--Serafina, il cavaliere Mario Furlani.
Il qual cavaliere, presentato dal marito, s'inchinò riunendo i talloni
con un movimento di buona scuola, bisbigliando un «fortunato....» e
mangiandosi il resto per amore di brevità. Era alto, bruno,
elegantissimo, e aveva i lineamenti regolari. Veniva da Tunisi, dove
era stato a caccia, e una tinta bronzina dava qualcosa di più maschio
alla sua fisonomia di bel giovine.
Serafina gli dette uno di que' rapidi sguardi, che basta alle donne
per squadrare un uomo, poi inchinò il capo con un sorriso pieno di
gentilezza.
Com'è naturale, il discorso cadde sul suo viaggio: egli ne parlò a
lungo abbandonandosi sulla spalliera della sedia, con delle arie
stanche d'uomo che abbia abusato de' piaceri, gingillandosi col
medaglione della catenella, lanciando sguardi languidi in un palco di
rimpetto, dove se ne stava a contemplarlo, con una specie d'ingenua
adorazione, una fanciulla con due occhi a mandorla dolcissimi, lucenti
come due perle nere.
A Serafina quella sera parve assai simpatico l'amico di suo marito.
--Che te ne pare? le domandò questo tornati a casa, mentre lei,
spogliandosi davanti allo specchio veniva denudando il suo bel corpo
di statua.
--È molto educato.
--Dici ciò in un modo.... Ti par brutto forse?
--Affetta una cert'aria d'uomo stanco....
--Ma questa è stata sempre una sua debolezza, che farci.... E poi,
devo dirtelo? a me sembra che ciò dia un non so che di piccante alla
sua figura giovanile. Non ne convieni?
--.... Quant'anni ha?
--Ventitrè o ventiquattro, credo: siamo quasi coetanei.
La giovine non disse altro: continuò a spogliarsi lentamente: nello
specchio si rifletteva la sua bella figura discinta, con gli occhi
abbassati amorosamente sul petto e sulle braccia nude.
Accolse Mario cortesemente, mettendo ogni suo studio a usar con lui
modi cordiali e disinvolti: era un nobile che aveva avvicinate
marchese, contesse e duchesse, voleva fargli vedere che anche nel ceto
medio c'eran di quelle che s'innalzavan sul comune. Ed ebbe ad
arrossire di piacere, un giorno che il marito le disse sorridendo, un
po' invanito anche lui, che Mario aveva mostrato una sincera
maraviglia, e fatte con lui le sue congratulazioni per la squisita
educazione di lei; gliel'aveva detto francamente, perchè a un amico si
può dir tutto, non se l'aspettava.