Se fosse dato a ognuno di far correre il tempo a seconda de' propri
desideri, la vita, dall'età della ragione all'ora della morte, non
sarebbe che un breve passo. Finalmente vennero quelle penultime
vacanze tanto desiderate, e l'ora in cui il giovane potè montare la
sua storna, e seguito da due campieri, mettersi in via per S.
Giovanni.
La villetta gli apparve all'uscir dalla gola della Ferma, imporporata
da' raggi del sole in sul tramonto. Come gli batteva il cuore! come
parvegli interminabile quel breve tratto di via che doveva ancora
percorrere per arrivarci! Che faceva lei in quel momento?... Se era al
terrazzino poteva riconoscerlo alla cavalla.... Come la troverebbe?...
s'era mutata?... Oh, se non l'avesse a guardar più negli occhi con
quella dolcezza di paradiso che faceva di lui il più felice degli
uomini!
E una voce interna gli diceva, che stesse tranquillo, la sua Lola
sarebbe stata con lui come per il passato, che cessasse dal dubitare,
essa l'amava. E quella villetta in mezzo ad un bel verde, circondata
sin dove l'occhio arrivava, da stoppie gialle, tramezzate qua e là da
favuli bruni, da vigneti, da qualche boschetto, gli sembrava un vero
Eden, dove, con quell'Eva, si sarebbe potuta passare la vita intera
nelle voluttà dell'amore.
Al paesetto sonava l'_Angelus_ quando il ponte di legno che
accavalcava il piccolo borro, secco in quella stagione, risonò sotto
lo scalpitare delle cavalle. S'internarono in una viottola ripida tra
due siepi di rose d'ogni mese, si curvarono sul collo delle cavalle
per evitare i rami del famoso moro, e poco dopo, per il viale de'
castagni, sbucarono nella spianata. Due grossi mastini si slanciarono
abbaiando; una fanciulla, con un cucito in mano, s'affacciò appena nel
terrazzino e rientrò vivamente arrossendo: Giovanni però l'aveva
veduta.
Le solite feste dello zio Alessio e della zia Costanza non mancarono;
non mancò il solito invito fatto sempre con la solita frase: «questa
volta, spero, vorrai passare alcuni giorni con noi;» gli offrirono
vino, gli offrirono caffè. E don Alessio cominciò a darsi moto;
s'affacciò alla terrazza, urlò con quanto n'aveva in canna allo
stalliere di menar nella stalla la cavalla del signorino; s'adirò
anche perchè non l'aveva già fatto, e lì un diavoleto: poi rientrò,
andò, come soleva a dir le sue ragioni alla sorella, e senz'attender
risposta, nell'anticamera ad affacciarsi all'uscio della scala e
chiamar Elisabetta che portasse i lumi.... A quel buon vecchio entrava
il diavolo in corpo ogni volta che arrivava il nipote!
Lola intanto non compariva, e il giovine n'era proprio indispettito:
via, dopo un anno quasi che non lo vedeva, avrebbe dovuto essere un
pochino più sollecita: non avrebbe fatto l'istesso lui.... no
certo.... ma lui l'amava, e lei chi sa....
Ma quel suo monologo interno fu interrotto in punto dalla comparsa
della fanciulla.... Oh, quanto s'era fatta più bella! S'avanzava con
una certa esitazione, con un certo imbarazzo, i quali davano una
grazia nuova al suo corpo grande e ben formato che non mancava di
flessuosità e d'eleganza, mettevano in quel caro visetto un non so
che, che lo rendeva adorabile. Non erano i suoi occhi no, che
l'ingannavano, o la dubbia luce della sera, s'era fatta più bella.
Gli si fece incontro, e gli strinse la mano tutta commossa, e gli
domandò notizie dello zio, della zia, di lui, con le solite carezze
nel tono della voce, e negli occhi. Già ora egli si chiariva del
perchè di quel ritardo: l'aveva vista di volo nel vano del terrazzino,
ma poteva giurare che in luogo di quel nastro celeste, su' suoi
capelli c'era un fazzoletto a scacchi rossi e neri.... e il lembo
dello sottana, ch'era scomparso rapidamente, gli pareva di vederlo
ancora, non era grigio per certo: e quella cipria sul viso.... no,
essa non adoperava la cipria ogni giorno. Dunque s'era fatta bella per
lui. E una viva tenerezza aveva già cacciato il dispetto, quel brutto
dispetto che gli aveva fatto fare il proponimento d'andarle incontro
tutto gaio e indifferente, e d'indirizzarle un complimento che voleva
essere anche un frizzo.
