IV.

Il vecchio orologio a pendolo, chiuso in un armadio impiallacciato,

sonò l'ora canonica, e si fissarono al solito l'ultime tre partite.

--Resterà a far penitenza con noi stasera, disse don Alessio al prete.

E questi accettò con un sonoro «grazie» mentre un largo sorriso

rallegrava quel suo faccione da frate gaudente. Corbezzoli! quella

sera si doveva mangiar bene in casa dell'amico, s'era soliti di

festeggiar sempre l'arrivo del nipote.... c'eran certi atomi odorosi

nell'aria che venivano dalla cucina, da far credere che si mangerebbe

carne.... Umh....

E giocò distratto, e perdette con gran piacere del vecchio, che lo

veniva stuzzicando con un mondo di monellerie.

Un'insalata di lattughe dalle foglie crespe, metà d'un verde tenero,

metà d'un bianco gialliccio, una montagna di costole di castrato

arrosto il cui odore aveva fatto perder la bussola al reverendo, de'

funghi delle Madonie con salsa d'acciughe, varie sorta di frutta, ecco

il solido di quella cena di provincia: rappresentava il liquido un

vinetto nero, un po' frizzante, ma buono in fondo, e che il prete

tracannava a gran bicchieri.

Egli parlava poco: macinava a due palmenti: e restringendosi ad

approvare spesso col capo, o con qualche «già» con qualche «sicuro»

con qualche «è fuor di dubbio» messi con arte a posto debito,

ascoltava don Alessio che aveva preso l'aire nel suo discorso

favorito. Quella mattina era sceso al paese per certi suoi affari,

quando, vicino alla chiesa, gli s'era attaccato a' panni don

Castrenze, il già sindaco. Aveva un diavolo per capello quell'uomo,

per il tiro che gli aveva giocato il partito contrario con alla testa

i bottegai, tutti borbonici sino alla punta delle unghie. Imbecille!

lo sapeva lui don Alessio, chi era stato a accoccargliela.... E chi

era stato aveva fatto benone, perdinci! Oramai eran tutti ristucchi di

quell'inetto ch'era diventato consigliere per caso, e sindaco per

intrighi. Un bel bindolo! Già col Governo degli italianissimi bastava

mostrarsi idrofofo per le cose passate, ad essere ritenuto un gran

che, e poter pervenire a qualunque carica politica o amministrativa:

don Castrense che predicava essere stato un di quelli che avevano

attaccato la _bandiera tricolore_ ai ferri del campanile (e le due

parole sottolineate egli le pronunziava con un'enfasi canzonatoria)

era uomo da papparsi il comune col cassiere e i consiglieri bell'e

vestiti per di più! Ora strillava come una gazza spennacchiata, perchè

l'avevano disturbato nel meglio.... non era potuto riuscire che a

levarsi quel debito con i Salamanà. In soli pochi mesi di sindacato!

Era dei sorteggiati di quell'anno, perchè aveva sostituito un morto, e

aveva avuto un solo voto! c'era da scommettere che se lo fosse dato

lui. Dunque gli aveva riempito la testa d'un mondo di chiacchiere:

voleva ricorrere al re in persona, sarebbe andato a Roma così

minchione come poteva parere, e quell'elezioni l'avrebbe fatte

annullare. Era pazzo, poveretto.... si sarebbe visto! Anzi l'indomani

scriveva al deputato sul proposito.

--Sta fresco a pigliarsela con lei! esclamò il prete riempendosi il

piatto di funghi. Mi pare che voglia fare a' cozzi co' muriccioli.

--Lasciamolo correre, riprese il vecchio con un sorriso di disprezzo,

alcunchè sodisfatto dell'adulazione dell'amico: e seguitò a enumerare

i giusti motivi che lo spingevano a spalleggiare gli avversari di don

Castrenze, mentre il reverendo, con la bocca piena, ciondolava il capo

d'alto in basso, mostrando di saperla lunga in quegli occhiacchi. Via,

l'ira e lo zelo di don Alessio si sarebbero spiegati subito, quando si

fosse saputo che don Castrense aveva due tumuli di terra a pochi passi

dalla villa, giusto gli ultimi che ci volevano per compire l'unità del

podere secondo l'intendeva il proprietario, e si negava a venderli, si

negava tenacemente.

