VIII.

Vediamo un contrasto ad una notte sì burrascosa.

Era una bellissima giornata. Due nostri personaggi, Diana e Adolfo

Venosa, parlavano insieme nel giardino che si stendeva dietro al

palazzo del marchese di Trapani.

I due innamorati erano nel massimo accordo. Diana sembrava avesse del

tutto dimenticato i suoi sospetti di un'intima relazione fra Adolfo e

la principessa; o si fosse convinta che avea sospettato a torto.

Parlavano, parlavano l'uno all'altra, e con molta espansione.

Il bel cielo fulgido, i fiori, che mandavano i più soavi e svariati

profumi, il canto di due usignuoli, il mormorare di una cascatella, il

cui getto argentino scorreva nel mezzo d'un boschetto, eran propizii

nel disporre alle confidenze due cuori innamorati.

Giungevano in quel punto a una estremità del giardino.

--Non comprendo,--disse Adolfo,--la tua incurabile tristezza; mi

sembra che tu dovresti esser felice.... Sei ricca, circondata da tutto

il lusso che si può desiderare, puoi ottenere qualunque cosa tu

domandi: appartiene a te l'eredità delle ricchissime parenti di tua

madre....

--Ah, appunto, e credi tu possa esser felice una fanciulla, che non ha

mai conosciuto sua madre?... Se tu sapessi che cosa vuol dire il veder

le altre fanciulle accarezzate, protette dalle loro mamme; il vederle

sempre circondate dalle cure di esse, dal loro continuo amore....

Giorni sono ero da alcune mie amiche. Era la festa della loro mamma.

Aveano disposto su un tavolino, nel salotto di lei, bellissimi regali

consistenti in lavori da loro fatti di soppiatto, per procurar ad essa

una sorpresa.... Eran tutte fresche, bene abbigliate. La mamma è

entrata all'improvviso, anch'essa rosea e fresca; abbigliata come una

fanciulla e sempre bella. Tutto in quella casa spirava contento.... La

bella mammina ha visto i regali: ha gettato un grido; poi ha

abbracciato e ha baciato a una a una le ragazze. E ridevano tutte

insieme; e si facevano domande, si rispondevano fra la mammina e le

figliuole.... E la mammina le accarezzava sempre.... Io ho pianto,

come piango ora, perchè non ho mai conosciuto tali gioie.... e non le

conoscerò mai.... Povera mamma mia.... Dicono che è morta, dandomi

alla luce.... in una villa.... Oh!

Diana singhiozzava. E Adolfo, che era buono, sebben leggero, e

l'amava, si lasciava andare anch'egli a quella commozione.

--E poi.... sono infelicissima per tanti altri motivi!--disse Diana,

rompendo il silenzio, che era durato fra loro alcuni istanti e

battendo in terra un piede, in segno d'impazienza.

--Motivi che tu mi tieni segreti!--soggiunse subito Adolfo con un

certo piglio di risentimento.

--Non te li ho mai palesati fin ora perchè io stesso pensava che certi

miei preconcetti, certe mie antipatie fossero un'ingiustizia.... Ma

sento che non posso vincer nè gli uni, nè le altre, e che anzi il

tempo rafforza in me certi sentimenti, certe idee....

--Ma, dunque, non potrò io saper nulla?

--Oh, sì: tu devi saper tutto: e confortarmi, consigliarmi,--rispose

Diana, abbandonando una delle sue mani fra quelle di Adolfo.

--Parla....

--In questa casa io ho paura!... La sera mi chiudo nelle mie stanze,

come se fossi, invece che nella casa paterna, tra' miei peggiori

nemici.... Il marchese, specialmente in certi istanti, m'ispira un

certo raccapriccio.... Le sue carezze, i suoi baci mi sono un

tormento.... Non sento in lui nulla di quello che una figlia dovrebbe

sentire in un padre.... Egli finge alle volte di amarmi, di esser

premuroso per me; si vede però l'ostentazione, lo sforzo.... Quando ho

sofferto, sin da piccina, non l'ho mai veduto piangere, commuoversi

come quando si vede soffrire una persona a cui si vuol bene.... Credi,

oh, ho trovato assai più affetto nella principessa.... Ti rammenti il

giorno in cui ebbi un po' di male in uno de' suoi salotti?... Fu la

prima volta che vidi e sentii qualche cosa di veramente affettuoso

intorno a me.... Così si deve stare accanto a quelli che soffrono e

che si amano!

