Da quella sera in poi chi si fosse trovato ne' dintorni della villa,
avrebbe veduto delle novità strane: Brasi Sala il figliuolo del zu
Vito, e il socio Lalla, si aggiravano attorno alle mura del giardino,
fingendo di cercare delle erbe; di quando in quando davano degli
sguardi in qua e in là, poi uno s'allontanava prendeva la rincorsa e
con un salto s'aggrappava alla cresta del muro, si sollevava pian
pianino sui polsi, e affacciava quel tanto della testa ch'era
necessario per potere veder dentro senz'esser visto. La sera era
l'istesso armeggio; però quello che prendeva la rincorsa faceva lo
slancio più forte, saltava a cavalcione del muro, spiava
nell'oscurità, con l'orecchie tese, e si calava dall'altro lato. Il
compagno restava ad aspettare appiattato. Quello stava nel giardino
due o tre ore, poi ne usciva dell'istessa maniera.
Ciò durò alcuni giorni.
Una mattina il zu Vito Sala andò in casa del notaro Anselmi.
--Il notaro? domandò alla serva ch'era venuta ad aprirgli.
--Non c'è.
--Dove potrei trovarlo?
--Al Casino di compagnia, o da don Perico Spada.
Il vecchio andò da don Perico, poi al Casino; e data un'occhiata
dentro la sala, e veduto il notaro che giuocava, aspettò che alzasse
gli occhi, e con l'indice aperto gli fece segno che voleva parlargli.
Il notaro lasciò la partita, s'alzò premurosamente e uscì.
--Devo parlarle, gli disse il mafioso. Vengo da casa sua; sarebbe
stato mio dovere aspettarla, o tornarci... ma ora che lo trovo qui....
la cosa è d'urgenza....
Ma il notaro, dimenando la sua piccola persona, si sbracciò in
complimenti. Non faceva bisogno di scuse, gli dispiaceva anzi che il
zu Vito si fosse incomodato.... lo sapeva, egli era tutto per gli
amici; per lui poi si sarebbe gettato in mare.
E fattosi serio a un tratto, restò con la testa un po' inchinata sulla
spalla, in atto di chi ascolti col più vivo interesse e con la massima
attenzione.
Il zu Vito si carezzò la bocca, poi gli raccontò come s'eran passate
le cose tra lui e Striati, e lo pregò che volesse andar da
quest'ultimo, a fargli intendere ragione.
--Sicuro.... principiò il notaro tutto indignato. Ma l'altro
l'interruppe.
Parlò delle cattive annate, del poco o nessun guadagno, concluse che
duecent'onze, benchè non ci fosse proprio convenienza, sul fitto ce li
voleva buttare; ci aveva affezione a que' giardini, eran dodici anni
che ci stava....
--Sicuro!...
--Del resto il padrone si levi di testa quelle pazzie di macchine e
modi nuovi di cultura, se non vuol ridursi con una canna in mano.
--Sicuro!... Ci anderò io.... glielo metterò io il cervello a posto a
quel matto! Levarsi i giardini per coltivarli a conto proprio! oh, lo
stravagante! Egli non lo sa che ci vuole per far ciò.... non ci
basterebbe una miniera. E poi, quando si trova uno tanto buono da
farvi guadagnare duecent'onze all'anno; mille e duecento in sei anni!
E via di questo tenore, incoraggito de' segni d'approvazione del
mafioso, del quale aveva sempre avuta una paura maledetta.
E l'indomani entrò nello scrittoio dell'amico come una bomba: non gli
diede tempo d'aprir bocca. Era pazzo!!.. voleva levare i giardini ai
Sala e al loro socio Lalla!!.. Lo sapeva con chi aveva da fare? I Sala
madrandini di padre in figlio, Lalla poi una tigre nata sputata; vero
degno allievo di quel brigante di suo zio che l'aveva preso con sè sin
da quando era piccino. «Ammazziamolo» questa parola aveva sempre in
bocca quel tristo, e ammazzava davvero anche per un nonnulla....
figuriamoci!... Striati faceva male ad impuntarsi. Egli aveva veduto
il Sala il giorno avanti; gli era parso brutto in faccia.... poteva
succedere qualche guaio.
