VI.

Con tutto ciò il dolce non riuscì tanto cattivo, e a tavola vi fecero

onore tutti, il prete, in ispecie, che non risparmiò i superlativi. Ma

chi fu proprio tocco da quel grazioso pensiero, fu don Alessio che

dovette contenersi per non fare i lucciconi. Egli avvolse in un unico

sguardo di tenerezza la figliuola e il nipote i quali rimbeccavano

donna Costanza, che, con qualche motto in proposito del famoso dolce,

gli andava stuzzicando scherzosamente. Però questo solo sfogo non

bastò ai suoi affetti traboccanti, e voltosi al reverendo che

diluviava a scoppiacorpo, cominciò a parlargli sottovoce, dando di

tratto in tratto delle occhiate amorose alla figliuola. Ne aveva

quella sola, e l'adorava, era proprio la parola adatta, l'adorava! e

lei se lo meritava, la poverina, ch'era un angelo di virtù e di bontà.

Sua moglie, bon'anima, gliel'aveva raccomandata tanto! e non aveva

nulla a rimproverarsi: l'aveva cresciuta bene, educata bene....

(aiutato in tutto dalla sua buona sorella era vero) aveva lavorato

tanto per lei, ch'era riuscito a farle una dote.... discreta. E disse

delle compre ch'avevano fatto, dei miglioramenti co' quali aveva

triplicato il valore dei suoi fondi. E sempre per quella benedetta

commozione che fa parlare più del dovere, toccò un certo tasto: oltre

alle compere, oltre ai miglioramenti, privandosi del superfluo, era

riuscito a mettere insieme un tesoretto.... la figliola l'avrebbe

trovato alla sua morte tutto in bella moneta d'oro e d'argento, la

sola moneta sicura.--Chi la sposerà non farà un cattivo affare di

certo.... e....

Ma troncò lì il discorso, l'attenzione degli altri essendosi rivolta

verso di lui.

Finirono tardi di desinare, poi andarono a spasso.

Il prete era pensieroso. Ascoltava donna Costanza che gli raccontava

un suo sogno dal quale intendeva ricavare i numeri e giocarli tanto

era strano.

--Mi pareva ch'era di domenica, e attraversavo il paese per andare

alla parrocchia a sentir la messa cantata. Per le strade non c'era

un'anima: però sentivo un bisbigliare confuso, senza potermi

capacitare di dove venisse. Guardai a destra, guardai a sinistra,

guardai in aria, nulla! E quel bisbigliare seguitava non solo, ma

cresceva dietro di me via via che andavo avanti. Allora presa dal

terrore affrettavo il passo tanto che finivo con mettermi a correre.

Arrivavo nella piazza proprio trafelata. La porta grande della

parrocchia era parata a nero, si sentiva un salmodiare, che, senza

sapermene spiegare il perchè mi faceva drizzare i capelli sulla

fronte. Guardo a destra.... e che vedo? una cosa orribile! giù in

fondo alla strada un gruppo di gente che mi mostravano a dito: però

erano impalati ne' loro vestiti neri, avevano le facce color di cera,

gli occhi spenti... Son morti, pensai con raccapriccio.... Guardo a

sinistra, altri morti; ma quelli ridevano piegati in due con le mani

sulle ginocchia; guardo nel vicolo accanto alla casa degl'Inchilli,

morti che mi facevano segno d'avvicinarmi. Mi volto per ritornare

indietro, ma altri morti sbucavano dalle strade laterali e venivano

verso di me guardandosi e consultandosi. Allora quasi pazza di

terrore, corro per rifugiarmi in chiesa. Ed eccoti che per quanto

corressi non riuscivo a fare che un brevissimo tratto di strada: e i

morti crescevano, crescevano d'ogni lato: tutta la strada n'era piena

zeppa... già mi circondavano.... mi toccavano quasi.... Oh, Dio!...

Finalmente riuscii a salire il primo scalino.... il secondo.... il

terzo.... misi il piede in chiesa. Lì a un tratto diventavo leggiera

come una piuma: mi pareva d'andare sfiorando appena il pavimento. Le

navate erano parate a nero, e nel mezzo della principale c'era una

morta stesa sopra una bara e circondata di ceri: i preti, in paramenti

neri, cantavano la messa all'altar maggiore. Io mi avanzavo: ma

arrivata vicino a quella morta, cacciava uno strido. Mi svegliai. In

quella morta avevo riconosciuta me stessa.

--Che gliene pare?

Il reverendo si voltò come un trasognato.

--Di che cosa? domandò a sua volta..

--Ma del sogno che gli ho raccontato!

--Bello, bello davvero.

--Bello!! un sogno simile!!

--Bello!... dico bello così.... per dire.... bello insomma perchè ci

sono i numeri con certezza.

--Volevo ben dire!... Dunque.... per me prenderei prima d'ogni altra

cosa morti.

--Sessantasette, approvò gravemente il prete che sapeva il libro dei

sogni sulla punta delle dita.

--Poi messa cantata, è chiaro.

--Messa cantata ottantanove.

--Ma un momento.... i morti si movevano.

--Morto che si muove trentuno.

--In ultimo, spavento.

--Novanta.