--Tu, Diana, sei una creatura perfetta....

--E per questo mi si danno tante afflizioni!--ella disse, guardando

Adolfo con una certa intenzione.

--Non credevo d'avertene mai date io,--riprese Adolfo,--ma se tu pensi

altrimenti, vorrei sapere....

--Oh, tu vuoi saper troppo!

E Diana gli sorrideva: ma tornò presto a rannuvolarsi.

--Dunque, che hai, angioletto?

--Non posso più stare in questa casa.... sento che qualche cosa si

macchina contro di me.... Ho sorpreso certi sguardi fra mio padre e

l'intendente: quel signor Marco Alboni, che ha l'apparenza di un prete:

devoto, bigotto, ma che io credo tristissimo.... Non so come costui sia

entrato nella nostra casa e vi abbia tanta preponderanza.... Egli

comanda a mio padre....

--Che?

--Un giorno, aprendo all'improvviso la porta di un salotto, ove

credevo di ritrovarmi sola, vidi mio padre presso una finestra, che

parlava con Marco Alboni, il quale lo minacciava, tenendogli un pugno

su una tempia.... E udii pronunziare il mio nome.

Adolfo era diventato pensoso.

--Ti assicuro,--ripigliava Diana, tremando,--c'è qui un'infernale

congrega contro di me.

Il Venosa provava un gran turbamento alle parole che Diana gli venia

dicendo con sì forte commozione.

Era essa una fanciulla esaltata, che immaginava pericoli ove non

erano, con l'animo disposto a soavi tenerezze, che solo l'affetto di

una madre avrebbe potuto soddisfare? Oppure, ella davvero si trovava

fra gente trista, o spensierata, che non nutriva per lei alcun

affetto?

--Credimi,--aggiungeva Diana, vedendo Adolfo sì pensoso,--in questa

casa c'è di certo un mistero: e un brutto mistero!

Adolfo era coraggioso, intrepido e l'avea dimostrato ne' suoi viaggi;

dinanzi a un nemico, dinanzi a un pericolo non avrebbe saputo

indietreggiare un istante. Il coraggio era stato sempre in lui grande

quanto il raccoglimento negli studii.

Ma era senza esperienza della vita: non atto a sbrogliar le fila di un

intrigo sociale; lento nel conoscere gli uomini: difficile a supporre

il male. Non avea ancora sofferto: non avea mai amato, salvo Diana: e

forse l'affetto che nutriva per lei non avea tutto l'ardore, tutto lo

slancio di una prima passione.

Per esempio, egli non se n'era mai domandato la ragione: ma al

cospetto della principessa tremava, e poteva vedere Diana più volte il

giorno, senza sentirsi men tranquillo dell'usato.

Invece l'incontrarsi con la principessa all'improvviso, lo scorgerla

avvicinarsi a lui ove non pensava si potesse trovare, l'udirne

proferire il nome, bastava a farlo arrossire, ad affrettare i palpiti

del suo cuore.

E alla principessa non avea mai fatto, come a Diana, dichiarazioni di

amore; essa, senza ch'egli il sapesse, lo avvinghiava ne' suoi lacci,

lo tenea schiavo della sua bellezza sovrana, infiammava i suoi sensi,

come a cent'altri, senza ch'egli ne avesse coscienza.

La principessa lo giudicava per un inesperto: e si pigliava giuoco di

lui, si divertiva a inebriarlo de' suoi filtri, a esercitare anche su

lui quella tirannia della carne, a cui sapeva dover soggiacere ogni

uomo che la vedesse, o ch'ella volesse torturare.

