Due giorni appresso, la mattina, di buonissim'ora, il marchese
scriveva nella sua biblioteca.
Egli scriveva, come faceva una o due volte per settimana, alle sue
ricche parenti.
In queste lettere menzognere parlava loro sempre del suo smisurato
amore per Diana, delle nuove cure che sempre si dava per l'educazione
di lei, dell'incontro che essa avea avuto, per la sua grazia, la sua
bellezza, condotta da lui alla Corte e nel gran mondo.
Aggiungeva ch'egli vegliava su di lei a ogni istante: che la tenea
lontana da ogni pericolo: tornava sempre a ripetere che la morte della
moglie lo avea guarito da' suoi eccessi: ch'egli s'era ormai abituato
a un tenore di vita serio, anzi austero, e se ne trovava sì lieto da
provar rammarico di non averlo sempre seguito.
Le vecchie un po' credevano, un po' facean sembiante di credere:
egoiste, non voleano da lui troppa molestia: amavano Diana, ch'egli
avea recato loro più volte: e passavano lauti assegni.
Se Diana si maritasse, e posto che il marito andasse loro a genio,
avean promesso dare ciascuna di esse un mezzo milione: ma ciò non
garbava al marchese, poichè in tal guisa Diana gli sarebbe sfuggita,
le sue rendite si sarebbero assottigliate.
Tenuta in casa, Diana dovea essere strumento della sua ambizione.
Mentre il marchese scriveva, Marco Alboni aprì l'uscio, al solito
senza prima battere, e fece capolino tra la porta socchiusa.
--Si può?--disse, sogghignando.
Entrò in punta di piedi, con le mani incrociate sul petto, come quando
assisteva, in apparenza tutto compunto, alle funzioni nelle chiese.
--È dunque vero--domandò--che tu dai, tra alcune settimane, una festa
da ballo?
--Sì.
--E non mi dicevi nulla?
--Se tu mi avessi dato tempo, l'avresti saputo.
--Chi inviti?
--Tutta Napoli.... Gl'inviti saranno fatti a nome di Diana e mio:
avremo qui tutte le amiche di Diana: il fiore della nostra
aristocrazia.
--E che ci sarà di particolare nel tuo ballo?
--Sarà un ballo in maschera....
--Oh!
--Il Re ha voluto così.... Ma silenzio! Il Re passerà dalla scala
segreta, entrerà ne' miei appartamenti e in quelli di Diana.... In
quelli di Diana, sopra una tavola, si deve trovare un gran domino di
raso nero con due grandi fiocchi cilestri e due maschere, pure di
raso....
--E la principessa?
--Sarà qui necessariamente.... Non si può evitare d'invitarla.... Non
verrà, se è malata: altrimenti la vedremo qui, in uno dei soliti abiti
scollatissimi, a far pompa delle sue carni.... Se viene, assisterà al
trionfo della rivale.... senza saperlo, poichè il Re non sarà
riconosciuto. Egli confida ammaliare Diana in quella sera.... Essa
cenerà con lui, in luogo riservato, appartato dalla festa, e
l'avvertiremo che è col Re.... La fanciulla vede il sovrano di
buonissimo grado, e se ne tiene quando egli le parla da solo a
sola....
In fatti Diana avea nell'alto personaggio molta fiducia: si proponeva
anzi aprirgli il suo animo perchè egli vincesse le resistenze del
padre al matrimonio di lei col Venosa.
E il personaggio avrebbe non pur agevolato, ma voluto tal matrimonio:
domandava per sè alcuni dolci preliminari.
--Sapete--osservava Marco, che or trattava con cerimonia, or con la
più rozza familiarità il marchese--ciò che si dice della principessa
in un cerchio molto intimo.... in quello della mia polizia segreta?
--Parla, parla, Marco.
--Quella Messalina è rovinata!
--Come?
--Il suo lusso, che ecclissa quello della sovrana, non è in relazione
con la sua fortuna. Le sue prodigalità sono pazze.... la gente che la
circonda e amministra i suoi beni, non ha idee pratiche, è nata per
sterminar tutto; tale e quale come la signora, a cui serve.... V'ha di
più: essa ha arrischiato somme fortissime in speculazioni.... Le ha
dato credito l'influenza, che si supponeva ella esercitasse sul Re....