Quella sera anche padre don Giuseppe, che gli era stato sempre
antipatico, non gli parve più, quello. Quando il prete comparve sulla
soglia dell'uscio con un «buona sera a tutti quanti» che rintronò la
stanza come il mugghio d'un toro, e un «oooh, don Giovannino! ben
arrivato!» direttogli con tutt'e due le mani stese, il giovine
confessò a sè stesso d'essersi ingannato sul conto suo: via, in quel
faccione d'appoplettico, non si poteva negare, una certa espressione
di di bontà c'era, e quell'alta persona, dalle membra enormi, non
aveva proprio quell'andatura stupida d'un bruto che l'aveva colpito
altre volte. Spesso l'aveva pensato, spesso aveva esternato quel suo
pensiero in famiglia: «quel prete m'ha tutta l'aria d'un birbante»
aveva giudicato leggermente. I suoi occhi grigi, lucenti come acciaio
brunito, eran duri.... ma egli poteva anche affettarla quella
durezza.... quanti non c'è che hanno il ticchio di mostrarsi diversi
da quel che sono! ne aveva conosciuti lui di quelli che si studiavano
a farsi una cera burbera, mentre in fondo eran gli uomini più buoni
del mondo....
Ma venne l'ora della partita, e don Alessio non transigeva: si preparò
il tavolino, con il lume, le carte, e le solite fave per gettoni; i
due avversari presero posto l'uno di faccia all'altro, motteggiando;
donna Costanza sedette al suo con la calza.
--Coppe.
--Bastoni.... Danaro.
--A lei. E al tono della voce, e al modo che don Alessio pronunziava
quel «a lei» si capiva che cominciava a stizzirsi.
--Bastoni.... Sei di napoletana.
Il solito pugno di don Alessio, le solite recriminazioni.
I due giovani, in piedi vicino al tavolino, se ne stettero un pezzo a
veder giocare: si guardavano sorridendo all'escandescenze del vecchio.
Quando donna Costanza s'alzò, chiamata dalla serva tutta in faccende
per il nuovo ospite, prima l'una, e poi l'altro, vennero nel
terrazzino. Giovanni rientrò a prendere due sedie, e sedettero.
Era una sera senza luna, con un bel cielo stellato.
_L'arma mi sentu nnesciri_
canticchiava lo stalliere con voce di canna fessa, e per la campagna
silenziosa vibravano i tocchi lenti della campana del paese, la quale
annunziava un'ora di notte.
--Questo è il momento.... pensò Giovanni: e il cuore gli si mise a
battere come se volesse saltargli fuori dal petto. Pensò e ripensò a
una frase tanto per cominciare il discorso, ma non gli riuscì di
trovarne: il suo cervello era vuoto. Si stizzì, si rimproverò d'essere
uno scolaretto, un uomo dappoco. Fu lei, che, con la sua voce
melodiosa, ruppe quel silenzio imbarazzante.
--Ti sei divertito a Palermo?
--No.... cioè.... così così.... Esitò ancora un poco, poi, per uscire
da quel ginepraio, si mise a parlare di teatri, di serate deliziose
passate alla villa, di scampagnate fatte con amici, di bagni....
La fanciulla aveva inarcate le sopracciglia. Non stava certo in pena
il signorino lontano da lei.... E in un lampo intravvide la figura
della figliuola del negoziante, com'essa aveva cercato di
rappresentarsela le tante volte pensandoci, dal giorno che aveva
sentito dire qualche cosa in proposito. Essa andava certo ai bagni....
Giovanni l'aveva vista.... non lo diceva, il perchè era chiaro! alla
sola idea che il giovine avesse potuto veder colei nell'acqua,
ricoperta d'un semplice velo di mussolina, le si strinse il cuore. Oh,
no, non approvava che le signore, e in ispecie le ragazze, andassero a
bagnarsi con gli uomini; lei ne sarebbe morta di vergogna.
E glielo disse secco secco.
Ma lui, non essendosi accorto di quel mutamento repentino nel viso, e
nelle maniere della cugina, le dava la berta. Via che c'era di male,
tutte lo facevano: era uno de' tanti pregiudizi che l'uso avrebbe
finito col cancellare.
--La moda, cara mia, la moda,... E parlò della moda, e poi di
passeggiate e d'equipaggi. Egli voleva incoraggiarsi con quel diluvio
di parole; però non ci riusciva.
--E tu, disse infine quand'ebbe esaurito anche quel tema, com'hai
passato il tempo?
--Al solito, rispose lei: qui, lo sai, non ci si può divertire certo
come a Palermo.
E disse quest'ultime parole con un leggiero tono d'amarezza.
Allora il giovane si accorse di quella sua cera brusca, e ne fu
proprio sgomento. Che aveva dunque!... che le aveva fatto!... Non era
molto, essa lo guardava con la solita dolcezza, n'era sicuro....
Perchè allora? Non ci si raccapezzava. E maledisse in cor suo la
disgrazia che lo perseguitava. Qual più bella occasione di questa? Ora
era perduta completamente: egli non aveva il coraggio di dirle una
mezza parola di amore vedendola a quel modo. E mise un sospiro, e si
contentò di guardare con la coda dell'occhio la manina che la
fanciulla aveva abbandonata sul grembo. Se non fosse stato per quella
diavoleria a lui ignota, forse a quell'ora stringerebbe tra le sue
quella manina gentile e graziosa.