Però, sempre, avea quella vaghezza di mostrare in pubblico ora il suo

seno, ora le sue spalle, ora le sue braccia, ora perfino, con studiato

pretesto, una parte della sua gamba. Una sera, per recarsi col

principe ad un ballo, dato in Napoli dall'ambasciatore inglese, ella

si era acconciata da Ninfa. Molti fiori su la testa: una ghirlanda di

fiori, a tracolla, che le ricingeva per sghimbescio tutto il suo bel

corpo: alcuni tralci di edera soltanto le coprivano il seno, la cui

robusta bellezza attirava ogni sguardo: e quel seno procace,

palpitante, era toccato da una morbidissima pelle di tigre, che parea

carezzarlo e ne facea risaltare la bianchezza. Questa pelle di tigre

era cinta alla vita: e su la spalla destra era fermata da tralci di

bellissime rose artificiali. La pelle della tigre scendeva poi sin

oltre il ginocchio e copriva la gamba destra fin quasi al coturno che

essa calzava; la gamba sinistra rimaneva quasi scoperta e si vedea la

maglia, che ne disegnava le linee schiette e vigorose. Il principe,

quando la vide in tale acconciatura, rimase estatico: essa era una

stupenda baccante: poi si dette a gridare ch'egli non l'avrebbe

accompagnata alla festa, in tal modo. Il dissidio domestico durò circa

un'ora: la principessa usò di tutte le arti, di tutte le sue

blandizie: il principe ora le facea una carezza, la baciava, ora la

rimproverava: un istante si gettava a' suoi piedi, poi subito tornava

di malumore: ci fu un punto in cui la principessa gli mormorò una

parola: lo trasse a sè: e parve che egli, ad una condizione, le

promettesse sottoporsi alla sua volontà. Cessarono di parlarsi: si udì

nella stanza qualche sospiro: una cameriera, nella stanza vicina, non

osava muoversi, ben accorta di quello che accadeva. Essa avea già

udito la scena fra il principe e la moglie. E il principe ora,

alzatosi, non volea più mantenere la sua parola. Ora non avea più

dolcezze, neppure a intervalli; parlava reciso, imperioso.

--Ma non è bene,--gli replicava la principessa col suo piglio da

cortigiana,--che tutti vedano come tu hai una moglie, la quale supera

le mille e mille donne di Napoli nella bellezza delle forme?... Non ti

piace d'essere invidiato?... Non accresce in te il desiderio di

avermi, l'orgoglio ch'io sia tua, il vedere, l'udire uno spasimo, un

mormorio d'ammirazione intorno a me?... Ah, per un uomo, il poter

mostrare a tutti una donna come sono io!--ella diceva con la maggior

sicumèra,--e potersi dire di certo: essa mi appartiene.... io sono il

suo signore, il suo dominatore, posso farne, a mio grado, la serva, la

schiava de' miei piaceri!... Poichè sono tua, tutta tua, senza

resistenza, senza ch'io ti tolga una parte sola della mia bellezza....

Qui, nel silenzio delle nostre stanze, non ti dovrebbe essere una

triplice voluttà il ritrovar libere, per te solo, le gioie che tutti

t'invidiano?

E parlava, gesticolava com'una vera baccante.

--Non c'è uomo,--gli ripeteva,--che mi piaccia al pari di te.... Non

ti potrò esser mai infedele! E poi il marito è il solo a cui una bella

donna appartenga veramente.... Gli altri vivono di piccoli furti e

hanno tutto a disagio.

--Cortigiana! cortigiana!--ripeteva il principe, e sorrideva, chè in

quel tempo, dopo la loro terribile scena, da noi raccontata molti

capitoli innanzi, pigliava tutto alla leggera, secondo il suo

carattere.

Questa scena, metà ilare, metà seria, fra il principe e la

principessa, si svolgeva nell'abbigliatolo di lei, al riflesso di

diecine e diecine di candele rosee infisse nei candelabri d'argento,

in lumierette di Murano, fra i profumi delle polveri, de' minii, di

essenze inebrianti.