Donna Costanza faceva la cera di chi cominci ad essere preso dal

sonno: i due giovani, seduti l'uno vicino all'altro, apparentemente

ascoltavano; al modo come giocavan d'occhi c'era da supporre che la

loro piccola burrusca fosse passata com'una burrasca di aprile.

Ma alle frutta si cambiò discorso: per via d'uno dei nuovi eletti,

parente d'un latitante, si venne a parlare del famoso don Peppino, il

capo d'una banda che spargeva il terrore nel territorio vicino.

Don Alessio prese la palla al balzo. Ce n'erano stati dei banditi in

Sicilia, e non pochi ancora: Pestalonga, Pasquale Bruno, anticamente;

i fratelli Palumbo, e Sbirrillo ne' tempi più recenti; ma sanguinari,

ma feroci come questi, mai più! Era alla _civiltà_, era al

_progresso_, era al governo degli eretici conculcatori d'ogni legge,

che si dovevano tali uomini. Nella borgata di Braccamena, i contadini,

stanchi dei delitti d'ogni sorta che commetteva la banda, avevano

stabilito di dar man forte alle autorità: una notte otto uomini,

armati sino a' denti, avevano assaltato la borgata, e fatta irruzione

nelle case, avevano strappato dalle braccia della famiglia tre

cittadini, li avevano trascinati in campagna, ne avevano fucilati due,

avevano rimandato il terzo a portar la notizia.

--Oh, poveretti! esclamò la fanciulla sottovoce, e si voltò a guardare

il cugino tutta spaurita.

S'era mai sentita una cosa simile? si poteva supporre che tali fatti

avvenissero sotto un governo ben costituito? E i rei impuniti al

solito.... Maniscalco! Maniscalco! ecco che ci voleva: quello sì che

era uomo, e del mestiere per bacco! Avrebbe messi in un pugno sbirri e

manutengoli, e, o me li consegnate, o me li consegnate, avrebbe detto

loro. E glieli avrebbero consegnati, perchè sapevano che non si

scherzava con lui. Ora eran tutti una cosa; cani e selvalgina

mangiavano insieme nell'istesso piatto, e chi ne andan di mezzo erano

i poveri cittadini.

Ora anche il prete parlava, era sazio.

--Non per nulla pesa sugli italiani la scomunica del pontefice. Un Dio

c'è poi, per quanto i tristi si spolmonino a negarlo; e la chiesa è la

chiesa!

E rosso come un gallo pel vin bevuto, posò i grossi pugni sulla

tavola, girando in volto a tutti que' suoi occhiacci.

--Avete ragioni da vendere, approvava don Alessio scrollando il capo

d'alto in basso: e le parole vostre son parole d'oro. Non si potrebbe

spiegar diversamente la sfrontata sicurezza con cui que' malandrini

scorazzano la campagna, perpetrano delitti. È il castigo di Dio!

proprio il castigo di Dio!

E via di questo tenore! che' mettendosi in que' discorsi non c'era chi

potesse arrestarlo.

Le donne rabbrividivano: esse avevano paura: guardavano verso il

terrazzino come se già il famoso bandito fosse per presentarvisi.

Gesù Maria! se gli saltasse il ticchio di fare una escursione da

quelle parti.... Davvero, non era prudenza star in campagna, una

disgrazia poteva accadere.... scongiuravano don Alessio a pensarci. Ma

questi faceva spallucciate energiche, mandava la cosa in burla. O che

sarebbero venuti a fare in casa loro i briganti? egli era un uomo

onesto che non aveva fatto mai male a nessuno, la sua casata era

conosciuta, ed era stata rispettata sempre, scacciassero quelle paure.