La magnifica tenuta di Mondrone è già tutta ipotecata.... e non basta
a pagare i debiti della principessa. È sempre elegantissima, sempre
allegra, continuano i suoi pranzi sfarzosissimi, le sue cene, i suoi
splendidi ricevimenti, ma essa lotta fra immense strettezze. E pure è
bello vedere una donna, nata per il piacere, una gran dama, combattere
una sì gigantesca lotta finanziaria!... Ciò dà un'idea della fibra,
della indomitezza di quella donna straordinaria.... Ma ci debbon esser
momenti, allorchè nella solitudine si cava la maschera della
socievolezza, di gran dama, in cui deve sentirsi ben stanca e sola! Mi
fa meraviglia il pensare che una donna abbia potuto affrontare tutto
ciò che essa ha affrontato.... Oh, se, invece d'averla nemica,
l'avessimo avuta con noi! A che non saremmo arrivati?
--Io ho provato sempre un certo terrore dinanzi a quella donna,--disse
il marchese.--Me la ricordo giovinetta: e già avea qualche cosa
d'insolito, che colpiva: teneva in soggezione noi uomini già avanti in
tutte le depravazioni, in tutti i segreti della vita!
Era vero: la principessa ormai si avvicinava alla più assoluta rovina:
l'autore principale di questa catastrofe era il Weill-Myot. Egli aveva
un disegno: vendicarsi dello sprezzo onde Enrica lo aveva umiliato,
servendosi di lui come un semplice uomo d'affari, respingendo tutte le
sue proteste d'amore.
Il banchiere era milionario. Avrebbe pagato a qualsiasi prezzo il
gaudio di vendicarsi.
Già sappiamo delle somme vistose, che egli avea anticipato alla
principessa per eccitarla allo spendere. Un impiegato della banca, che
avea l'aspetto d'un diplomatico, avea rimesso, come ci è noto, tutto
quell'oro alla principessa contro alcune cambiali, a breve scadenza,
da lei firmate. Ella poteva firmare, poichè il marito le avea lasciato
facoltà assoluta di amministrare, come credeva, il patrimonio
lasciatole dal padre.
Lo stesso impiegato del Weill-Myot avea avuto incarico di allettare la
principessa a certe speculazioni. Sulle prime il Weill-Myot facea
rimettere alla principessa grossi lucri, qual frutto di certe
operazioni; ma quando essa vi ebbe arrischiati grossi capitali si
propalò che le speculazioni, in cui s'era avventurata, andavano
fallite.
Grandissima potenza, il Weill-Myot cagionava quei disquilibri. Voleva
che la principessa, ad ogni modo, rimanesse in sua balìa, per
possederla forse, di sicuro per umiliarla e dispregiarla.
Intanto, mellifluamente, le veniva dicendo:
--Io vi ho sconsigliato più volte di gettarvi, a chius'occhi, in certi
affari....--Ed era vero. Egli la sconsigliava. Ma il suo impiegato
elegantissimo l'eccitava e le portava i vistosi guadagni, ch'egli
stesso gli forniva per un certo tempo.
--Sembrava tutto andasse sì bene!...--osservava la principessa.
--Ma perchè--instava l'ipocrito Weill-Myot--invece di dar retta a me,
che vi amo sinceramente, e che ho ormai la pratica degli affari, vi
siete lasciata condurre da un giovane, intelligente, di carattere
ottimo, che vede però spesso gli affari della finanza come un
poeta?... Ah, mia cara, non v'è nulla che sia tanto contagioso quanto
l'illusione del far denaro con molta facilità.... Tenete a mente: è
difficile il far denaro e più difficile il conservarlo....
La principessa sorrideva: sperava in un modo o nell'altro si sarebbe
cavata d'imbarazzo.
Un giorno, per distrarsi un poco da certe idee, per sete di nuove
commozioni, si mise a pensare a sua figlia, alla figlia, che ella avea
avuto da Roberto. Il suo matrimonio col principe era rimasto sterile
di prole.
--Oh.... se io cercassi di rivederla?--pensò.
