sotto al gran velo.... e il paradiso della

loro villetta, ora mutato in inferno!... Mario si presentò a' suoi

occhi.... Che ricordi terribili! Lui lo presentava a Serafina.... lui

gliene parlava spesso.... lui lo portava alle stelle.... lui

s'affannava a farlo entrare nelle grazie di lei.... stolto! metteva in

quell'anima i primi germi dell'amore!... lui s'adirava quand'essa

gliene diceva male.... lui lo ricondusse a casa quando se n'era

allontanato.... lui lo invitò a villeggiatura.... lui insistè perchè

restasse quando, forse spinto dal rimorso voleva fuggire.... lui!...

sempre lui!!... Oh!... ma quale rabbia di distruggere la sua felicità

l'invadeva!... chi lo guidava dunque, e con quali fini! chi

l'addormentava nella sicurezza tanto da lasciar la donna sua, il suo

idolo, la sua unica felicità.... il suo tutto, senz'assistenza, senza

consigli, in balia del primo venuto.... chi.... chi l'accecava mentre

gli altri vedevano!...

Un'orribile fatalità pesava sul suo capo!...

Sentiva d'impazzire.

Andò a una sedia e vi s'abbandonò: restò immobile, con le mani

intrecciate tra le gambe, con il capo basso, fissando gli occhi

ardenti al suolo.

Lo si volle ridurre senza scopo dinanzi a sè dunque, senza speranza,

circondato da un orizzonte nero, inesorabilmente nero.... Lo si volle

assassinare.... Oh, se non fosse vero!...

Ma tanti particolari a' quali non aveva badato prima, gli si

presentarono a un tratto con la rigidità dell'evidenza: e un giorno

aveva visto questo.... e un giorno quello.... e un giorno avevano

fatto questa cosa, un giorno quest'altra... sì che si persuase che non

c'era più dubbio.

Allora il suo cuore ulcerato tornò a battere per l'omicidio. S'eran

fatti gioco di lui.... l'avevano tradito infamemente.... e aveva

levato l'una dalla miseria, trattato l'altro come un fratello, e

s'erano uniti per disonorarlo.... non avevano sentito nessuna pietà

per l'uomo che gettavano in un inferno di sofferenze:--nemmeno lui

n'avrebbe per loro.... no, non ne avrebbe: non si riderebbero più di

lui, non se ne riderebbero per dio!!...

S'alzò, andò in uno stanzino dove teneva le armi, staccò da un chiodo

una rivoltella nella sua custodia, e se l'affibbiò alla cintola....

Era quasi calmo. Ritornò nello scrittoio, e sonò un campanello: poco

dopo comparve donna Maricchia: la cameriera aveva il viso arcigno

secondo il solito.

--Il cavaliere?

--È uscito.

--Dov'è andato?

--Matteo l'incontrò nella via de' Ficarazzi.

--Diavolo!... Basta, anderò solo. Dite alla signora che vado a

Buonriposo, dall'Anselmi: in caso che tornassi tardi non stia con

premura.

Prese il cappello, scese le scale, attraversò il viale principale del

giardino, e uscì all'aperto.

Che quiete per la campagna, che limpidezza nel cielo, quanta dolce

malinconia su per que' colli che l'ombra veniva invadendo man mano!

giù, giù il piano sottostante sparso di paesetti e di ville

biancicanti tra 'l verde degli aranci, la distesa azzurrina del mare,

sparsa di vele, erano indorati ancora da' raggi del sole.

Lui, camminando a celeri passi come se fosse inseguito, fantasticava

dalla vendetta e l'assaporava.

Si fermò su un poggiolo, tra un folto d'ulivi, dal quale si dominava

tutta la villa, con le strade che la circondavano.

Di lì poteva osservare senz'esser visto.

Annottava quando si riscosse, e scese a gran passi, con gli occhi che

mandavano lampi.

Arrivò alla villa, e vi oltrepassò il cancello: si spinse per i viali

cautamente, fermandosi ad ascoltare, con la mano all'impugnatura della

rivoltella. Non s'imbattè in alcuno, e potè appostarsi dietro a una

siepe, tra un gruppo di rose, di faccia all'entrata del chioschetto. O

essi c'erano, e dovevano uscirne, o non c'erano, e ci verrebbero....

Ma sobbalzò: gli era parso di sentire lontani scoppi di risa, e voci

confuse.... Impugnò la rivoltella e attese. Le voci s'avvicinarono.

--No, diceva Serafina scherzosamente; e a quel no, seguiva un fruscìo

di sottana come di donna che corra.... lui certo l'inseguiva.... se ne

sentivano i passi: poi più nulla. Un usignuolo cominciò i suoi soavi

gorgheggi nel folto, poco discosto dallo Striati.

--Che succede dunque! pensò angosciosamente: e sentì scorrersi un

brivido per tutto il corpo. Che fare?... restare?... uscir di qui e

andare a vedere?...

E s'era deciso a mettere in atto quest'ultimo pensiero, quando sentì

vicinissimo l'istesso fruscìo di poco prima.... Guardò.... Una donna

passava vicino a lui correndo in punta di piedi, leggiera come

un'apparizione.... entrò nel chioschetto....

Era Serafina, Nino l'aveva riconosciuta.

Passarono cinque minuti che all'infelice parvero cinque secoli....

La sabbia del viale scricchiolò sotto a un passo.... apparve un'ombra.

--Serafina.... chiamava sottovoce. Serafina....

Era Mario.

--Serafina... Serafina....

Egli passò vicino allo Striati, e s'avanzò verso il chioschetto.

--Serafina....

Scoppiò un riso soffocato, ed un, ah! di contento. Due corpi si

confusero sulla soglia.... un mormorio, poi più nulla.

Nino, con uno sforzo supremo di volontà, soffocò un rantolo partitogli

proprio dall'anima.... Ogni speranza era finita e per sempre! nel suo

petto ora ruggivano l'amore, la gelosia, l'ira, il dolore, con un

concerto d'inferno! Ebbe la forza d'aspettare; e si sentiva la demenza

nel cervello!... e quando a lui parve ch'era l'ora, balzò di dietro

alla siepe come una fiera, andò al chioschetto, avanzò la testa

nell'apertura del piccolo vestibolo.... non c'erano. Entrò, salì per

la scaletta a chiocciola cercando di fare il meno rumore possibile....

Una spallata all'uscio che andò in frantumi, due urli.... e sei lampi

seguiti da sei detonazioni, rischiararono sei volte la faccia livida

orribilmente contratta del marito offeso, il gruppo informe dei due

amanti rotolantesi.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 45 / 69 题