III.

--Serafina, il cavaliere Mario Furlani.

Il qual cavaliere, presentato dal marito, s'inchinò riunendo i talloni

con un movimento di buona scuola, bisbigliando un «fortunato....» e

mangiandosi il resto per amore di brevità. Era alto, bruno,

elegantissimo, e aveva i lineamenti regolari. Veniva da Tunisi, dove

era stato a caccia, e una tinta bronzina dava qualcosa di più maschio

alla sua fisonomia di bel giovine.

Serafina gli dette uno di que' rapidi sguardi, che basta alle donne

per squadrare un uomo, poi inchinò il capo con un sorriso pieno di

gentilezza.

Com'è naturale, il discorso cadde sul suo viaggio: egli ne parlò a

lungo abbandonandosi sulla spalliera della sedia, con delle arie

stanche d'uomo che abbia abusato de' piaceri, gingillandosi col

medaglione della catenella, lanciando sguardi languidi in un palco di

rimpetto, dove se ne stava a contemplarlo, con una specie d'ingenua

adorazione, una fanciulla con due occhi a mandorla dolcissimi, lucenti

come due perle nere.

A Serafina quella sera parve assai simpatico l'amico di suo marito.

--Che te ne pare? le domandò questo tornati a casa, mentre lei,

spogliandosi davanti allo specchio veniva denudando il suo bel corpo

di statua.

--È molto educato.

--Dici ciò in un modo.... Ti par brutto forse?

--Affetta una cert'aria d'uomo stanco....

--Ma questa è stata sempre una sua debolezza, che farci.... E poi,

devo dirtelo? a me sembra che ciò dia un non so che di piccante alla

sua figura giovanile. Non ne convieni?

--.... Quant'anni ha?

--Ventitrè o ventiquattro, credo: siamo quasi coetanei.

La giovine non disse altro: continuò a spogliarsi lentamente: nello

specchio si rifletteva la sua bella figura discinta, con gli occhi

abbassati amorosamente sul petto e sulle braccia nude.

Accolse Mario cortesemente, mettendo ogni suo studio a usar con lui

modi cordiali e disinvolti: era un nobile che aveva avvicinate

marchese, contesse e duchesse, voleva fargli vedere che anche nel ceto

medio c'eran di quelle che s'innalzavan sul comune. Ed ebbe ad

arrossire di piacere, un giorno che il marito le disse sorridendo, un

po' invanito anche lui, che Mario aveva mostrato una sincera

maraviglia, e fatte con lui le sue congratulazioni per la squisita

educazione di lei; gliel'aveva detto francamente, perchè a un amico si

può dir tutto, non se l'aspettava.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 32 / 69 题