Don Alessio camminava avanti con la figliuola da un lato, e il nipote

dall'altro. Raccontava loro quante gherminelle aveva teso a Filippo

Mesi per indurlo a vendergli un fondo limitrofo alle terre di Badalà,

che poteva valere un par di centinaia d'onze tutt'al più: come,

finalmente, non potendo venirne a capo per nessun verso, gli s'era

presentato un giorno nel fondo stesso con cinquecent'onze d'argento

nella bissacca sulla baia, una famosa cavalla che aveva in quel tempo.

E lasciato un discorso e presone un altro, cominciò ad enumerare i

pregi della cavalla.

Una gioia schietta agitava dolcemente l'anima della fanciulla, le

trapelava dal bel viso. Interrompeva con un'esclamazione di piacere il

racconto caloroso del padre a ogni cespo di fiori che vedeva lungo il

ciglio dei fossi, correva a saccheggiarlo, se n'adornava con grazia

infantile il petto, e' capelli. Brividi voluttuosi scorrevano pel

corpo di Giovanni, che, felice di vivere, aspirava gli acri profumi

dei nocciuoli, le cui chiome d'un verde cupo sopravanzavano i muri

dall'un lato e dall'altro della strada, taceva, ascoltava, dava spesso

alla cugina de' lunghi sguardi appassionati.

Quando tornarono alla villa, alla parrocchia sonava l'avemaria.

Don Alessio fece accendere i lumi, fece preparare il tavolino, e la

partita cominciò.

--Danaro.

--Prendo con una donna.

--Bastoni.

--Spade....

Ma il reverendo giocava molto distratto. Egli non solo perdette quella

partita ma cinque o sei altre in fila: sicchè don Alessio non ci

capiva proprio nella pelle a cagione di quel fortunato accidente non

mai successo dacchè giocavano; e si rifaceva motteggiandolo.

Giovanni in piedi, guardava rodendosi dal dispetto: doveva sorridere

allo zio, il quale, a ogni facezia che diceva gli rivolgeva uno

sguardo, e Dio sa come sorrideva.

Perchè Lola aveva salito in fretta, ed era andato diviato nella sua

camera «che vi faceva per tardar tanto?... Che vi faceva? lo sapeva

lui che vi faceva! Non lo amava, insospettita dalla scena della

mattina ch'egli volesse dichiararle il suo amore, voleva fargli

comprendere con bel garbo che ne abbandonasse il pensiero. Ebbene....

la contenterebbe. L'indomani, partiva, in quella casa non ci avrebbe

messo più piedi....

Tuttavia pensava con amarezza che la sua posizione era orribile....

Che figura umiliante! Dio, che figura umiliante! Ma chinava le spalle,

poichè non c'era rimedio: bisognava pensarci prima piuttosto; non

esser tanto animale da spingersi sino a quel punto, in cucina;

considerare come un salutare avvertimento la forte ripugnanza ch'aveva

sempre sentita tutte le volte che il suo cattivo genio gli suggeriva

di spiegarsi.... Ma d'altra parte chi poteva supporre.... chi poteva

pensare.... Essa lo guardava con tanta tenerezza, usava con lui que'

modi atti a incoraggiarlo piuttosto.... Che sciocco! O che importava

ciò? Era civetta: tutte a un modo le donne.

Andò a sedersi nel terrazzino, e abbandonò il capo sulla palma della

mano, abbattuto per quel leggiero e dubbio incidente, proprio come se

si fosse trattato d'un affar grave e certo.

Ma un odore di fiori campestri lo fece trasalire: alzò la faccia. La

fanciulla che s'era avvicinata bel bello, stava davanti a lui, e lo

guardava inquieta.

--Che hai?

--Nulla.... mi duole il capo.

--E stai al fresco?

--Mi son seduto qui apposta.... un poco d'aria mi farà bene.

Lei stette ancora a guardarlo come per accertarsi che non si trattava

di cosa grave, poi, certo rassicurata, andò a prendere una sedia e

sedè al solito accanto a lui.

No, una fata col suo tocco magico non avrebbe potuto operare nel

giovine un cambiamento così completo e istantaneo. Egli sentì

allargarsi il cuore, sentì svanire i dubbi, sentì che l'anima sua era

ripresa dal fascino dell'amore.

Lei taceva; e un respiro concitato le sollevava il petto. La manina

bruciata, cinta d'una fascia bianca, era lì nel grembo, tentatrice più

del solito....

Giovanni la prese dolcemente tra le sue, e l'accarrezzò. Lola non la

ritirò: abbassò gli occhi e arrossì.

--Ti fa male ancora? domandò il giovine con un fil di voce.

--No, mormorò lei.

E stettero così, palpitanti, in un rimescolio pieno d'incanto.

Ma egli si fece più ardito; le cinse la vita con un braccio; senti

ch'essa s'abbandonava e la strinse appassionatamente.

--T'amo.... mormorò con voce tremante. T'amo....

La fanciulla trasalì. Alzò lentamente gli occhi umidi di tenerezza sul

viso di lui, poi li abbassò con un sospiro.

I fiori ch'essa aveva sul petto e tra' capelli, esalavano un

soavissimo odore, mentre i grilli col loro canto monotono, li

addormentavano in quell'estasi che provavano completa per la prima

volta.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 8 / 69 题