--L'ora è tarda!--disse a un tratto il principe,--decidiamoci.

Fu convenuto che la pelle sarebbe chiusa anche su la gamba sinistra

con una stringa d'argento e così fu fatto.

Una cameriera si mise al lavoro; la principessa la occhieggiava

maliziosamente. L'altra subito capì.

Per le scale del palazzo dell'ambasciatore, la principessa, con un

lieve gesto della mano, avea tolto la stringa.

Entrò nelle sale, mostrando la sua bella gamba. Ella sapea che quella

sera il Re dovea essere alla festa: e cominciava allora a cercar di

attirarlo a sè. Quel modo di acconciarsi le era sembrato

irresistibile. E non s'ingannò.

Pochi giorni appresso, l'ufficiale delle guardie reali, come abbiamo a

suo tempo accennato, riferiva a sua sorella, la contessa L..., di aver

veduto una mattina, mentr'egli era di servizio, la principessa uscire

dagli appartamenti reali, vestita come una piccola modista.

Ma non era soltanto pel sovrano, che voleva esercitar questo fascino;

le piaceva esser una maliarda per tutti.

Quando usciva a piedi, andava talora per via Lanzieri e per la strada

della Pignasecca: e le esclamazioni d'ammirazione, a volte grossolane,

di quella gente, che non sta a pesar le parole, e che a vederla,

mostrava di sentir i fumi al cervello, la solleticavano.

Andava a posta per quelle strade, affine di sentirsi esaltare, magari

in quel linguaggio; e sino una tale specie di corteggiamento, le sapea

buono.

In Adolfo Venosa ella avea pure, senza mettervi troppo studio, e a

solo diletto, eccitato questa fiamma dei sensi. Non gli avea permesso

alcuna intimità; si era accorta che, allorchè egli le dava la mano,

tremava; e ne sorrideva. Tuttavia il Venosa serbava intatto, o almeno

credea serbare intatto il suo amore per Diana.

Ora, stava in gran titubanza per ciò che essa gli avea detto.

Possibile che il padre di lei non l'amasse!... Possibile che vivesse

sotto l'arbitrio di un servitore!

Questo e altro, com'abbiamo notato, egli andava rivolgendo nella mente

da alcuni secondi.

Ma Diana incalzava:

--È questo tutto l'aiuto che mi viene da te?...

--Tu mi parli di timori vaghi, di paure, senza soggetto.... Tu mi hai

detto ben poco di determinato.... Forse il tuo carattere, a volte

molto eccitato, ti fa travedere, o esagerare.... E poi: come vuoi che

io possa contrappormi? Con quale autorità? Sono io tuo parente, ho io

fin ora qualche ragione, almeno in apparenza, di tutelarti?

--E ciò appunto prova che tu mi ami poco,--rispose Diana con una certa

veemenza.--Se tu mi amassi, avresti a quest'ora chiesto a mio padre di

sposarmi... E lo farai, senza molto indugio!--disse la fanciulla, con

una di quelle attitudini di sovrano comando, che eran proprie alla

principessa: tanto che essa e Diana le avresti dette d'una medesima

razza, e in quel punto anche Adolfo credette di vedere innanzi a sè

Enrica, di udire lo stesso suo tono di voce.--Lo farai e presto: se

non vuoi che ogni tuo legame con me sia sciolto.... Non credere io sia

una di quelle fanciulle, che si compiacciono di aver un bell'amante e

non gli domandano mai di effettuare il fine d'ogni relazione onesta,

fra un giovane e una fanciulla: il matrimonio....

Il Venosa voleva parlare.

--Io non m'impongo a te,--disse Diana, che sempre più in quel punto

assomigliava alla principessa.--Tu mi hai perseguitato un tempo con le

tue occhiate, le tue proteste d'amore, le tue promesse.... Io ti ho

dato il mio cuore, ma son pronta a ritogliertelo. Se, in breve, tu non

hai fatto questa domanda di matrimonio, cesserà ogni rapporto fra

noi.... Io uscirò dalla casa di mio padre e tornerò in convento....