Nino lo guardava sorridendo, senza parlare.
Anselmi s'avvicinò, posò le mani sul piano della scrivania, si curvò
appoggiandovisi, e continuò:
--Sorridi?... Quando il principe Torres s'incornò a voler coltivare i
suoi fondi a conto proprio, gli amici glielo dissero, bada a quel che
fai! Ma lui stimò bene fare il sordo. Prende il primo curatolo:
bomm.... una schioppettata tra fichidindia, e cade senza poter dire,
aiutatemi Cristo! Ne prende un secondo: non doveva essere un minchione
quello lì, eh! eppure una mattina che non era ancor giorno chiaro,
mentre andava sul posto dove l'aspettavano i giornalieri per mettersi
al lavoro, bomm.... una schioppettata di dietro a un muro, e cade
anche quello. Chi fu? Vattel'a pesca. Il principe prende un terzo
curatolo: era un Beato Paolo che non aveva paura nemmen di Dio: tant'è
il terzo giorno gliel'ammazzano! Il risultato fu che quel signore non
trovò più curatoli, egli non potè più stare a Palermo, e i fondi
restarono incolti. Dovette venderli con gran perdita, e se non li
comprava il zu Deco Zara, un osso duro quello, non so come il principe
se la sarebbe potuta cavare.
Il povero colonello Verrone, continuò l'Anselmi, dopo un breve
silenzio, un po' più animato perchè stizzito dall'eterno sorriso
dell'amico che lo guardava sempre senza parlare, levò i giardini ai
Manfrici: aveva ragione da vendere; erano affittati per mille e
quattrocent'onze, e n'avrebbero potuto dar due mila per lo meno.
Usciva poco, mai la sera, stava sempre guardingo. Chiusosi nella
camera da letto, qualunque cosa succedesse, non apriva se la serva,
una vecchia che stava con lui da trent'anni, non gli facesse il
segnale convenuto tra loro: eppure una mattina fu trovato ucciso nella
camera da letto!... Il Singardi....
--Li so questi fatti, amico mio, interruppe il giovine con perfetta
calma; e appunto per questo levo i giardini ai Sala e compagnia bella.
Il notaro non s'aspettava una risposta simile; meno poi fatta con
tanta calma: era le mille miglia lontano dal supporre un uomo di ferro
in quel mingherlino: e sì che l'aveva frequentato! Lo guardò sbarrando
tanto d'occhi, e con un, oooh! uscitogli proprio dall'anima: e Nino si
contentò d'accennar di sì col capo a due riprese.
--È pazzo! continuò l'Anselmi come se parlasse a sè stesso.
--No che non son pazzo.
--Tu vuoi dunque.... Ma via, via, bando agli scherzi; accomodo io la
cosa, e con tuo vantaggio: duecent'onze all'anno di più te le fo
dare.... per sei anni, fan mille e duecent'onze: proprio mille e
duecent'onze trovate.... quel che si dice trovate.
--Nè duecento, nè quattrocento: non è per questione d'interesse che
non voglio affittar più i miei fondi. La ringrazio sempre però....
--È forse per le tue solite ubbie d'innovazioni?... interruppe il
notaro, che cominciava a scaldarsi.
--Oibò!
--Perchè dunque?
--Perchè.... perchè non voglio.
--Questa non è una buona ragione, e non me n'appago.
--Ma non capisce dunque che quella gente vuol farmi commettere una
viltà, ed io non son uomo da commetterne? gridò il giovine animandosi
ad un tratto e dando un pugno sul tavolino.
--Una viltà!
--Mi pare.
--Ma nossignore, strillò l'altro più forte, nossignore: perchè
aumentano duecent'onze all'anno sul fitto. Tu cedi a un vantaggio, non
alla forza.
