Egli sapea chi avea rubato la bambina e perchè era stata rubata.
Ma un timore acuto, un vero spavento lo colse:
--La bambina vivrà sempre?... E, vivendo, che sarà divenuta tra le
mani di que' manigoldi?
E pensava al marchese di Trapani e a Marco Alboni. Guardò le sbarre
della prigione, fissandosi sulla sbarra che avea sì ben limato e che
si dovea staccare col muover di un dito.
Ah, che sorpresa per tutti il rivederlo, quando egli, dopo aver gioito
dell'incognito, si fosse dato a conoscere!
Enrica credeva lui seppellito per sempre nella tomba di una prigione:
dovea aver saputo da Cristina che la sua bambina era morta.
Qual effetto, allorchè egli le sarebbe tornato dinanzi, tenendo per
mano la sua figliuola!
Egli ricordava quasi parola per parola il dialogo fra il marchese e
Marco Alboni, la sera in cui egli si era nascosto tra le rovine presso
il parco di Mondrone.
Non poteva desiderare d'aver indizi maggiori.
Già avea conosciuto a Mondrone il marchese: sapea dove abitava:
sarebbe andato dritto in Napoli alla sua dimora.
Ma come farsi riconoscere a sua figlia?
E le avrebbe disvelato chi era sua madre?
Ah, se Roberto avesse saputo l'intimità che correva fra Diana e la
principessa, senza che nè l'una nè l'altra potessero immaginare come
le unisse un vincolo più stretto di quella loro profonda, scambievole
simpatia che, secondo vedremo, per parte della principessa dovea
mutarsi in odio furibondo!
Roberto tornava sempre più fervido al pensiero della fuga. Comprendea
d'avervi troppo facilmente rinunziato. Ma la promessa da lui fatta
all'altro prigioniero? Dovea esser mantenuta: Roberto non era uomo da
mancar alla parola data a un infelice.
Bisognava compor le cose in modo che la fuga fosse possibile ad
entrambi. In tal guisa, nè ciò cadeva dall'animo di Roberto,
aumentavano i pericoli dell'impresa, si facevano quasi insormontabili;
e ciò nel punto in cui la fuga era divenuta più necessaria, più
ardentemente desiderabile.
S'illudeva che tutto sarebbe ben riuscito; che la buona azione da lui
compiuta avrebbe avuta la sua ricompensa.
Con l'altro prigioniero eran rimasti d'accordo che egli tornasse da
lui la prima notte in cui facesse molto scuro e vi fosse almeno un po'
di burrasca.
Per ben due notti aspettarono, ansiosamente.
Il cielo era minaccioso, ma non scoppiava il temporale.
Roberto era tornato al suo ufficio: il soprintendente gli volea
maggior bene, dopo aver ricevuto la notizia del modo ond'era morto il
padre di lui.
S'era sempre più convinto che Roberto fosse nato in mal punto,
ingiustamente perseguitato dalla fortuna.
In que' giorni gli avea ripetuto:
--Caro Roberto, io e la mia famiglia vi siamo affezionati, come se voi
foste uno de' nostri; il mio desiderio più vivo è sempre lo stesso;
poter rendervi il contraccambio dell'immenso beneficio da voi
ricevuto.
L'indugio al fuggire dava a Roberto molta impazienza, ma comprendeva
che non sarebbero state mai troppe le cautele nell'effettuale il suo
atto.
La terza notte imperversò la burrasca.
Roberto fece tutti i suoi preparativi: ogni tanto gli sgorgavano dagli
occhi lacrime di commozione.
Era giunto il momento, che, per sì lunghi anni, aveva agognato.
Sentì un rumore nel punto della muraglia ove le pietre erano già
smosse, e pochi istanti appresso comparve lo scarno, scarmigliato
prigioniero.
--Vi dovrò la vita!--disse, appena entrato inginocchioni nella
prigione. E protendeva le braccia verso Roberto.
--Alzatevi!--egli disse.--Vi sentite abbastanza forte?
--Oh, sento un'energia, che mi renderebbe capace delle più grandi
azioni.
Il momento era solenne. Roberto non proferì più parola e stette in
ascolto. La pioggia scrosciava al di fuori. Di tratto in tratto un
baleno rischiarava la prigione ove Roberto avea spento il lumicino
abbacinato di cui s'era servito fin allora.
--Devono mancare pochi secondi allo scocco dell'ora!--mormorò Roberto
al compagno.
Aveva già staccato la sbarra dall'inferriata.
L'orologio suonò, a un tratto, i suoi rintocchi.
--Presto, tocca a voi.... La sentinella a quest'ora si deve essere
allontanata.
L'ingegnere Amoretti avea già scavalcato la finestra e afferrata la
scala.
--E ora a me!--disse Roberto.
E già i due prigionieri in cuor loro si vedean liberi, salvi.
Il bagliore di un lampo rischiarò in quell'attimo tutta la campagna.
Roberto, dall'alto, vide il gruppo delle sentinelle, che parlavano fra
loro, a breve distanza.
--_All'armi_!--gridò una sentinella.
--_All'armi_!--gridò un'altra sentinella.
Furono immantinente sparati quattro colpi di fucile.
Subito tutti si svegliarono.
Il primo ad accorrere fu il soprintendente, che udì il rumore degli
spari, mentre recavasi a portar una buona notizia al prigioniero che
stava vicino a Roberto, all'ingegnere Amoretti, il quale avea ottenuto
la grazia, che gli riconcedeva la sua libertà!