--Ma Diana!...

--È una risoluzione irrevocabile.... Io ti amo, sai,--continuò,

addolcendo il tuono della sua voce,--voglio però che mi si spezzi il

cuore prima di ridurmi a esser soltanto tua vittima, o il tuo

trastullo....

--Se--ripreso Adolfo--io non ti ho chiesta a tuo padre, sai il perchè:

perchè egli, più volte, con discorsi assai espliciti, si mostrò, per

ora, contrario a qualsiasi tuo matrimonio.

--Ecco appunto dov'è il pericolo!--rispose ardita, animosa la

fanciulla.--E tu non devi essere un pusillanime!

Il Venosa era spaventato dall'energia di Diana.

Dubitava fosse accaduto qualche cosa di ben più grave che ella non

avesse detto, poichè mai gli era apparsa così risoluta, così smaniosa

ed inquieta.

Che potea aver ella sofferto nella sua casa?

Tornava a attribuire certe insistenze al carattere esaltato di lei: ma

ciò non lo lasciava in tutto tranquillo.

--Parlerai a mio padre?--riprese Diana, con voce dolcissima; mentre

egli le carezzava una mano, la guardava con tenerezza, senza

risponderle.--Io ti amo e sento che, nel mondo, posso fidarmi in te

solo: che non mi rimane altro aiuto, altro affetto sincero....

Egli si sentiva vincere, ammaliare da quella dolcezza: sentiva la

gioia, l'orgoglio d'ispirare una passione sì pura: presagiva la

felicità immensa, che gli sarebbe da essa derivata.

Era la prima donna, cui egli avesse parlato d'amore; ed egli era il

primo che Diana avesse amato, il solo che ella avrebbe amato.

Erano tutt'e due inesperti nella grande arte dell'amore: quindi facili

ai crucci, facili a procurarsi scambievolmente motivi di tortura e di

disperazione, secondo il loro carattere; poichè Diana era tutta piena

di fervori, di delicate fantasie appassionatissime, il Venosa più

riconcentrato e più freddo.

--Ti amerò sempre,--egli disse,--e ti domanderò a tuo padre quando

venga il momento opportuno... cioè presto!--disse, ripigliandosi,

poichè avea visto il movimento d'impazienza di Diana.

Egli era un po' irresoluto: la principessa tentatrice, voluttuosa,

adescatrice, nella sua scultoria bellezza, gli tornava sempre innanzi.

--Il mio unico desiderio, ti ripeto,--diceva Diana,--è di uscire, in

breve tempo, da questa casa.... Mi sembra che non sono in casa mia, ma

in una casa d'estranei, dove tutto può capitarmi: ove sono esposta a

tutte le offese.... Se tu indugi, io tornerò nel convento ove sono

stata educata... ne uscirò non so quando... ma per non rivederti mai

più.... È già troppo ch'io ti prego.... È vero che io ti amo, e il

fingere, le ipocrisie, le simulazioni volgari, mi parrebbero

un'umiliazione.... Ho l'orgoglio della mia passione e della mia

virtù....

--Saremo uniti... fra poco,--disse il Venosa, dopo breve

riflessione.--Ma se il marchese si opponesse?

Le guancie di Diana diventarono rosse. Sentiva in sè nascere il

sentimento della ribellione. Le vennero alle labbra certe parole di

sdegno, ma non osò proferirle.

In quel punto Adolfo e Diana svoltavano da un viale; il marchese e

Marco Alboni, che erano dinanzi a una finestra, confabulando insieme,

scorgevano i due innamorati.

--E quel giovinastro è sempre qui!--esclamò Marco.