--L'han saputo abbindolar bene a quel che pare! rispose Striati
ritornato calmo, e scrollando il capo. Stia a sentirmi un po'.... Ma
sieda prima di tutto, mi fa pena vederlo all'impiedi. Col volere
imporsi, con le minacce....
--Ma figlio mio, proruppe il notaro rosso come un gallo, unendo le
palme, chi ti ha detto che que' signori vogliono imporsi, chi ti ha
detto che abbiano minacciato! ma.... ma.... ma.... Que' tuoi
scartafacci ti han fatto uscir di cervello, e sogni un mondo di
sciocchezze, santo Dio!... Poi continuò strascicando le parole: Sala
venne da me ieri, mi disse umilmente, e con il massimo rispetto, che
ti pregassi a non volergli levare i giardini.
--È che lei non li conosce que' birboni, non l'ha studiato come l'ho
studiato io.
--Parla tu dunque che li hai studiati, e li conosci, riprese il notaro
stringendosi nelle spalle.
--Sì, io che li ho studiati e li conosco! Hanno il miele in bocca ed
il coltello a cintola.... A sentirli son poveri diavoli, servi
umilissimi del proprietario a cui danno dell'eccellenza: vogliono i
giardini perchè ci hanno affezione, e non per idee di guadagno; non ce
ne hanno avuto mai. Poi con frasi smozzicate, che pare cadan nel
discorso e non ci sian messe ad arte, vi fan capire che dovete fare
quello che vogliono loro. Siete stati rispettati, e non lo sarete più,
sicchè non potrete venire con sicurezza nelle vostre proprietà; non vi
sono state imposte taglie, e vi s'imporranno; non s'è attentato alla
vostra vita, e vi s'attenterà!... Canaglia! pretta canaglia!... Ah,
son mafiosi? ma lo sarò anch'io se mi mettono con le spalle al muro!
Ah, sparano a tradimento? non li temo; mi circonderò d'uomini fidati e
coraggiosi, che pagherò bene.... gli darò quello che dovrebbero
rubarmi quei ladroni! mi guarderò e ce la vedremo. So sparare anch'io,
non credano, anch'io so sparare! E acceso di sdegno, girava intorno
uno sguardo terribile, come se già avesse di fronte i Sala e il Lalla.
Il notaro s'accorse troppo tardi d'aver preso un bel granchio nel
supporre che avrebbe ottenuto il suo intento più facilmente col metter
paura a quel diavolo: tuttavia cercò di rimediare alla meglio. Si
strinse nelle spalle. Quelli eran discorsi che non avevano nè capo nè
coda: egli voleva ostinarsi a credere che i fittaioli volessero
imporsi, avessero minacciato: ciò, glielo ripeteva, non risultava da
quello che gli aveva detto il Sala il giorno avanti. Era stato il
miglior amico del vecchio Striati, voleva bene a Nino come a un
figliolo.... lo sapeva nascere: per questo era entrato in apprensione,
e aveva parlato di que' tali fatti deplorevoli.... lo sapeva ch'egli
non era uomo d'aver paura; però lo pregava per l'amicizia che lo aveva
legato al padre suo, per il bene che gli voleva, a desistere da quel
proposito.
Nino scosse il capo risolutamente.
--No, disse poi, non posso. A lei han parlato con moderazione e
umiltà, a me han tenuto un discorso misto, nel quale non furono
risparmiate allusioni e accorte minacce.... So anche quello che fecero
con mio padre. I fondi sono miei, ne posso disporre secondo il mio
talento: nessuno ha il diritto d'impedirmelo. Se le condizioni dei
proprietari nell'agro palermitano e suoi dintorni sono deplorevoli
assai, di chi è la colpa se non degli stessi proprietari? Han
cominciato con aver paura, si sono affidati a malfattori per
difenderli da' malfattori....
--Sfido io! bisogna pure che ci vada uno ne' suoi fondi: e quando non
può diversamente....
--Ah!... per carità non dica di queste cose: il bel risultato che
hanno ottenuto! i protettori han capito con che razza di gente avevano
da fare, n'han profittato; si sono associati, e a poco a poco i veri
padroni son diventati loro.... ciò mi pare che si chiami cader dalla
padella nella brace. A costoro bisogna mostrare i denti, o guai.... Io
glieli mostrerò! soggiunse poi risolutamente.
