Per tutta la stanza, alle pareti, alti stipiti in ebano: quattro
scaffali, pure in ebano, di un lavoro squisito, con intagli di
graziose figure, di fiori, di frutta, di colonnette: alcuni divani in
raso nero, con filettature, nappe e frangie d'oro: su i tavolini,
bronzi: il Mercurio di Gian Bologna, che stava lì sì bene; la Venere
Callipige; varie piccole terre cotte di molto e molto valore.
Subito il Weill-Myot, sentendo aprire la porta, aveva alzato gli occhi
dal giornale che stava leggendo.
Riconosciuta la principessa, si alzò di scatto: non ebbe neppur un
sorriso di trionfo; il suo sangue freddo era stato uno de' segreti
della sua immensa fortuna.
--Caro Weill-Myot,--disse la principessa, che voleva cominciare con le
parole:--Caro Gustavo,--ma pensò di non scoprir troppo il suo giuoco.
Mentre da casa sua andava alla Banca, essa avea interrotto più volte
una serie di strani pensieri, dicendo fra sè:
--Come il mondo si muta: noi gran signori, della più antica nobiltà,
siamo tutti, o quasi tutti, in balìa di questi grandi avventurieri....
In certi momenti, essi sono la nostra unica speranza: noi dobbiamo
ricorrere a loro, inchinarci, sottoporci magari a' loro capricci.... È
una nuova aristocrazia, che sorge. Forse non è peggiore della nostra,
che è nata da guerrieri prepotenti, o da trafficatori rapaci, come il
Weill-Myot, e si è sfiaccolata, impoverita con l'ignoranza e col
vizio.... La nuova aristocrazia ha almeno le due più cospicue forze
del mondo, le due virtù che muovono tutto: l'intelligenza e il lavoro.
--A quest'ora, principessa?...--esclamò il Weill-Myot.--Qual affare vi
conduce?...
E pronunziò la parola affare con un tuono, che non lasciò alla
principessa illusione di sorta.
Il banchiere, vista specialmente la studiata abbigliatura della
principessa, le facea intendere che egli non era disposto a sostener
una scena di seduzione.
Non già che verso la principessa non le attirasse la sua passione, ma
egli oramai volea vendicarsi di lei, volea parlarle dignitoso,
burlarsi dei suoi imbarazzi, ridurla suo trastullo. La principessa ha
motteggiato, schernito tutti?--pensava.--Io sono americano, uomo di
carattere, e glielo proverò!
La principessa era venuta per sedurlo, per divertirsi di lui,
strappargli il denaro, che contava restituirgli con tutti i suoi
frutti: ma, quando egli fosse divenuto incalzante come altra volta,
respingerlo. Sentiva verso quel bell'uomo, forse troppo bello,
un'antipatia, una repugnanza inesplicabile.
--L'affare, che mi conduce,--riprese la principessa, tutta sorridente
e ostentando il piglio più leggero,--non è molto grave....
--Ho piacere!--interruppe il Weill-Myot,--Da un pezzo non mi parlate
della vostra amministrazione, ma il giovane, che vi ha dato forse
qualche consiglio non molto pratico, m'assicurava, giorni sono, e
n'ebbi molta soddisfazione, che voi, con la vostra energia, avete
riparato a tutto.
--Oh!--rispose disinvolta la principessa, che sapeva la sua rovina: e
il Weill-Myot la sapeva meglio di lei.--Siete però su una falsa
strada: non crediate ch'io non abbia più bisogno del vostro aiuto. Io
debbo domandarvi un altro piccolo favore!
--Ahimè, principessa,--soggiunse l'ipocrita Weill-Myot,--speriamo sia
tale che mi sia dato l'onore, il piacere di soddisfarvi.... sapete
quanto sia vostro amico!
--Vi ripeto, il favore è piccolo.... per voi,--disse freddamente la
principessa,--m'occorrono in giornata sessantamila franchi!
Il banchiere finse di aver ricevuto un gran colpo.
--E vi occorrono proprio?--volle domandarle lentamente. Si compiaceva
a torturarla.
--Altrimenti non sarei qui!--rispondeva la principessa con piglio di
sovrana, che sa non poterlesi negar nulla e non è abituata, neppur può
pensare, a un rifiuto.
--Non potete dunque farne a meno?...--insistè il Weill-Myot che, col
secondare in lei la fiducia di averli, si preparava a gioire del suo
profondo turbamento.
--No, no!...--ella ribattè un po' sdegnosa e impaziente.
La principessa non sapea che tra' suoi beni non le rimaneva più da
garantire una tal somma. Al Weill-Myot, causa della rovina di lei, era
ben noto: ma egli non era ancora contento. Il male fattole non gli
sembrava sufficiente.
Stette alquanto pensoso: si alzò, stropicciandosi la fronte con una
mano; andò qua e là per la stanza, tutto assorto, senza dir verbo,
come se cercasse un espediente difficile.
Poi tornò a mettersi in piedi dinanzi alla principessa, e dominandola,
divorandola con gli sguardi per non perdere alcuna mutazione del suo
volto, mentre egli parlava, le disse:
--Non mi sono mai sentito così umile, così sventurato come oggi...
debbo farvi una confessione... pur che tutto rimanga fra noi....
La principessa assentì.
--Io sono alla vigilia di un fallimento!
--Eh!--esclamò la principessa, scattando in piedi.--Non è vero!
--Una gran Casa di New-York, d'accordo con la più gran Casa di Parigi,
ha giurato la mia rovina.... Mi combattono su tutti i mercati, anche
qui. Da due mesi io combatto una guerra atroce: una guerra di milioni,
intendete....
Non è a descrivere come rimanesse Enrica. Le sue speranze, le sue
illusioni cadevano a una a una. Lasciò che il banchiere parlasse: essa
lo ascoltava, guardando le punte de' suoi stivalini, che uscivano di
sotto alla fimbria del suo abito: e, mentre nel cuore si rodeva,
voleva aver sempre sembiante di spensierata.
--Oh, ma sessantamila lire sono un nulla per voi.... sempre: e anche
per me, forse,--aggiunse negligentemente,--ma non in questo momento!
Voi dovete trovarle!--concluse, tornando al suo fare imperioso, e
riguardando, in tal punto, perfino il Weill-Myot, quest'uomo
potentissimo, per ciò che ella solea riguardar tutti: suoi soggetti, o
strumenti de' suoi piaceri.
--M'è impossibile, principessa!--rispose il Weill-Myot, in tuono che
non ammetteva replica.