--Come vuoi ch'io lo scacci di casa mia! Egli è d'una famiglia di miei

antichi amici. E poi, con qual titolo dovrei proibirgli di farmi una

visita?... Egli è uno de' giovani più stimati che sieno in Napoli;

alla sua età, ha riputazione fra i dotti, autorità fra i

gentiluomini.... E poi: non vedi che, se io gli vietassi di venir qui,

susciterei la resistenza di Diana?... Tu credi Diana una fanciulla

docile, pronta a essere strumento di tutti i nostri capricci?... Non

ti accorgi che ella tollera, ma comprende, che essa non dà in

escandescenze, ma rattiene spesso una osservazione, una protesta?...

Io leggo nel suo volto lo sforzo che ella fa.... È fina, come tutte le

donne, per istinto, non è ancora abbastanza maliziosa per sorridere

ove si sentisse disposta a piangere, e viceversa.

--Ma quel giovinetto sarà di ostacolo a' nostri disegni.... E, se il

Re sapesse....

--Oh, il maggior ostacolo sarebbe nel contrariare Diana.... Allora sì

che ella si ostinerebbe.... La sua inclinazione verso quel giovane è,

fino ad oggi, una fanciullaggine.... Se io mi vi opponessi

recisamente, diventerebbe una passione ostinata, una di quelle

passioni, che si alimentano dalla caparbietà, dal puntiglio....

--Come ragioni,--Marco era arrivato a dar del tu al suo complice,

nella intimità,--quando vuoi che le cose vadano a seconda de' tuoi

desideri!...

--Il giovane, poi, è buonissimo,--continuava il marchese, quasi non

avesse udito l'interruzione,--incapace di abusare della innocenza di

Diana.... Sono due anime virtuose.... Non altra unione avrebbe potuto

esser migliore della loro.... Noi non crediamo se non alla passione

volgare: la virtù ha gioie, beatitudini che noi non conosciamo: essa

cerca ben lontano, donde noi li cerchiamo, i suoi piaceri

ineffabili!...

--Eh, eh, datti anche a far il Tartufo adesso,--disse Marco, battendo

su una spalla il marchese,--non venirmi a rubare il mestiere!... Sai

ch'io ho regalato ieri al nostro parroco due immagini, due belle

statue di stucco.... Il parroco avea aperto una colletta perchè a due

altari mancavano le immagini: io le ho comprate: gliele ho offerte....

E la colletta?--mi ha detto.--Spartitela in tanti soccorsi a' poveri

più bisognosi della vostra cura, e tutti ne saremo contenti.... Così

fu fatto.... Quando vo in chiesa, la gente mi accenna a dito....

--Che matricolato briccone!

--Non facciamo però digressioni.... Pensa che una sola cosa manca alla

tua suprema fortuna... e alla mia: che il Re e quella giovane siano in

perfetto accordo: che quella giovane, sì bella e sì poetica,--aggiungeva

Marco con un ghigno,--prenda, per autorità, per influenza, alla Corte,

il posto della principessa....

--È una delle ragioni, per le quali lascio che il giovane si mostri sì

assiduo con Diana.... La principessa così non avrà sospetti....

--E credi tu che la principessa pensi a Diana, che sospetti di poter

essere surrogata da una fanciulla sì inesperta, che si dia briga di

sapere se alcuno la corteggia?... Quando il fatto sarà un po' palese

tra' suoi amici, e che qualcuno di essi, uno zelante, glielo riferirà,

desterà la sua gelosia... oh... allora vedrai; ma noi saremo là per

vegliare!

--Credi tu poter qualche cosa alla Corte?

--Io posso da per tutto!--rispose Marco con una certa sicumèra.--Chi

avrebbe creduto che potessi tanto quanto ho provato di potere? Avreste

voi creduto che un uomo misero, stracciato, al quale gettavate, di

quando in quando, pochi ducati, avrebbe potuto salvarvi dalla miseria,

dall'obbrobrio, dal disonore?... Farvi ricco?... Mi sembra talvolta

che sono io il padrone di tutta questa ricchezza,--disse Marco,

guardando attorno a sè con una certa baldanza.

--Tu sei sempre a rinfacciare....