Nemmen per quest'altra via arrivava allo scopo il povero notaro; e non
sapeva proprio a che santo votarsi. Il guaio era che provava una paura
ladra, alla sola idea di dover dare una risposta negativa a quell'uomo
che aveva ritenuto sempre una tigre pronta a slanciarsi addosso a chi
nulla nulla lo contrariasse.
--Tu gli mostrerai i denti? disse.
--Glieli mostrerò.
--E che otterrai?
--Non lo so, rispose il giovine malinconicamente: forse la mia
arditezza scoterà gl'inerti....
--Idee che non stanno nè in cielo nè in terra, amico mio: invece ti
daran del pazzo.... qualcuno si restringerà a darti dell'imprudente,
ecco, e tutto morirà lì.... E a te resterà il male e il malanno e
l'uscio addosso. Ma dimmi un poco, continuò poi unendo l'indice e il
pollice a mo d'anello, o come si potrebbe qualificare altrimenti uno
che, ammesso ci sia una potente associazione la quale colpisca
nell'ombra avendo quasi sempre l'impunità, pensi di volerla combattere
solo? Vuoi far tu, quello che non han potuto fare le leggi coadiuvate
da tutto quel complesso di forze che si chiama giustizia?
--Lo so: ma se a questa giustizia gli si agevolasse la via; se, come è
debito d'ogni buon cittadino gli si desse una mano....
--Già!... un bel metodo quello per buscarsi una schioppettata dietro
la schiena!
--Oh!... ma se per fare il proprio dovere si badasse al danno che ne
potrebbe venire....
--Nino.... dimmi quel che vuoi, ma non tutti hanno questo coraggio. E
qui si voltò, guardò intorno in aria spaurita, e quasi temesse che
alle mura e a' mobili spuntassero le orecchie, abbassata la voce in
modo che Striati stentava a sentire, seguitò:
--Dai retta a me, lasciamo le chiacchiere da parte.... la nostra
condizione è terribile, pur troppo terribile: e noi non possiamo farci
nulla.... nulla! Che ne vuoi! il proverbio siciliano dice: il pesce
puzza dalla testa: e questo è il caso nostro. Come non si pensa a
riformare una polizia inetta in tutta l'asserzione del termine!...
Come s'abolisce in fatto la pena di morte che esiste in dritto, quando
si tratta di certe tigri che meriterebbero peggio! come s'abolisce!
Come si farebbe grazia a un parricida, come si fa grazia agli
assassini di Catalfamo! È generoso l'atto, ma non fa al caso.
L'indulgenza, dove ci vorrebbe il massimo de' rigori. Intanto la si
mantiene per i militari! eh via!... Meno male se ci fosse un'isola
qualunque in Affrica o in Oceania, dove si potessero deportare tutti
questi birboni: sarebbero come morti per la società non solo, ma una
tal pena sarebbe salutare per gli altri, incuterebbe un vero
terrore.... E guardatosi un'altra volta intorno, soggiunse: basta, non
è il caso di discutere di codeste cose....
E ripreso il tono naturale della voce:
--Nino, te ne prego.... te ne scongiuro....
--Senta, non insista più oltre.... mi fa proprio pena dover negare a
lei qualche cosa per la prima volta in vita mia.... ma non se n'abbia
a male. Non desisterei dal mio proposito non dico se n'andasse la mia
vita, ma quella di mia moglie, de' miei figlioli, se n'avessi.... se
anche sapessi che col desistere farei ritornare in vita mio padre e
mia madre!
Che fare? Andarsene. E questo fece il notaro, maledicendo in cor suo i
coraggiosi e gli ostinati.
Stette in agitazione tutto quel giorno e la notte, e non si risolvè di
scrivere al zu Vito che l'indomani dopo aver desinato. Via.... non si
fidava proprio di dargli quella risposta a voce.