--Sicuro, appoggiava il prete, si sapeva in Sicilia chi erano i

Berlingrieri: buona gente, ma se toccati da vicino, buoni a mostrare i

denti, a non lasciar posar mosche sul naso.

Del resto c'eran gli amici, che all'occasione, si sarebbero fatti fare

a pezzi per loro.

--Grazie.... è la bontà de' miei concittadini.... rispose don Alessio

con un inchino portando la mano al petto. Ma Costanza, disse poi

voltosi alla sorella, stasera non hai nulla da darci? per esempio....

un pezzettino di dolce.... Non lo credo. Il reverendo mi fa cenno che

ha ancora sete.

--Io!... ma le pare! esclamò questo arrotondando le parole, e col

solito sorriso largo che trovava sempre che spirasse buon vento di

ghiottornie.

--Eh, via, non lo neghi.

Il reverendo si strinse nelle grosse spalle, facendovi rientrare

quanto più potè il suo collo di toro; e donna Costanza che s'era

alzata sorridendo, andò a prendere un piatto dalla credenza, e s'avviò

nell'altra stanza.

--Ehi, una di quel suggellato, le gridò dietro il fratello.

Quella sera era allegro: era arrivato il nipote, e aveva potuto fare

la sua sfogatina, il che gli capitava di rado: aveva dimenticato

perfino don Castrenze, e la sua cocciutaggine a non volergli vendere

que' benedetti due tumoli di terreno senza i quali non poteva

proclamare l'unità del suo podere.

Anche Giovanni gongolava. Quell'idea di dolci venuta allo zio, non

poteva capitare in miglior punto: avrebbe passato un altro po' di

tempo vicino a colei ch'egli oramai non chiamava più in sè stesso che

la sua Lola. Tutta l'anima del giovane era piena di quell'amore, e

ogni altra cura non faceva che sfiorarla appena. Durante la cena non

aveva pronunziate più di venti parole, e chiuso nell'estasi, aveva

capito ben poco di quanto avevano detto i due amici. Del resto gliene

importava uno zero di don Castrenze, di don Peppino e la sua banda,

troppo lontana per poter fare uno strappo alla sua felicità, della

scomunica e del sommo pontefice per giunta: via avesse a perire anche

l'umanità, salvo le due famiglie ben inteso, non si sarebbe commosso

per questo. Ora parlava sottovoce con la fanciulla: le domandava se

campavano ancora i canarini che le aveva portato l'anno scorso, e

sbirciava di quando in quando la manina di lei sempre lì sul grembo,

tentatrice, con una voglia pazza d'impadronirsene, senza che ardisse

di farlo. Campavano ancora, rispondeva lei, di nuovo con la solita

tenerezza negli occhi bruni, con la solita melodia nella voce,

l'indomani glieli avrebbe mostrati. Eran maschio e femmina: uno, il

meno giallo, non cantava, cinguettava solamente, e il giorno innanzi

gli aveva veduto nel becco una delle pagliuzze ch'essa aveva messe

apposta nella gabbia per vedere se facessero il nido. E quest'ultime

parole le disse con un dolce sorriso che stampò delle grazie infantili

nel suo viso di vergine, dal quale il povero innamorato non poteva

staccar gli occhi alla lettera.

Donna Costanza comparve con un piatto di torromini e biscotti in una

mano, e una bottiglia sigillata e tutt'impolverata nell'altra.

L'orologio battè la mezzanotte.

La vecchia Elisabetta che s'era ammammolata in cucina, nel ciondolare

il capo con soverchio abbandono, si svegliò in sussulto: sentì ancora

risa, voci allegre, e tintinnìo di bicchieri. Sbarrò gli occhi, sporse

le labbra, si fece la croce con la mano manca, poi si grattò la gamba,

e tornò ad ammammolarsi. Eran circa trent'anni che serviva in quella

casa, mai i padroni avevano fatto così tardi!

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 6 / 69 题