II.

--Donna Maricchia!... Donna Maricchia!... gridò Serafina due volte:

poi battè il piedino sull'impiantito tutta stizzita. Oh, la maledetta

donna, che ninnolona!... Donna Maricchia!...

--Vengo.... _signurina_, vengo....

E la cameriera, comparve, correndo.

--Non vi spiccerete mai, dunque, nel fare una cosa!

--O che non ci voleva il tempo per chiamar Masi, dargli i denari,

e....

--Basta!... L'abito, presto... a momenti arriva la carrozza.

Era in semplice fascetta e sottanina di cambrì ricamata, con braccia e

petto nudi, lisciata, incipriata: aveva le ciocche de' capelli della

fronte rinvoltate in pezzetti di carta bianca, l'orecchie rosse

scarlatte.

Andò a guardarsi allo specchio.

--Eccomi, dissemi la cameriera ritornando con una gonnella di seta

celeste pallido, adorna di merletti bianchi, nella quale aveva

infilate le braccia.

Serafina si voltò, incrociò le mani sul petto, e pian pianino con la

massima accuratezza, onde non s'avesse a guastare i capelli, vi messe

il capo dentro.

--Ah!... piano.... ma dove l'avete la testa!

Un gangheretto s'era appiccato a' capelli. La cameriera cercava di

distrigarnelo, mentre diceva:

--È niente, è niente.... non s'inquieti....

--Apriteli gli occhi, siete proprio insopportabile, con questo vostro

fare in fretta!

E distrigato finalmente il gangheretto dai capelli, potè infilarsi la

gonnella: l'agganciò, la girò, la rigirò, vi battè su con le mani

perchè prendesse le giuste pieghe, si coprì con un accappatoio bianco,

e sedè allo specchio ai cui lati ardevano due candele steariche in

candelieri di vetro verde.

Cominciò l'operazione difficile e delicata, di sprigionare le ciocche

dai cartellini, e disporre i ricci sulla fronte.

Per solito era bisbetica la signora; ma quella sera, chi sa perchè, lo

era molto di più.

Nella stanza vicina, per l'apertura dell'uscio socchiuso, si vedeva il

marito, il quale, vestito con severa eleganza, se ne stava a leggere,

seduto vicino a un tavolino carico di libri e di carte. Di quando in

quando dava un'occhiata alla moglie, e si rimetteva a leggere.

La strada rintronò sotto le ruote d'una carrozza, e i vetri

tintinnavano.... Fu una confusione. La cameriera stava aggiustando una

rosa tra' capelli della signora, una bella rosa bianca, imitata

perfettamente.

--Date qua, disse, e gliela strappò quasi di mano: s'alzò, curvò la

testa, e alzati gli occhi quanto più potè, e arcuate le braccia,

s'aggiustò la rosa, con le mani quasi convulse.

--Presto.. la collana....

Ora c'era anche il marito, e correva di qua e di lì.

--Il fazzoletto.... I guanti.... Il ventaglio.... Il binocolo.... Il

mazzo di fiori....

Nell'affaccendarsi, padrone e serva cozzarono come due cariatidi...

Auff! finalmente, ricoperta dall'elegante beduina bianca, essa prese

il braccio di lui, e s'avviarono.

In carrozza fu un altro affare: bisognò ch'egli osservasse se la rosa

era al posto, se la collana di perle stava nel centro sul petto, volle

affibbiati i guanti, volle che calasse i cristalli; moriva dal caldo,

si sentiva proprio una fiamma sulle guance.... era una vergogna

presentarsi in teatro troppo accesa in volto.

Egli prestava tutti que' minuti servizietti, con l'affetto, con la

premura, d'un marito innamorato pazzamente di sua moglie.

--E.... quel tuo amico che, mi dicesti, devi presentarmi stasera, è un

cavaliere.... _autentico_, n'è vero? Credo che non sarà come tanti e

tanti ridicoli che si appiccicano titoli i quali non hanno esistito

mai; ciò che del resto fa onore alla loro immaginativa. E finì con una

risatina squillante.

--Oh, tutt'altro! è un cadetto della casa Traforello, casa

principesca, cara mia!! I suoi antenati vennero in Sicilia con

Ruggiero, nientedimeno, ed eran nobilissimi allora!!!

Serafina sgranò tanto d'occhi.

E lui continuò a parlargliene non senza una certa vanità.

Leggerino.... ma tutto cuore. Erano stati compagni di collegio,

amicissimi dopo; più d'una volta aveva levato d'imbarazzo quello

scapato!... Il padre l'aveva lasciato ricco, egli però aveva fatto un

bel bucolino nel patrimonio, col gioco, con le donne, con la smania

esagerata de' viaggi: erano celebri le sue ultime pazzie per la Loss.

Quante volte non l'aveva ammonito!... Ora era in via di rimettersi

sposando la signorina Ascenti la quale aveva una dotona. Non gli aveva

voluto accertar la cosa, ma gliel'aveva lasciato comprendere, sempre

con quella sua aria di noncuranza, come se gliene importasse davvero

un fico delle migliaia di lire. Che caro matto!

La carrozza entrò nell'atrio del Bellini, e si fermò davanti alla

larga scala che conduce a' palchi.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 31 / 69 题