--No: no: ma quello che io ho compito, con tanto rischio e pericolo, non

va a dirittura dimenticato,--prosegui insolente ed ironico.--Quando io

penso,--e tendeva l'indice della mano destra verso Diana, che

passeggiava tuttora nel giardino con Adolfo,--ch'io portando via quella

ragazza all'ubriaco, cui era stata data in custodia, vi ho procurato

tanta fortuna, e sto per procurarvene una tanto maggiore.... Ah, me la

ricordo quella sera!... Mi par di vedere l'osteria: di sentire lo

scalpitìo de' cavalli: una carrozza si ferma davanti alla porta: entra

nell'osteria un uomo: un buon uomo: beve, ribeve: offre vino a tutti:

parla, riparla: racconta che gli hanno affidato una bambina, che è nella

carrozza....

--Ma tu mi hai già ripetuta, se non sbaglio, questa storia, punto per

punto, mille volte....

--È una storia, che, in tutto il suo seguito, empie di ammirazione me

stesso, che pur ne sono il modesto eroe,--ribattè, appoggiando su la

parola: modesto!

Il marchese sorrideva con una certa amarezza.

--Modesto, dico,--proseguì l'altro,--perchè non ho cercato grandi

ricompense... fin ora: e non mi son vantato con altri di quello che ho

fatto... fin ad oggi!

--Ah, non hai avuto grandi ricompense?--esclamò il marchese, che

s'irritava ogni volta che Marco tentava su lui un ricatto più forte

dell'usato: e si accorgeva ch'ora n'era in procinto.--Non hai avuto

grandi, anzi grandissime ricompense?... Ma, ammettiamo pure ch'io ti

debba qualche cosa; e che saresti tu, a quest'ora, divenuto senza di

me?... Probabilmente saresti tornato ad essere il galeotto Jacopo

Scovazzo! Ora qui, ben vestito, ben pasciuto, onorato, rispettato dai

galantuomini, ricco già di parecchie diecine di migliaia di lire, non

sei contento: vuoi sempre di più, mentre hai quello che non avresti

mai sognato di possedere o che ti sarebbe sembrato, sognandolo, il

colmo della felicità....

--Dovresti sapere che l'appetito viene mangiando,--rispose Marco

Alboni, o Jacopo Scovazzo, protervo,--qui sono inutili le parole

sonanti, le belle parole con cui i pari nostri la danno ad intendere

alla gente dabbene.... Noi siamo due furfanti.... qui possiamo dirlo

già che nessuno ci sente... su cui i discorsi melliflui, gli appelli

alla discrezione, alla temperanza, all'esser morigerati, fan l'effetto

della carezza di una piuma su una massa di bronzo.... Noi non ci

commoviamo, se non pel nostro utile: e questa è la nostra religione:

tutto il resto c'è indifferente.... Sicuro, questi cavalieri, coperti

di ferro,--e accennava a' quadri degli antenati del marchese,

appiccati alle quattro pareti della gran sala,--non mi avrebbero forse

veduto qui di buon occhio.... Ma la colpa è mia, se ci è voluto un

furfante... come me... per salvare, almeno in apparenza, l'onore del

loro rampollo: per salvarlo dalla vergogna d'aver un nome infamato, e

dalla abiezione di una miseria, inasprita dal disdoro?

--Sono stanco!--mormorò il marchese, cui la collera toglieva quasi il

respiro.

--E perchè, dunque, tu mi rimproveri?... Tu dici ch'io sto qui bene e

dovrei esser contento della mia condizione?... E tu non stai meglio di

me? E non sei ambizioso di farti maggior largo nel mondo, d'inalzarti,

anche a prezzo dell'onore di una fanciulla, forse a prezzo della sua

felicità, della sua vita?... È vero che di ciò non mi adonto, non

penso a commovermi. L'utile, l'utile è la nostra sovrana legge!... La

nostra regola è semplice: per star bene noi, non importa se dobbiamo

calpestare qualcun altro.... Non è vero?

Il marchese non potea oppugnar certe teorie. Eran le sue, e Marco le

avea apprese da lui.