Ormai osava tutto: e poi, fra le tante passioni sfrenate, si svegliava
in lei l'amore materno. Quando si era posta in cuore una cosa nessuno
avea potere per dissuaderla. Quel puro affetto, un bacio della sua
bambina, la voce, il sorriso di lei, le sembrava avrebbero consolato,
in tante angustie, il suo animo. Sarebbe stata la forte, la nuova
distrazione, della quale sentiva il bisogno.
Da un pezzo non vedeva Cristina.
Essa avea lasciato, morto l'abate, il presbiterio; e se n'era andata a
stare in campagna col suo guardacaccia, in un punto vicino a quello
ove abitava la famiglia di lui.
Benchè Cristina l'avesse lasciata in pace da sì lungo tempo, la
principessa non stava tranquilla: immaginava che costei le preparasse
un nuovo tiro. Guardava sempre ogni mattina fra le lettere che
riceveva per veder se ci fosse un indirizzo scritto da costei: si
aspettava le domandasse, d'un tratto, qualche somma vistosa: venisse a
crescere le difficoltà tra le quali si dibatteva.
Il silenzio di Cristina non le era certo di buon augurio. In che modo
non le avea più chiesto neppur il denaro occorrente alle spese
ordinarie per la bambina? Lo anticipava ella stessa per aver diritto
di sostenere d'essersi sottoposta a perdite gravi: per accrescer le
spese; chi sa: per acquistare sempre maggior preponderanza su di lei e
sempre più tenerla avvinta ne' suoi artigli.
Nello stordimento, fra le continue commozioni della sua vita, non ci
avea più, da tempo, messo il pensiero; non si era da tempo ricordata
d'esser madre, d'aver una figliuola. Ora gliene veniva il furore.
Aveva l'indirizzo di Cristina: era lontana un circa dieci miglia da
Napoli: a Torre Annunziata.
Ritrovò subito l'indirizzo, ella non se ne ricordava: e deliberò
andare da Cristina il giorno stesso.
--Ma, sola!--ripensò.--Non mi annoierò sola, in carrozza, per tutto
quel tratto di strada?
Dopo breve esitanza, risolvette invitar Diana ad accompagnarla.
--Così nessuno,--si diceva,--potrà aver sospetti su la mia gita: una
scampagnata, il cui principal motivo è di far fare una passeggiata
alla mia giovane amica: e intanto vado a rivedere la donna che ha
avuto per anni tanta cura di me.... alla quale, crederanno, io serbo
molto affetto.... Una donna scellerata!... Poichè è lei che mi ha
messo nelle vene questo fuoco, che m'abbrucia; è lei che, con le sue
abili carezze, m'ha posto prima nella via de' più eccitanti
piaceri.... Ma, infine,--disse la principessa guardandosi in uno
specchio,--non debbo esserle poi tanto ingrata!... Da che vivo, anche
per frutto delle sue lezioni, ho passato più d'un bel momento!
Il suo cinismo voluttuoso la coglieva sempre di bel nuovo.
Scrisse a Diana una lettera affettuosa. Circa un'ora dopo, per
risposta, Diana entrava nella stanza ov'era la principessa: le si
gettava al collo tutta lieta di passar con lei la giornata.
La principessa, al bacio di Diana, si sentì subito rasserenata.
Accanto a lei non poteva aver più cattivi pensieri. Se qualcuno le
avesse detto che, in breve, l'avrebbe molto odiata, essa gli avrebbe
dato, col massimo calore, del menzognero.
La principessa s'abbigliò alla presenza di Diana che la idolatrava, e
diceva non aver mai visto una donna più bella. La principessa le
mostrava le sue belle braccia, il suo bel seno, Diana ne vedeva, sotto
le finissime tele, i fianchi robusti. In breve, fu abbigliata; era
magnifica, seducente, col suo abito chiaro, il suo gran cappello di
paglia, adorno di violette, il cui colore spiccava su un gran nastro
candidissimo. Salirono in carrozza e partirono. Erano tutt'e due
contente, si teneano per mano e sorridevano. Strana situazione quella
della principessa! ella andava a cercare notizie della sua figliuola:
ardeva di vederla e già l'aveva al suo fianco!