Qualche volta, a tarda ora, o sul far del mattino, tornando dal

_Club_, o da cene con donne e uomini di dubbia fama, egli, che s'era

insozzato in tutte le tristi compagnie, ubriaco, mezzo fuori di sè,

sciorinava dinanzi a Marco le sue ciniche, fetide dottrine. L'altro,

senza faticarsi a formulare certi perversi concetti, li avea sempre

messi in pratica.

--Dunque,--concludeva Marco,--anch'io son ambizioso.... Per quanto

tempo credi tu voglia io continuare a far il servitore?... Sento

anch'io il bisogno di comandare, non ristrettamente com'ora, ma

assolutamente... sento il bisogno di non inchinar più la testa dinanzi

a nessuno, neppure per semplice apparenza, come faccio a te.... quando

gli altri son presenti. È necessario, urge che tu raccolga tutta

questa fortuna, che ti è promessa, e a cui tu speri arrivare, perchè

io ti presenterò le mie ultime condizioni!

Il marchese sedette su una poltrona, sbuffando e voltando le spalle a

Marco.

Questi, che si burlava sempre di lui, oltre al tormentarlo, fece una

giravolta per andargli a sedere dirimpetto: e, cercando di fissarlo

negli occhi, e avvicinandosegli, bisbigliava:

--Rammentatevi ch'io possiedo un importantissimo documento contro di

voi; la letterina del dottor Krag: essa è in luogo ben sicuro e può

uscir fuori ad ogni istante. So che voi pure avete un mio segreto...

ma vi sfido a palesarlo: io, forse, potrò tornare ciò che fui sempre:

il vostro disonore, la vostra rovina sono sicuri. Scegliete!...

Potreste stare tanto bene, andar innanzi sì prosperamente per la via

che vi piacerebbe di percorrere. Siete un briccone tra i più felici:

non avete se non un ostacolo.... in me! E io non domando meglio che

trarmi in disparte, lasciare sgombra la vostra via: solo dovete esser

con me generoso.... Conoscete la contessina Ippolita Gavini? La madre

è vedova: sono ridotte povere... e io voglio sposare quella ragazza

grassa, paffuta.... Ci vogliono però molti quattrini.... Ecco una

delle cose che voglio fare co' quattrini, che aspetto da voi.... La

mamma è tutta ben disposta per me: le accompagno in chiesa: vo in casa

a dir con loro le devozioni. Mi tengono per un santo.... Sino ad ora

la ragazza dice d'aver in me un padre: così la stringo al mio seno,

l'accarezzo.... Ieri era vestita di semplice mussolina.... Se sentiste

che floridezza?... Mi sono promesso ormai godermi quella ragazza....

Una contessina!... Vi assicuro sarà, per parte mia, un matrimonio

d'amore!... Ho forse troppa esigenza?

Si tacque per un poco: poi domandò languidamente, e con perfida

malizia:

--Non ho diritto anch'io a un po' di felicità nel mondo?... E poi qui

si tratta d'aver cura di una povera vedova e di un'orfanella....

--E bene,--disse il marchese, alzandosi, e volendo liberarsi da

quell'incubo,--che le parenti milionarie di mia moglie muoiano presto

e io abbia in mano i loro milioni: che Diana sia presto sotto la

protezione del Re... e allora tu avrai tutto il denaro che vuoi:

potrai prender moglie: e io sarò felice... che tu mi ti levi

dinanzi!--queste ultime parole pronunziò a bassa voce.

Diana e Adolfo erano ora ben più vicini al punto donde li osservavano

il marchese e il suo degno compagno.

Contradizioni della vita! Quale disparità fra le due coppie!

In alto il marchese e Marco, tristi, cinici, ipocriti, raggiratori,

senza coscienza, crudeli, rotti a ogni vizio: e, in mezzo alle aiuole

di fiori, tra i boschetti verdeggianti, Adolfo e Diana: cioè la bontà,

la innocenza, la inesperienza, la poesia, l'amore!

La Principessa · 第 26 / 42 题